Statolatri e schiavi

ottobre 20, 2011 14 Comments
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Grüezi mitenand.

Lungi da me fare l’apologia della Svizzera; più la conosco e più mi stupisco degli angoli bui che nasconde. Una nazione nella quale il cellulare viene chiamato natel non può essere tutta rose e fiori. Lungi da me, tuttavia, gettare fango su questa nazione che tanto ha da insegnare al resto dell’Europa. Capita infatti che al giorno d’oggi la neolingua stia diventando la lingua franca internazionale e che la denominazione “paradiso fiscale” abbia preso un’accezione negativa. Interessante: i politici che mantengono i loro cittadini in un inferno fiscale si lamentano dei paradisi fiscali senza che nessuno o quasi alzi il ditino dicendo: “erm, ma siamo noi che dovremmo indignarci dell’inferno fiscale nel quale ci fate vivere!”. La neolingua ha vinto.

Capita quindi che Martin Schulz, un famoso eurodeputato socialista tedesco (sì, i tedeschi ce l’hanno con la Svizzera perché ricorda loro cosa non sono), proponga che sia la Svizzera a pagare il (l’ennesimo?) salvataggio alla Grecia perché da questo stato fallito sarebbero partiti capitali in fuga verso la Svizzera. Che siano partiti 200 miliardi di Euro, di più o di meno non mi interessa. Il principio secondo il quale i soldi di una persona sono momentaneamente a sua disposizione ma fondamentalmente in ostaggio da parte dello stato è un principio di schiavitù. I politici statolatri, quelli secondo i quali niente esiste al di fuori del proprio stato, non concepiscono il fatto che una persona voglia salvare il frutto del proprio lavoro dalla folle spesa pubblica alimentata dai politici. Folle spesa pubblica che ha portato alla situazione odierna. Il primo e unico presidente della repubblica italiana che personalmente stimo, Luigi Einaudi, ha detto:

Gli esportatori illegali di capitale sono benefattori della Patria, perchè i capitali scappano quando i governi dissennati e spendaccioni li dilapidano, e allora portandoli altrove li salvano dallo scempio e li preservano per una futura utilizzazione, quando sarà tornato il buon senso.

A ben pensarci, è solo questione di buon senso. Le persone dirigono i loro capitali laddove non corrono pericoli. Dalla Grecia (e dall’Italia, per esempio) partono capitali perché non ci si fida dei politici e della loro volontà di uscire dal tunnel della spesa-debito-tasse-spesa-debito-tasse-crack. Quando uno stato si accorge che i capitali dei suoi cittadini stanno prendendo il largo dovrebbe farsi qualche domanda e aggiustare la propria politica affinché possa ritornare a essere considerato uno stato serio. Invece la politica utilizza il mezzo che ritiene più comodo, ossia la coercizione, per non lasciarsi scappare i soldi. La politica, ossia la coercizione, odia la concorrenza perché ne è l’esatto contrario. Gli stati quindi, invece di ringraziare la Svizzera che attraverso il meccanismo della concorrenza tra stati fa da pungolo per il miglioramento, cercano in tutti i modi di gettare fango ed erigere ostacoli alla Confederazione.

La politica non ama la concorrenza e vuole che passi il messaggio che i tuoi soldi in realtà ti sono stati dati in prestito dallo stato e può anche essere che prima o poi lo stato li rivoglia indietro tutti. No, io alzo il ditino e dico che i soldi sono miei e voi signori politici non potete disporne come meglio credete perché…non sono vostri!

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14 Comments » 14 Responses to Statolatri e schiavi

  1. astrolabio on ottobre 20, 2011 at 12:32

    vorrei far notare al signor schulz che stanno girando un film sui nazisti… 🙂

  2. Luca on ottobre 20, 2011 at 13:30

    aahahaha è vero, è lo stesso che si è preso del kapò dal berlusca… 🙂

  3. Statolatri e schiavi- Rivistaeuropea on ottobre 20, 2011 at 14:01

    […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  4. Astrolabio on ottobre 20, 2011 at 17:37

    Io non mi sognerei mai di dirgli una cosa del genere, per me può benissimo fare la parte del buono, per esempio in un film di tarantino sarebbe un “bastardo senza gloria”.

  5. capemaster on ottobre 21, 2011 at 07:43

    Sì e no.

    Chi porta il capitali all’estero è in primis, secondo legge, un evasore.

    Quello che contesto è: se non ti piace vivere nell’inferno fiscale, prendi armi, bagagli e capitali e te ne vai. Vai a vivere nel paradiso fiscale. Nessun problema.

    Se invece, come succede, sei un pescecane e porti i capitali all’estero ma vuoi ad esempio la sanità pubblica perché non la paghi allora sei un delinquente.

    Non sei un benefattore della patria.

    Neolingua?

  6. capemaster on ottobre 21, 2011 at 07:44

    Ho dimenticati di dire che se non ti piace la legge, ma vuoi restare nel tuo paese, si crea un movimento in grado di cambiarla.

  7. fabristol on ottobre 21, 2011 at 07:54

    “Quello che contesto è: se non ti piace vivere nell’inferno fiscale, prendi armi, bagagli e capitali e te ne vai. Vai a vivere nel paradiso fiscale. Nessun problema.”

    E’ sempre lo stesso discorso che si fa contro chi vuole il libero scambio e contro chi propone il principio di non aggressione: non ti piace? Vattene. A parte che mi sembra un filino antiliberale (solo un filino eh!) dire a qualcuno che se un sistema lo si trova immorale o ingiusto se ne può anche andare. Ma ti faccio un parallelo che forse ti potrà far capire l’errore della tua frase: ci sono in Italia persone che a causa di una legge assurda, la legge 40, devono andare all’estero per l’IVF; stessa cosa per due omosessuali che volessero unirsi legalmente; o per andare sugli estremi minoranza etniche o religiose che devono scappare da paesi dove vengono oppresse. Ecco tu stai dicendo a queste categorie: non me ne frega niente dei vostri diritti; perché non prendete armi e bagagli e ve ne andate via?

    “Ho dimenticati di dire che se non ti piace la legge, ma vuoi restare nel tuo paese, si crea un movimento in grado di cambiarla.”

    Stesso problema: sei una minoranza oppressa dalla maggioranza? La legge ti perseguita perché la pensi in modo diverso? Non protestare ma crea un movimento per cambiare la legge.
    La democrazia è il problema, non la soluzione. 😉

  8. Astrolabio on ottobre 21, 2011 at 12:36

    vuoi farti le canne? vattene a vivere in olanda o in portogallo.

    vuoi scaricarti i film e gli mp3? vattene in uzbekistan.

    non ti piace il governo berlusconi? vattene in corea del nord, il paradiso socialista.

    ecco queste sono più o meno le argomentazioni che vengono continuamente fatte ai libertari ribaltate e rivolte ad un generico sinistrorso medio. Suonano piuttosto grossolane e volgari.

    la legge sulle esportazioni di capitali tralaltro era ridicola fino alla diffusione delle carte di credito, non portevi portare in vacanza più di un milione di lire, la gente si nascondeva i soldi nei calzini, questi ignobili parassiti.

    adesso invece sarebbe anche interessante sapere

    a) i capitali sono stati esportati illegalmente? ci sono modi per espoertare capitali anche legalmente, non si passa necessariamente con lo zaino pieno d’oro sulle alpi.

    b)la svizzera è uno stato sovrano, dove importare capitali è legale, cosa vorrebbe fare shulz? la guerra?

  9. Stefano Capomaccio on ottobre 21, 2011 at 15:57

    Bella quella della legge 40. Quasi ci cascavo 🙂 .

    Sinceramente però non l’avrei accostate, perché vedo una differenza nei diritti individuali e nel pagare o non le tasse.

    Uno degli errori, a mio avviso, della tensione libertaria è appunto di accozzare nello stesso calderone diritti diversi.

    Mettiamo che aboliamo lo Stato e ne facciamo uno Minino.

    Un minimo, appunto, di tasse ci saranno per proteggere confini e garantire le dispute tra cittadini.

    E se ci fosse ancora gente che portasse i capitali all’estero (perché qualcuno c’è sempre) cosa gli direbbe un libertario… fa pure? Ron Paul che ne penserebbe?

    Lo Stato NON deve, qualunque sia la sua dimensione, legiferare su temi etici. Se lo fa, andare all’estero per contravvenire a questa legge, non danneggia nessuno.

    Capisci perché non sono la stessa cosa?

    La democrazia non è perfetta e me ne sono accorto da tempo, ma ho paura che non sia perfetto niente in mano all’uomo e alle sue creazioni, ERGO neanche al Mercato.

    Con tutto questo non voglio dire che non mi piace il libertarismo: io sono fortemente pro-choice e credo minarchista, ma occupare un territorio significa anche farne parte assumendosi minimi doveri anche minimi.

    Chi contravviene ai doveri o alla legge, delinque, qualsiasi sia la forma dello stato.

  10. fabristol on ottobre 21, 2011 at 21:51

    Per Stefano

    “Sinceramente però non l’avrei accostate, perché vedo una differenza nei diritti individuali e nel pagare o non le tasse.”

    Eh ho scelto quell’esempio perché ti conosco. 😉
    Per chi sostiene il principio di non aggressione la proprietà e il lavoro sono dei diritti individuali che non dovrebbero essere minacciati da alcuno, neppure dalla maggioranza organizzata (leggi stato). Quindi il frutto del tuo lavoro, che sia sottoforma di denaro o di mattoni, ti appartiene ed è un tuo diritto individuale. Io dico sempre che la proprietà è un fenotipo esteso dell’individuo (a la Dawkins). Cioè costruire un muro, per dire, hai usato le tue energie, il tuo ATP, il tuo sudore, il tuo tempo, una parte della tua vita. Significa che il muro è parte di te e tu sei parte del muro. Allo stesso modo del guscio di un paguro. Pensa questo: se qualcuno ti togliesse con la forza un mattone alla volta del muro che hai costruito cosa faresti?

    “Mettiamo che aboliamo lo Stato e ne facciamo uno Minino.

    Un minimo, appunto, di tasse ci saranno per proteggere confini e garantire le dispute tra cittadini.””

    Purtroppo io sono un market anarchist quindi non riesco a concepire uno stato minimo molto bene… però capisco cosa intendi.

    “Se lo fa, andare all’estero per contravvenire a questa legge, non danneggia nessuno.”

    Raccogliere le tasse con la violenza danneggia le persone, evitare questa violenza non dannegga nessuno. Il problema è che c’è una differenza sostanziale tra la filosofia libertaria della non aggressione e la furbizia di chi evade per motivi altri: la differenza è che un libertario non accetta di essere tassato ma non vuole che gli venga dato alcun servizio dallo stato, mentre il furbetto del quartierino evade e poi utilizza tutti i servizi dello stato.
    Capisci che quindi la nostra non è una esaltazione dell’evasore di per se stesso (anche se spesso molti libertari esagerano su qeusto punto; ci vorrei fare un post su questo punto) ma del principio di non aggressione. Cioè è moralmente giusto scappare dalla violenza statale quando però poi non si approfitta del servizio pubblico. Come fanno gli Amish in USA: loro non pagano le tasse sulla sanità perché non usufruiscono del servizio pubblico. Ma a loro è stata data questa deroga solo perché sono una minoranza religiosa. E si ritorna al punto di sempre: le religioni in quanto tali godono di privilegi che ad altri non sono concessi.

  11. Astrolabio on ottobre 22, 2011 at 00:51

    sull’evasore delinquente (o parassita come va di moda) dipende, secondo me bisognerebbe chiedersi, senza di lui il bilancio dello stato sarebbe migliore o peggiore? Per esempio un evasore che evade un milione di tasse evade sicuramente molto, ma se di tasse ne paga 300.000 e di servizi pubblici ne consuma centomila, se quell’evasore sparisse dall’universo il bilancio dello stato peggiorerebbe di almeno 200.000 euro. Quindi tecnicamente non è un parassita, sulla questione “delinquente” bisognerebbe intendersi sul significato.

  12. Capemaster on ottobre 22, 2011 at 20:38

    Delinquente e’ chi delinque.

    Hank Rearden le pagava le tasse. Tutte. Anche quelle ingiuste.

  13. fabristol on ottobre 22, 2011 at 21:09

    Mah non credo che qui nessuno voglia fare l’elogio dell’evasore fiscale. In genere i libertari sono persone abbastanza tranquille che non vogliono avere problemi, neppure con lo stato.
    E poi, sempre perché ti conosco vorrei farti un parallelo con qualcosa che ti/ci è caro: delinquente è anche chi non rispetta le leggi che secondo lui/lei sono ingiuste, tipo quello sul divieto di consumo delle droghe, sull’aborto quando non era legalizzato, sull’eutanasia ecc.
    Se un giorno nascesse un movimento che gandhianamente facesse dell’evasione fiscale un modo di disobbedienza civile cosa ne penseresti? Ammettiamo che il carico fiscale diventi insopportabile e che a causa di questo piccole aziende e famiglie vadano in lastrico. A parte aspettare il prossimo Robin Hood cosa farebbero queste persone? E se facessero uno sciopero fiscale gandhiano sarebbero ancora delinquenti?
    Perché chi infrange le leggi ingiuste sui diritti civili è un eroe mentre chi infrange quelle fiscali è un deinquente? La sorgente dell’ingiustizia non è sempre la stessa, ovvero lo Stato?

    non voglio prendere posizione morale sull’evasore fiscale, voglio solo dare spunti di discussione sull’argomento. Anch’io non sono sicuro che valore dare a chi evade le tasse (buono o cattivo?).

  14. Astrolabio on ottobre 23, 2011 at 11:54

    ho consultato un paio di dizionari online, delinquente è chi compie crimini o delitti. Compiere un reato non è necessariamente compiere un delitto, gran parte dell’evasione per l’ordinamento italiano non comporta neanche sanzioni penali. bisognerebbe essere un attimo più esperti di diritto italiano per vedere se l’evasione è considerata delito o contravvenzione, una volta si distingueva “male in se” e “male proibito” dove il primo prevedeva la lesione di diritti naturali, emtnre il secondo era una semplice violazione della legge del luogo. l’evasione rientrerebbe nella seconda casistica e quindi chi evade non sarebbe un delinquente, ma io di dirtto non capisco una sega, sia chiaro.

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