Abbasso il capitalismo! Semanticamente…

ottobre 24, 2011 21 Comments
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“Market anarchists believe in market exchange not in economic privilege. They believe in free market not in capitalism.”

da Market not capitalism: individualist anarchism against bosses, inequality, corporate power and structural poverty, Chartier & Johnson.

No tranquilli, questo sito non va supportando le orde di indignados che manifestano in piazza in questi giorni. Però, vorrei partire dalle manifestazioni “Occupy Wall Street” di New York e “Smash the Carabinieri’s van” di Roma per introdurre un tema molto caro alla comunità libertaria. Il dilemma sul capitalismo.

Cosa è il capitalismo nel dizionario? Capitalismo: s. m. Organizzazione economica e sociale basata sulla proprietà privata dei mezzi di produzione.

Non ci dice molto vero? In senso lato e nel tempo infatti ha acquisito anche il significato di libero scambio, e con libero si intende libero da vincoli statali.

E cosa è il capitalismo nella realtà odierna? Un sistema misto tra il capitalismo della definizione di cui sopra e il consociativismo e corporativismo di fascista memoria. Un sistema in cui i grandi imprenditori spesso utilizzano lo Stato per aumentare il proprio capitale e per eliminare la concorrenza mentre i piccoli imprenditori vengono esclusi dalla torta. Un sistema quindi non libero dall’intervento statale ma spesso contiguo alla politica.

Come il cittadino vede e considera il capitalismo? Il capitalismo in Europa è visto male, molto male dalle masse. Tutti vivono con e di oggetti frutto di questo sistema o vivono all’interno del sistema di simbiosi capitalista-stato, ma in definitiva la percezione del capitalismo è negativa. Perfino in quelli che si definiscono di idee liberali. Il denaro poi viene visto come qualcosa di sporco e i ricchi capitalisti come furbi che sono arrivati là dove stanno grazie a trucchetti o ad amici altolocati. Come dicevamo spesso è vero: molte compagnie vivono di aiuti statali sottoforma di finanziamenti e di leggi speciali. Prendete la FIAT degli Agnelli, una vera e propria azienda pubblica se andiamo a vedere i continui salvataggi. O la Microsoft di Gates che ha potuto vivere di monopolio per decenni anche grazie alle leggi sul copyright. Ma gli esempi sono tantissimi.

Ovviamente quando un libertario parla di capitalismo lo intende nella sua accezione “pulita”, ovvero capitalismo come libero scambio, come libero mercato. Cioè due individui liberi scambiano beni o il loro surrogato, il denaro, per mutuo vantaggio. Il venditore o produttore riceve un compenso del suo lavoro, mentre il compratore riceve un prodotto che non è stato in grado di produrre da solo. E’ il nucleo delle società umane: scambio di beni e informazioni che fanno andare avanti il mondo. Cosa c’è di immorale in questo libero scambio? Nulla, vi diranno i libertari. Anzi il libero scambio è l’atto con significato più morale in una società perché è scevro di coercizione ed è un accordo stipulato tra uomini liberi. Come dice la bella frase all’inizio di questo post: i market anarchist credono nel libero scambio, non nei privilegi economici. Credono nel libero mercato non nel capitalismo.

Il problema sorge però con la percezione che il grande pubblico ha di questo termine, come abbiamo visto più sopra. Ed è anche uno dei motivi per il quale la gente comune quando viene introdotta al libertarismo pensa che sia per “ricchi” o che i libertari difendano i capitalisti. Gli anarchici collettivisti compiono lo stesso errore (vedere la vignetta a lato).

Facciamo un gioco. Sostituite alla parola capitalismo ogni volta che la usate o la vedete le parole “libero scambio“. I cartelli degli indignados magicamente diventeranno “Abbasso il libero scambio!”. Sui media sentirete politici e giornalisti dare la colpa dei disastri del pianeta al libero scambio e così via. Ogni volta che andrete al supermercato quando darete i vostri soldi alla cassa pensate che state facendo un libero scambio. E allora capirete che il libertarismo non protegge i capitalisti né i ricchi ma il libero scambio tra individui liberi, ricchi o poveri che siano.

Abbiamo detto che libertariaNation vuole essere un laboratorio innovativo? Ecco, ora abbiamo la possibilità di fare qualcosa di diverso e innovativo.

Bene, allora depuriamoci di questa parola, capitalismo, e scambiamola con libero scambio o con altri termini simili. Incomincerò io stesso eliminando dalla mia piccola biografia il termine anarcocapitalista (che significa “libero scambista senza controllo di un governo) con anarchico individualista o market anarchist (libero scambista purtroppo potrebbe essere associato allo scambismo di coppia ;) ). società capitalista? Meglio società della legge privata (private law society) come ci ricorda Hoppe. Capitalista? Meglio imprenditore, un termine più neutrale. Poi saranno la storia e gli atti di quest’ultimo a decretarne la sua moralità o meno (anche se per molte persone chiunque abbia un’azienda o un capitale è considerato malvagio a priori).

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21 Comments » 21 Responses to Abbasso il capitalismo! Semanticamente…

  1. Davide on ottobre 24, 2011 at 16:13

    Ottimo articolo: hai fatto bene sia ad esplicitare meglio la questione, sia a smettere di usare un termine ormai connotato negativamente. Tra l’altro sono convinto che, con queste accortezze, l’incomprensione tra gli anarchici ‘comunisti’ e quelli ‘capitalisti’ verrà meno… ;-)

  2. Luca on ottobre 24, 2011 at 16:23

    a me libero scambista piace molto di più! :D

  3. fabristol on ottobre 24, 2011 at 17:38

    Per Davide

    “Tra l’altro sono convinto che, con queste accortezze, l’incomprensione tra gli anarchici ‘comunisti’ e quelli ‘capitalisti’ verrà meno… ”

    Infatti, mi piacerebbe poter affrontare questi argomenti anche con l’altra sponsa se possiamo chiamarla così. Per capire cosa ci differenza e cosa ci unisce.

    Per Luca

    facciamo un sito liberoscambistation.org !! ;) Sicuramente avremmo più successo .

  4. […] mio post su libertariaNation adatto alle tumultuose manifestazioni di questi mesi: potete commentare lì. […]

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  5. Gabriele on ottobre 24, 2011 at 19:29

    sinceramente stavolta non condivido… se la parola ha un significato, io a quello mi riferisco quando parlo di capitalismo. E il significato è quello scritto nell’articolo.

    Ovvio che consociativismo, corporativismo, clientelismo sono altro rispetto al capitalismo.

    Faccio fatica però a capire come mai questo debba un problema del capitalismo.

    ps: consiglio questo dossier di Daniele Bertolini tangente al tema, http://www.radicali.it/sites/default/files/27%20R

  6. fabristol on ottobre 24, 2011 at 19:41

    Gabriele, io e te lo sappiamo bene cosa significa capitalismo. CI mancherebbe. Ma nell’accezione corrente l’intero pianeta pensa che il capitalismo sia la schifezza fatta di banche nazionali, FED, bailout, governi interventisti, inflazione, nessun golde standard, dazi e protezionismi ecc.
    Oggi perfino il Vaticano ha diramato un comunicato delirante (delirante è un eufemismo) contro il liberismo selvaggio del capitalismo moderno (!). Quindi se il mondo pensa che tutta questa cacca sia associata alla parola capitalismo, ma noi libertari intendiamo qualco’altro, anzi l’esatto opposto, credo che dovremmo cercare di trovare altri termini, altre soluzioni.
    E’ un po’ lo stesso discorso che noi riercatori dobbiamo affrontare per la parola teoria nel caso dell’evoluzionismo. Nell’accezione comune teoria ha un significat completamente diverso dall’accezione scientifica.

  7. Ciamau on ottobre 25, 2011 at 15:10

    Cambiare le parole può essere però pericoloso dal punto di vista della comunicazione, magari finisce che pochi comprendano cosa si vuol dire.

    Forse è meglio dar battaglia per combattere le mistificazioni, che cambiare le parole per dire la stessa cosa. Si rischia la confusione, io credo.

  8. Gabriele on ottobre 25, 2011 at 16:59

    si, ho visto il documento… si commenta da solo :)

    “l’«effetto devastante» delle ideologie liberiste”… quali, mi chiedo, perché mi sarò pure distratto ma ultimamente di liberista ho visto ben poco.

    Un saluto =)

  9. fabristol on ottobre 25, 2011 at 18:56

    Per Ciamau,

    ma in realtà non vogliamo cambiare le parole né il loro significato, semplicemente utilizzarne altre che possano rendere meglio l’idea. E’ un tema molto dibattuto tra i libertari americani e ormai la gente tende ad utilizzare market anarchist invece che anarcocapitalist.

  10. Davide on ottobre 26, 2011 at 10:08

    Concordo perfettamente con te, Fabristol.

    Secondo me, purtroppo, oltre all’annoso dibattito tra individualisti e collettivisti (che cercherò di affrontare prima o poi), c’è quello sulla proprietà. Forse è qui che verrebbe meno ogni dialogo, soprattutto a causa di prese di posizione totalmente irreali, illogiche e abiologiche (si può campare senza proprietà? si può addirittura vietare – in nome della libertà! – la possibilità del possesso?).

  11. Cachorro Quente on ottobre 26, 2011 at 15:59

    Se vogliamo, parlare di “sistema capitalista” si rifa alla vecchia contrapposizione con il blocco comunista.
    Quindi la distinzione di Fabristol viene secondo me a fagiolo, perchè non esistendo paesi privi di intervento pubblico nell’economia, i “paesi capitalisti” sono paesi dove i capitalisti (cioè, marxianamente, chi possiede i mezzi di produzione: che non è la stessa cosa del libero scambio e della proprietà privata) influenzano per quanto possono l’organizzazione dello stato per mantenere i propri privilegi (che in alcuni casi consistono in un monopolio de facto sugli specifici mezzi di produzione).

    Il grosso problema di comunicazione dei libertari è che questa cosa viene dimenticata per livore anti-socialista e diventa un tabù parlare di classi privilegiate e di ingiustizia sociale. C’è una grossa discussione tra economisti sul significato della diseguaglianza sociale (se, in parole semplici, faccia “male” o “bene”). Ma a prescindere: non è possibile che in alcuni casi questa diseguaglianza venga anche perpetuata da distorsioni dello stato (motivate dalle lobbies)?

    Troppo spesso i libertari (quanto meno negli USA) appoggiano a prescindere manovre che si spacciano per liberiste o liberomercatiste, e che in realtà sono semplicemente regalìe statali che passano dai ceti bassi ai ceti alti, vedi i tax cuts di Bush jr.

  12. Charly on ottobre 26, 2011 at 19:46

    Trovo che l’utilizzo del termine libero scambio sia, in effetti, più indicato rispetto a quello di capitalismo. Non solo perché è depurato dall’economia effettiva con tutte le sue storture politiche, ma anche perché non si può considerare il libero scambio come teorico o utopico. Lo si fa tutti i giorni…

  13. Astrolabio on ottobre 26, 2011 at 20:47

    da quel che mi ricordo rothbard si definì anarco capitalista praticamente solo ed esclusivamente per differenziarsi da lysander spooner, che a differenza di rothbard credeva nella teoria del valore-lavoro; tralaltro questa era l’unica differenza, a livello di policy e di diritti la pensavano allo stesso identico modo.

    insomma l’anarcocapitalismo non è che un modo diverso di chiamare l’anarcoindividualismo, fa sorridere che sui vari siti anarchici tipo anarcopedia spiegano perchè gli anarco-capitalisti non sono veri anarchici e poi invece considerano lysander spooner tranquillamente uno di loro.

  14. fabristol on ottobre 26, 2011 at 22:57

    Nella mia ignoranza ho appena scoperto che il sistema capitalistico che ho descritto nel post ha un nome: crony capitalism.
    Chomsky dice che la parola crony insieme a capitalism è superflua perché insita nell’essenza stessa del capitalismo nelle democrazie moderne. Grandi compagnie sono inestricabilmente legate ai governi per poter operare. Per avere voti bisogna fare patti con i grandi businessmen per poi avere indietro vantaggi economici contro gli altri avversari. In una parola è la democrazia il problema, non il capitalismo. E’ il sistema clientelare e dei voti il problema.

  15. […] Noi crediamo nel mercato libero, non nel capitalismo. Rate this: Share this:TwitterFacebookLinkedInDiggLike this:LikeBe the first to like this […]

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  16. Neocron on ottobre 28, 2011 at 15:41

    Ecco a cosa porta il vostro “free market”: http://www.youtube.com/watch?v=Zc14KwFx2hs

  17. Astrolabio on ottobre 28, 2011 at 18:51

    bravo neocron, hai trovato proprio un esempio perfetto per dimostrare quanto il libero scambio pwna lo stato.
    da una parte un negozio che offre lavatrici a 80 euro e prodotti di elettronica che dieci anni fa erano fantascienza a prezzi popolari, gestendo un flusso ingente di acquirenti senza nessun problema; dall’altra una rete stradale gestita dal comune di roma che viene totalmente bloccata dallo stesso identico numero di persone.

  18. Neocron on ottobre 29, 2011 at 22:23

    @Astrolabio: eccerto perchè la fila di minimo tre ore per accaparrarsi l’ultimo gadget chi la fa fare? Lo stato? Il comune? In tutto questo dov’è LA DIGNITA’ DELL’UOMO, LA SOSTENIBILITA’, L’ETICA? Nel vostro “free market” c’è solo difesa della proprietà e massimizzazione dei profitti come se la vita potesse ridursi a queste due cose. Andate a studiare un po’ di etica e di scienza che siete a digiuno.

  19. Astrolabio on ottobre 30, 2011 at 14:43

    questi inviti a studiare la scienza e l’etica sono un po’ ridicoli detti da chi evidentemente vuole parlare di temi correlati all’economia senza mai aver letto un libro di economia che sia uno, nessuno ti obbliga a farlo ma almeno non fare lo spaccone su argomenti che non conosci.

    A quanto pare secondo te il libero mercato ha portato molta gente a fare una fila molto lunga per comprare oggetti elettronici a basso prezzo (che tragedia!)
    Però a qaunto pare ha anche permesso agli amish di vivere da pacifisti con tecnologie dell’800 come mai questo libero mercato spinge alcuni ad un delirio edonistico consumista ed altri ad un ripudio del consumismo e della tecnologia? Sarà mica che persone diverse hanno gusti, prospettive, bisogni, Weltanschauung diverse? e il mercato non fa che coordinare gli sforzi di queste persone nel soddisfare le loro esigenze?
    cosa del libero mercato impedisce a te stesso medesimo di comportari in modo che tu ritieni dignitoso sostenibile ed etico?

    scusate per aver feedato il troll, non lo faccio più giuro.

  20. […] vero capitalismo difeso dai libertari anarcocapitalisti è quello anarchico di libero mercato non quello perlopiù […]

  21. […] parlato più volte di cronycapitalism. Per chi non lo sapesse è quando vi è una commistione tra grandi capitalisti e governanti. I […]

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