Come diventare libertario

ottobre 28, 2011 13 Comments
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Dunque, c’è questo motto che ho sentito diverse volte in vita mia e mi chiedo se sono uno dei pochi,  o se  è un’esperienza comune; il motto dice “la mia libertà finisce dove comincia la libertà degli altri”.

La prima volta che l’ho sentito facevo le elementari, il ricordo è piuttosto vago, credo si trattasse della tipica scena di un bambino scalmanato redarguito dalla maestra per qualche suo comportamento antisociale. Insomma stava infastidendo gli altri bambini.

Beh, non so a voi,  ma a me sembrava un motto piuttosto ragionevole, che traducevo come un elegante “non rompere le palle”.

Salto di qualche anno, mi ritrovo alle soglie della pubertà, in una città dove ci sono più comunisti che cittadini, e siccome il muro è caduto quasi l’altro ieri, mi accorgo che gli imprenditori sono visti ancora, marxisticamente, come dei malvagi sfruttatori (e non si parla di Agnelli, ma proprio di qualsiasi tipo di imprenditore, anche fosse un piccolissimo commerciante, e le cose non mi sembrano neanche troppo cambiate negli anni) io col mio cervello da bambino penso : “Ok, puniamo gli imprenditori, questi finiscono di fare gli imprenditori, le aziende chiudono e rimangono tutti fregati” all’epoca non avevano ben capito che l’idea era far chiudere gli imprenditori e sostituirli con un’enorme macchina burocratica sul modello delle poste o della SIP.  Se me lo avessero detto non avrei avuto bisogno di leggere Mises per capire che la cosa non funzionava molto, conoscevo bene le file alle poste, purtroppo; tuttavia non mi interrogavo molto sui risvolti etici di questo tipo di politiche.

Un piccolo fast forward fino a 15 anni, sono terremotato e sono ospite in una scuola diversa dalla mia solita, in un’altra città.  Durante l’ora di filosofia si discute di politica,  c’è uno dei ragazzi che se ne esce dicendo di aver visto un film sull’anarchia (non ho mai saputo quale) e che gli sembrava una prospettiva politica interessante, a quel punto intervengo con una critica fallace tipica di un qualsiasi statalista, ovvero, se prendo e ti derubo cosa succede? La risposta in compenso fu ancora più insoddisfacente di quelle del tipo “uomo nuovo”, secondo questo tizio nell’anarchia non c’è furto venendo a mancare il presupposto di proprietà privata, eppure io, data una popolazione sufficientemente vasta, non faccio fatica ad immaginere un tizio qualsiasi che vuole usare gli oggetti disponibili nella comunità e impedire agli altri di usarli, la sua era un’asserzione totalmente fideistica, chi ha letto “Il gene egoista” conosce delle otttime argomentazioni per sostenere che l’anarchia come la immaginava questo ragazzo era impossibile, non è semplicemente un sistema stabile.

Ad ogni modo negli anni seguenti consideravo l’assenza di stato non come una cosa da disprezzare, però non l’ho mai messo in discussione seriamente, in particolare gli riservavo una morale diversa rispetto a quella che riservavo a me stesso. Mi spiego, per quanto mi riguardava pensavo che per essere un cittadino civile avrei dovuto applicare quella massima che mi insegnarono alle elementari, “la mia libertà finisce dove inizia la libertà degli altri” e pensavo che ogni cittadino avrebbe dovuto rispettarla, (in fondo è una massima che si perde nella notte dei tempi, è la cosiddetta golden rule biblica, ed è alla base perfino del codice di Hammurabi) per lo stato invece pensavo che l’unico mandato fosse quello di essere efficiente, allocare le risorse in modo ottimale.

Poi venne internet a banda larga, le ore passate sui blog, e venni a contatto con le idee libertarie, sembravano ragionevoli ma erano talmente diverse da quello che avevo sentito fino ad allora che ero, come dire, incredulo. Nonostante le risposte alle mie domande fossero assai logiche tendevo a non fidarmi lo stesso.

Ma a parte questo, quello che veramente mi ha aperto la mente è stata proprio la golden rule, infatti ragionando ho realizzato che non vale solo per me, ma per tutti: “la tua libertà finisce dove comincia la mia”, e per tutti si intende anche lo stato: cosa ha di così speciale lo stato che può inteferire sulla mia libertà quando io non posso interferire sulla sua o su quella degli altri cittadini? E’ solo un’istituzione umana come le altre, è composto da cittadini anch’esso, non ha fondamenti metafisici particolari per cui possa ritenersi al di sopra del diritto.

Ecco, il resto sono note a margine e appaganti, lunghissime disquisizioni filosofiche su cosa sia la libertà, su cosa siano i diritti, su come si può organizzare una società senza stato o su come uno stato può rispettare la golden rule, ma alla base di tutto, al di là delle divergenze personali c’è questo: “la mia libertà finisce dove comincia la vostra, la vostra libertà finisce dove comincia la mia”.


 

13 Comments » 13 Responses to Come diventare libertario

  1. capemaster on ottobre 28, 2011 at 07:33

    Dopo tanti anni, finalmente un vero post di Astrolabio. 🙂

    Beh, quella del furto è un’argomentazione che neanche Rothbard mi ha risolto.

    E’ vero che io sono agli inizi e ho letto pochissimo della teoria libertaria, ma in generale non ho mai capito come i libertari intendono difendersi da un sopruso. Rivolgendosi a chi? Immagino a degli imprenditori della sicurezza, ma non è questo il punto che voglio sollevare.

    Parlando di attualità, si parla di “libertà di licenziamento”, cosa che pare di buon senso, in certi ambiti.

    Licenziare se non si hanno i soldi per pagare il dipendente, è giusto (anche se qui dovremmo aprire un capitolo più ampio).

    Quello che i libertari non prendono in considerazione secondo me è, come mi piace dire da sempre, il materiale umano. Come difendi una donna dal licenziamento se non presta favori sessuali all’iimprenditore, o most likely al capetto di turno della grande azienda?

    Come difendi il lavoro di chi non lecca il culo?

    Sappiamo benissimo tutti, senza doverci nascondere dietro ideali, che le persone non rispettano la tua gold rule, e, peggio, non ci sono le condizioni culturali.

    Sappi che non ho niente contro i libertarian, anzi. Cerco solo di capire.

    Anche perché, se il titolo del post è “Come diventare libertario”, forse bisogna rendere un po’ meno farraginoso il processo di comprensione. Non è solo culturale/linguistico il gap tra l’uomo statalista e l’uomo libertario.

  2. Stefano on ottobre 28, 2011 at 12:47

    LA soluzione libertaria ovviamente non è la perfezione assoluta, tuttavia secondo me, capemaster, dovresti separare, come in generale nella teoria libertaria si fa, il giudizio morale su un comportamento da quello “politico”. Mi spiego meglio.
    Drogarsi o fare la prostituta sono considerate, generalmente, attività immorali, ma dal punto di vista delle libertà personali sia il drogato sia la prostituta hanno il diritto di disporre della propria persona come preferiscono.
    Allo stesso modo, uno scambio concordato di favori (sessuali o meno) non può essere condannato a livello politico. Nel caso particolare dei licenziamenti, vi dovrebbe essere un contratto a proibire determinati atteggiamenti, piuttosto che una norma morale, che non avrebbe valore cogente. D’altro canto, non si capisce nemmeno come oggi si possa al contrario impedire a un imprenditore di promuovere chi vuole se gli lecca il culo.

  3. Astrolabio on ottobre 28, 2011 at 15:45

    In realtà io non sarei molto daccordo nel dire che sia giusto che il datore di lavoro possa licenziare se l’azienda va male, dipende da cosa c’è scritto sul contratto. il problema è che in italia c’è solo un ristretto numero di contratti tra cui scegliere, imposti dallo stato. In un sistema libertario la dipendente e il datore di lavoro si metterebbero daccordo su cosa scriverci, magari partendo da qualche forma precompilata usata con successo in altre occasioni, probabilmente l’impiegata non acconsentirà a mettere tra le clausole di licenziamento il rifiuto di prestazioni sessuali, il datore di lavoro d’altro canto firmerebbe un copntratto che gli consentisse di licenziare almeno in caso di gravi problemi finanziari. su questo argomento (la struttura di contratti)ha scritto benissimo Murphy su “chaos theory” che purtroppo non è stato mai tradotto in italiano e toccherà farlo prima o poi.
    su come rendere meno farraginoso il processo di comprensione non saprei, è stato farraginoso anche per me che ero comunque simpatizzante dell’anarchia e moderatamente liberista, in genere si tratta di una serie di obiezioni e di risposte che sollevano altre obiezioni in un loop assai lungo, per quello dico che alla base c’è il principio di non aggressione (o golden rule); accettato quello come riferimento etico di base, il resto è una lunga e complessa costruzione euclidea di teoremi.
    comunque io suggerisco questo esercizio mentale che imho aumenta drasticamente la comprensione del libertarismo: quando vi viene in mente un problema che il libertarismo sembra non poter risolvere, immaginatevi in una società libertaria, con quel problema e voi che dovete risolvero, ovviamente non potete usare lo stato ne violare la golden rule, come fate? Con un po’ di creatività vi accorgereste che molti problemi non sono poi così complessi.

  4. fabristol on ottobre 28, 2011 at 17:49

    Credo che per rispondere alla tua domanda Capemaster si possa appunto incominciare con il contratto. Il contratto tra due persone adulte e consenzienti dovrebbe essere il pilastro della società. Lo stato purtroppo ti impone contratti standard (lunghissimi tra l’altro!) dove non c’è alcuna libertà di cambiare una virgola. Per esempio se io volessi lavorare la domenica invece che il lunedì e sia io che il mio datore di lavoro siamo felici di questo, non vedo quale sia il problema. Tutto dipende dal bilancio tra richiesta e offerta tra i due individui. Se accade qualcosa che è fuori dal contratto (vale sia per il datore che per il dipendente) allora si fa intervenire la giustizia.
    Credo che ogni contratto ed ogni rapporto di lavoro debba essere soggettivo e lo stato debba intervenire solo nel caso che esistano prove che uno dei due abbia violato il contratto.

  5. capemaster on ottobre 28, 2011 at 22:29

    Mi aspettavo questo tipo di risposte.
    Che aprono altre domande

    Come è codificata la giustizia? E’ un’agenzia? Un apparato statale? Ce n’è una sola?

    Come risolve il libertario il lobbismo (nel senso negativo)? [lo so che è irrisolto anche qui]

    @ Stefano: nello specifico quello che dici per me è già chiaro: peccato non è reato, tantomeno se è fatto su se stessi.

  6. JA on ottobre 28, 2011 at 22:52

    Anch’io volevo scrivere un articolo partendo dallo stesso modo di dire che mi infastidisce ogni volta lo sento.
    Rispondere alla domanda “dove finisce la mia libertà” con “laddove comincia quella degli altri”, mi sembra sia come rispondere alla domanda “dove finisce il territorio italiano?” con “laddove comincia quello francese”. Sì…ma dove caspita si trova il confine?!
    La novità dell’argomentazione libertaria mi sembra non tanto l’universalità della locuzione (e quindi il farci rientrare anche lo Statao), ma piuttosto l’introduzione del concetto di Proprietà Privata come confine assoluto ed obiettivo della Libertà di ciascuno. Dove finisce la tua libertà? Esattamente laddove finisce la tua Proprietà Privata (e comincia quella altrui). Questa credo sia la vera rivoluzione del pensiero libertario.

  7. G.A.M. on ottobre 28, 2011 at 23:26

    ma la golden rule dela morale,per come è detta nella bibbia e per come la cita Kant,non è semplicemente: non fare ciò che non vuoi subire..?
    il principio di non aggressione e il principio secondo cui le mie libertà finiscono solo dove iniziano quelle di altri sono ben più sofisticati..secondo la golden rule un sadomasochista potrebbe frustare chiunque….
    lo dico perchè l’insufficienza della golden rule è evidente,e forse è utile non dare adito a fraintendimenti..come nel caso di capitalismo e libero mercato di cui si parlava qualche post fa..

    sul dubbio di capemaster riguardo la difesa dai sopprusi:il principio di non aggressione non ammette la difesa delle proprie libertà ad oltranza,anche con la violenza?Questa potrebbe essere una risposta,un po’rozza,a un soppruso..anche in questo modo però forse si sposta il problema:cosa è definibile come soppruso?ciò che ostacola indebitamente le mie libertà.Fin dove arrivano le mie libertà?Fin dove non ostacolano quelle degli altri.A che punto ostacolo le libertà altrui…mi sembra che anche qua si cada in un loop..
    più che il principio di non aggressione puro e semplice non crea meno problemi un imperativo di tipo kantiano?so che così però verrebbe reintrodotta la morale,cosa che si cerca di escludere..

  8. G.A.M. on ottobre 28, 2011 at 23:40

    @ Ja:ma la proprietà privata su cosa la fondi?sul lavoro (Locke) o sul bisogno (Brissot,per esempio)?So che qualunque libertarian direbbe sul lavoro come so che molti libertari(per usare la distinzione italiana) direbe sul bisogno..ma si può veramente provare una delle due posizioni?(non è una domanda retorica!)

  9. fabristol on ottobre 28, 2011 at 23:46

    Per Capemaster

    “Come è codificata la giustizia? E’ un’agenzia? Un apparato statale? Ce n’è una sola?”

    dipende in quale tipo di società. In un ipotetico mondo senza stato ogni comunità può decidere come amministrare la giustizia, in modo monocentrico o policentrico. Prendiamo un territorio confederato e cantonale simile alla Svizzera per esempio. Ammettiamo che ogni cantone sia amministrato da un privato singolo o da una società privata oppure da una comunità (questa può essere una comune o una comunità come una società per azioni; le modalità sono infinite, può essere anche amministrato da una chiesa per dire). Ogni comunità o ogni proprietario del territorio decide che tipo di giustizia è meglio per quel territorio, monocentrica (o monocratica) oppure policentrica. In quella monocentrica esiste un solo sistema giudiziario con monopolio simile a quello dello stato moderno; in quella policentrica ci sono diverse agenzie con diversi giudici di pace tra cui scegliere e in competizione tra loro. I giudici che hanno fama di essere superpartes saranno quelli più avvantaggiati e farà di tutto per non perdere questa fama.
    In ambedue i casi la fonte della legge è sempre la stessa: il proprietario del territorio che può essere un privato o una serie di privati in società (la comunità stessa). Le legge esiste sempre nelle società umane organizzate e la giustizia può essere regolata in vari modi.
    Ti consiglio di vederti questo video 😉



    “Come risolve il libertario il lobbismo (nel senso negativo)? [lo so che è irrisolto anche qui]”

    Il lobbismo in quale aspetto? Il lobbismo esiste solo in democrazia, come la corruzione. Senza democrazia non c’è lobbismo o corruzione.

  10. Astrolabio on ottobre 29, 2011 at 01:03

    mah, ja, la cosa della proprietà privata sinceramente non mi sembra una novità, il concetto nasce già in epoca neolitica per quanto riguarda alcuni manufatti, il furto è sempre stato reato le aggressioni pure, a me sembra che il problema è proprio che ci sta un ente giuridico che le compie in continuazione.
    @ G.a.m. ho fatto un calderone e forse un po’ di confusione per non rendere le cose troppo complesse e dettagliate, visto che da quel che ho capito di questo progetto si tratta più di un blog di “evangelizzazione” che di approfondimento, indirizzato quindi ai profani. Ritengo comunque che il principio di non aggressione una versione più astratta della golden rule, prendi ad esempio il caso particolare del masochista che frusta qualcuno chiamiamo gilberto: egli ha fondamentalmente usato il corpo di gilberto contro la volonta dello stesso gilberto, ma il masochista non può volere che qualcuno usi il suo stesso corpo contro la sua volontà, sarebbe una contraddizione in termini, quando il masochista si fa frustrare lo fa di sua volonta, insomma non puoi volere ciò che non vuoi! (che mal di testa!).

    @capemaster
    “Come è codificata la giustizia? E’ un’agenzia? Un apparato statale? Ce n’è una sola?

    Come risolve il libertario il lobbismo (nel senso negativo)? [lo so che è irrisolto anche qui]”

    qui diversi tipi di libertari ti darebbero risposte diverse, e tutta la parte istituzionale (non etica) ruota intorno a determinate risposte.la risposta più generale e semplice che ti posso dare è che i libertari tendono a promuovere una frammentazione del potere estrema, e questa dovrebbe consentire al diritto di raffinarsi come una sorta di ingranaggio cibernetico, coem i singoli neuroni danno vita alla mente, i piccoli centri di potere danno vita ad un corpo giuridico.

    l’anarcocapita…. emmm… il free market anarchism, usa come meccanismo cibernetico il mercato, chi produce leggi stupide perde soldi, chi giudica in modo parziale perde soldi, chi persegue i reati in modo inetto o brutale perde soldi.

    a questo punto posso darti una risposta veloce all’elenco che fai, rimando l’approfondimento ad altri post magari, magari possiamo tradurre il saggio di murphy e postarlo a puntate, mi piacerebbe se avessi tempo, ma dovrei sottrarlo ad attività come lo stalking su facebook, non so se è il caso.

    com’è codificata la giustizia? la giustizia è codificata dalla rete dei contratti sottoscritti, quindi tu cittadino sei sottoposto a tutte le leggi che hai personalmente firmato,e basta.

    E’ un’agenzia? sono più agenzie, beh in effetti chinque sappia scrivere può fare le leggi (vedi sopra) se trova qualcuno disposto a sottoscriverle, nella realtà ovviamente ci sarebbe una certa specializzazione, quindi ci sarebbero agenzie esperte a redarre contratti di diritto marino per esempio, o regolamenti condominiali.

    Un apparato statale? lol, no 🙂

    Ce n’è una sola? no, ce ne sarebbero diverse, e magari il tuo vicino di casa è sottoposto ad una giustizia diversa dalla tua. tuttavia diverse norme chiave probabilmente sarebbero quasi universali perchè scritte in tutti i contratti (mi viene in mente il vandalismo)

    Come risolve il libertario il lobbismo (nel senso negativo)? per quanto riguarda la produzione di norme il lobbismo è concettualmente impossibile, praticamente ti dovrebbero pagare di più per convincerti ad accettare un contratto che altrimenti non firmeresti, mamma mia che geni del male 🙂 il lobbysmo potrebbe avvenire per le corti di giustizia, che però hanno anche una reputazione da difendere, se comminano più di una sentenza palesemente ingiusta nessuno le userà più e falliranno in favore di quelle con una reputazione granitica.

  11. JA on ottobre 31, 2011 at 12:46

    @Gam: non concepisco alcun concetto di proprietà fondata sul bisogno. Cmq quello l’identificazione di cosa considerare proprietà è un passo successivo. Nella stragrande maggioranza dei casi la quasi totalità della popolazione riesce ad essere concorde nell’attribuzione della proprietà al legittimo proprietario.

    @astrolabio: non intendevo certo dire che sono stati i libertari ad introdurre il concetto di proprietà, mi riferivo alla rappresentazione della proprietà privata come confine che delimita la libertà altrui. E’ una bella semplificazione concettuale, anche partendo dal concetto di autoproprietà. Questa raffigurazione consente di smontare molto più facilmente modi di dire come “se non mi posso permettere la scuola, l’istruzione non è libera” e tanti altri dello stesso genere.

  12. Charly on novembre 4, 2011 at 20:03

    La cosidetta “golden rule” riguarda più il fare agli altri quel che vuoi sia fatto a te stesso. Come scritto nel post, preferisco il “non rompere le palle”.

  13. Charly on novembre 4, 2011 at 20:05

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