La causa della crisi greca spiegata con un solo grafico

Ormai il mantra degli indignados contro i banchieri, gli speculatori e i capitalisti avrà contagiato anche voi. E’ un meme, e come un mantra appunto, facile da ricordare, da ripetere e difficile da estirpare. Ma forse un singolo grafico e un po’ di buon senso possono far capire che le cause sono molto più varie e non si trovano a Wall Street ma nel vero centro nevralgico che tutti vorrebbero ancora più potente per arginare la crisi, ovvero il governo.

In questo semplice grafico del Cato Institute viene presentato il numero di impiegati statali greci dal 1981 al 2010. Come potete vedere la crescita è stata vertiginosa, soprattutto negli ultimi 5 anni. Nonostante la popolazione greca negli ultimi 30 anni sia cresciuta del solo 16%, il numero di burocrati è saltata vertiginosamente a più del 100%. Cinque volte più veloce della crescita della popolazione, una crescita insostenibile. E questo è solo il numero di impiegati. Il grafico non mette in conto i loro stipendi, le loro pensioni a 50 anni, le auto blu e tutti i privilegi annessi. Aggiungeteci la corruzione endemica, l’evasione fiscale, un mercato che si sostiene solo sul turismo estivo e vi renderete conto che l’azienda Grecia era inevitabilmente sulla via del fallimento da decenni.

Sarebbe interessante poter vedere un grafico simile per l’equivalente numero di dipendenti pubblici italiani, e ne scopriremmo delle belle. Ovvero che c’è sempre qualche moglie, cugino o vicino da infilare in un posto pubblico. E che a pagarli sarà sempre la collettività.

12 comments for “La causa della crisi greca spiegata con un solo grafico

  1. novembre 10, 2011 at 10:44

    Continuo a ripeterlo: è un sistema che fa comodo a parecchi – mogli cugini amici – e che permette, anche a coloro i quali non hanno i “contatti giusti”, di poter sognare un giorno di “sistemarsi”. Insomma, sta bene pressoché a tutti – del resto quaggiù siamo cresciuti col mito del postu, l’impiego fisso statale…

  2. novembre 10, 2011 at 10:45

    (Inevitabile conclusione: forse la collettività non è la via d’uscita…).

  3. novembre 10, 2011 at 11:18

    @Davide: e qual è allora la via d’uscita, se non la collettività? chi l’ha detto che collettività significa crottuzione, evasione fiscale, familismo e clientelismo?

  4. fabristol
    novembre 10, 2011 at 21:49

    “e qual è allora la via d’uscita, se non la collettività? chi l’ha detto che collettività significa crottuzione, evasione fiscale, familismo e clientelismo?”

    Perché collettività significa la legge della maggioranza. Maggioranza che opprime le minoranze, in primis gli individui.

  5. novembre 11, 2011 at 14:30

    Per come la vedo io, collettività significa risolvere insieme i problemi per la soddisfazione dei bisogni di ciascuno, aiutandosi vicendevolmente. Non vedo come questo possa nuocere alle minoranze e agli individui. Se un individuo fosse in grado di vivere e di soddisfare i propri bisogni senza dipendere dagli altri, allora non sarebbe di alcuna utilità il tentativo di uscire collettivamente dalla crisi, ma siccome ciò non accade se non in alcuni casi, allora diventa la migliore soluzione. Secondo me.

  6. Astrolabio
    novembre 12, 2011 at 23:32

    quello che tu chiami collettività è in realtà la definizione classica di organizzazione, o perlomeno di un organizzazione funzionante. Io sono ovviamente daccordo nell’istituire organizzazioni per perseguire i propri scopi pacifici e credo un po’ tutti qui, il problema nasce quando rifletti, per esempio, sul fatto che 60 milioni di italiani hanno un mix di fini soggettivi differenti l’uno dall’altro, e non c’è un solo fine che potrebbe essere comune a tutti questi individui; neanche qualcosa di basilare come la sopravvivenza.

  7. novembre 13, 2011 at 17:18

    Secondo i dati ufficiali, i dipendenti pubblici tra il 2008 e il 2010 sono diminuiti in generale (le maggiori diminuzioni in scuola e università), mentre i dipendenti della Presidenza del Consiglio sono aumentati

    http://www.contoannuale.tesoro.it/sicoSito/presentazione_conti.jsp

  8. Can mastino
    ottobre 8, 2012 at 11:51

    La Gecia è ricca anche di imprese di successo, di lavoratori che si impegnano e pagano fio di tasse. Magari al posto di chi ottiene trattamenti di favore, magari vantando una pretesa indispensabilità della sua opera per l’economia nazionale e minacciando di andarsene se non accontentato. Il ritornello dell'”hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi” è la solita balla di chi vuol giustificare che, all’interno ed all’estero, se ne è approfittato. Nonchè l’opera di quei carrozzoni internazionali, come la CEE o il Fondo monetario internazionale che. chissa perchè, non dà mai prescrizioni su come ridurre l’evasione tributaria. Prima che i “libertari” mi urlino “sei comunista” preciso che, nel mio entourage, sono considerato un fascista e che uno dei miei piu’ grossi dispiaceri è dinon aver potuto partecipare, il 28 ottobre 1922, alla marcia su Roma nelle file delle camicie azzurre nazionaliste, colà concentrate per aiutare la repressione di un evantuale tentativo repubblicano dei fscisti in camicia nera.

  9. Alessandro
    giugno 12, 2013 at 08:28

    Beh, non è che solo i comunisti hanno l’ideale dello stato pervasivo e oppressivo.
    I greci HANNO vissuto al di sopra dei propri mezzi, come portoghesi spagnoli e italiani. La crisi della grecia era semplicemente inevitabile, ed il grafico riportato nell’articolo ne è proprio l’esemplificazione.
    Per quanto riguarda le altre aziende di successo greche, qualche esempio? La grecia non ha manifattura e l’agricoltura quasi di sostentamento, il popolo campa solo di turismo e assistenziailsmo pubblico.

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