For Good and Evil

novembre 21, 2011 4 Comments
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Diciamo la verità: ogni tanto i libertarian sembrano degli esaltati e dei monomaniaci. Sempre a pensare alle tasse, ai soldi che vengono loro estorti con la coercizione. Sempre a sbraitare contro lo stato che li deruba del frutto del loro lavoro, eccetera eccetera, la solita solfa. Ogni tanto vien proprio voglia di mandarli a quel paese e dir loro: get a life! I soldi non sono tutto nella vita, viene detto, e lo stato ha bisogno di sostentamento per andare avanti. Certo, si può discutere sul livello delle tasse, però, insomma, che la finiscano di rompere.

Sì, è vero, i soldi non sono tutto, è verissimo. A un certo punto della vita ti accorgi immancabilmente che le priorità sono ben altre, che le cose importanti non c’entrano con il denaro e che i soldi sono solo una piacevole appendice. Il nocciolo della questione però è un altro: la tassazione è un sintomo, una spia d’allarme di quello che è la nostra società. I libertarian non si incazzano contro le tasse perché sono solo attaccati al frutto del loro lavoro ma per il fatto che le tasse sono il mezzo attraverso il quale lo stato compie (o dice di compiere) il suo fine. Provo veramente molto stupore quando sento dire che lo stato al giorno d’oggi è sopravvalutato. In realtà, più passa il tempo e più lo stato diventa ingombrante e invadente. Un secolo fa c’era molto meno stato di cinquanta anni fa e cinquanta anni fa c’era molto meno stato di adesso. Lo stato è ovunque e decide ovunque al nostro posto. È l’ente che discrimina più di tutti e ha in sé sempre più potere. Il governo non ha niente di meraviglioso e giusto: è fatto da uomini che non hanno in mente la bellezza dell’umanità ma il loro potere e la loro conservazione. Le persone comuni come me e come chi sta leggendo non dovrebbero fare affidamento (un affidamento che a volte sembra religioso) sullo stato e sul governo per il semplice fatto che alla fine resteranno sempre con un pugno di mosche in mano e meno libertà personale tutt’intorno. Lo stato ha tutto questo potere principalmente grazie a una cosa: le tasse.

Un’altra cosa che mi stupiscce molto è il fatto che i cittadini italiani abbiano questa incredibile calma zen (prossima allo stato comatoso) nel sopportare un livello di tassazione tra i più alti al mondo. Forse non ci si rende conto di quanto l’entità statale italiana sia intrinsecamente ladra e sperperona. L’ultimo esempio è l’immensa crisi del debito che ha colpito lo stato italiano. In pratica lo stato italiano è criptofallito perché ha sprecato i soldi rubati ai cittadini e la sua ricetta per “risollevarsi” (ossia tirare a campare) è quella di rubare ancora più soldi! Questi non sono capaci di ridurre le spese folli statali e chiedono ancora più soldi! Non vi sembra assurdo tutto ciò? Ripetiamo per evitare che non passi il messaggio: i politici italiani da decenni stanno facendo debiti su debiti per interesse politico, cioè parassitario, e ora che il debito è diventato insostenibile e che gli attori nel mercato non credono più che lo stato italiano sarà capace di ripagare i debiti, i politici vengono a chiederci soldi per la loro fame insaziabile.

Ecco perché è utilissimo leggere For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità di Charles Adams (su Amazon.it*). Questo libro è semplicemente meraviglioso, uno dei più bei libri che io abbia mai letto. Il libro è prima di tutto un libro di storia che affronta il tema dell’ascesa e della caduta di alcune grandi civiltà viste attraverso l’ottica della tassazione. Si scopre così per esempio che l’impero spagnolo finì per la follia delle sue tasse o che la Gran Bretagna divenne una potenza grazie alla sua moderazione fiscale o che il pensiero illuminista è intriso di idee quali il governo minimo e la tassazione spontanea o che il famoso Boston Tea Party non fu ‘sto granché. Nonostante le sue quasi seicento pagine, non è per nulla un libro pesante dato che l’autore, avvocato tributarista e storico, adotta un taglio agile e leggero. Non è un libro difficile che si dilunga in aspetti tecnici ma racconta in maniera accessibile la storia, estremamente affascinante, della tassazione lungo tutto il cammino della civiltà. Leggendo questo libro ho scoperto aspetti veramente interessanti. L’autore non è un estremista, scrive più volte ad esempio che varie tasse hanno offerto un servizio benefico alla società. Il discorso centrale del libro è invece il fatto che storicamente grandi e potenti Stati o, addirittura, civiltà si sono spente per la smania tassatrice degli uomini al governo. Smania tassatrice che ha comportato sempre le stesse cose: ribellione e inevitabile fuga di persone e di capitali in luoghi più accoglienti. Leggete questo libro perché è favoloso e può concretamente riuscire ad aprirvi gli occhi su quello che comporta la voglia irrefrenabile di tassare dei nostri governanti.

Riporto un brano tratto dalla parte finale del libro:

Nel sistema della tassazione sul reddito c’è uno scontro palese tra cittadino e Stato che non esiste nelle imposte indirette. L’imposta sul reddito è accompagnata da un’indagine inquisitoria nelle faccende del contribuente: la sua vita personale, come conduce la propria attività e come spende il proprio denaro. Questo è il potere che viene collegato ai despoti, e ogni contribuente sa che il sistema fiscale è una sacca di totalitarismo in una società altrimenti libera. Ciò lo esaspera e lo rende ribelle. Quando le aliqute diventano progressive al punto da realizzare una confisca, sa che lo stanno derubando, e chiunque affermi che si possa acconsentire a un simile furto dice un’assurdità.

La tipica argomentazione in base alla quale il contribuente in cambio dell’imposta pagata starebbe comperando la civiltà perse sempre più valore quando si esaminano i cosiddetti vantaggi della civiltà. Ciò è particolarmente vero quando egli si rende conto che il denaro delle sue tasse viene speso per scopi che non approva, o quando, in realtà, molto del suo denaro viene sperperato. Il commento di Adam Smith, secondo cui in presenza di “un sospetto generale che molte spese non siano necessarie, e che si faccia un uso sbagliato delle entrate pubbliche” si evaderanno le imposte e si presterà poco rispetto alle leggi fiscali, è vero oggi esattamente come lo era duecento anni fa, e come lo sarà tra duecento.

[…] Come regola generale, un’evasione diffusa è un segnale certo del fatto che il sistema fiscale è sbagliato. Se le aliquote sono ragionevoli, la gente pagherà le imposte, anche quelle sul reddito. Uno studio recente rivela che la maggioranza degli americani era molto contenta della prima imposta sul reddito. Essa significava, pensavano, una riduzione dei dazi e quindi imposte più basse per le merci. “Settantacinque anni fa”, affermava l’autore, “gli americani pagarono la prima imposta sul reddito. E ne erano contenti”. Io credo che agli americani l’imposta piacerebbe ancora se il governo l’avesse mantenuta semplice, giusta e moderata.

La convinzione che alcune persone siano più inclini di altre all’evasione viene messa in dubbio da Jude Wanniski: “I latinoamericani, gli italiani o gli asiatici non hanno una propensione maggiore a evadere le imposte rispetto ai cittadini di New York o ai tedeschi”. Un sondaggio tedesco ha rivelato come la moralità fiscale sia piuttosto bassa. Uno studio francese ha indicato che la maggior parte degli uomini d’affari e dei professionisti ritiene giustificata l’evasione fiscale.

Di regola, i legali e i contabili fiscali considerano negativamente l’evasione perché l’evasore non si avvale dei loro servigi. Dopo tutto, essi guadagnano attraverso l’elusione fiscale, che è una cosa complicata e che richiede molto tempo. Quando i clienti del professionista passano dall’elusione all’evasione, questi perde il lavoro, e se fossero in troppi a evadere egli dovrebbe cercarsi una nuova occupazione. L’evasore fiscale non minaccia solo gli introiti dello Stato, ma minaccia ancor più il professionista fiscale.

[…] Un’assurdità comunemente sostenuta dal fisco è che l’evasore obbliga il contribuente onesto a pagare di più. Ma non è così. Gli oneri fiscali che vengono evasi o elusi non vengono assunti da altre persone. Se il mio vicino lavora “in nero” e non paga le imposte, le mie aliquote fiscali non aumentano. Questo poteva valere nell’antico Egitto, dove ogni abitante era responsabile per il pagamento delle imposte dell’intero villaggio, ma oggi una regola simile non esiste. Oggi, meno imposte vengono pagate, meno lo Stato può spendere, e molta gente ritiene che lo Stato abbia comunque troppo denaro da spendere. Più di vent’anni fa un inglese di nome Parkinson formulò un paio di aforismi sulle tasse e sulla burocrazia: “Le spese aumentano fino a raggiungere le entrate”, cosa che significa che un governo spenderà tutto quello che riceverà; e “Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile”. In altre parole, gli Stati (e i loro impiegati) sprecheranno, se verrà loro data l’opportunità di farlo, sia tempo che denaro. Viceversa, se i loro portafogli saranno piccoli, i governi faranno economia, quindi l’evasione potrebbe, alla lunga, avere un effetto benefico sulla spesa pubblica.

Tratto da For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità di Charles Adams.

*comprandolo tramite i nostri link, compreso quello qui sotto, aiuterete libertariaNation con una piccola commissione. 😉

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4 Comments » 4 Responses to For Good and Evil

  1. Boston Tea Party on dicembre 22, 2011 at 19:15

    Buona sera,
    quando visse Charles Adams ? Potrebbe essere un autore
    vissuto nell 800? Lo chiedo senza voler voler per questo
    insinuare che sia superato.

  2. Luca on dicembre 23, 2011 at 14:42

    Adams è un autore contemporaneo
    http://mises.org/media/author/600/Charles-Adams

  3. Boston Tea Party on dicembre 23, 2011 at 17:05

    A, grazie!.

  4. Fuga per la libertà | libertariaNation on gennaio 2, 2012 at 06:52

    […] Infine, è bene ricordare sempre cosa scrive Charles Adams: […]

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