Switzerland for dummies

dicembre 5, 2011 5 Comments
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Dato che mi sono trasferito in Svizzera, voglio essere sicuro che i lettori di libertariaNation abbiano la conoscenza minima della Confederazione Elvetica. Non è mai troppo tardi 🙂

La Svizzera conta 7.8 milioni di abitanti, il 22% dei quali è straniero. Le aree linguistiche e culturali sono quattro: tedescofona (73%), francofona (21,5%), italofona (5%) e romancia (0,5%). In realtà nelle aree tedescofone e italofone si parlano lingue regionali (qui e qui). Fino al 1515 gli svizzeri han fatto i fighi espandendosi, poi i francesi e i veneti gliele han date e si sono calmati andando in modalità neutralità.

Il 23 ottobre scorso in Svizzera si è votato per il rinnovo delle due camere del parlamento federale e l’affluenza è stata attorno al 49%. Quindi nemmeno metà degli aventi diritto al voto ha votato. La spiegazione più semplice per questa bassa affluenza è che in Svizzera l’elezione del parlamento federale non è questione di vita o di morte, ossia il potere dei deputati federali è relativamente basso, ossia il cittadino svizzero è, fortunatamente per lui, abbastanza distratto riguardo a quello che fanno a Berna. La Svizzera è una confederazione di ventisei stati (i cantoni) che, anche se dal 1848 si tende alla centralizzazione, decidono da loro sulla maggior parte degli aspetti. Il cittadino svizzero è prima di tutto cittadino del proprio comune (la cittadinanza svizzera si basa sulla cittadinanza di un comune), poi del proprio cantone e infine dello stato confederato. Questi tre livelli federali sono ben presenti nella mente di ogni svizzero. Due colleghi dello stesso ufficio che hanno lo stesso reddito e la stessa situazione familiare (per esempio sono entrambi single) ma risiedono in due comuni diversi dello stesso cantone possono non avere lo stesso livello di tassazione: dipende dalle tasse del comune.

Vi siete mai chiesti perché la tassazione in Svizzera sia relativamente bassa? Per una serie di fattori dei quali i più importanti sono due:
1) La possibilità di indire referendum su tutte le decisioni del parlamento, anche su aspetti fiscali. Il popolo può abrogare le leggi che non ritiene soddisfacenti, proporne di nuove o modificarne di vigenti, il parlamento lo sa e ci pensa due volte prima di approvare qualcosa che sa potrà andare incontro a referendum. Tuttavia, può capitare persino che il popolo voti favorevolmente di propria volontà in un referendum per un aumento delle tasse; se motivato.
2) Il governo non è un’entità astratta lontana mille chilometri ma è dietro l’angolo di casa tua, letteralmente. Il governo del tuo comune è la forma reale e importante di potere a te più prossima. Tenere d’occhio quello che combinano lontano da casa tua è sempre difficile e si finisce con il considerare aliene certe decisioni. Controllare quello che capita nel tuo Comune o nel tuo Cantone non è difficile. Da casa mia al municipio del mio comune ci saranno 300 metri. Un cittadino di Lugano è lontano 30 chilometri da Bellinzona, cioè la capitale del Canton Ticino, cioè la sede del potere che conta. Questa vicinanza anche geografica e questa conoscenza anche personale con le sedi e le persone al governo fa in modo che nessun rappresentante delle istituzioni si senta, diciamo così, “al sicuro”, dalle eventuali lamentele dei propri cittadini.

Questa disintegrazione politica ha molteplici aspetti positivi, non solo confinati alla mera questione economica. Un cittadino svizzero si sente, appunto, cittadino e non suddito di un potere lontano. Un cittadino svizzero delega (non troppi poteri) ai propri rappresentanti ma è pronto a ritirare la delega con i referenda; e lo fa spesso. Essere allenati a non ragionare da sudditi ma da persone libere che hanno in mano il loro futuro è uno dei segreti del successo svizzero.

La Svizzera è famosa per la sua neutralità però forse non tutti sanno che si tratta di una neutralità armata. Ossia, in ogni casa o quasi c’è un fucile e gli svizzeri ci tengono molto alla loro libertà di possedere armi da fuoco. Infatti tempo fa hanno sonoramente bocciato un referendum socialista che voleva inasprire le regole per il possesso di armi. L’indice di libertà degli svizzeri si misura anche con il loro essere un popolo in armi, un esercito popolare che difende la propria neutralità.

Per carità, non è tutto oro svizzero quello che luccica. In Svizzera sono presenti sacche di socialismo che fanno impallidire anche la situazione italiana, tipo le ferree leggi che disciplinano l’orario ridicolo di apertura dei negozi, le varie leggi protezionistiche e anti-concorrenza, etc etc.. Però io penso che il modello svizzero sia un buon modello dal quale partire per vivere in una società più libera nel quale il concetto di cittadino di cristallo, cioè pienamente radiografabile dallo stato in qualsiasi momento, è guardato con orrore.

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5 Comments » 5 Responses to Switzerland for dummies

  1. fabristol on dicembre 5, 2011 at 09:17

    La Svizzera piace pure a Ron Paul perché “nessuno conosce il nome del loro presidente”

    http://www.youtube.com/watch?v=74p-1IIkhbw

    😉

  2. Luca on dicembre 5, 2011 at 12:44

    la cosa buffa è che gli svizzeri hanno preso a modello gli usa per la loro costituzione nel 1848 e anche oggi guardano agli usa come “repubblica sorella”. solo che gli usa negli anni hanno abbandonato la loro costituzione mentre gli svizzeri di meno. ron paul guarda alla svizzera ma è come se guardasse agli usa di un secolo fa 🙂

  3. Gian Piero de Bellis on dicembre 5, 2011 at 16:55

    Luca, bella e sintetica presentazione della Svizzera. Una osservazione: perché qualificare di socialismo “le varie leggi protezionistiche e anti-concorrenza” quando il socialista più famoso (Karl Marx) era a favore del libero scambio a cui credeva forse anche più di Adam Smith?

  4. Luca on dicembre 5, 2011 at 17:08

    @gian piero: io divido il socialismo in “di destra” e “di sinistra” ma sempre di frenare la libera interazione si tratta

  5. Gian Piero de Bellis on dicembre 5, 2011 at 17:21

    Luca, il socialismo, come il capitalismo e come il liberalismo e anche l’anarchia, non sono, a mio avviso, né di destra né di sinistra, almeno da un punto di vista storico e scientifico. Queste (destra, sinistra) sono categorie politiche (di potere) e giornalistiche (di propaganda) che dovremmo evitare come la peste. Ad ogni modo, basta leggere il bel testo di Gabriel Kolko, The Triumph of Conservatism, per capire chi stava dietro il protezionismo nel paese (USA) che passava per l’esponente maggiore del capitalismo di libero mercato.

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