La seconda guerra di Abissinia

dicembre 8, 2011 4 Comments
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Avrete sicuramente sentito che il governo Monti ha aumentato di ben 8,2 centesimi il costo della benzina e di 11,2 centesimi il costo del gasolio portando il peso delle tasse sul carburante a più del 55% del totale. Aggiungeteci poi l’IVA al 21% opss! al 23% dal Settembre 2012, e capirete bene che lo Stato ci tiene molto alla benzina. Ed è inutile chiedersi cosa succederebbe se un altro tipo di carburante o tecnologia o energia alternativa entrasse nel mercato, perché sappiamo bene che lo Stato tasserebbe anche quella.

Fu Mussolini il primo ad inventarsi l’accisa sul carburante nel 1935 per finanziare la guerra d’Abissinia. Poi fu il turno della crisi di Suez (1956), poi la tragedia del Vajont (1963), alluvione di Firenze (1966) e via con tutte le guerre, i terremoti e le alluvioni fino all’ultima della Liguria (ma non del Veneto). La povera benzina deve sempre farsi carico delle emergenze. Perché? Perché per i governi è semplice colpire un prodotto che usano tutti, nessuno escluso, e perché una volta messa l’accisa e una volta finita l’emergenza quell’accisa rimane lì per sempre per pagare nuove emergenze, ovvero il latrocinio dei politici. La guerra in Abissinia è finita ma l’accisa sta sempre lì da più di 70 anni per pagare cosa? Ma lo Stato ovviamente! Ne è passata di acqua sotto i ponti di Firenze ma stiamo qui ancora a pagare quell’alluvione oppure stiamo pagando i privilegi dei politici? Il canale di Suez è ormai libero ma stiamo ancora pagando per quella crisi o per le baby pensioni delle mogli dei politici? E allora, la crisi dell’Italia del 2011 la pagheremo per i prossimi 100 anni,  se non di più, oppure stiamo pagando la prossima generazione dei figli dei politici?

Davvero questo aumento ci salverà dall’abisso in cui siamo comunque destinati a cadere?

Ovviamente è tutta una farsa per tre motivi: il primo è che colpire il bene più prezioso delle società moderne significa colpire tutte le attività che sono a valle, ovvero le nostre vite. Aumentare il prezzo della benzina aumenterà il prezzo dei trasporti, del cibo, dei servizi, di tutto. Una sorta di seconda inflazione insomma. Il secondo motivo è che aumentare le tasse non risolve nulla perché sappiamo empiricamente che lo Stato quando ha a disposizione più soldi non fa altro che spenderli tutti. Un politico o un ministero si ritroverà con qualche milione di euro in più e cosa farà se non spenderli per i propri interessi personali, elettorali e nepotistici?

Il terzo motivo è che non è assolutamente vero che i soldi prelevati da una tassa specifica verranno destinati allo scopo descritto. I soldi delle tasse vanno in un gran calderone che si chiama Stato ed è lo Stato alla fine a decidere dove andranno i soldi, come e quando verranno destinati e chi li avrà. E abbiamo visto che per il secondo motivo i soldi andranno in mano a qualche politico che li spenderà comunque per i propri interessi.

Così ogni giorno d’ora in poi alle pompe di benzina combatteremo una seconda guerra di Abissinia e la sconfitta di Adua e lì all’orizzonte che ci aspetta come sempre.

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4 Comments » 4 Responses to La seconda guerra di Abissinia

  1. […] capitali, aumentare l’evasione. Di tagli, di liberalizzazioni neanche l’ombra. Dopo un aumento delle accise dei combustibili e un aumento dell’IVA al 23% che faranno aumentare il costo della vita […]

  2. Divide et impera | libertariaNation on maggio 9, 2012 at 07:01

    […] inventato dallo Stato. Tutti sanno – ma forse tutti fanno finta di non saperlo – che più del 50% del prezzo del carburante in Italia è fatto di accise, tasse accumulate in quasi cento […]

  3. […] espiatorio inventato dallo Stato. Tutti sanno – ma forse tutti fanno finta di non saperlo – che più del 50% del prezzo del carburante in Italia è fatto di accise, tasse accumulate in quasi cento […]

  4. […] Grecia e dei paesi scandinavi. E tutto questo per colpa dello Stato dei perfidi petrolieri. E della guerra in Abissinia […]

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