Come lo Stato affossa la ricerca scientifica

dicembre 12, 2011 1 Comment
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Una delle cose più incredibili della tassazione statale è che questa spesso è a discapito perfino degli stessi organismi che fanno parte dello Stato. Enti pubblici, istituzioni, università, scuole ecc. pur essendo pubbliche devono pagare alcune tasse. Un esempio che conosco bene è quello della ricerca scientifica all’interno delle università pubbliche. Ammettiamo che il Ministero dell’istruzione, università e ricerca (MIUR) stanzi 500.000 euro per un progetto di ricerca scientifica. Può essere un centro di fisica che ha bisogno di un microscopio elettronico o un laboratorio di biologia che ha bisogno di microscopi e consumabili (pipette, petri dish, reagenti, farmaci, tavoli, cappe ecc.). Ebbene, quei soldi del ministero dati per il progetto non sono veramente 500.000. Pochi sanno infatti che un ricercatore deve mettere in conto l‘IVA al 21%. E da Settembre 2012 l’IVA al 23%, portando a quasi un quarto la tassazione sui soldi del progetto. Stessa cosa avviene per i soldi che l’Unione Europea stanzia per i progetti italiani o internazionali in cui l’Italia è coinvolta. Lo Stato italiano ruba un quarto dei soldi che l’Europa ci dona. Soldi che l’Europa ha raccimolato rubando ai cittadini tramite i singoli stati membri. Una doppia beffa quindi. Fece addirittura notizia qualche anno fa il CNR di Bologna che riuscì miracolosamente a chiedere l’esenzione dell’IVA sui fondi per un progetto europeo. Ma fu un caso più unico che raro.

Quindi immaginatevi questo: lo Stato stanzia dei soldi per un progetto attraverso un suo ministero, poi tassa un quarto di questi soldi che rientrano nelle casse dello Stato per far funzionare il sistema, i palazzi del potere, gli stipendi dei governanti e dei loro parenti compresa l’intera macchina burocratica della tassazione. Non sarebbe più facile e meno dispendioso infatti dare meno soldi ai progetti invece di attivare la dispendiosa macchina della tassazione? Il fatto è che ovviamente il MIUR e i governi in carica hanno tutto l’interesse a far vedere ai propri elettori che hanno stanziato tot soldi per la ricerca. Stessa cosa per l’università e le istituzioni locali che con grandi titoloni nei giornali di provincia annunceranno che tale progetto è stato premiato con 500.000 euro.

Ma l’Agenzia delle entrate è in agguato e aspetta al varco. E ora grazie all’innalzamento dell’IVA al 23% sarà sempre più difficile per i gruppi di ricerca italiani delle università pubbliche comprare strumenti o consumabili per il loro lavoro. Per non parlare poi dei soldi stanziati per gli stipendi che verranno ulteriormente tassati. Soldi che potrebbero essere utilizzati per pagare le migliaia di poveri ricercatori che lavorano gratis nelle università italiane aspettando invano un assegno di 1000 euro in futuro. Un futuro tassato ovviamente. Per lo Stato italiano la ricerca scientifica non è un bene di prima necessità come medicinali, cibo e giornali che hanno il 4% di imposta; e non deve essere incentivata come invece si fa per hotel, bar e ristorantti con il 10% di imposta. In questo modo lo Stato italiano affossa coscientemente e metodicamente la ricerca scientifica italiana, sprecando risorse importanti per il paese.

E’ notizia di questi giorni che il Governo Monti ha stanziato 1,6 miliardi di euro a 12 enti di ricerca pubblici. Ora fatevi un po’ di calcoli per vedere cosa veramente rimarrà a questi enti di ricerca. L’Agenzia delle entrate ringrazia.

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1 Comment » One Response to Come lo Stato affossa la ricerca scientifica

  1. […] cose che forse non sapete sui finanziamenti alla ricerca scientifica. Continua qui. Rate this: Share this:TwitterFacebookTumblrLinkedInLike this:LikeBe the first to like this […]

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