Mentre da noi lacrime e sangue in Spagna la parola d’ordine è tagli e crescita

dicembre 20, 2011 3 Comments
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Tasse, tasse, tasse. Abbiamo visto che questa è la parola d’ordine del governo Monti. Una strategia che non potrà mai risanare i conti del paese visto che quando un governo ha tra le mani altri soldi non fa altro che spenderli. Per risanare i problemi di un paese indebitato fino al collo bisogna tagliare nella spesa pubblica. Lo sanno pure i muli che se ricevo 10 euro di salario ma ne spendo 15 al mese, il mese successivo sarò costretto a tirare la cinghia e a rinunciare a qualcosa.

Mentre da questa parte del Mediterraneo si prelevano tutti i soldi possibili dai risparmi degli italiani per finanziare i dipendenti del “servizio clienti più scadente che abbiate mai visto”, ovvero lo Stato Italia, dall’altra parte c’è forse qualcuno che sta affrontando la crisi con più responsabilità. Il nuovo governo Rajoy in Spagna ha giurato davanti al Parlamento proprio ieri e nel suo discorso di apertura Mariano Rajoy ha fatto delle promesse che, se mantenute, avremmo voluto sentire dal governo Monti:

1) taglierà la spesa pubblica di 16.5 miliardi di euro entro il 2012 (ricordiamoci che in confronto all’Italia la spesa pubblica spagnola in rapporto al PIL è inferiore).

2) congelerà le assunzioni nel settore pubblico a data da definirsi.

3)  una riforma del mercato del lavoro, specialmente giovanile (ricordiamo che in Spagna il 21% della popolazione è senza lavoro). Sgravi fiscali fino al 100% per le aziende che assumono giovani.

4) ha promesso che non aumenterà le tasse e che cercherà di aumentare le pensioni per favorire le spese e quindi la crescita.

5) per risanare il mercato immobiliare depresso dopo il bubble house effect di qualche anno fa taglierà le tasse sull’acquisto della prima casa, IVA e IRPEF inclusi.

6) aumenterà il range di compagnie che godranno di regimi fiscali più bassi per attrarre le imprese.

7) l’abolizione dei ponti festivi spagnoli (un’abitudine comune anche per noi italiani) con lo spostamento di tutte le feste pubbliche al lunedì come avviene già nel Regno Unito con i Bank Holidays. Un modo efficace e razionale di utilizzare le vacanze nazionali pubbliche a tutto vantaggio dell’economia, del settore turistico e prima di tutto dei cittadini che beneficeranno di lunghi weekend programmati e assicurati. Infatti col metodo attuale le festività possono cadere anche di sabato o di domenica. I sudditi Sua Maestà la Regina invece sanno bene che avranno quegli 8 Bank Holidays assicurati ogni anno.

Nel suo discorso inaugurale Rajoy ha usato come parola d’ordine “tagli” del settore pubblico. Tagliare, la parola magica che non abbiamo sentito da Monti nella sua manovra. Tagli, tagli, tagli al posto del nostro tasse, tasse, tasse.

OK, qui a libertariaNation sappiamo che queste sono solo promesse di un governo al suo “primo giorno di scuola” ma almeno sono promesse con una logica impeccabile, con dei buoni propositi e che se mantenute potrebbero salvare la Spagna da una grecizzazione certa. Io questo lo chiamo un piano serio e responsabile. Certo perfettibile e lontano dal nostro ideale libertario ma comunque positivo.

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3 Comments » 3 Responses to Mentre da noi lacrime e sangue in Spagna la parola d’ordine è tagli e crescita

  1. Carmelo Miragliotta (genteproduttiva) on gennaio 16, 2012 at 07:24

    Anch’io concordo. Estorsione pazzesca cui siamo sottoposti ci porterà alla miseria ed alla fame. A meno di entrare nei PALAZZI e invertire il percorso.

  2. Gianmarco on gennaio 16, 2012 at 17:37

    Le manovre di Monti paralizzano l’economia, fanno lievitare i prezzi che ormai sono senza controllo e ci fanno precipitare in un assurda ma sopratutto voluta doppia crisi…

  3. romero randa on gennaio 21, 2012 at 13:54

    penso che sia corretto il commento dell’articolo. Aggiungo che l’Italia si sta comportando in maniera vergognosa, che dovrebbe far impallidire i politici, i grossi finanzieri ed il vaticano che, invece, nella persona del papa, apprezzava il coraggio e la perizia di Monti, qualche giorno fa al telegiornale. Forse dovremmo cominciare a valutare la possibilità concreta di innescare una protesta pacifica ma oceanica, in cui tutti gli italiani si siedano, come gli “indignados” spagnoli, occupando le piazze in modo assolutamente pacifico, ma che obblighi questo malcostume imperante al CONFRONTO SENZA SCAMPO.

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