Fuga per la libertà

gennaio 2, 2012 5 Comments
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Vi scrivo dalla terribile Svizzera, vero inferno in terra nel quale ormai le strade sono in preda al caos totale. Vi scrivo dalla terribile Svizzera nella quale ormai lo stato ha dichiarato default e tutte le imprese private sono fallite o prossime al fallimento a causa della caduta di domanda e a causa dei continui salassi tassassini che lo stato impone per provare a rimpinguare le esauste casse pubbliche. In un vortice di causa-effetto ormai tutto è allo sbando e la soluzione diventa il problema che butta tutto ancora più giù. E lo sapete qual è stato uno dei motivi principali?

La banconota da 1000 Franchi!

Solo un pazzo poteva pensare che gli svizzeri non avrebbero approfittato di questa banconota dal taglio esageratamente alto (al cambio attuale circa 830€) per alimentare una spirale di nero e di facile fuga di capitale dalle nuove tasse. La tardiva introduzione del limite a 500 Franchi per usare contante ormai è del tutto inutile: il danno è stato fatto e la Svizzera per colpa dei malvagi ricchi che non vogliono redistribuire il loro patrimonio e supportare il fondamentale settore pubblico è avviata a diventare un nuovo paese del terzo mondo.

Oh, wait a moment! Scusate, ho avuto un attimo di confusione, scusate. Sarà che ho mescolato fondue e Rösti e sono andato in bad trip elvetico. In realtà in Svizzera non esiste un limite per pagamenti in contante, le banconote da 1000 Franchi sono usate (certo, se ci paghi un espresso il barista ti guarda un pochino male) e, soprattutto, c’è un nero ridicolo e nessuna fuga di capitali. Perché? Forse un motivo può essere il fatto che la Confederazione non è un inferno fiscale, che ha un regime fiscale moderato e che l’individuo non è schiacciato dal peso di una burocrazia ammazza-impresa.

Capita che io abbia letto questo articolo e abbia avuto uno strano senso di straniamento perché come al solito si confonde l’effetto con la causa.

Come un pesce pilota con lo squalo, l’esportazione illegale di valuta e in genere l’accumulazione nera di capitali in contanti destinati allo “spallonaggio” oltre frontiera offrono una traccia che le indagini e i sequestri della Guardia di Finanza hanno dimostrato in questi anni essere inequivocabile: le banconote da 500 euro. Un taglio sproporzionato e pressoché invisibile nella routine delle transazioni quotidiane per contanti. Con una significativa concentrazione nella sua circolazione. Proprio sulla base delle segnalazioni del circuito bancario alla Finanza, si scopre infatti che oggi, all’interno dei nostri confini, i quattro quinti delle banconote da 500 si concentrano in tre aree: i comuni a ridosso del confine italo-svizzero, la provincia di Forlì (la porta di accesso alla Repubblica di San Marino, al segreto delle sue banche e delle sue finanziarie), il tri-Veneto. Guarda caso le tre “rampe” di fuga dei nostri capitali verso l’estero, così come del loro rientro clandestino. In un Paese che per legge ha abbassato da 2.500 a mille euro la soglia massima delle transazioni per contanti, il pezzo da 500 dovrebbe avere vita impossibile. E lo stesso dovrebbe dirsi dell’intera area dell’Unione, dove per altro il ricorso alla moneta elettronica e dunque la tracciabilità dei pagamenti presenta percentuali decisamente superiori alla media italiana (nel nostro Paese, quello con una delle più alte concentrazioni di bancomat in Europa, il contante resta il principale mezzo di pagamento). Al contrario, come documentano i dati della Banca d’Italia, il numero di banconote da 500 circolanti all’interno dell’Unione Europea, è passato dai 167 milioni di pezzi del 2002, ai 600 milioni di pezzi del novembre di quest’anno. Con un significativo incremento dell’incidenza percentuale del valore complessivo delle banconote da 500 sull’intera massa liquida in euro in circolazione. Dal 23,27%, al 34,57%. Un punto percentuale in più dei pezzi da 50, la banconota con maggiore circolazione.

Insomma,  il passaggio riportato qui sopra mi ha fatto capire di come la situazione italiana sia senza via d’uscita perché la mentalità diffusa dominante, almeno credo, è quella di chi brama la Tracciabilità Totale. I capitali che fuggono non sono considerati un effetto della sciagurata politica di decenni di spesa pubblica criminale. No, i capitali che fuggono solo la causa dei mali dell’Italia. Con questa mentalità l’Italia non andrà da nessuna parte perché rifiutarsi di ammettere di avere un problema (spesa pubblica folle e regime tassassino) non porterà mai alla soluzione. Quindi, ricapitolando, da una parte abbiamo uno stato fiscalmente moderato, che ha una banconota che vale più di 800€, che non ha nero e fuga di capitali e che non ha limiti alle transazioni in contante; dall’altra abbiamo uno stato che è un inferno fiscale, nel quale tanti vorrebbero eliminare la banconota da 500€, che sopravvive grazie al nero, che ha un limite per i pagamenti in contante e dal quale scappano i capitali: Italy, you are doing it wrong.

Infine, è bene ricordare sempre cosa scrive Charles Adams:

Un’assurdità comunemente sostenuta dal fisco è che l’evasore obbliga il contribuente onesto a pagare di più. Ma non è così. Gli oneri fiscali che vengono evasi o elusi non vengono assunti da altre persone. Se il mio vicino lavora “in nero” e non paga le imposte, le mie aliquote fiscali non aumentano. Questo poteva valere nell’antico Egitto, dove ogni abitante era responsabile per il pagamento delle imposte dell’intero villaggio, ma oggi una regola simile non esiste. Oggi, meno imposte vengono pagate, meno lo Stato può spendere, e molta gente ritiene che lo Stato abbia comunque troppo denaro da spendere. Più di vent’anni fa un inglese di nome Parkinson formulò un paio di aforismi sulle tasse e sulla burocrazia: “Le spese aumentano fino a raggiungere le entrate”, cosa che significa che un governo spenderà tutto quello che riceverà; e “Il lavoro si espande fino a occupare tutto il tempo disponibile”. In altre parole, gli Stati (e i loro impiegati) sprecheranno, se verrà loro data l’opportunità di farlo, sia tempo che denaro. Viceversa, se i loro portafogli saranno piccoli, i governi faranno economia, quindi l’evasione potrebbe, alla lunga, avere un effetto benefico sulla spesa pubblica.

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5 Comments » 5 Responses to Fuga per la libertà

  1. Boston Tea Party on gennaio 2, 2012 at 12:35

    Dire che la Svizzera non e´ un inferno fiscale
    mi sembra , pur con la massima simpatia per la Confederazione, un po´ strano . Infatti una persona
    che viva del suo capitale investito , paga il
    35% di ritenuta per gli investimenti fatti
    in banca . E´ un aliquota veramente alta ,
    la piu alta in Europa. Poi magari ´per tutto il resto si puo´ anche continuare nel discorso.

  2. nova77 on gennaio 11, 2012 at 08:02

    @boston: è l’imposta preventiva e viene ritornata dallo stato una volta che hai dichiarato il tuo guadagno (tassato normalmente molto meno del 35%).

  3. coniglione on gennaio 13, 2012 at 13:54

    Mi trovi perfettamente d’accordo. Trovo insopportabile il pauperismo, il terrorismo psicologico. Secondo alcuni oscuri figuri sarebbe normale girare con al massimo 50 euro… Quando ormai, purtroppo, con 50 euro non ci compri più nulla.
    Si vorrebbe eliminare la libertà di pagare senza arricchire le banche (bancomat, carta, ecc. oltre ad essere gravati dal fisco bisogna anche pasturare gli istituti di credito?). Si vuole togliere il diritto a essere liberi. Se io volessi girare con 1000 euro in tasca devo avere per forza una matassa di banconote? Mi è capitato molte volte di pagare o essere pagato, magari per acquistare roba usata con i famosi 500 euro.
    Ma poi. Dio cristo. Se non voglio dipendere da una banca, non posso nemmeno andare in un negozio e comprare quel cazzo che mi pare che costa 1000 euro?
    Eppoi, le tasse. Ma se fossero a livello umano le pagherebbero tutti. Fine. E invece se ne pagano troppe. Solo che, fatalità, additano il Veneto sempre come i cattivi dell’evasione. Quando intere zone d’Italia sono totalmente in nero.
    Usare il 50% della propria vita per pagare le tasse e l’altro 40% per tassazioni “indirette” di cui non si gode (benzina, affitto, automobile, iva, assicurazioni varie) è molto più incivile che non pagare qualche tassa qua e là.
    Trovo che sia realistico che solo un 10% del proprio lavoro finisca in ciò in cui si crede davvero. Ed è immorale.
    Scusate.

  4. Boston Tea Party on gennaio 13, 2012 at 17:01

    Nova77.

    Stai dicendo che prima viene prelevato il 35 come imposta ed e´ l imposta sostitutiva che , come si capisce
    e l imposta prelevata in modo da sostituirsi all IRPEF
    svizzero , o come si chiama , non lo e
    dopo che hai messo l incasso nella denuncia dei redditi
    viene rimborsato? Scusami , ma non ti credo:).

    Sarebbe una complicazione folle .
    Poi il 35% , come dicevo e´ l imposta sostituiva
    che sostuisce l IRPEF , mi dispiace per te , ma non regge. Tieni conto che di questa materia me ne intendo.

  5. Boston on gennaio 14, 2012 at 13:02

    Rileggendo credo di aver capito cosa intendevi dire .
    Prima uno subisce il prelievo del 35 in banca e poi
    fa la denuncia dei redditi e ha il rimborso.
    Ma anche questa versione presenta delle difficoltá.

    1 Uno potrebbe avere solo redditi da investimenti finanziari

    2 l imposta del 35 si applica agli investimenti di banca
    e va distinta dall IRPEF .
    Ribadisco che si chiama imposta sostitutiva.

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