La crisi di Hormuz e la scelta di campo di Ron Paul

gennaio 9, 2012 4 Comments
By

Una delle cose più straordinarie del pensiero libertarian e di molti pensatori libertarian è la capacità di astrazione e il continuo uso delle metafore per spiegare il mondo. Famosi per utilizzare associazioni mentali come tassazione-furto, stato-mafia, democrazia-dittatura della maggioranza ecc. Complice la totale “alienità” della filosofia libertaria rispetto al pensiero politico moderno (ricordatevi che i libertari non sono né a destra né a sinistra ma in alto) molti libertari possono leggere il mondo in maniera diversa rispetto all’uomo di strada e al di là della bontà delle loro idee (spesso sono geniali, altre volte patetiche, altre ancora bizzarre) spesso a mio parere ci azzeccano. Esempio ne è la netta presa di posizione del candidato alle primarie repubblicane americane Ron Paul riguardo alla “crisi di Hormuz” di questi giorni.

Cosa è successo durante le scorse settimane di così importante? Gli USA insieme ad Israele negli ultimi mesi stanno premendo per una risoluzione violenta della crisi iraniana. Nelle ultime settimane hanno minacciato un embargo all’esportazione di petrolio iraniano. Questo rappresenterebbe il collasso dell’Iran dal punto di vista economico e geostrategico poiché il petrolio iraniano conta per più del 50% del GDP iraniano che viene esportato soprattutto nel Mediterraneo (Grecia, Italia e Spagna) e in Turchia (il 30% del petrolio in Turchia proviene da Teheran). Gli iraniani hanno risposto concentrando la propria flotta sullo Stretto di Hormuz (da cui passa più del 50% del petrolio su mare del mondo) dichiarando che se la comunità internazionale deciderà per un embargo sul petrolio iraniano l’Iran sarà pronto a chiudere lo Stretto di Hormuz per ritorsione. Ron Paul col suo solito aplomb ha dichiarato che l’Iran ha tutto il diritto a reagire nel modo che ha fatto perché quella degli USA è una dichiarazione di guerra bella e buona. Sarebbe, dice Paul, come se la Cina bloccasse il commercio del Golfo del Messico colpendo al cuore dell’economia americana. Cosa farebbero gli USA in quel caso? Ron Paul quindi, unico politico americano che parla fuori dal solito coro della trinità dio, patria e famiglia, si mette nei panni dell’Iran costretto a reagire ad una seria provocazione americana. Per l’Iran significherebbe infatti il collasso economico e per gli alleati americani nella regione (Israele e Arabia Saudita in testa) una vittoria storica. Le ripercussioni per il mondo però sarebbero disastrose: aumento dei prezzi del greggio, destabilizzazione dell’area, aumento del terrorismo islamico questa volta di matrice anche sciita, centinaia di migliaia di morti. Paul ha usato una simile figura retorica in un video che associava l’intervento in Iraq ad un invasione cinese del Texas.

Con la mia lente libertaria, una posizione che molti potrebbero definire biased, io vedo un governo americano che tenta in tutti i modi di trovare una smoking gun, o addirittura una nuova Pearl Harbour per giustificare un attacco all’Iran (ricordiamo che Roosevelt pose un embargo sul petrolio contro il  Giappone e Pearl Harbour fu il risultato; la storia si ripete?). Non tutti i libertari americani e italiani condividono le idee di Ron Paul e le mie per quanto riguarda la politica estera statunitense*. Molti preferiscono non parlarne, altri la amano o lo odiano acriticamente (da quanto vedo nei blog e siti americani però la maggior parte appoggia la posizione di Ron Paul). A mio parere però la crisi di Hormuz rappresenta uno spartiacque non solo per il futuro conflitto US-iraniano ma anche per la comunità libertarian nel mondo. Credo che questo momento storico debba segnare anche una scelta di campo da parte dei libertari su questi temi di livello internazionale. Da che parte stanno i libertari? Appoggiano una politica aggressiva americana nei confronti dell’Iran come fa Obama o credono come Ron Paul che tutto questo porterà solo ad un’altra guerra disastrosa e a centinaia di migliaia di morti? O esiste una terza via?

La mia posizione è questa: per prima cosa il principio di non aggressione riguarda anche la politica estera e come libertario rimango fedele a questo principio basilare; al di là del principio teorico che potrebbe sembrare fideistico razionalmente non riesco a percepire l’Iran come una minaccia militare seria alla pace in Medioriente visto che è circondata da superpotenze nucleari (Israele, Pakistan e USA), superpotenze militari (Turchia, Arabia Saudita e Russia) e da superpotenze da cui dipende economicamente (Turchia e Russia in testa). Anzi, credo che se l’Iran avesse la bomba atomica la situazione si “rilasserebbe” molto di più come è successo tra India e Pakistan e tra Russia e USA. Gli arsenali nucleari sono sempre stati deterrenti alle guerre. Le sue minacce sono vuoti proclami che servono ai chierici e alla classe dominante per nascondere i veri problemi del paese come disoccupazione giovanile, persecuzione politica e oppressione islamica. Insomma lo spauracchio di Israele e USA è solo uno strumento di Ahmadinejad e degli Ayatollah per focalizzare le masse su un nemico esterno.

Secondo, considero il warfare come un pilastro, insieme al welfare, della sopravvivenza dello Stato. E gli USA non fanno eccezione, anzi. Fin dalla Guerra contro la Spagna alla fine del 1800 lo Stato americano ha utilizzato la guerra come pretesto per aumentare tassazione, controllo di libertà personali e del commercio, proibizionismo, protezionismo ecc.

Quindi, è la domanda che voglio porre, da che parte stanno i libertari oggi? E’ forse questa finalmente l’occasione per poter trovare un punto d’accordo (anche con gli anarchici collettivisti) che possa unire le varie anime della comunità libertaria? Il libertarismo del 2012 passa necessariamente attraverso i proclami antiguerra di Ron Paul?

*Rothbard appoggerebbe Ron Paul oggi: “Our entry into World War II was the crucial act in foisting a permanent militarization upon the economy and society, in bringing to the country a permanent garrison state, an overweening military-industrial complex….”

Tags: , , , ,

4 Comments » 4 Responses to La crisi di Hormuz e la scelta di campo di Ron Paul

  1. Luca on gennaio 9, 2012 at 07:51

    l’unico punto nel quale non concordo è questo:
    “credo che se l’Iran avesse la bomba atomica la situazione si “rilasserebbe” molto di più come è successo tra India e Pakistan e tra Russia e USA.”
    c’è la seria possibilità che la retorica islamista che i fanatici al potere in Iran usano sia genuina, ossia che credano realmente alle cagate che dicono.

  2. […] Vai alla fonte Condividi questo post: […]

  3. fabristol on gennaio 9, 2012 at 18:42

    Per Luca

    ok magari sarebbe un po’ troppo fargli avere la bomba atomica ma esistono altri modi diversi dalla guerra per evitare che arrivino a quella. Comunque storicamente la proliferazione atomica ha costituito un deterrente per i conflitti. Il problema è che per quanto pazzi siano gli ayatollah lanciare una bomba nucleare su israele ha disastrose conseguenze ambientali e politiche in tutta l’area. bombardare israele significa bombardare palestinesi, Libano e Siria ovvero gli alleati iraniani.
    E la risposta di Israele sarebbe apocalittica. Ricordo che oltre ad un numero sconosciuto di testate nucleari a terra, Israele possiede due sottomarini di classe Dolphin nel Golfo Persico di fronte alle coste iraniane sempre pronti a lanciare missili nucleari. L’Iran è già morto.

  4. Charly on gennaio 9, 2012 at 23:20

    Io concordo con l’articolo.
    Per quanto riguarda l’arma atomica, credo che il deterrente atomico porti alla stabilità più che al caos. I pakistani sono altrettanto folli degli iraniani ma si guardano bene da guerreggiare con l’odiata India. Non credo, inoltre, che un attacco militare risolva la questione. Si può sempre ricostruire gli stabilimenti mentre l’idea di un terrorismo sciita nun me piace. My two cents, aniway.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.