La casta dei farmacisti spiegata punto per punto

gennaio 13, 2012 18 Comments
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Qui di seguito un estratto di un post di Giuseppe Lipari sui privilegi di una classe di professionisti con cui abbiamo a che fare ogni giorno.

“Essendo marito di una farmacista dipendente, mi sono negli anni fatto una cultura, e soprattutto un’idea abbastanza precisa della faccenda. E secondo me è molto semplice: il monopolio delle farmacie è particolarmente odioso (altro che tassisti) e va spezzato il prima possibile.

Cominciamo a mettere le cose in chiaro. Oggi c’è stato un articolo di Filippo Facci sulla questione con qualche imprecisione e discorsi un po’ confusi. E quindi anche se io e Facci siamo più o meno d’accordo sulle conclusioni, è bene mettere le cose in chiaro e in fila una per una.

1) I farmacisti si dividono in “titolari di licenza”, cioé possessori di una farmacia, e dipendenti. I primi sono quasi sempre datori di lavoro dei secondi. Esiste quindi un rapporto di subordinazione ben preciso fra le due figure professionali.

2) Tutti i farmacisti di entrambe le categorie devono essere iscritti all’ordine dei farmacisti della provincia di appartenenza, non importa se titolare o dipendente. Ovvio che il rapporto di subordinazione si trasferisca diretto all’interno dell’ordine. Che tra l’altro, ovviamente non serve a niente, se non ad incassare la quota di iscrizione (ma infatti io mi chiedo: a che serve un ordine per dei dipendenti? può avere senso per dei liberi professionisti, ma per dei dipendenti?) Non parliamo poi della cassa (l’ENPAF) o addirittura dell’ONAOSI, ci sarebbero da fare almeno altri due post a parte.

3) Le licenze sono regolate con la cosiddetta “pianta organica del comune”, che decide il numero massimo di farmacie, la distanza minima tra farmacie nelle varie zone della città, ecc. Quindi, non è che se ti laurei in farmacia e hai i soldi puoi ottenere una licenza: devi aspettare che un titolare che ce l’ha te la venda. Quindi, ti servono tanti, tantissimi soldi, parecchi milioni di euro; e devi aspettare che qualcuno venda (evento molto ma molto raro). Inoltre, se hai una farmacia e vuoi spostarti da un’altra parte della città, difficilmente potrai farlo senza andare a violare le distanze minime. Quindi, tutto bloccato.

4) L’obiettivo di ogni titolare è di passare la farmacia ai figli, naturalmente. Che quindi spesso studiano farmacia. Ma non è detto che siano delle cime e quindi magari non arrivano a laurearsi in tempo prima della dipartita del genitore (eh, è un problemone, sapete?). Ma niente paura. La legge dice che la licenza rimane al figlio che ha 10 anni di tempo per laurearsi.

Naturalmente, il futuro dottore in medicina non può gestire in prima persona la farmacia (e ci mancherebbe), ma può assumere un direttore (dipendente) che gestisca il tutto in attesa della laurea per predestinato. Ci sono stati casi in cui il figlio si è iscritto alla facoltà di farmacia solo dopo aver ereditato. E in 10 anni ci stai largo, vai, qualunque chiorbone si laurea alla fine (eh, sono diritti acquisiti, non si possono mica levare queste cose qui).

Può in effetti succedere che il farmacista non abbia figli; oppure che i figli non siano interessati, e allora può decidere di passare all’incasso e vendere la licenza, che come potrete immaginare costa un bel po’. Ma sono casi rari.

5) Per mettere su una parafarmacia (una delle liberalizzazioni di Bersani) serve almeno un farmacista, ma non serve una licenza. Le parafarmacie possono vendere farmaci da banco (SOP, ovvero farmaci Senza l’Obbligo della Prescrizione medica). Ad esempio, il Moment, l’aspirina, il paracetamolo. Attenzione, deve comunque essere un farmacista a venderti il farmaco, non un commesso qualunque.

6) Idem per la grande distribuzione. Se Coop o Esselunga volessero vendere farmaci, dovrebbero assumere dei farmacisti, usare una porzione del negozio e metterci un banco con dietro un farmacista che vi da i farmaci. Anche per una “semplice” aspirina.

Per difendersi, i farmacisti titolari invece tirano spesso fuori la storiella della grande distribuzione che metterebbe i farmaci sugli scaffali, con le commesse che ve li passano alla cassa. Ma non è vero, pura menzogna propagandistica (ma una menzogna ripetuta tante volte, specialmente in TV, diventa verità).

7) I farmaci di fascia C non sono il moment e l’aspirina, come dice Facci. Come detto, quelli sono farmaci da banco. E i farmaci da banco sono già in vendita presso le parafarmacie perché non serve la ricetta. I farmaci di fascia C invece sono quelli con ricetta ma a totale carico del cliente. Cioè, lo stato non sussidia, non scuce un euro per un farmaco di fascia C (a parte per i grandi invalidi di guerra, che ormai sono rimasti in pochini).

8 ) Come giustamente dice Facci: per il Viagra e il Cialis, moltissime farmacie non chiedono la ricetta per fare più soldi. Nella farmacia dove lavora mia moglie ho assistito più volte a litigi con il cliente che sosteneva “nell’altra farmacia me lo hanno dato, come mai voi chiedete la ricetta?”


9) Poi ci sarebbe da parlare delle farmacie comunali. Farmacie ma di proprietà del comune. Che ovviamente ha un conflitto di interessi grosso come una casa, in quanto regola la pianta organica e possiede farmacie. Ma lasciamo perdere per ora, non mettiamo troppa carne al fuoco. […]”

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18 Comments » 18 Responses to La casta dei farmacisti spiegata punto per punto

  1. Dexter on gennaio 13, 2012 at 11:19

    Ritengo che aumentare il numero di farmacie non sia una liberalizzazione.
    Sarebbero comunque a numero chiuso, controllate dallo stato, protette dallo stato.
    Inoltre per legge è possibile fare sconti su farmaci di fascia C ? Se non è possibile, vuol dire che non c’è competizione tra farmacie.

    E’ possibile per gli edicolanti fare sconti sui quotidiani e gli altri giornali ? Non credo proprio, dunque vuol dire che non ci può essere competizione tra edicolanti.
    Lo stesso per tutte le categorie tutelate dallo stato che vendono prodotti con prezzi imposti.

  2. Frank77 on gennaio 13, 2012 at 16:18

    Dexter guarda che sui farmaci di fascia C gli sconti si potranno fare.

  3. fabristol on gennaio 13, 2012 at 19:10

    Per Dexter

    Meglio di niente. Certo i prezzi dei medicinali sicuramente saranno bene o male controllati statalmente e anche il numero delle licenze. Diciamo che è una liberalizzazione della professione per dare più lavoro ai neolaureati farmacisti che non sono figli di farmacisti. E ce ne sono migliaia e molti sono scappati all’estero. Qui in UK ne ho conosciuti moltissimi che a causa della mafia dei farmacisti italiani ora sono costretti a stare all’estero. E non vogliono più tornare anche perché si guadagna benissimo qui!

  4. […] privilegi. In Italia abbiamo i tassisti con le tariffe più alte d’Europa; le farmacie con costi esorbitanti, personale che si crede parte della Trinità ed un sistema sostanzialmente chiuso …; inoltre la riforma consentirebbe ai negozi di rendere il proprio orario flessibile ed ai benzinai […]

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  5. Dexter on gennaio 14, 2012 at 13:00

    Sono d’accordo che è meglio di niente, ma è un semplice aumento dei farmacisti, tutto qui, non una completa liberalizzazione. Taxi idem. Rimangono gli ordini e il numero chiuso.

  6. Claudio on gennaio 16, 2012 at 22:45

    Grazie per l’articolo, interessante.

  7. valerio on ottobre 25, 2012 at 22:22

    marito di una dipendente…rosica…

  8. peppe on novembre 5, 2012 at 13:00

    valerio… Che commento di nulla… Io sono farmacista dipendente.. E dire rosico non lo trovo proprio azzeccato. Ci spacchiamo in due per prendere una laurea che non è seconda a medicina per impegno e difficoltà ( avranno anche una anatomia e fisiologia piu grossa della nostra ma per farmacologia chimica farmaceutica ecc ecc non siamo secondi a nessuno) per poi avere uno stipendio da commesso d’abbigliamento. La farmacia è un’azienda e come tale ha dei rischi, è giusto che il titolare guadagni di più. Ma il divario tra titolare e dipendente, presa in considerazione la responsabilità , é imbarazzante. La mia farmacia ( non centrale in una citta di 60k abitanti ) fattura 15 MILA euro al GIORNO con 4 farmacisti dipendenti, un aiuto e un’impiegata in amministrazione. Noi prendiamo 1400 euro netti. Il titolare non so di preciso ma s’è costruito un impero immobiliare , barche , case all’estero.. E possiede DUE farmacie ( una sua moglie ) . Non credo che pagarci 2500-3000 euro al mese ( come la media europea) lo faccia fallire.

    IL fatto è che la farmacia é mafia politica, studiare sta diventando uno spreco. E quando la bolla scoppia poi sono giorni neri per tutti.

  9. Davide on novembre 20, 2012 at 00:53

    Sono un farmacista non titolare per chiarire e vorrei mettere in chiaro un punto. La situazione in Italia sulle farmacie non cambierá né con un aumento del numero delle farmacie né con gli sconti sui farmaci. Stiamo parlando di un sistema che é stato saturato dai farmacisti titolari stessi che altro non fanno che dettare legge e decidere le regole del gioco che risultino essere sempre a loro vantaggio. La nascita delle parafarmacie ha buttato a terra ancora di piú la nostra professione e l’abbassamento del quorum ha permesso che le nuove farmacie tocchino sempre agli stessi, cioé titolari di farmacie rurali che in tutte le forme di concorsi hanno sempre il punteggio più alto, pensate realmente che un dipendente anche con 20 anni di esperienza possa competere ad un concorso? E sinceramente se mi dessero 2500-3000€ di stipendio al mese il problema di aprirmi una farmacia non me lo porrei nemmeno perché di certo non mi andrei a prendere rogne continue sulla gestione, tasse e bollette varie. Se si vuole cambiare bisogna che noi dipendenti facciamo sentire la nostra voce in modo che si aprino nuove possibilità di lavoro, come il farmacista di reparto, figura che potrebbe affinacare un medico in reparto studiando la terapia piú giusta per il malato,visto che facciamo degli studi accurati sulla farmacologia. Questa é la realtà

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  11. non figlia di on novembre 10, 2013 at 20:35

    Sentirsi dire da un figlio titolare, che a lui non piace stare dietro al banco, se vuole il padre può mettere un dipendente e può eventualmente VENDERE licenza e farmacia perché la farmacia è una impresa privata e solo il 25% è pubblica. E che è giusto che chiunque per questione di salute pubblica non possa aprirla senza concorso (però la può comprare… :-0 ) non ha prezzo! (In) coerenza allo stato puro.
    La sfacciataggine è continuata quando per quanto riguarda i medici di medicina generale giusto che non cedano i propri pazienti e che sta a noi cambiare le cose che non vanno. La tipa in questione è di Catania. Ho detto tutto. Al di là di quello è anche vero che da buoni italiani, ci lamebtiamo ma non facciamo- quasi- niente per cambiare le cose. O subiamo in silenzio per paura di estorsioni oppure cerchiam di unirci e farci sentire. Il problema è che la stessa legislazione farmaceutica è gestita da farmacisti compiacenti. Iniziamo a far sentire la propria voce, facciamo una raccolta firme, lanciamo una petizione.
    Un ultima domanda? Quale norma del codice civile permette che l’enpaf ti obblighi a pagarw un contributo di solidarietà che non ha alcun valore previdenziale e NON PUÒ ESSERE DEDOTTO FISCALMENTE?

  12. non figlia di on novembre 10, 2013 at 20:45

    Il problema non è solo la liberalizzazione MA LA CESSIONE DI UNA LICENZA.
    SE CHI PER LUI PER PRIMO HA VINTO UN CONCORSO PUBBLICO COSÌ DOVREBBE L’EREDE AL TRONO.Che il titolare venda la struttura e alla sua età della pensione o morte, la farmacia diventi una semplice parafarmacia.E l’erede concorra a concorso pubblico per acquistare la nuova licenza.
    Poi conoscendo come vanno le cose in questa nazione è facile immaginare come vengano pilotate le eventuali vincite delle licenze per l’erede. Ma di fatto in maniera non autorizzata per legge. TIRIAMO FUORI LE UNGHIE E FACCIAMOCI SENTIRE MAGARI TRAMITE RACCOLTE FIRME TIPO CANGE.ORG

  13. […] di proseguire idealmente il percorso riformista intrapreso dai vari governi negli ultimi anni. Farmacista: il numero chiuso e l’esame di Stato per l’accesso alla professione di farmacista avevano senso […]

  14. […] Farmacista: il numero chiuso e l’esame di Stato per l’accesso alla professione di farmacista avevano senso quando questi avevano il compito di produrre medicinali; oggi, non potendo sostituirsi al medico nelle prescrizioni, il farmacista è quasi esclusivamente un rivenditore, ma continua a rappresentare un punto di riferimento per il cliente e, soprattutto nei piccoli paesi, per l’intera comunità. Infine, sebbene il decreto Bersani abbia reso possibile l’apertura di parafarmacie e spazi dedicati nei centri commerciali, entrambi i punti vendita richiedono la presenza di un farmacista competente, che impedisca al consumatore di esporsi all’eccessivo consumo di farmaci spinto dalla tendenza all’autodiagnosi o dalla pubblicità. Per riformare coraggiosamente questo settore, sarebbe indispensabile stabilire la liberalissima uguaglianza dei punti di partenza, eliminando il diritto di trasmissione della professione per linea familiare e la legge dell’embrione del farmacista, secondo la quale se un farmacista muore prima che nasca suo figlio, già in gestazione, la licenza passa di diritto all’embrione di suo figlio, che può mantenere la gestione dell’esercizio se acquisisce l’idoneità. Secondo, bisognerebbe ridurre il numero di medicinali soggetti a prescrizione medica, proseguendo così con il delisting già intrapreso dal Governo Monti che ha sottratto alle farmacie il monopolio sulla vendita di prodotti di largo consumo. […]

  15. pax on gennaio 30, 2015 at 10:35

    ma quindi se c’è una farmacia in vendita e io non ho la laurea in farmacia, posso comunque acquistarla mettere un direttore di farmacia e avere il tempo di 10 anni per laurearmi in farmacia?

  16. giuseppe on agosto 29, 2015 at 11:08

    A parte prendere una laurea come tutti , compreso i figli dei farmacisti, che nascono senza il problema dell’inserimento nel mondo del lavoro. Nella mia città di meno di 50 mila abitanti ci sono circa 12 farmacie che :sono a numero chiuso e non si fanno concorrenza sui prezzi, chiedono anche fino all’ultimo cent , sono sempre piene di persone ., non hanno problemi economici in quanto non ne conosco una che non sfoggi una vettura costosa o si sappia come in tutte le cittadine che possiedano 10 immobili ..E come mai non danno spazio ai tanti laureati senza lavoro ..Sarà un segreto , più una vergogna se si vuol essere civili.

  17. Dominic on settembre 22, 2016 at 14:36

    “Naturalmente, il futuro dottore in medicina non può gestire in prima persona la farmacia (e ci mancherebbe)…”

    Il farmacista NON è laureato in medicina,ma in farmacia,quindi NON è un MEDICO e quindi non è dottore in medicina,ma appunto in farmacia!
    Inoltre alcuni farmacisti (che vanno distinti dal commesso/a di farmacia,ora sempre meno presente) sono talmente duri che sembrano rintronati e non capiscono mai al volo cosa vuoi o cosa vuoi dire perché intenti a distribuire scatole come semplici commessi e non certo come specialisti di qualche cosa.Nella farmacia in cui mi servo da oltre dieci anni non hanno ancora imparato il mio nome,ci vado solo perché è vicina.I veri farmacisti (quelli che preparavano medicinali o farmaci) non esistono più da temp tipo quelli che anche senza prescrizione medica (in quanto loro stessi non potrebbero prescrivere nulla),riuscivano a consigliarti qualche farmaco e farti guarire (a me è accaduto molti anni fa per problema cutaneo,poi risolto).

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