Made, built, and run in Scotland

gennaio 16, 2012 3 Comments
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Sono un indipendentista soprattutto per il fatto di essere un libertarian. Al netto delle sacrosante motivazioni storiche e culturali, penso che un Veneto indipendente e aperto al libero mercato internazionale potrebbe avere un’infinità di vantaggi che adesso all’interno dello stato italiano si sogna. Alesina, Spolaore e Wacziarg hanno scritto un paper, Economic Integration and Political Disintegration, e successivamente Alesina e Spolaore un libro, The Size of Nations, che in pratica dice che in un’economia globale nella quale il libero scambio non è così ostacolato, gli stati più prosperi e nei quali i cittadini stanno meglio sono quelli piccoli. Inoltre, dal punto di vista libertarian, una esponenziale disintegrazione politica si avvicina a quella secessione individuale che teoricamente piace ai libertari. Molti libertarian, e io tra questi, ritengono, paradossalmente, che la nascita esponenziale di molti stati sia la migliore occasione per tendere al libertarismo. Da una parte lo Stato Unico Mondiale dove tutto è centralizzato e deciso dall’alto, dall’altra parte centinaia o migliaia di stati che si fanno concorrenza tra loro. Stati tra i quali scegliere quello nel quale ci si trova meglio e nei quali la delega democratica non è così accentuata proprio in virtù della limitatezza territoriale e di popolazione.

Per questo quando ci sarà un eventuale referendum per l’indipendenza del Veneto (io vengo dal Veneto e ho il diritto di voto in Veneto) metterò la mia croce senza dubbio sul SI.

Per gli scozzesi questa opzione potrebbe essere molto reale. Gli scozzesi potrebbero scegliere l’indipendenza nel 2014. Il primo ministro scozzese Alex Salmond ha rispedito al mittente le pretese di Londra, seconda la quale solo un referendum che partisse da Londra avrebbe validità legale. Salmond ha detto che il referendum sarà indetto e fatto in Scozia, con buona pace del Regno (forse ancora per poco) Unito. Quando si parla di indipendentismo si rischia di cadere in falsi luoghi comuni principalmente perché siamo abituati ad associare le spinte indipendentiste con un preciso partito politico italiano il cui colore è il verde e la cui politica xenofoba oscilla dal blando (blandissimo) autonomismo quando è al governo a occasionali sparate secessioniste quando è all’opposizione. Un occhio più distaccato vedrebbe però che in giro per l’Europa i partiti indipendentisti sono ben altra cosa e non necessariamente xenofobi; per esempio L’SNP,  il partito del primo ministro scozzese, è di centrosinistra (una specie di PD scozzese), Veneto Stato invece (due parole un programma) è di area liberale e è guidato da persone che non sono capipopolo populisti ma da professori universitari, imprenditori e veneti pragmatici che sono stanchi di sopravvivere a stento dentro il contenitore italiano.

Il caso scozzese mi piace perché Salmond ha ribadito che una popolazione ha tutto il diritto di decidere del proprio destino senza domandare e demandare ad altri. Trovo che la sua risposta (“made, built, and run in Scotland“) a Michael Moore, il Segretario di Stato per la Scozia, sia sacrosanta. Tornando al caso italiano, dopo aver visto questo sondaggio mi sono convinto che per Veneto Stato sia solo una questione di marketing, ossia di farsi conoscere dall’elettorato veneto portando una proposta seria e metà del lavoro sarà fatto. Altra riflessione è che le regioni meridionali italiane hanno un indice di indipendentismo molto più basso di quelle settentrionali. Amore per l’ideale di unità della penisola italiana o paura di perdere il flusso di denaro che da nord si dirige a sud? Un fatto interessante però è che la Scozia che brama così tanto l’indipendenza non è la zona più ricca del Regno Unito e una volta ottenuta l’indipendenza dovrà camminare con le proprie gambe senza aiuti provenienti da sud. Questo ci insegna che anche popolazioni non economicamente floride possono non avere paura, o averne relativamente, di non ricevere sovvenzioni. Secondo il mio parere è questione di cultura. Purtroppo per la Magna Grecia italiana la cultura dell’assistenzialismo è predominante da tempo immemore.

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3 Comments » 3 Responses to Made, built, and run in Scotland

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  2. [...] Made, built, and run in Scotland 16 gen 2012 ⋅ by pnv ⋅ in editoriali, temi internazionali ⋅ 0 Comments Tweetgovernment,politics news,politics news,politics Tratto da LibertariaNation.org [...]

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  3. Gabriele on gennaio 25, 2012 at 22:42

    io penso che lo stato nazionale abbia fatto ormai abbondantemente i suoi danni e che mostri limiti sempre più evidenti; figuriamoci uno stato-”regionale” (ma perché non a dimensione provinciale, o comunale?). =)

    Di qualsiasi area siano, trovo che i regionalismi siano oggi un ostacolo su un piano più concreto (pensando anche solo ai 27 stati EU con 27 eserciti nazionali, per non parlare di economia o immigrazione o altro), oltre che una illusione.

    Io sono per gli Stati Uniti D’Europa; per un’Europa federale, libera e democratica; obiettivo che a quanto vedo comunque è inevitabile – a meno di volerci suicidare, che rimane un’opzione ma non credo sia la migliore. Si tratta di vedere come arrivarci: in modo burocratico e dirigista, oppure democratico e voluto dai cittadini europei come risposta alle nuove dimensioni dei problemi e delle sfide da affrontare?

    La Padania-stato, il Veneto-stato, Grosseto-stato non mi sembrano risposte praticabili ai problemi che oggi abbiamo di fronte, sempre più di livello trasnazionale e almeno almeno europeo.

    Ciò non toglie che il principio di sussidiarietà, orizzontale e verticale, abbia sembre un senso: lo stato arretra dove la cd. big society può far da sola, e distribuisce i compiti ai livelli di governo che sanno rispondere efficientemente a questioni specifiche: ecco, nessuno propone (spero) l’ente europeo per la raccolta dei rifiuti, che a liv. locale è gestita dignitosamente, ma magari un pensierino su difesa e politiche economiche e altro ce lo farei.

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