Tra gli orrori del corporativismo anche lo sterminio dei neuroni

gennaio 19, 2012 1 Comment
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“Sui farmaci temiamo il consumismo farmaceutico, meglio un farmacista che consiglia piuttosto che la filosofia del vendere tanto per vendere. Il Chile di Pinochet era la stessa cosa: nelle farmacie cilene si vendevano due scatole di antibiotici al prezzo di uno. E’ la ricetta dei Chicago Boys di Friedman.”

Pietro Ferrero, Rifondazione Comunista

Il titolo è una citazione da un post di Phastidio.net da dove riportiamo anche la bella frase di Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista che abbiamo messo all’inizio del post. Una frase che sembra tratta da un film di fantascienza distopica ma che è, purtrorppo, vera. Una frase nata dall’humus culturale italiota che porta a dimenticare buon senso, logica e migliaia di tassisti incazzati a bloccare il traffico di Roma.

Ci sono due processi mentali che non “attecchiscono” in certe menti nostrane: il primo riguarda il concetto dell’equilibrio della domanda-offerta e il secondo riguarda la competizione.

Per spiegare questi concetti così alieni immaginatevi questa scena tratta da un universo parallelo. In questo mondo diverso ma così vicino a noi allo stesso tempo migliaia di fiorai sono scesi in piazza e hanno bloccato le vie di Roma. La ragione? Il governo ha deciso di aumentare il numero di licenze che lo stato concede ai fiorai, da 10000 a 20000. Non solo ma da oggi in poi le tariffe minime per comprare le rose saranno eliminate. I fiorai scendono in piazza al grido di “aumentare il numero delle licenze ci manderà in lastrico!“; “non c’è spazio per tutti, siamo già troppi.”

Le associazioni di categoria poi lamentano il fatto che togliere le tariffe minime alla vendita di rose significa fare un danno ai clienti perché «è a rischio la qualità del lavoro offerto» e «non si può far leva sulla crisi per svendere la bellezza». Il Farwest delle rose, titolano i giornali riportando i commenti dei vari politici che lamentano una preoccupante mancanza di regole per controllare il mercato dei fiori.

***

OK, credo che vi sia entrato in testa il concetto che volevo far passare: l’assurdità delle reazioni delle categorie si può notare solo quando si fanno paralleli a cui non siamo abituati. Il corporativismo dei fiorai (forse) non esiste e quindi è più facile vedere la fallacia degli argomenti della categoria colpita dalle decisioni governative dell’universo parallelo.

L’argomento del numero di licenze è assurdo perché il numero necessario di tassisti non viene deciso dallo Stato, dalla lobby o da Babbo Natale ma dai clienti. Se i clienti sono abbastanza per nutrire tot tassisti allora ci saranno tot tassisti. Si chiama processo di domanda-offerta e il resto dei lavoratori lo conosce bene compresi i fiorai, i venditori di abiti, scarpe, dischi, auto, animali ecc. Tra l’altro tassisti e farmacisti devono ringraziare che le loro tariffe e i prezzi dei farmaci sono stabiliti o controllati dallo stato e quindi sotto un certo tot non si può andare. I poveri fiorai non hanno questo privilegio e infatti stanno morendo di fame insieme ai venditori di elettrodomestici e automobili (giusto?). Se il mercato richiede 50000 taxi per Roma ci saranno 50000 taxi. A questo punto però qualcuno potrebbe dire che anche se il numero aumenta le tariffe potrebbero diminuire così tanto che i tassisti di oggi potrebbero perdere il lavoro. Ma il mercato non è cieco e i futuri pretendenti alla licenza potrebbero farsi un po’ di calcoli prima di entrare nel business perché magari il gioco non vale la candela. Esattamente quello che hanno capito i fiorai, i macellai, i fruttivendoli e i venditori di scarpe e di dischi. Si arriva ad un punto di saturazione per cui non vale più la pena aprire un altro negozio di fiori perché il mercato non lo consente. La gente non è stupida e prima di tuffarsi in un mercato inflazionato si fa due calcoli. E poi esistono “nicchie” di mercato diverse. Ovvero tassisti che si specializzerebbero solo per il centro storico, altri solo per l’aeroporto, altri ancora per distanze più lunghe.

Quello che non entra in testa all’italiano medio quindi, e qui veniamo al secondo processo mentale alieno, è il concetto di competizione. Gli italiani vogliono avere la vita facile, vogliono che qualcuno dall’alto gli protegga l’orticello. Il corporativismo è intrinsecamente legato al familismo nostrano: famiglia allargata che contiene amici e amici degli amici al di sotto delle ali protettive di un capo famiglia. E chi si ribella viene sistematicamente gambizzato come sta succedendo in questi giorni con i tassisti che non hanno aderito allo sciopero minacciati dagli scioperanti, arrivando perfino alle mani. In Italia non esiste il lone wolf, il cane sciolto che punta al successo personale per raggiungere le proprie ambizioni. Dalla scuola fino al lavoro chi è fuori dal coro viene sistematicamente invitato con le buone o con le cattive a fare un passo indietro.

Ed è tutto lì, nelle parole di un comunista qualsiasi come Ferrero: “Sui farmaci temiamo il consumismo farmaceutico, meglio un farmacista che consiglia piuttosto che la filosofia del vendere tanto per vendere.

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1 Comment » One Response to Tra gli orrori del corporativismo anche lo sterminio dei neuroni

  1. Frank77 on gennaio 19, 2012 at 13:07

    Solo in Italia possiamo avere i comunisti che difendono la casta dei farmacisti.

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