La verità dietro le liberalizzazioni dirigiste di Monti

gennaio 24, 2012 No Comments
By

Credo che tutti come me vi siate svegliati in un mondo diverso quest’inizio si settimana: un’Italia finalmente libera dai lacci e lacciuoli, dalle caste e dalle lobby, con tanti soldi in tasca e meno tasse. Insomma un mondo nuovo. Questo a leggere i giornali allineati all’asse Montecitorio-Quirinale ovviamente. Ma qual è la verità sul decreto liberalizzazioni del Governo Monti?

Qua su un sito che fa del libero mercato la sua bandiera più alta ovviamente dobbiamo fare la parte del diavolo e criticare pesantemente quello che in realtà pare essere un pastrocchio all’italiana condito con tante bugie. Vediamo allora qual è la verità dietro alle “liberalizzazioni dirigiste” di Monti, le tante cose negative e le poche cose positive.

Parti del decreto negative

Farmacie. Incominciamo con le cosiddette “liberalizzazioni” delle categorie come farmacisti e tassisti. Per prima cosa, come abbiamo visto la neolingua ci ha abituati a salti logici che hanno del grottesco: abbiamo visto una tassa venir chamata “contributo di solidarietà” per nascondere l’aspetto forzoso del processo della tassazione; abbiamo sentito dire che “evadere non significa evadere ma rubare”. Oggi grazie al Signor Monti nel dizionario della neolingua potremmo inserire anche che “una liberalizzazione è l’aumento delle licenze consentite dallo Stato”. Noi che non abbiamo ancora perso il cervello nell’oceano di stupidaggini propinateci dallo Stato sappiamo che liberalizzazione significa “significa concorrenza tra più soggetti in un sistema dettato dalle regole del mercato e dei propri attori e non più da regole statali”.

Aumentare il numero di licenze non significa quindi liberalizzare, significa anzi aggiungere altri nella spartizione della torta. Inoltre significa aumentare il potere contrattuale delle caste dei tassisti e dei farmacisti includendo “nuove truppe” da utilizzare per nuove battaglie future. Infatti quando forse qualcuno tenterà di toccare di nuovo le regole sui taxi e le farmacie ci troveremmo di fronte al doppio di tassisti nelle strade e al doppio dei farmacisti. Liberalizzare significa eliminare il numero di licenze massimo, limitare l’ereditarietà della professioni da padre a figlio con esami di accesso più seri, abrograre le tariffe e i lacci sindacali e statali su queste professioni.

Da questo ne escono male le parafarmacie, quel pastrocchio tutto all’italiana inventato per non toccare la casta dei farmacisti ma per dare un po’ d’aria ai giovani laureati in farmacia e CTF.

Taxi. Come sopra ma per di più il Governo ha ceduto ai tassisti delegando la decisione se aumentarle (sottolineamo il se) all’Autorità per i Trasporti regionale. Saranno i sindaci a decidere se aumentare oppure no le licenze. Assurdo quindi parlare di vittoria del governo contro la casta dei tassisti. E’ stata un vittoria bella e buona dei tassisti!

Notai. Appena 500 licenze in più (in tutta Italia!). Giusto per accomodare i figli dei notai tuttora esistenti.

Benzinai. La parte sui carburanti poi è lungi dall’essere una liberalizzazione. E’ semplicemente un modo per lo stato di “impicciarsi” tra i benzinai e i petrolieri che al contrario di quanto possa sembrare creerà solo problemi a lungo termine perché non lascia libertà contrattuale tra le due parti. Il decreto sui distributori infatti prevede che i benzinai dopo aver concordato con la compagnia petrolifera l’esclusiva possano approvvigionarsi e fare un contratto con un’altra compagnia, dopo che la prima aveva investito capitale nella costruzione e manutenzione della stazione.

E tutto questo per spostare le colpe del costo della benzina alle compagnie petrolifere quando abbiamo visto che più del 50% del costo della benzina deriva dalle tasse che lo stato impone! Come da manuale: lo stato mette catagorie di cittadini in contrasto quando l’unico che ha creato i problemi e ne approfitta da questa situazione è lo stato stesso.

Parti positive e che vanno nella direzione giusta.

Abrogazione tariffe minime. L’unica nota positiva in tutto questo è l’eliminazione delle tariffe minime e massime per le categorie professionali, ma questo faceva già parte del pacchetto liberalizzazioni di Bersani di anni fa che non fu mai applicato (a questo punto l’unico vero liberalizzatore degli ultimi anni della storia repubblicana nonostante sia di un partito di centro sinistra). Quindi il signor Monti non si è inventato assolutamente nulla.

Eliminazione orari di apertura e saldi. Nella buona direzione invece va l’abrogazione degli assurdi orari di apertura decisi dallo stato con la complicità dei sindacati e l’eliminazione del periodo obbligatorio di saldi.

Vorrei ricordare poi che la natura conservatrice e per niente coraggiosa di questo decreto verrà ancor più “falcidiata” dal passaggio alle camere dove i partiti faranno di tutto per tagliare, trovare compromessi per distruggere quelle poche cose buone del decreto. Infatti il 70% dei parlamentari fa parte delle categorie che verranno colpite dall’eliminazione delle tariffe minime e massime, leggi avvocati e notai, e faranno di tutto per ammorbidire gli unici passaggi veramente liberalizzatori.

Dopo questo decretino all’italiana quello che ne esce fuori è un paese dove lo stato è sempre più presente e dirige più che mai e dove la torta dei privilegi è divisa con più persone. Ma di liberalizzazioni non se ne vede traccia.

Tags: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.