Offrire un servizio gratis è illegale per lo stato francese

febbraio 8, 2012 18 Comments
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Se avevate ancora dubbi sul carattere altamente predatorio e ingiusto dello stato questo episodio potrebbe farvi ricredere. In Francia una corte di giustizia ha decretato che Google Maps ha assunto una posizione di dominanza sul mercato della cartografia perché è… gratis. A discapito ovviamente delle società di cartografia locale come la Bottin Cartographes che ora di dice soddisfatta della multa dell’antitrust di 500.000 euro che Google Maps dovrà pagare. Questi 500.000 euro sono i danni agli introiti che la Bottin ha dovuto subire (?) – mi ricorda i danni per i mancati introiti che le case discografiche chiedono per lo scambio di file su internet.

Il libero mercato riesce a creare prodotti gratis e lo stato lo considera illegale. Quando noi freemarket anarchist spesso diciamo che il libero mercato abbassa i prezzi e che può offrire prodotti perfino gratis – una cosa inimmaginabile fino a qualche decennio fa, una rivoluzione della società umana che solo il libero mercato può offrire –  ovviando a tutti i problemi che una società senza stato potrebbe andare incontro, veniamo derisi come idealisti, utopici, perfino estremisti.

Eppure guardatevi intorno, sono migliaia i servizi che vi vengono offerti gratis ogni giorno: dalla TV commerciale (per poi dover pagare il pizzo del canone allo stato) ai programmi di internet come i freeware e opensource; da Firefox con cui sto scrivendo a Linux; da Google Maps all’uso dei satelliti per il GPS ecc. ecc. Sono ormai innumerevoli poi i prodotti che sono entrati nell’uso comune grazie all’abbattimento dei prezzi (evitate come la peste i socialisti che ad ogni nuovo progresso scientifico e tecnologico dicono sempre: è un prodotto solo per ricchi). Tutto questo grazie al libero mercato nonostante il continuo incessante intervento dello stato che ci mette lo zampino per salvare i suoi amici che vogliono avere la vita facile con i loro monopoli.

Oggi più che mai possiamo dire che lo Stato rappresenta una sola enorme mafia grazie alla quale certe persone o gruppi cercano aiuto per eliminare la concorrenza sgradita.

 

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18 Comments » 18 Responses to Offrire un servizio gratis è illegale per lo stato francese

  1. Snem on febbraio 8, 2012 at 09:31

    Non credo che in Francia sia illegale dare servizi gratis. La legge antitrust impone multe a chi si approfitta della propria posizione dominante sul mercato per eliminare la concorrenza, con l’obiettivo del monopolio. Se l’offrire un servizio gratis è uno strumento per eliminare la concorrenza (questo bisogna dimostrarlo in tribunale), allora ci sono i margini per applicare la legge.
    Credo che sia chiaro a tutti che i monopoli e i cartelli sono dannosi, o no? 😀
    Riassunto: multa per evitare il monopolio, non per offrire un servizio gratis.
    Il titolo ed il principio del post sono per lo meno imprecise (è un eufemismo), per questo le conclusioni sono assurde.

  2. Boston on febbraio 8, 2012 at 12:54

    Hai portato dei buoni argomenti.
    Che cosa pero´ impedisce effettivamente di pensare
    che il giudice francese ha usato la posizione dominante come pretesto , a favore della societa´ francese ?

    Sappiamo come sono protezionisti i francesi che impediscono ai concorrenti stranieri di entrare in Francia . La societa´ concorrent di Goggle Maps guarda caso e´ francese!

  3. vaaal on febbraio 8, 2012 at 13:00

    se come monopolio intendete dire che c’è un unico provider di servizi che offre la sua roba gratis, impedendo ad altri di offrire la stessa roba a pagamento, qual è il problema del monopolio?

  4. fabristol on febbraio 8, 2012 at 13:59

    Per Snem

    non so se ho parlato con te in passato dell’argomento monopoli. In qualsiasi modo ne parlerò anche qui: il monopolio nonè di per se stesso un male se questo monopolionasce naturalmente e non forzato dallo stato. Ci sono servizi che solo una compagnia può offrire (tecnologia, organizzazione ecc.). Questa cosa della paura matta dei cartelli e dei monopoli è una cosa tipica dei paesi socialisti che hanno la coda di paglia sull’argomento liberista. Nel senso che vogliono apparire liberali e allora si inventano questi pretesti per intervenire ulteriormente sul mercato quando non si rendono conto che il problema è alla radice.
    Il titolo è azzeccato invece: perché il giudice si è totalmente inventato l’accusa di monopolio pur di intervenire a favore della compagnia francese. Il monopolio non c’entra assolutamente nulla, quello che rode alla Bottin è che il servizio è gratis.

  5. fabristol on febbraio 8, 2012 at 14:02

    Google non impdesice a nessuno di fare lo stesso servizio suo. Come si può accusare Google di volere fare monopolio?? Con quali mezzi? Dinamitardi? usando lo stato come fa Bottin? Oppure con mazzette agli eventuali competitori? Se non c’è nessuno che offre lo stesso servizio cosa deve fare Google per la legge francese? Fare beneficenza e regalare soldi a tutti i cartografi francesi e dire: “Mi spiace se sono il migliore e voi non fate un cazzo dalla mattina alla sera chiedendo aiuto allo stato. Ecco a voi una percentuale dei miei guadagni.”

  6. Stefano on febbraio 8, 2012 at 14:11

    Vi consiglio di leggere “la religione dell’antitrust” pubblicato da IBL libri prima di discutere di antitrust.

    L’antitrust è una normativa che si basa su presupposti logici meno che fragili, laddove molta discrezione viene lasciata in mano agli agenti giudicanti. Esistono concetti come “potere di mercato” e “barriere all’ingresso” che non sono per niente chiari come si vorrebbe far credere.
    In questo caso particolare, si tratta semplicemente di aziende che, incapaci di operare in un sistema concorrenziale, si prendono la rivincita sulle rivali tramite il sistema giudiziario. L’antitrust in questo caso procede a condannare aziende efficienti perché sono efficienti: ci sono casi storici di aziende come l’Alcoa o la Standard Oil che furono penalizzate semplicemente perché avevano avuto successo. Secondo questa retorica, Google è colpevole semplicemente perché invece di chiedere soldi ai consumatori direttamente li chiede per gli spazi pubblicitari.
    E’ solo un’altra misura protezionista e nient’altro.
    L’antitrust ragiona in condizioni cronostatiche, immaginando che Google et similia siano nate da un giorno all’altro e abbiano offerto quel servizio da un giorno all’altro senza essere partiti dalla “gavetta”.

    Il vero monopolio, quello davvero pericoloso, è il monopolio legale, per il quale lo Stato garantisce l’assenza di concorrenza a priori per legge.

  7. Astrolabio on febbraio 8, 2012 at 14:52

    fai prezzi troppo alti? sei un monpolista e vai multato.
    fai i prezzi troppo bassi? stai facendo dumping e vai multato.
    fai i prezzi identici a tutti gli altri? c’è un cartello, vai multato.

  8. Snem on febbraio 10, 2012 at 10:30

    Wow, capisco sia un argomento “caldo” per i libertari, però vorrei solo far notare che il mio commento è solo una precisazione sull’uso del termine “illegale” nel titolo del post “Offrire un servizio gratis è illegale per lo stato francese”: visto che stiamo parlando di legge, bisogna essere precisi a livello legale. No morale, no politico. Quindi, per un momento non pensate cos’è giusto fare in questi casi e quali fini, politici o economici, hanno i soggetti coinvolti: qui si sta parlando delle “regole del gioco” in un posto chiamato Francia. Le leggi c’erano quando Google ha deciso di intraprendere un’attività economica in Francia: cominciato il gioco, deve seguire le regole, piaccia o no, antitrust compreso. Com’era? Dura lex sed lex. (E poi chissà, magari una legge simile ha impedito a Google di essere schiacciata quando era solo una startup da dormitorio)
    Riassunto: sentenza ingiusta? Può darsi, è soggettivo. Non ci piace l’antitrust ed il protezionismo? ok, ma è un altro discorso, politico, su cui potrei anche essere d’accordo. Il giudice è corrotto? Non dipende dalla legge, e poi sarebbe un problema anche in una società libertaria no? 😀
    Quello che non trovo corretto è partire da una sentenza che credo sia un’applicazione della legge antitrust per concludere che “offrire un servizio gratis è illegale per lo stato francese”, cosa generalmente non vera e quindi assurda. Per esempio, sarebbe stato corretto un titolo del genere:
    “Abusare della posizione dominante creando un danno alla concorrenza è illegale in Francia”, ma sicuramente sarebbe stato di minore impatto in questo sito 🙂
    Concludendo, non so se sia effettivamente andata così però è plausibile, se in Francia c’è questa legge, se c’è una causa, se c’è la prova e si dimostra durante il processo che Google ha usato lo strumento “offrire un servizio gratis” per danneggiare la concorrenza: cosa avrebbe dovuto fare il giudice se non applicare la legge?

    Fabristol non ha chiaro come Google possa abusare della sua posizione dominante offrendo un servizio gratis. Non ho letto le carte del processo, però posso immaginare il seguente scenario: Google (vale per qualsiasi impresa), approfittando di avere riserve economiche per X anni mentre la concorrenza ha risorse per Y<X anni, offre per Y anni un servizio gratis aspettando il fallimento (e danneggiando nel frattempo) la concorrenza, fino ad arrivare in una posizione di monopolio. Diventato un monopolio, Google può far pagare per il servizio un prezzo svincolato dalla concorrenza, a danno di tutti. Inoltre può usare il suo potere per stroncare la concorrenza sul nascere. Il suo unico merito è di partire in una posizione dominante nel mercato, la "gavetta" non è un argomento per giustificare l'eliminazione (totale, è importante) della concorrenza.
    Questo è quello che posso immaginare io che non sono esperto di finanza, etc.: figuriamoci cosa possono arrivare a pianificare i veri esperti con le risorse che ha Google.

    Detto questo, parliamo di politica 🙂 Si, la Francia è storicamente protezionista, lo è di più in questo periodo. Personalmente non mi piace il fatto che Google sia stata multata, trovo Google Maps un ottimo servizio e mi piacerebbe restasse gratuito. Un ultimo dubbio: è gratuità della licenza commerciale del servizio in questione in questo processo?

    Un saluto

  9. Stefano on febbraio 10, 2012 at 14:10

    Quote: “Google (vale per qualsiasi impresa), approfittando di avere riserve economiche per X anni mentre la concorrenza ha risorse per Y<X anni, offre per Y anni un servizio gratis aspettando il fallimento (e danneggiando nel frattempo) la concorrenza, fino ad arrivare in una posizione di monopolio. Diventato un monopolio, Google può far pagare per il servizio un prezzo svincolato dalla concorrenza, a danno di tutti. Inoltre può usare il suo potere per stroncare la concorrenza sul nascere. Il suo unico merito è di partire in una posizione dominante nel mercato, la "gavetta" non è un argomento per giustificare l'eliminazione (totale, è importante) della concorrenza."

    E' sempre la stessa storia: se Google fosse stata un'azienda inefficiente, probabilmente nessuno avrebbe protestato. Siccome, invece, Google nella concorrenza è riuscito a diventare un fornitore di servizi molto importante, al livello di permettersi di offrire dei servizi "gratis", allora tutti ce l'hanno con Google.
    Mi spiace dirlo, ma mi sembra che qui non sia chiaro come funziona il meccanismo di mercato: N aziende competono tra loro per guadagnare e incrementare la propria fetta di mercato. Fra queste, alcune, migliori di altre, hanno successo e riescono ad ottenere una posizione dominante nel mercato. Tuttavia tale posizione, lungi dall'essere garantita dallo Stato, è stata guadagnata faticosamente sul campo, cercando di attirare le simpatie dei consumatori. L'oligopolio è tale finché gli stessi consumatori lo garantiscono tramite le loro scelte: nel momento in cui uno o più competitor esterni cominciasse a guadagnare le loro simpatie, l'oligopolio scomparirebbe così come era nato.
    L'emblematico caso della Standard Oil, da tutti additato come il più grande c gestito secondo la normativa antitrust, dimostra chiaramente che le "barriere all'ingresso" sono una finzione: durante il periodo in cui la SO fu sottoposta al procedimento, la sua quota di mercato passò dal 90% al 60% a causa della concorrenza di altri settori di mercato o di aziende direttamente concorrenti.

    E' impossibile mantenere un monopolio vero se non si è protetti dalla concorrenza: L'idea di Snem di un Google che offre gratis il Maps per poi piazzarsi in un monopolio è impossibile a realizzarsi semplicemente perché Google non è protetto in alcun modo dall' ingresso di nuovi operatori.
    Inoltre, la concorrenza è benefica in quanto processo che consente ai migliori di emergere, non in quanto sistema che coinvolge un alto numero di operatori (modello della "concorrenza perfetta").

  10. fabristol on febbraio 10, 2012 at 19:14

    Per Snem

    “Per esempio, sarebbe stato corretto un titolo del genere:
    “Abusare della posizione dominante creando un danno alla concorrenza è illegale in Francia”, ma sicuramente sarebbe stato di minore impatto in questo sito.”

    Ma Snem come puoi dire una cosa del genere? Stai confondendo causa-effetto esattamente come il giudice francese vuole farci credere. Per prima cosa la causa di tutto in questa storia è il “servizio gratuito” mentre l’effetto è “la posizione dominante”. E’ come dire che la gravità funziona a causa della mela ceh cade dall’albero. E’ la gravità che fa cadere la mela non il contrario. Anche qui: è il servizio gratuito che crea la dominanza. Il danno esiste solamente nel momento in cui Google offre il servizio gratis. Se l’avesse fatto pagare il giudice non avrebbe avuto niente da dire. Sarebbe stata normale concorrenza di mercato. E’ proprio la gratuità che ha creato tutto il problema con la concorrenza.

    Secondo: non c’è alcun abuso da posizione dominanente logicamente e sei d’accordo pure tu con questo nel resto del commento. Google non fa assolutamente nulla contro gli altri, è semplicemente migliore degli altri. E’ una legge ingiusta, protezionista e ultranazionalista (ho a che fare col mercato francese per altre cose e ti posso assicurare che entrare nel mercato francese per una compagnia straniera è impossibile; altro che mafia! non puoi neppure avvincinarti al cliente). Abusare significa agire attivamente contro gli altri concorrenti con attività sleali o illegali.

  11. Dino on febbraio 17, 2012 at 18:11

    Post un po’ vecchio, ma spendo due parole a favore dell’antitrust.

    Di recente c’è stato il caso Google e Pagine Gialle, le indagini sono in corso.
    Praticamente queste due società si sono unite per offrire alle imprese la possibilità di creare il proprio sito web, il primo anno gratis, il secondo a pagamento.

    Il problema è che Google detiene il monopolio delle ricerche, di conseguenza potrebbe decidere (non è detto che lo faccia, ma chi può garantircelo visto che l’accesso ai sorgenti che usa Google è giustamente precluso?) di mettere al primo posto nelle ricerche i siti nati dall’alleanza con pagine gialle, a dispetto di quelli di altre aziende.
    Purtroppo però c’è anche l’aggravante, che pagine gialle fa siti pessimi. Pagine gialle è famosa per fare siti pessimi, e quando dico pessimi sto usando un eufemismo. Non è nemmeno una questione di gusti, sono proprio tecnologicamente arretrati, in un modo oggettivo. È come se si potessero fare le case in cemento e loro le stessero facendo di paglia, in un mondo fatto di tifoni, tempeste e venti fortissimi.
    In un certo senso approfitta del nome e dell’ignoranza in materia per vendere roba scrausa e malfunzionante.

    Questo è un danno per tutti:
    -per i consumatori perché non trovano quello che cercano, visto che i siti pagine gialle raramente si rivelano utili
    -per lo sviluppo tecnologico perché le aziende che fanno siti web bene, e che fanno vendere i proprietari, si ritrovano una quantità enorme di potenziali clienti convinti che il sito internet sia una truffa; e così arranca o chiude
    -le stesse aziende che fanno il sito con pagine gialle e google, anche se hanno la prima posizione sul motore e quindi la maggior parte degli accessi possibili, vendono di meno perché il loro sito non offre agli utenti quello che cercano e quindi non vendono (se voglio sapere se un dentista fa impianti e nel sito non c’è scritto, magari non chiamerò quel dentista e me ne cerco uno senza usare internet ma via passaparola. Quindi l’investimento del dentista per quel sito è buttato praticamente)

    Si potrebbe dire che se i risultati fanno schifo la gente cambia motore di ricerca, ma di fatto questo non succede se non dopo molto tempo perché siamo abitudinari.

    Il caso google in Francia non lo conosco, ma per quanto non sia di certo un sostenitore delle politiche socialiste Francesi, capisco che potrebbero esserci motivazioni logiche dietro la multa.

  12. vaaal on febbraio 17, 2012 at 19:36

    Google ha il diritto di organizzare il PROPRIO motore di ricerca come vuole, se le persone sono pigre per cambiarlo quando si rivela scarso peggio per loro.

  13. fabristol on febbraio 17, 2012 at 21:34

    Per Dino

    grazie del commento però non capisco molto bene come l’esempio delle Pagine Gialle si possa applicare al caso francese. Sono due cose molto diverse.

  14. astrolabio on febbraio 18, 2012 at 09:40

    vaglielo a dire a yahoo! che siamo abitudinari…

  15. Dino on febbraio 18, 2012 at 14:48

    @fabristol:
    che dai commenti sembra che l’antitrust è sempre inutile.

  16. fabristol on febbraio 18, 2012 at 15:47

    “@fabristol:
    che dai commenti sembra che l’antitrust è sempre inutile.”

    sì è quello che pensiamo. 😉
    Il tuo argomento infatti non mi ha convinto 🙂

  17. Dino on febbraio 19, 2012 at 17:52

    Allora sono ancora capace di comprendere il testo. Comunque non ho postato per convincere nessuno, solo per offrire un altro punto di vista.

  18. francesco on febbraio 19, 2016 at 21:39

    non si dice gratis ma pagato diversamente (per esempio attraverso la visione di pubblicita’)

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