L’invidia come motore delle società moderne

febbraio 9, 2012 3 Comments
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“L’intero Vangelo di Karl Marx può essere riassunto in poche frasi: odia l’uomo che si dimostra migliore di te. Non ammettere mai, in nessuna circostanza, che il suo successo possa essere dovuto alle sue capacità, non riconoscere mai il contributo produttivo che possa aver dato a tutta la comunità. Attribuisci invece sempre il suo successo allo sfruttamento, all’imbroglio, alla rapina più o meno …esplicita ai danni degli altri. Mai ammettere, in nessuna circostanza, che il proprio fallimento possa essere dovuto alla propria debolezza, o che il fallimento di chiunque altro possa derivare dai suoi difetti – dalla sua pigrizia, incompetenza, imprevidenza o stupidità.”

Henry Hazlitt, Freeman

Karl Marx è morto 129 anni fa ma la sua eredità memetica è rimasta in buona parte dell’umanità nonostante la caduta del Muro di Berlino e nonostante indossare le magliette col Che sia passato un po’ di moda ultimamente.

Marx lo puoi vedere dappertutto nella nostra società, lo puoi sentire in tantissime persone con cui parli ogni giorno, lo senti nella tua testa come quei piccoli diavoletti dei cartoni animati -perfino in quella di un libertario- e devi controbattere con la logica e il buon senso per non soccombere ai suoi ragionamenti. In futuro l’apporto memetico di Marx verrà equiparato nei libri di storia insieme a quello di Gesù Cristo e Maometto per quanto sia riuscito a sopravvivere alla sua morte e a inserirsi come un virus nelle menti degli uomini. Non sono abbastanza esperto di sociologia e storia da sapere se l’invidia sociale delle società umane sia aumentata dopo Marx. Quello che posso dire è che ha trovato uno sfogo organizzativo ottimale, uno schema, una struttura logica tutta sua che permette agli uomini di incanalarla in qualsiasi discussione e argomento.

Dice bene Hazlitt nella frase all’inizio del post: l’eredità di Marx è quella di averci lasciato una struttura mentale in cui l’invidia può lavorare al suo meglio. Il mondo si divide in sfruttati e sfruttatori e le sfortune dei primi sono da imputare ai secondi e le fortune dei secondi sono da imputare allo sfruttamento dei primi. Non c’è bisogno di essere marxisti per pensarla in questo modo, come dicevo questa forma mentis è entrata a far parte dell’uso comune e non ha più alcun collegamento ideologico col marxismo.

E quando ho sentito parlare tal Alessandro Robecchi (giornalista de Il Manifesto, Repubblica e Micromega) a Le invasioni barbariche non ho potuto che pensare alla frase illuminante di Hazlitt.

A Le Invasioni barbariche si parlava di tasse e nello specifico del blitz a Cortina di qualche settimana fa. In studio anche il grande Giorgio Fidenato che ha dovuto cercare di spiegare il libertarismo in appena due minuti subito sbeffeggiato dal tal Robecchi con argomenti da prima elementare. Fidenato ha fatto il meglio che poteva e sono felice che finalmente il libertarismo vada un po’ più mainstream. Ma purtroppo il protagonista della puntata è stato Robecchi con le sue argomentazioni superficiali e l’atteggiamento da sbruffone.

A parte frasi del tipo “fare propaganda è una cosa buona come pagare le tasse” mi ha incuriosito l’argomento infantile classico dell’ambulanza. Robecchi dice che se qualcuno si fa male arriva un’ambulanza gratis e la persona può essere curata gratis. Robecchi come la maggior parte delle persone al mondo pensa che i servizi dello stato siano gratuiti ma non si rende conto che lui come tutti gli altri cittadini paga allo stato per quella ambulanza più del 50% del proprio stipendio. Altro che gratis. Chissà quante ambulanze avremmo potuto chiamare con tutti i soldi che devolviamo ogni giorno per questo servizio. Per non parlare poi delle decine di associazioni di volontariato che fanno servizio di ambulanza gratis (queste sì!).

Ma è nella seconda parte che Robecchi dà il meglio di sé: “Paga le tasse e non rompere le palle”. Questo è il suo commento più illuminante sull’argomento tasse. Fa poi un commento interessante alludendo al fatto che un imprenditore quando va all’estero per cercare di avere successo lo faccia con la motivazione di “fare i soldi” e che quindi non ci siano sacrifici o che questi siano giustificati dalla sete di denaro che ci sta dietro. L’imprenditore in studio gliene dice quattro spiegandogli che la ricchezza non piove dal cielo e che per produrre ricchezza bisogna lavorare e sacrificarsi e lo stato non fa altro che dilapidare questa ricchezza e questo lavoro. Ma per Robecchi devi “pagare le tasse e non rompere le palle”.

E qui arriva la classica invidia sociale di marxista memoria: in Italia solo il 10% della popolazione detiene più del 50% della ricchezza e quindi c’è un problema di ridistribuzione della ricchezza. La ricchezza deve essere quindi ridistribuita. Robecchi ha ragione quando dice che esiste questo 10% ma è così obnubilato dall’invidia sociale che non si rende conto che quel 10% della popolazione fatto per lo più  di grandi imprenditori, politici e di uomini dello spettacolo esiste proprio grazie allo stato (non tutti ovviamente). Che quel 10% vive di favori, appalti e lavori che sono stati possibili grazie al prelievo forzato del 50% del lavoro di ogni cittadino. E che aumentare la tassazione non fa altro che aumentare la ricchezza di quel 10% e aumentare il divario tra superricchi e gente normale. L’evasione quindi è un falso problema quando si ha un elefante nella cristalleria e si fa finta di non vederlo.

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3 Comments » 3 Responses to L’invidia come motore delle società moderne

  1. Davide on febbraio 9, 2012 at 11:03

    Vedi che anche noi attribuiamo il “successo” dei politici al fatto che ci sfruttano, ci imbrogliano e ci rapinano? 😉

    Mi sa che Marx c’entra poco. È proprio l’invidia umana – unita alla consapevolezza che è assai difficile fare grandi capitali (politici o imprenditoriali, poco conta) esclusivamente grazie alla propria bravura – a funzionare così. E forse è un bene, visto che in questi casi l’invidia è collegata al senso di giustizia.

    Non è un caso, inoltre, se verso coloro che appaiono davvero senza macchia – persone davvero eccellenti – proviamo ammirazione piuttosto che invidia. (Ammiro Freddie Mercury, invidio Justin Bieber).

  2. Dexter on febbraio 9, 2012 at 19:17

    Robecchi è favorevole alla forte pressione fiscale perché lui è uno di quelli che ne beneficia, in quanto PARASSITA dello stato.
    Fidenato (come molti altri) produce ricchezza con il suo lavoro, paga le tasse allo stato, il quale gira milioni di euro di finanziamenti a Il Manifesto, il giornale in cui scrive(va ?) Robecchi.
    Chiunque parli di redistribuzione, odia più i ricchi e la ricchezza della povertà, e vuole dividere il mondo in chi produce e chi fa il parassita.
    Robecchi è un parassita.

  3. Riflessioni Urbane on febbraio 11, 2012 at 13:23

    …mettiamoci pure che l’oratoria di Fidenato sicuramente non era delle migliori per descrivere il libertarismo, al di la dei 2 minuti scarsi a disposizione. Ma comunque, come è stato detto, è stata una buona occasione per parlarne ed avere un minimo di visibilità presso il popolo bue.

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