Nulla da temere

febbraio 10, 2012 5 Comments
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Ammetto che a volte cado nella famosa reductio ad Hitlerum e che questa tattica dialettica è quanto di più sbagliato possa esistere perché associare indelebilmente idee a persone e farne un tuttuno è semplicemente stupido. Tuttavia alcuni casi sono clamorosi e meritano un approfondimento. Una frase famosa di Hitler che inconsapevolmente viene ripetuta in modo simile da tantissime persone che hanno in odio la corruzione politica, gli affari sporchi e…Berlusconi è la seguente:

Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere.

Frase detta, pensando a Berlusconi e alle sue tentate leggi ad personam, da chi vorrebbe per esempio un via libero generalizzato e sfrenato alle intercettazioni telefoniche. Questo atteggiamento per me è l’equivalente dell’evirarsi per fare un dispetto alla moglie. L’humus culturale nel quale si forma questa smania di essere cristallini agli occhi dello stato è quello che vede nell’apparato statale la perfezione a priori solo marginalmente toccata ogni tanto da alcune mele marce che tuttavia non scalfiscono il suo carattere divino e di giudice supremo.

Essere cittadini di cristallo non è bello. L’apparato statale non è una divinità ma è invece formato da uomini. Dare carta bianca, essere trasparenti ai loro occhi, è davvero un azzardo. L’assunto secondo il quale non c’è nulla da temere mi sembra incredibilmente privo di fondamenta: solo per stare vicini a noi, la storia del XX secolo con due guerre mondiali, persecuzioni, totalitarismi e olocausti mi sembra possa bastare per dire che c’è molto da temere dallo stato invece! Di solito a questo punto mi si controbatte che secondo la mia visione opaca si darebbe la possibilità al crimine di dilagare. Se per voi il fine (combattere il crimine) giustifica i mezzi (annichilimento dell’individuo nei confronti dello stato), allora benvenuti nel mondo che si avvita su se stesso nel quale dovete guardarvi dal crimine e dall’ipertrofia dello stato che dal giorno alla notte può mettervi un’ipoteca sulla casa, controllarvi i conti correnti, dirvi il limite di contante che potete avere, obbligarvi a munirvi di milioni di pezzi di carta per fare qualsiasi cosa, entrare nella vostra privacy, etc etc.

Quale società sana può prosperare con queste basi? Se pensate che delimitare la mia sfera di proprietà privata e di privacy sia un attentato alla legge vuol dire che la mentalità statale ha vinto, che abbiamo deificato lo stato e gli permettiamo di agire in un modo che troveremmo inaccettabile nel caso che a comportarsi così fosse una persona. Lo stato non siamo noi. Lo stato è un gruppo di persone che può cambiare nel tempo che ha i suoi interessi che spesso collidono con gli interessi degli altri individui.

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5 Comments » 5 Responses to Nulla da temere

  1. Cachorro Quente on febbraio 10, 2012 at 08:42

    Al di là dell’argomento specifico da cui prendi spunto, su cui condivido la tua preoccupazione (quella frase mi ha sempre inquietato, anche se non sapevo fosse attribuita a Hitler!), e che secondo me è di soluzione allo stesso tempo facile e impossibile (le intercettazioni andrebbero limitate e regolate, ma non da una classe politica di corrotti, corruttori e collusi), il problema di base è sempre quello del trade-off tra libertà e sicurezza. E’ una questione annosa, ed è noto che le persone spesso tenderanno a scegliere la seconda a scapito della prima.

    Se posso permettermi un appunto polemico, nel momento in cui non si questiona la “mano invisibile” dei mercati, non si può negare che anche la scelta del cittadino tra queste due opzioni (libertà e sicurezza, appunto) possa rispondere a criteri di razionalità. E’ una scelta che dipende da un’analisi dei rischi: è maggiore la probabilità che finisca invischiato in un processo kafkiano per un errore giudiziario o per un piccolo reato, oppure di venire malmenato e rapinato da criminali che sarebbero potuti essere fermati con un controllo capillare da parte dello stato?
    O anche: se sono un cittadino conformista rispettoso delle leggi, quanto mi interessa che un eccentrico che fuma marijuana sia tutelata dagli abusi delle forze di polizia?

    Questo per dire che non sono sicuro che il problema sia lo stato. Secondo me lo stato è lo strumento che viene utilizzato da una maggioranza per tutelarsi, potenzialmente a scapito delle minoranze (e in realtà con un certo successo: i crimini violenti sono in continuo calo da decenni, per non dire da secoli).

  2. Luca on febbraio 10, 2012 at 08:48

    sì, scelta, appunto. ma se lo stato ha il monopolio dov’è la mia scelta? 🙂

  3. Boston Tea Party on febbraio 10, 2012 at 14:37

    Il motivo che mi spinge ad essere cauto nei confronti dello stato non e´ un problema come i totalitarismi del 20 secolo ,
    ( quello e´ un caso avvenuto una volta nella storia e non credo che si ripetera´) penso al caso TELECOM
    e alle banche date fiscali alle quali puo´ accedere un qualunque impiegato del Fisco oppure un finanziere che in teoria ricorrono alle banche dati solo
    per motivi istituzionali , ma in realta possono benissimo farlo soltanto perche´ l impiegato Tizio vuole sapere i fatti che riguardano Caio .

  4. Cachorro Quente on febbraio 10, 2012 at 15:12

    No aspetta Luca, qui il problema non è il monopolio della violenza e del business della sicurezza da parte dello stato.
    Qui il problema è che, posto tale monopolio (su cui si può discutere), le scelte elettorali dei cittadini spesso premieranno policy, da parte dei detentori di tale monopolio, atte a ridurre la libertà in favore della sicurezza.
    E queste scelte non sono per forza inconsulte o motivate dalla propaganda: in alcuni casi possono essere motivate da una razionale analisi dei rischi.

    Le intercettazioni sono un problema per una minoranza della popolazione, attinente alla sfera pubblica. Il lettore medio del Fatto Quotidiano, che dice: non è un problema mio o delle persone oneste se le telefonate di Lele Mora finiscono in prima pagina, effettivamente sarà coinvolto con difficoltà da uno scandalo di un certo tipo.

    E il ragionamento si può estendere. Anche la libertà d’espressione, tutto sommato, riguarda un’elite. In un paese religiosamente omogeneo come l’Italia perfino la libertà di culto coinvolge una minoranza.

    Ora, torniamo al problema dello stato. Lo stato ovviamente è interessato ad aumentare il proprio controllo sui cittadini, che a loro volta spesso non hanno una reale motivazione a limitare tale controllo. Il vantaggio dello stato qual è? Che nelle democrazie costituzionali, esistono dei paletti “a priori” che tutelano le minoranze e gli individui dagli eccessi delle maggioranze. Senza lo stato manca sì uno strumento con cui la maggiornaza può aumentare la propria sicurezza a scapito della libertà delle minoranze, ma manche anche lo strumento dell’enforcement dei principi costituzionali (le società di sicurezza private non per forza sono motivate a implementare il diritto).

  5. Claudio on febbraio 18, 2012 at 22:38

    Ha ragione Cachorro: è una questione di scelta “razionale”, infatti per aumentare la stretta si creano casi di crimini efferati i cui responsabili non saranno mai trovati…

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