San Valentino ci insegna un po’ di economia

febbraio 15, 2012 4 Comments
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No, non è il solito articolo sulla positività dei consumi nel giorno di San Valentino per stimolare l’economia. Questa volta parliamo di scienza e del ruolo che il corteggiamento ha avuto nello sviluppo dello scambio tra individui.

Doni nuziali. Parto da questo articolo della BBC perché è di facile comprensione ed elenca alcuni esempi interessanti di corteggiamento tra animali che richiedono lo scambio di doni. Nel mondo animale ci sono molti esempi di scambio di doni durante il corteggiamento. Esistono ragni maschi per esempio che donano alla femmina delle prede precendentemente avvolte nella ragnatela come nel Paratrechalea ornata del Brasile. In alcune specie di moscerino della frutta il maschio rigurgita una sostanza nutriente per la femmina per assicurarsi l’accoppiamento. Alcuni grilli offrono alle femmine degli spermatofori contenenti sostanze energetiche. Venendo ai vertebrati il martin pescatore maschio offre alla femmina pesci che la femmina seleziona in modo molto rigoroso per forma e grandezza. La comune averla impala negli alberi spinosi le proprie prede come lucertole, insetti e piccoli vertebrati per attrarre la femmina. Tra i nostri cugini scimpanzé il dono di cibo e specialmente di carne per accoppiarsi è pratica comune. E più le femmine nel gruppo sono rare più il dono della carne può essere utile per arrivare all’accoppiamento (per i maschi la femmina diventa un “bene” raro e quindi più prezioso). E venendo agli esseri umani è universalmente considerato come un atto romantico (ovvero propedeutico all’accoppiamento) l’usanza del maschio di invitare la femmina a cena, comprarle gioielli o fiori ecc. come nel giorno di San Valentino (insomma ci siamo passati tutti e sapete di cosa parlo).

Come potete vedere non si tratta di doni ma di veri e propri scambi di beni. Il maschio dà qualcosa alla femmina aspettandosi qualcos’altro, ovvero il privilegio di essere il fecondatore (possibilmente l’unico!) delle sue uova.

E i beni scambiati, come è facile da vedere, non hanno lo stesso valore. Per la femmina il bene donato dal maschio è importante perché è ricco di preziosi nutrienti o perché è il simbolo di un maschio che ha dei geni molto buoni: capacità di procacciarsi il cibo per esempio. E’ un segnale di benessere e di forza che fa ben sperare alla femmina che la progenie che verrà prodotta dallo scambio di geni con quel maschio avrà le stesse buone caratteristiche. D’altronde è in gioco la stessa vita della femmina: dovrà investire energie e tempo nell’incubazione o deposizione o protezione delle uova per poter trasmettere i propri geni alle generazioni future. Per il maschio invece il vantaggio è evidente: può accoppiarsi con una femmina sperando che nessun’altro lo faccia prima di lui.

La nascita del mercato? E questo è un abbozzo di quello che comunemente definiamo libero scambio o mercato nelle società umane. Due individui commerciano due oggetti diversi perché i due individui danno un valore diverso agli oggetti. Non esisterebbe mercato tra persone che danno lo stesso valore agli oggetti. Quindi, giusto per riallacciarci all’economia, molte teorie economiche socialiste hanno propugnato per decenni che non esiste alcun “opportunity cost”, ovvero quella “relazione di base tra scarsità (di un bene) e la sua scelta.” (J. Buchanan). Un bene ha un valore soggettivo che dipende dagli individui la cui scelta dipende dai loro bisogni e dalla scarsità di quel bene. Come nel caso degli scimpanzé maschi, i quali danno un valore maggiore al sesso rispetto alla carne (molto rara anche questa) soprattutto quando le femmine sono poche nel gruppo (scarsità del bene).

Mercato di scimpanzè. Ma non finisce qui perché tra i nostri cugini scimpanzé lo scambio di oggetti avviene non solo durante il corteggiamento ma anche tra individui dello stesso sesso durante l’intera vita. Per esempio nelle comunità di scimpanzé del Senegal è stato osservato come molti maschi scambino cibo (tra cui la preziosa carne) e utensili all’interno del gruppo creando un vero e proprio mercato. Spesso i maschi dominanti lasciano che altri individui (maschi o femmine) prendano cibo o utensili senza richiedere niente in cambio nel breve termine. In realtà è stato visto che i maschi dominanti riceveranno qualcosa in cambio: servizi. Grooming, aiuto nelle rivalità (politica), protezione e piccoli servigi.

Lo scambio di doni nuziali tra animali quindi è molto più comune e simile al nostro San Valentino di quanto possiate immaginare (nonostante sia stato imposto un velo di falso romanticismo alla cosa) e la cosa più interessante è che forse il commercio di sesso e cibo tra i due sessi è alla base dell’evoluzione del libero mercato delle società moderne. Forse in un pianeta di asessuati o ermafroditi il mercato non esisterebbe e i libertari non romperebbero le scatole con le loro teorie economiche sul libero mercato.

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4 Comments » 4 Responses to San Valentino ci insegna un po’ di economia

  1. lector on febbraio 16, 2012 at 13:37

    Ti sei scordato la prostituzione (comprovata) delle femmine di pinguino in cambio di pesce.
    Che le due necessità primarie degli organismi biologici, nutrirsi e riprodursi, siano all’origine di tutte le rimanenti “sovrastrutture”, è cosa che, personalmente, dico da tempo. Non solo, ma voglio andare più in là. E’ pure da tempo che sto asserendo come l’intelligenza artificiale autentica potrà essere raggiunta solo quando introdurremo nei computers un algoritmo di utilità (se faccio questo ho un vantaggio, se faccio quest’altro un danno), trasformandoli da stupidi esecutori in sistemi autoapprendenti ed autoevolutivi, grazie a quel principio di conservazione che sta alla base di ogni forma biologica.

  2. fabristol on febbraio 16, 2012 at 19:20

    Ottimo commento Lector! E’ vero, l’intelligenza artificiale potrebbe veramente svilupparsi in modo simile al nostro solo nel momento in cui ci sono dei bisogni da completare come nella conservazione di se stessi.

  3. parkadude on febbraio 18, 2012 at 10:46

    lector, ti consiglio di leggere qualcosa a riguardo della Evolutionary Computation, perché quel che descrivi “un algoritmo di utilità” è una realtà ben consolidata: algoritmi genetici, genetic programming, reti neurali.

    Ovvio che si parla di intelligenze artificiali che apprendono un compito specifico, limitatamente alle nostre possibilità computazionali.

    L’introduzione di un feedback (quindi un premio o una punizione) è molto comune, per esempio nelle intelligenze artificiali basate sull’apprendimento Hebbiano.

  4. lector on febbraio 18, 2012 at 23:24

    @–>parkadude
    Ero ultrosicuro di non essere originale.

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