Hamza Kashgari

febbraio 21, 2012 3 Comments
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C’è chi pensa che dallo stato discendano per grazia ricevuta le libertà delle persone, come penso buona dei cittadini italiani che vedono nella loro idolatrata Costituzione la fonte delle loro libertà e di quello che possono e non possono fare (la loro Costituzione dice che sono liberi salvo disposizioni di legge, da dove vengo io dicesi bea ciavada!), e c’è chi pensa di essere libero in quanto persona e che le Costituzioni dovrebbero essere fatte per  limitare l’azione del governo e del parlamento nei confronti dei cittadini; non il contrario!

Prendiamo la libertà di parola, ossia dire quello che ci pare senza paura che qualche zelante servitore dello stato ci faccia passare dei guai. C’è chi pensa che debba essere limitata e chi proprio non vede il problema dato che se nessun diritto di proprietà è leso non si vede dove sia il problema. Purtroppo però quest’ultima posizione è minoritaria e considerata naïf dalla gente considerata dotata di buon senso. Capita quindi che ci siano alcuni stati nei quali si possa parlare di più e alcuni stati nei quali si possa parlare di meno. Tanto dipende poi dall’oggetto della parola; in Italia per esempio puoi dire tutte le parolacce che vuoi ma per carità non dire che Nap*****no è un coglione o che Rat****er è uno stronzo.

La tecnologia poi ha scombinato un po’ tutto perché ora è molto più semplice divulgare la propria parola. Quindi capita che in alcuni paesi molto restrittivi le persone si siano ritrovate tra le mani questa possibilità di dire la loro in modo semplice. Dove non reagisce direttamente lo stato, ci pensano le altre persone a chiederne l’intervento. Infatti la stragrande maggioranza delle persone è convinta che non sia sufficiente ignorare quello che a loro non piace, no, bisogna proprio bandirla. Tanti quindi si rivolgono all’organo coercitivo per eccellenza, cioè lo stato, per fargli fare il lavoro sporco al loro posto.

Hamza Kashgari è un giovane di 23 anni dell’Arabia Saudita. Dal 4 Febbraio, su Twitter aveva scritto alcuni tweet su Maometto nei quali si immaginava a parlare con lui alla pari e nei quali gli spiegava cosa gli piacesse di lui e cosa no. Niente di particolarmente blasfemo, anzi, quasi una cosa tenera dal mio punto di vista. Non però da quello di moltissimi altri utenti di lingua araba di Twitter che hanno iniziato a gran voce e a gran tweet a richiederne l’arresto per blasfemia e l’esecuzione. Una marea montante di devoti sempre più arrabbiati e sempre più minacciosi. Ai ferventi e meno ferventi islamici non basta non seguire e non ascoltare chi rtengono blasfemo, no, vogliono proprio che quello che loro considerano blasfemia sia cancellata dalla faccia della terra; atteggiamento similare ad altre religioni. Solo che qui ci troviamo in Arabia Saudita, cioè uno stato nel quale non si può parlare molto e il nostro Hamza vedendo l’aria che tirava ha deciso di lasciare il paese alla volta della Nuova Zelanda.

Prima però aveva provato a mettere una pezza scusandosi per i suoi tweet ma sempre più gente chiedeva esplicitamente la sua morte. Migliaia di fax e telegrammi alla Corte Reale Saudita e migliaia di persone che si sono recate nei tribunali per denunciarlo. Non era proprio il caso di restare. Facendo scalo in Malesia però viene arrestato e il 12 Febbraio viene rimandato in Arabia Saudita dove dovrà affrontare un processo.

Questo caso ci insegna i concetti di libertà di parola e di stato messi vicini collidono perché ci sarà sempre una minoranza (o una maggioranza) di persone che servendosi della coercizione statale blocca idee o parole con le quali non sono d’accordo. Hamza Kashgari non ha lesa nessun diritto di proprietà altrui: sul suo account Twitter ha scritto alcune frasi che sono state lette per scelta da altri utenti, tutto qui. Le società islamiche, nella loro palese e brutale arretratezza culturale, sono un ottimo esempio di come lo stato sia un apparato coercitivo al servizio di lobby interessate. Nelle nostre società occidentali va indubbiamente meglio e in linea di principio queste cose non accadono in modo così plateale.

Ma non siate così tranquilli. Anche qui da noi lobby interessate usano lo stato per il lavoro sporco, tipo chiudere siti internet. In verità la libertà di parola anche da noi è lungi dall’essere piena e rispettata. Se pensate che dalla vostra Costituzione discendano le vostre libertà allora non avete nulla di cui lamentarvi. Se invece pensate di essere liberi nonostante la vostra Costituzione, allora sì, è ora di incazzarsi contro lo stato.

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3 Comments » 3 Responses to Hamza Kashgari

  1. Cachorro Quente on febbraio 22, 2012 at 09:38

    Questo post non mi convince. Le Costituzioni SONO fatte per limitare il potere del governo. Possono essere più o meno efficaci e più o meno rispondenti a ideali liberali, ma non ha senso dire di essere liberi “nonostante” la Costituzione.

    Sottolineo che sto per il momento parlando solo di libertà di espressione (parola, culto, stampa) e non di libertà civili di altro tipo (economiche, proprietà) perchè il tuo post delle prime si occupa.
    Cos’è una costituzione? Nella sua accezione più stretta (che cioè non include le costituzioni “cadute dall’alto” come lo statuto albertino) è un corpus di regole che, al momento della fondazione di uno stato, limita l’esercizio del potere.

    Ora assumiamo per amor di discussione che le persone che si riuniscono a fondare uno stato (ovvero le fazioni vincitrici di una guerra civile, per utilizzare gli esempi più familiari a me: Italia e USA) siano totalmente prive di afflato idealistico e si comportino esclusivamente per tutelare i rispettivi interessi; comunque dovranno difendersi dai tentativi di sopraffazione degli altri firmatari.

    Per questo motivo le costituzioni tenderanno a difendere le minoranze (politiche e religiose): perchè ogni firmatario delle stesse sa che potrebbe diventare una di queste.

    La maggioranza cercherà sempre di servirsi dello stato per opprimere le minoranze, tentando di aggirare la costituzione, ma non puoi dare la colpa di questo al sistema costituzionale che, per il momento, è il meglio in circolazione (ovviamente l’Arabia Saudita, essendo una monarchia NON costituzionale, c’entra poco).

    Poi secondo me in Italia, rispetto agli USA, la difesa della libertà di parola non ha la “religiosità” necessaria. E’ troppo facile con la legislazione comune limitarla (penso al reato di vilipendio, o di bestemmia, o alle varie leggi che sanciscono la propaganda razzista). Su questo siamo d’accordo.

  2. Luca on febbraio 23, 2012 at 13:13

    io mi riferivo al fatto che per esperienza personale e per averlo letto svariate volte in giro, tanti pensano che la libertà dei cittadini italiani sia dovuta al fatto che viene data loro dalla costituzione. E io a questo mi oppongo perché, per esempio, la costituzione italiana dice anche che l’italia è uno e indivisibile e a me questo, oltre a essere facilmente smontabile con il diritto internazionale, sembra una puttanata liberticida. la costituzione non rende liberi, la buone costituzioni servono per limitare il potere dello stato

  3. fabristol on febbraio 23, 2012 at 20:47

    “There’s no way to keep governments limited to what Constitutions say. … There is this fundamental problem with Constitutions: they’re just pieces of paper. They don’t grow fangs when governments violate them. … The problem is, how do you enforce [promises and limitations] made at ratifying conventions? And it’s because of [this] problem that we are ultimately reduced to wondering whether written Constitutions can, in the long run, limit governments after all.”

    http://www.tomwoods.com/blog/leftist-tries-to-take-down-ron-paul-on-constitution/

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