Delegalizziamo il matrimonio

febbraio 27, 2012 7 Comments
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Due notizie in questi giorni riportano in primo piano il tema del matrimonio. La prima arriva dal Maryland che ora sarà l’ottavo stato degli USA a legalizzare il matrimonio omosessuale. La seconda riguarda la proposta del governo Monti di mettere finalmente mano alla questione del divorzio breve. L’Italia da questo punto di vista è uno dei pochi paesi del mondo occidentale insieme a Polonia e Irlanda ad avere creato un vero e proprio campo minato per le coppie che si vogliono divorziare.

Nel primo caso  un gruppo di persone che tenta di “entrare” nel business del matrimonio, nel secondo un gruppo di persone che non riesce ad uscirne. In tutti e due i casi si tratta sempre della lotta degli individui contro lo Stato.

Non è un segreto che qui a libertariaNation abbiamo sempre avuto simpatie per i diritti degli omosessuali e per le loro battaglie compresa quella del matrimonio. Consci del fatto che il matrimonio garantisce alcuni diritti solo ad una parte della popolazione ci è sempre sembrato giusto integrare l’intera popolazione piuttosto che escludere alcuni gruppi solo per questioni ideologiche.

Ma forse è giunto il momento di fare qualcosa di totalmente diverso, più estremo, qualcosa di veramente libertario. Invece di legalizzare il matrimonio omosessuale dovremmo combattere per un’altra battaglia, quella per la delegalizzazione del matrimonio di per sé.

Il matrimonio è uno dei riti più antichi dell’umanità e ha come obiettivi quello di comunicare alla comunità l’unione tra due individui e tutelare gli eventuali figli di questa unione. Niente di più, niente di meno. Il matrimonio quindi dovrebbe essere considerato come qualsiasi altro contratto tra liberi contraenti e dovrebbe contenere clausole liberamente scelte sempre dai due contraenti.

Per chi vuole sposarsi con rito religioso non cambierebbe assolutamente nulla. Invece di andare in comune a firmare si andrà a firmare dal notaio. Per chi vuole sposarsi con rito civile le cose possono cambiare solo in meglio. Ci si può sposare dove si vuole e non solamente in comune (in realtà esistono alcuni comuni in cui il sindaco può dare l’autorizzazione per celebrare il matrimonio al di fuori degli spazi comunali ma è pur sempre una decisione del rappresentante pubblico) e si possono firmare contratti personalizzati invece di dover scegliere tra le poche alternative che lo Stato ci offre. Per quanto riguarda le location inoltre nascerebbe un fiorente mercato per attrarre gli sposi in parchi, palazzi storici ecc. come già succede in molti paesi come negli Stati Uniti.

Inoltre l’istituzione del matrimonio e la sua conseguente politicizzazione (lo Stato decide come, dove, quando ecc.) non fanno altro che penalizzare quei cittadini che non sono sposati. Per esempio davanti al fisco una coppia sposata in molti paesi del mondo può ottenere una pressione fiscale minore, accesso a servizi pubblici a cui altri sono esclusi, o addirittura bonus famiglia. Significa che lo Stato tratta le coppie sposate in modo diverso rispetto a chi non lo è. E quando sono sposate non gli lascia la possibilità di divorziare facilmente nonostante tutti e due i coniugi siano d’accordo.

Eppure basterebbe poco: considerare il matrimonio come una decisione presa tra due adulti per garantire stabilità e sicurezza economiche e affettive senza l’intromissione del terzo incomodo.

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7 Comments » 7 Responses to Delegalizziamo il matrimonio

  1. myself on febbraio 27, 2012 at 18:16

    Concordo con quanto scritto nel post tranne che per il termine usato. “Delegalizzazione” dovrebbe significare rendere illegale qualcosa che prima era legale, mentre chiaramente qui nessuno vuole rendere illegale il matrimonio.

    Piuttosto dovremmo parlare di “devalorizzazione del matrimonio”, cioè togliere al matrimonio ogni posizione speciale all’interno dell’ordinamento giuridico così da farlo diventare ciò che dovrebbe essere: un contratto tra due parti, il più possibile personalizzabile.

  2. Cachorro Quente on febbraio 27, 2012 at 20:52

    Questo post tralascia un aspetto abbastanza importante della questione, quello dell’adozione. Tutti possono adottare? E se non è così, chi decide chi può e chi non può?

    D’altra parte secondo me la teoria libertaria funziona generalmente bene quando si parla di adulti consenzienti, meno quando entra in gioco un minore che subisce decisioni non sue (ad esempio sull’educazione, o sulla copertura sanitaria…).

    In realtà mi viene in mente una possibile soluzione libertaria al problema delle adozioni: queste vengono gestite da società private (verosimilmente le stesse che mandano avanti gli orfanotrofi), i cui proventi sono in gran parte provenienti dalla beneficenza. Le scelte sulle coppie o i singoli considerati adatti all’adozione sono trasparenti ed esposti al vaglio della pubblica opinione, che così decide se foraggiare questa società o meno (e ovviamente anche al vaglio delle giovani donne che decidano di dare in adozione i figli). Ma non mi convince del tutto…

  3. fabristol on febbraio 27, 2012 at 22:55

    Per myself

    mmm, non sono d’accordo. Delegalizzare è un inglesismo e significa “to revoke the statutory authorization of”. Insomma togliere autorizzazioni, leggi, regole. Spogliare il rito della burocrazia e lasciarlo ai due coniugi.

    Per Cachorro

    Be’ per millenni è sempre stato così. Cosa hanno fatto suore e conventi fino ad ora? Lo stato è entrato nel business solo recentemente. Non vedo perché non possano esistere insieme ad associazioni religiose anche associazioni laiche che facciano lo stesso.
    Rothbard ha parlato molto di questo argomento su L’Etica della libertà.

    Qui invece c’è una inchiesta su Mises.org

  4. Cachorro Quente on febbraio 28, 2012 at 19:13

    “Be’ per millenni è sempre stato così. Cosa hanno fatto suore e conventi fino ad ora?”

    Bè, non è andata proprio benissimo quando l’adozione veniva gestita dai preti… ora, non è che abbia dati circostanziati ma basta leggere un libro dell’ottocento per sapere che i genitori adottivi in genere erano in cerca di manodopera a basso costo. Poi si è messo di mezzo lo stato finanziando i genitori adottivi, non so se facendo meglio o peggio (peggio perchè così i disperati adottavano un orfano per avere dei soldi, meglio perchè almeno c’era un incentivo alla sua sopravvivenza…).

    Ovviamente il contesto attuale è molto diverso (molte famiglie agiate con ridotta fertilità e diversa concezione culturale dell’adozione – nessuna famiglia ricca dell’ottocento avrebbe adottato un figlio di poveri per crescerlo come loro). Rimane il fatto che una società privata che gestisca le adozioni avrebbe sicuramente incentivi ad agire eticamente (specialmente se il grosso dei loro guadagni fosse frutto di beneficienza), ma sarebbero questi superiori ad incentivi di segno opposto (ad esempio: una fabbrica che compra orfani per farli lavorare? Oppure: gli straricchi che comprano orfani aumentando i prezzi di mercato rendendo impossibile l’adozione per il ceto medio?).

    Le argomentazioni dell’articolo su Mises.org mi sembrano sballate, ma devo leggerle con più calma.

  5. fabristol on febbraio 28, 2012 at 23:04

    “una fabbrica che compra orfani per farli lavorare?”

    Ci sono sempre le leggi per evitare questo. E quando la legge non è applicata esiste sempre il feedback negativo di cui parlavi: chi darebbe soldi in beneficenza ad un centro che arruola bambini per lavoro minorile?
    Il fatto è che gli esempi negativi che possiamo fare sulle charity valgono anche per le istituzioni statali. Lo stato non garantisce l’eticità dell’adozione tanto quanto non lo fa la charity semplicemente perché sono gestiti da uomini ambedue: solo che nella seconda il feedback è molto più pesante perché senza denaro la charity bastarda non può andare avanti.

  6. Cachorro Quente on febbraio 28, 2012 at 23:09

    P.S. cioè, per dire, a leggere l’articolo sembrerebbe che per Rothbard un ragazzino che scappava di casa sta esercitando la propria “self-ownership”… ora mi chiedo, se suo figlio a undici anni litigava e scappava e lo davano in adozione al primo riccone che gli offriva un viaggio a Disneyland, era contento?
    Non mi ha convinto, anzi corrobora la mia idea che il pensiero libertario ha difficoltà quando si confronta con soggetti non in grado di esprimere un consenso (quando si dice che i genitori sono “legally obliged only not to aggress against the child’s person, since the child possesses the potential for self-ownership” mi chiedo se in “non aggredire” sia compreso anche “dare da mangiare”… perchè se è così il diritto positivo rientra dalla finestra)

  7. Cachorro Quente on febbraio 28, 2012 at 23:16

    Sì, ma se la gente comincia a pagare i bambini, le charity possono fare a meno dei soldi dati in beneficienza… e ho capito che la schiavitù non è permessa, ma d’altra parte nessuno obbliga la società che gestisce le adozioni a controllare capillarmente i destinatari dei bambini, nel momento in cui si rende indipendente dalla carità e comincia a fare compravendita.

    Mi spiego: io dirigo una società di adozioni che dipende dalla beneficienza. Sono super-scrupoloso perchè se ci fosse uno scandalo nessuno mi pagherebbe più. Un giorno arriva una coppia e mi dice: ti pago centomila euro se mi dai un bambino. Con centomila euro mando avanti la mia società per mesi, e chissenefrega di verificare che la coppia sia composta da due cocainomani che portano il bambino in macchina senza neanche legarlo al passeggino visto che non dipendo più dalla beneficienza…

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