Non proprietà intellettuale?

febbraio 29, 2012 66 Comments
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Prossimamente pubblicheremo un’intervista a Stephan Kinsella. Nell’attesa vorrei, come si dice, aprire il dibattito su uno dei filoni nei quali Kinsella si spende maggiormente, ossia la proprietà intellettuale. L’argomento è controverso tra i libertari. C’è chi pensa che la proprietà intellettuale sia proprietà vera e propria e chi invece pensa che non lo sia. Io sono tra questi ultimi ma non al 100%. Per i libertari il rispetto dei diritti di proprietà è un pilastro della loro filosofia politica, quindi considerare o meno la proprietà intellettuale è un punto focale.

In quanto assiduo ascoltatore di musica, mi sono interrogato innumerevoli volte sul concetto di proprietà intellettuale riferita alle canzoni o agli album in generale. Assodato che secondo la legge vigente è reato, è però moralmente giusto che io scarichi da internet l’album X senza che l’artista Y creatore non riceva un bel niente? Mi sono interrogato innumerevoli volte ma non sono mai arrivato a una conclusione definitiva in quanto diverse considerazioni cozzano tra loro rendendomi difficile capire dove sia il principio da seguire.

Più in generale, possiamo considerare la proprietà intellettuale come vera proprietà e quindi applicarvi quei diritti di proprietà fondamentali per i libertarian? Un’idea, una canzone, una poesia, etc etc, dovrebbero godere o meno dei diritti di proprietà alla stregua di una casa, una sveglia o uno zaino? Prova a rispondere a questa domanda Stephan Kinsella con un agile libretto il cui titolo la dice già lunga sul pensiero dell’autore: Against Intellectual Property (si può scaricare liberamente in inglese qui, comprare in formato Kindle in inglese qui o in edizione cartacea in italiano qui). Il pensiero di Kinsella si può riassumere sinteticamente in questo modo: la proprietà intellettuale in realtà non è vera proprietà perché i diritti di proprietà si applicano a risorse scarse.

La funzione dei diritti di proprietà è prevenire il conflitto interpersonale su risorse scarse allocando la proprietà delle risorse a individui ben specifici (i proprietari). Per svolgere questa funzione, i diritti di proprietà devono essere sia visibili che imparziali. Chiaramente per impedire che alcuni usino la proprietà altrui, i confini della proprietà e i diritti di proprietà devono essere oggettivi (oggettivamente accertabili) e visibili. Per questa ragione i diritti di proprietà non devono essere ambigui. Il altre parole, “buone recinzioni fanno buoni vicini”.

[…] I diritti di proprietà sono applicabili sono alle risorse scarse. Fossimo in un giardino dell’Eden nel quale la terra e altri beni sono infinitivamente abbondanti, non ci sarebbe scarsezza e perciò regole di proprietà; i concetti di proprietà sarebbero senza senso. L’idea di conflitto e l’idea dei diritti non sarebbero nati.

[…] Le idee non sono scarse. Se io inventassi una tecnica per raccogliere il cotone e tu la usassi, questo non toglierebbe a me la mia tecnica. Io ho ancora la mia tecnica (e il mio cotone). Il tuo uso non esclude il mio uso; noi potrremmo entrambi usare la mia tecnica per raccogliere il cotone. Non c’è né scarsità economica né possibilità di conflitto sull’uso di una risorsa scarsa. Perciò non c’è bisogno di esclusività.

Similmente, se tu copi un libro che io ho scritto, io ho ancora il libro originale (e tangibile) e ho ancora lo schema delle parole che costituiscono il libro. Perciò le opere di intelletto non sono scarse nella stessa misura di un terreno o di un’auto. Se tu prendi la mia macchina, io non ce l’ho più. Ma se tu “prendi” il contenuto di un libro e lo usi per farci la tua copia fisica, io ho ancora la mia copia. Lo stesso vale per le invenzioni e anche per “pattern” o informazioni che uno genera o ha generato. Come ha scritto Thomas Jefferson (lui stesso inventore e il primo esaminatore di brevetti degli USA): “Colui che riceve un’idea da me, riceve istruzioni lui stesso senza ridurre le mie; come colui che accende il suo cero con il mio riceve luce senza spegnere la mia”. Fino a quando l’uso dell’idea di un altro non lo priva della sua idea, non c’è possibile conflitto sull’uso di quella idea. Le idee quindi non sono candidabili per essere soggette ai diritti di proprietà. Anche Ayn Rand ha riconosciuto che “la proprietà intellettuale non può essere consumata”.

Le idee non sono scarse di natura. Tuttavia, riconoscendo un diritto in un oggetto ideale si crea scarsezza dove non esisteva prima.

(traduzione dall’inglese mia)

Diciamo che questo discorso mi convince, ma dal punto di vista “utilitaristico”, un mondo senza copyright potrebbe essere un mondo migliore? Dato per scontato (o almeno, per me è scontato) che oggi assistiamo a una degenerazione folle del concetto di trademark, copyright, etc etc, con estensioni temporali sempre più dilatate, un mondo totalmente senza proprietà intellettuale come sarebbe? Questo argomento non viene affrontato da Kinsella ed è un peccato. Io sinceramente non ho un’idea così chiara perché sono talmente immerso in un mondo di brevetti e copyright che non riesco del tutto ad astrarre un mondo diverso pensando alle conseguenze. Andando per anologia, mi viene in mente una corporazione protetta dalle leggi dello stato che ha paura della deregolamentazione e del conseguente aumento esponenziale di concorrenza e quindi diminuzione di prezzi e aumento della qualità del servizio e quindi maggior profitto per il consumatore. Come scrive Kinsella infatti, la scarsità qui è indotta dalle leggi statali. Forse un mondo senza proprietà intellettuale potrebbe essere un mondo nel quale l’ingegno nelle sue infinite manifestazioni è libero di correre senza barriere e senza vincoli e nel quale nessuno può sedersi sugli allori ed è incentivato, in maniera esponenziale rispetto a oggi, a creare sempore cose nuove e migliori.

Perché allora, ritornando all’inizio, io quando scarico una canzone mi sento intimamente un po’ ladro? Perché riconosco che una persona e/o gruppo ha speso del tempo e del denaro per creare quella canzone e io, cafone, prendo senza dare. Tralasciando gli ancora pochi gruppi che mettono loro stessi a disposizione le loro canzoni liberamente scaricabili, la maggior parte degli artisti si sente derubata quando le loro canzoni vengono scaricate dai circuiti P2P. Tuttavia penso che la forma mentis mia e quella degli artisti sia dovuta anche a una questione generazionale, ossia per la maggior parte degli adolescenti di oggi pagare per avere una canzone è strano. Ossia la canzone non rientra nella proprietà altrui. Penso che ormai le tecnologie di condivisione ci abbiano fatto entrare di forza nel meccanismo del mecenatismo: io ottengo gratuitamente il prodotto intellettuale X e, se lo reputo valido, volontariamente finanzio l’artista perché ritengo che sia meritevole. A ben pensarci, nonostante oggi la stragrande maggioranza della musica venga “acquisita” in forme non legali, c’è sempre più musica e più artsiti in giro. Nonostante l’industria della musica sia in crisi, la musica in sé non è per niente in crisi e quotidianamente escono tonnellate e tonnellate di nuove proposte musicali.

Riallacciandosi al discorso precedente, questo può valere anche per il resto dei prodotti che rientrano sotto la proprietà intellettuale? Un mondo senza nessuna proprietà intellettuale è sostenibile così come ormai a conti fatti è diventato il mondo della musica? La proprietà intellettuale, come scrive Kinsella, non si può catalogare come vera proprietà, siamo pronti alle conseguenze?

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66 Comments » 66 Responses to Non proprietà intellettuale?

  1. Walter on febbraio 29, 2012 at 09:09

    Il pensiero di Kinsellla non sta in piedi. Il fatto che i diritti di proprietà siano applicabili solo alle risorse scarse è, contrariamente a quanto dice lui, proprio una definizione ambigua, ovvero del tipo che lui vorrebbe evitare. Infatti quando compro un libro non compro principalmente la carta di cui è fatto, ma le idee che vi sono impresse. Ovviamente pago anche la carta e i costi di distribuzione e stampa, ma questo è secondario perché altrimenti tutti i lbri sarebbero uguali o addirittura si venderebbero libri bianchi, non stampati. Con questo voglio dire che comprare ad esempio la versione elettronica di un libro è solo un modo per non pagare i costi della carta, perché non siamo magari interessati a possederla o perché la troviamo poco pratica, ma è comunque necessario pagare il costo dell’opera, a meno che l’autore non decida di regalarla. Perché? È semplice, perché se il file si può duplicare infinite volte senza problemi, il tempo, il denaro investito e l’impegno di chi ha prodotto l’opera non si possono replicare allo stesso modo. Quando noi compriamo un’opera stiamo comprando questo, il tempo e le risorse di chi l’ha scritto. Se la scarichiamo illegalmente oltre a compiere un’azione illegale ne compiamo anche una illegale, poiché di fatto stiamo schiavizzando il suo autore, lo stiamo facendo lavorare per noi senza dargli un compenso. Non ci sarebbe molta differenza se, ad esempio, pretendessimo di entrare al cinema gratis (tanto loro possono proiettare la pellicola infinite volte, non si vede perché dovremmo pagare visto che la proiezione non è una risorsa scarsa, lo stesso per una rappresentazione teatrale o un concerto).
    Volendo mettere l’etica da parte c’è anche un ovvio discorso utilitaristico. Se non ci fossero i diritti di proprietà intellettuale molti che oggi scrivono, producono musica e altri beni “intangibili” cambierebbero mestiere, perché per loro magari è “solo” un lavoro, una cosa che fanno per guadagnarsi da vivere. Se gli togliamo il compenso allora avremmo molti meno libri da leggere, musica da ascoltare e film da vedere e il mondo sarebbe più povero. Però potremmo copiare all’infinito i libri già scritti e le canzoni già cantate. Che culo…

  2. Walter on febbraio 29, 2012 at 09:10

    edit: oltre a compiere un’azione illegale ne compiamo anche una *immorale

  3. Alberto on febbraio 29, 2012 at 11:23

    Riguardo al dubbio “un mondo senza proprietà intellettuale sarebbe migliore?”, credo che forniscano una risposta, in senso affermativo, Michele Boldrin e David Levine, basandosi sull’esperienza empirica e sulla teoria economica. Premetto che non ho ancora letto il loro lavoro, comunque qui (http://noisefromamerika.org/recensione/perche-napster-aveva-ragione) è dove se ne parla, qui (http://www.dklevine.com/papers/pci23.pdf) c’è l’articolo accademico e qui (http://www.dklevine.com/general/intellectual/againstfinal.htm) il libro divulgativo scaricabile in inglese , mentre qui (http://www.amazon.it/Abolire-propriet%C3%A0-intellettuale-Robinson-Letture/dp/8842098213/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1330510577&sr=1-1) è acquistabile in italiano.
    P.S. io viaggio ancora con i cd 😛

  4. giacomo on febbraio 29, 2012 at 15:27

    Il pensiero di Kinsellla fallisce quando in fondo a questo blog leggo la scritta: Copyright © 2012 libertariaNation. All Rights Reserved. 😀

  5. fabristol on febbraio 29, 2012 at 18:34

    Per Giacomo

    la cosa ha dell’assurdo è vero ma… non l’abbiamo messa noi quella scritta. E’ automatica e viene messa dal theme Magazine Basic di WordPress. Non sappiamo neppure perché metta il nome del nostro sito affianco al copyright. Non ci crederai ma quando abbiamo aperto il sito la prima cosa che abbiamo fatto è stata cancellare Copyright 2011. Poi è arrivato l’update del theme a Gennaio ed è ricomparsa. La possiamo togliere di nuovo ma cosa cambierebbe? Potete copiare tutto quello che c’è in questo blog ma almeno citate le fonte e mettete un link. La netiquette prima di tutto! 😉

  6. Luca on febbraio 29, 2012 at 20:44

    @Walter potrei obbiettare che non gliel’ha mica ordinato il dottore allo scrittore di scrivere 🙂 il diritto d’autore ha pochi secoli e c’erano libri anche prima. Di musica, nonostante il facile reperimento ce n’è sempre di più. Personalmente ne acquisto poca (solo in digitale poi) ma ripago l’artista andando ai concerti e, ripeto, di musica ce n’è sempre di più
    Il cinema ti offre un servizio, cioè la sala, lo schermo grande, il sonoro figo etc etc e entri nella proprietà privata di un altro (questa sì ben delimitata e scarsa), quindi il biglietto bsogna pagarlo. se stai a casa tua a scaricare il film non paghi niente.
    Ripeto, siamo tutti così sicuri che senza copyright ci sarebbe la fine delle idee?

  7. Walter on febbraio 29, 2012 at 21:19

    Mi pare un’obiezione piuttosto sterile. Mica gliel’ha ordinato il dottore al salumiere di vendere prosciutto? Mica gliel’ha ordinato il dottore al professore di insegnare? Mica gliel’ha ordinato il dottore all’avvocato di fare le arringhe? Nessuno ordina (o dovrebbe ordinare) qualcosa a qualcuno. Ma, a meno che non lo si faccia per hobby o per beneficenza, tutte queste cose le si fanno per far soldi. Chi scrive professionalmente lo fa per guadagnare. I libri c’erano anche prima del diritto d’autore, è vero, ma allora erano molti (moltissimi) di meno e costavano tantissimo, certo non si scaricavano gratis da internet. La musica c’era anche prima, ma era di meno e perlopiù era resa possibile da qualche riccone che finanziava l’artista (lo stesso dicasi per molte altre forme d’arte, come la pittura).
    Quanto al cinema che offre il servizio sono d’accordo, il problema principale è che il servizio non è quello che dici tu: quelle sono cose accessorie. Il servizio principale è il film. Non paghi lo schermo grande, il sonoro figo ecc. ecc. (o meglio, li paghi ma sono solo marginali rispetto al film, anche in termini di costi per il proprietario del cinema), ma paghi la possibilità di visionare il film stesso.

    Senza copytight non ci sarebbe la fine delle idee, ma senz’altro queste sarebbero di meno perché meno persone sarebbero disposte a investire il loro tempo, denaro e sforzi in qualcosa di non remunerativo, e quelle poche disposte a farlo sarebbero comunque tenute a farlo di meno, visto che dovrebbero poi avere un altro modo per pagarsi da vivere.
    Per fare un esempio prima dell’iPhone esistevano tanti smartphone, ed esistevano applicazioni a pagamento per questi smartphone, ma erano pochissime. Solo pochi erano disposti a sviluppare software per queste piattaforme, sapendo che avrebbero venduto poche copie e che la maggior parte delle persone avrebbe semplicemente scaricato gratis e illegalmente da internet il frutto dei loro sforzi.
    Apple col suo modello più chiuso ha fatto sì che tutti (tranne quella piccola percentuale che ha il jailbreak) comprassero le app, e il risultato è che gli sviluppatori si sono moltiplicati e le app sono cresciute enormemente in numero e qualità.

    Io non riesco a capire come un libertario possa essere contrario al diritto di proprietà intellettuale, esso è solo un sottoinsieme della più vasta categoria “diritto di proprietà”, che è alla base del pensiero libertario.

  8. fabristol on febbraio 29, 2012 at 21:55

    “Io non riesco a capire come un libertario possa essere contrario al diritto di proprietà intellettuale, esso è solo un sottoinsieme della più vasta categoria “diritto di proprietà”, che è alla base del pensiero libertario.”

    Provo a spiegare perché usando l’esempio di Kinsella: ammettiamo che un uomo delle caverne si metta a costruire una capanna di legno. Altri uomini lo copiano e si mettono a costruire le loro capanne. Ma ALT! L’uomo che ha costruito per primo la capanna ha avuto dal capo tribù il permesso di avere il monopolio su quella idea. E il capo lo ha dato solo a lui e chi lo copia viene gambizzato. In pratica il proprietario del copyright della capanna può comandare agli altri uomini di non costruire la capanna sulla loro terra. Ha il potere di determinare cosa e come gli altri possano utilizzare la loro terra e i loro materiali. In questo l’uomo che ha il copyright diventa un proprietario parziale della proprietà altrui (partial owner). Quando tu leggi un libro o ascolti un CD sappi che l’autore detiene in parte la proprietà di quegli oggetti. La tua libreria è in parte di proprietà di qualcun altro. Mi sembra quindi assurdo che la proprietà intellettuale possa essere considerata vera proprietà. Tra l’altro come dice Kinsella proprietà intellettuale è un termine che fu inventato da chi si opponeva proprio al copyright.

    Per quanto poi riguarda l’eredità del copyright e degli anni di royalty dopo la morte dell’autore se arriva ad assurdi grotteschi. In pratica se il copyright fosse esistito dalla preistoria a quest’ora staremmo pagando i successori dell’uomo che inventò il fuoco e la ruota!

  9. Walter on febbraio 29, 2012 at 22:05

    mah, io so solo che c’è stato più progresso tecnologico da quando esistono i brevetti che in tutti i precedenti millenni messi insieme, e lo stesso vale per le canzoni e i libri da quando esiste il copyright. Tuttavia pur essendo sicuro che si debbe impedire la copia non remunerata dei prodotti dell’ingegno non credo una legge sia il modo giusto. Personalmente ritengo che i DRM siano la via maestra. Sistemi sempre più raffinati per impedire la copia di files non autorizzata. Con SKY ha funzionato, praticamente la pirateria si è estinta in quel frangente. Apple ormai a ogni nuova release resiste sempre più a lungo ai tentativi di Jailbreak (iPad 2 ha resistito quasi un anno, vediamo quanto regge iPad 3) e per tantissimo tempo è stato impossibile sbloccare la Playstation 3.
    In questo modo si supera anche la tua obiezione: sei proprietario del disco e puoi farci quello che vuoi, ma è praticamente impossibile che tu riesca a duplicarlo.

  10. fabristol on febbraio 29, 2012 at 22:25

    Quello che a te pare un aumento degli ultimi secoli è solo una congettura: io ti potrei dire che senza probabilmente avremmo il doppio o dieci volte tante volte tanto oppure meno, chissà! Il fatto è che né tu né io possiamo dimostrarlo, però sta a chi propone questa visione utilitaristica l’onere della prova. Un po’ come per i credenti: sta a loro l’onere della prova dell’esistenza degli dèi, non a chi non crede agli dèi. Utilitaristic claims require proof from whoever claim them.
    Io potrei dirti che invece è la tecnologia ad aver aumentato il numero di opere e brevetti. E’ come il welfare: la gente pensa che oggi viviamo meglio rispetto a cento anni fa perché esiste lo stato, anche questa è una congettura. Viviamo meglio perché ci siamo progrediti con scienza e tecnica nonostante lo stato. Infatti lo stato arriva sremp più tardi rispetto alla tecnologia: lo stato è empre l’ultimo ad utilizzare la tecnologia. Vedi internet di questi tempi. Fra venti anni tutti diranno che internet è nato e si è diffuso nelle case italiane grazie allo stato.

    Sui DRM sono perfettamente d’accordo. Le compagnie o gli autori possono inventarsi qualsiasi cosa pur di non farmi copiare un prodotto. E fanno benissimo. Però non possono avere diritti su parte della mia proprietà e utilizzare terze parti armate che hanno il monopolio della violenza contro di me. A casa mia si chiamano picciotti e pizzo.

  11. fabristol on febbraio 29, 2012 at 23:12

    Aggiungo una nota veloce: chi ha studiato storia dell’arte a scuola come me si ricorderà delle varie scuole e correnti artistiche del mondo dell’antichità classica e rinascimentale. Ogni grande autore rinascimentale per esempio non aveva fatto altro che riprendere molti canoni inventati dai greci, per esempio nella scultura. A loro volta tantissimi altri artisti si basavano sul lavoro dei grandi artisti della loro epoca, modificando, migliorando ed espandendo i lavori dei maestri nella pittura, scultura, architettura ecc. L’intersa storia dell’arte umana è un copia-incolla continuo! Se ci fosse stato il copyright all’epoca l’arte non si sarebbe mai espansa come la conosciamo adesso.
    Nel mondo ortodosso le leggi sul copyright avrebbero fermato la diffusione delle icone sacre perché non sono altro che copie di una o più opere canoniche. Stessa cosa per i canoni architettonici.

  12. Stefano on marzo 1, 2012 at 14:16

    Per me bisogna distinguere correttamente tra l’idea in sé, un oggetto astratto, ed il suo impiego.
    Facciamo l’esempio della musica: mi viene una nuova idea per una canzone e incido un brano, che faccio pagare X € a chi lo compra. Tuttavia, nonostante abbia l’opportunità di portare in tribunale chi scarica illegalmente il mio brano, non mi sognerei mai di citare in giudizio chi, ad esempio, fischiettasse la mia canzone per strada.
    E se questa persona poi decidesse di incidere un brano per conto suo, magari simile al mio?
    Secondo me qui dobbiamo enfatizzare il concetto che tutte le idee umane nascono sempre da altre idee precedenti. Chi ha le idee giuste al momento giusto può approfittarne; può proteggere il suo prodotto da copia, ma non può impedire a me o a qualsiasi altro di ispirarmi alla sua idea per fare qualcos’altro o per fargli concorrenza.

  13. Corrado on marzo 1, 2012 at 15:01

    Mi chiedo come mai il progetto linux, pur essendo freeware ed esente da royalties è la realtà più dinamica in ambito informatico e spazia dai desktop ai palmari alla programmazione di ascensori e lavatrici.
    Il diritto esclusivo su un’idea è un qualcosa di giusto? Secondo me non in senso assoluto. Ci sta che una persona o un’azienda che investono in un progetto abbiano diritto a godere i frutti della sua vendita con un po’ di vantaggio rispetto a chi magari non ha avuto l’idea o fa reverse engeneering. Quello che trovo assurdo è che una volta che uno ha avuto l’idea, o magari ha solo avuto i mezzi per realizzarla debba poi privare qualcuna altro che magari ci arriva per vie diverse, di sfruttarla.
    Per quanto mi riguarda il copyright ha senso se ha un limite temporale molto ristretto uno o due anni o magari tre dalla presentazione e commercializzazione del prodotto. è chiaro che in ambito informatico o tecnologico tre anni sono ere geologiche. E anche per la musica, magari non per i film, ma tant’è.

    Io non credo che il progresso si sarebbe arenato in mancanza di diritto d’autore, così come l’industria dei videogames non si è fermata con l’avvento della pirateria informatica o la sony non è fallita con le modifiche alla PS1(e successive… anzi, è stata una delle leve per cui ha stracciato la concorrenza, altrimenti avrebbe fatto la fine di NEOGEO). non credo si fermerebbe la produzione musicale, così come non si è ancora fermata nonostante il traffico di musica scaricata gratuitamente. Alla fine la maggior parte del business viene fatto dal merchandising.

  14. Enrico on marzo 1, 2012 at 21:05

    Se chi compra un CD musicale accetta di firmare un contratto in cui si impegna a non diffonderne i contenuti, allora il diritto d’autore ha senso e va difeso. Lo stesso discorso si può fare con ogni altro oggetto in vendita.

    Non si può invece limitare la libertà di chi non ha firmato alcun contratto: se vedo un bel quadro e ne dipingo uno simile, l’autore del quadro non può accampare alcun diritto di proprietà nei confronti del mio. La stessa cosa vale per chi copia la linea di una macchina o lo stile di una borsa.

  15. fabristol on marzo 1, 2012 at 22:58

    “Se chi compra un CD musicale accetta di firmare un contratto in cui si impegna a non diffonderne i contenuti, allora il diritto d’autore ha senso e va difeso. Lo stesso discorso si può fare con ogni altro oggetto in vendita.”

    E’ un esempio che faceva anche Kinsella. Ma la cosa risulterebbe quasi assurda perché dovresti compilare un foglio ogni volta che compri una qualsiasi opera d’ingegno dal negoziante, poi questi dovrà spedirlo alla casa editrice o discografica. E poi i tuoi dati verrebbero tenuti da loro e incomincerebbe una ricerca a tappeto di chi ha firmato e ha rotto il contratto per poi portarlo in tribunale. Ma, dice Kisnella, chi firmerebbe mai un documento che ti potrebbe portare in tribunale per pagare milioni di danni?

  16. fabristol on marzo 1, 2012 at 23:02

    Per corrado

    “Ci sta che una persona o un’azienda che investono in un progetto abbiano diritto a godere i frutti della sua vendita con un po’ di vantaggio rispetto a chi magari non ha avuto l’idea o fa reverse engeneering. Quello che trovo assurdo è che una volta che uno ha avuto l’idea, o magari ha solo avuto i mezzi per realizzarla debba poi privare qualcuna altro che magari ci arriva per vie diverse, di sfruttarla.”

    La cosa più incredibile è che se due persone arrivano alla stessa idea indipendentemente e senza sapere nulla l’uno dell’altro il primo che la mette nel mercato o la brevetta ha la protezione dello stato. E l’altro è fregato.
    Tra l’altro il copyright, il trademark e i brevetti privilegiano chi ha i soldi per commercializzare, registrare e proteggere le proprie opere. Sono leggi per ricchi e per compagnie già avviate fate apposta per tenere fuori le piccole compagnie.

    “Per quanto mi riguarda il copyright ha senso se ha un limite temporale molto ristretto uno o due anni o magari tre dalla presentazione e commercializzazione del prodotto.”

    Ma è proprio quello che è successo. Il diritto d’autore era in origine di appena 7 anni, gli anni che ci volevano per un apprendista per entrare nel mercato e proteggerlo da quelli già nel mercato. Poi si è dilatato all’infinito e ora sopravvive decenni alla morte dell’autore.

  17. Enrico on marzo 1, 2012 at 23:17

    @ fabristol

    Non dubito che molte persone/aziende rinuncerebbero a imporre tali contratti ai loro clienti – anche perchè sarebbe difficile controllarne il rispetto. Dico solo che, qualora una persona/azienda volesse agire diversamente, avrebbe il diritto di farlo.

  18. Corrado on marzo 2, 2012 at 08:26

    @Fabrizio: So che durava 7 anni. E secondo me erano anche troppi. In 7 mesi un’idea in ambito tecnologico è superata. Un telefono o un computer sono vecchi dopo 5 o 6 mesi. in ambito musicale in genere anche meno. Idem per i film. Per altro… un conto è proteggere l’idea che sta alla base di una tecnologia che con in reverse engeneering si ricava molto più facilmente che a creare da zero, e non essendoci modo di vedere se la strada percorsa è la stessa o se si è arivati per vie indipendenti, ci sta che si protegga il primo a registrare l’idea. Ma appunto il periodo di tempo non può essere infinito perchè questo crea delle aberrazioni: esempio… libri che nessuno pubblica perchè l’editore ritiene che non ci sia mercato ma contemporaneamente nessun’altro può stampare perchè non ne detiene i diritti. E questo non è forse la morte delle idee?
    Altri esempi sono quelli di tecnologie sviluppate e non riproducibili perchè chi le ha create ha interesse alla loro non diffusione, su tutti i motori che vanno a combustibili non fossili. E questa non è la morte delle idee?
    Riguardo al contratto… quando attivi una procedura per un software, oppure acquisti un oggetto, in realtà stai accettando passivamente le condizioni che ti sta dando il produttore, il famoso check senza il quale non procede l’installazione. Questo è assurdo! Compro una console e non posso modificarla perchè usi dei software che non siano approvati dal produttore, magari creati da me.

  19. Giovanni Sanna on marzo 2, 2012 at 11:15

    Ragazzi, Michele Boldrin ha scritto un libro su questo argomento, direi che è più che esaustivo per comprendere il concetto di “abolizione della proprietà intellettuale”..http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842098218

  20. Luca on marzo 2, 2012 at 11:47

    @Giovanni è il mio prossimo libro da leggere appena finisco i due che sto leggendo 🙂

  21. fabristol on marzo 2, 2012 at 11:48

    Grazie Giovanni del tuo commento. Il libro di Bordin era già stato segnalato nei commenti precedenti. Oltre ad Abolire la proprietà intellettuale c’è anche Against intellectual monopoly (che riprende un po’ il titolo del libro di Kinsella).

  22. astrolabio on marzo 3, 2012 at 03:08

    “E’ un esempio che faceva anche Kinsella. Ma la cosa risulterebbe quasi assurda perché dovresti compilare un foglio ogni volta che compri una qualsiasi opera d’ingegno dal negoziante, poi questi dovrà spedirlo alla casa editrice o discografica”
    non penso proprio basta che il rivenditore firma un contratto di agenzia col produttore poi quando il venditore te lo vende te lo vende con un bel sigillo sopra recante la scritta, “se rompi il sigillo dichiari di accettare le norme relative all’uso autorizzato di musica acquistata secondo la forma redatta in xy bla bla, per ulteriori informazioni sito internet taldeitali.com.
    Per la musica online funziona come funzionano più o meno tutti i programmi.

  23. libertyfighter on marzo 3, 2012 at 12:20

    Espongo la mia idea, che é simile all’idea di Kinsella.
    La proprietà di una idea esiste e persiste fino a che non la si rende pubblica. Quando l’idea si comunica alle persone, con qualsiasi mezzo, è normale che le persone che ne vengono a contatto acquisiscono (o potrebbero) acquisire la “conoscenza diffusa” necessaria a partorire questa idea. E quindi semplicemente il valore dell’idea si ripartisce per il numero di persone che la conoscono. Niente di più di un segreto. E’ chiaro che più persone ne vengono a conoscenza e minore è il valore dell’idea per singola persona. Del resto è vero e sacrosanto che una canzone non è una risorsa scarsa e come tale il suo valore tende allo zero.
    Hai inventato la lampadina a led? Sappi che il primo a cui la vendi la pagherà X, il secondo, di meno. E mano a mano che l’idea si diffonde a partire da coloro i quali ne sono venuti a conoscenza, il prezzo tenderà sempre di più allo zero.

    E’ così. E’ naturale ed è impossibile ed immorale tentare di fare altrimenti. E’ come una barzelletta. Se è nuova piace (e vale), se la sanno in molti, piace meno. Se la sanno tutti non piace.
    E cercare di impedire agli altri di far ridere la gente usando la barzelletta che ho inventato io è stupido ed inutile.

    Un mondo senza copyright? Funzionerebbe benissimo. Pensate che la Coca Cola continua ad essere unica, eppure il brevetto è scaduto un’era fa ma ciononostante nessuno è riuscito a replicarla.
    Per quanto riguarda i cantanti, mi pare che il loro lavoro sia CANTARE. Non un giorno in sala di incisione, ma almeno una volta a settimana dal vivo. Se cantano, guadagnano. Se incidono una volta e pretendono di rivendere all’infinito il frutto del loro lavoro di una volta sola no.
    Gli attori? Fino a che ci sono televisioni a pagarti per farti girare film, non vedo quale sia il problema. Altrimenti tornano a fare teatro, così tanti scalzacani tornano a fare gli agricoltori.

  24. […] * Link all’originale: http://libertarianation.org/2012/02/29/proprieta-o-no/ […]

  25. Italian Libertarian IP Debate on aprile 5, 2012 at 03:20

    […] original post is Non proprietà intellettuale?; the automatic Google translation, Not Intellectual Property?, is surprisingly good. var […]

  26. Marino Voglio on maggio 1, 2012 at 16:28

    “Un mondo senza copyright? Funzionerebbe benissimo.”
    scusate eh:
    “C’è uno studente squattrinato che teorizza il buon diritto di ammazzare una vecchia usuraia per pochi soldi, e lo fa, ma poi fa una vita d’inferno finché non si fa beccare”.
    e questa è l’idea, e può essere gratis, perché no? per farla diventare “delitto e castigo” ci vuole – oltre a un certo talento – un anno di lavoro*, più varie spese (fedor alla fine sposò la dattilografa, probabilmente per risparmiare 🙂 ).

    Chi non vuole pagare, semplicemente non vuole leggere “delitto e castigo”.

    Sarebbe un mondo migliore senza “delitto e castigo”? boh. secondo me no.

    *un anno in avanti. e gli anni prima per imparare? se invece di “delitto e castigo” mettiamo ad esempio “aida” ci vogliono dieci anni pulitipuliti di armonia e contrappunto, ma chissenefrega, il lavoro del cantante è “…CANTARE. Non un giorno in sala di incisione, ma almeno una volta a settimana dal vivo.”
    ah… rossini invece scriveva un’opera in una settimana, è vero, ma dovevano costringerlo con la forza. se no, andava al ristorante. tanto lui la musica ce l’aveva dentro. come sarebbe un mondo senza “cenerentola”?

  27. Corrado on maggio 1, 2012 at 17:36

    E in che modo la mancanza di copyright impedirebbe a qualcuno di fare una grande opera?

    Invece ti dico di più… sai quante opere di ottimo livello esistono che non vengono pubblicate perchè la casa editrice che ne detiene i diritti preferisce pubblicare Licia Troisi o l’ultimo di Bruno Vespa o l’autobiografia di Cassano?
    Quanta musica di pregio che fa la muffa mentre viene pubblicato Pitbull o Justin Bieber?

    Eppure io, volessi farlo a spese mie, non posso pubblicarle perchè non ne ho i diritti.
    Io vorrei leggere alcuni dei libri si Swanwick, però non vengono pubblicati da oltre 10 anni, se non ricordo male, comprare quell’edizione costa un rene e la casa editrice non ha intenzione di ristampare. Risultato? Mi aggancio.
    E chi decide cosa è bello e cosa no? Persone che, neppure troppo raramente, l’argomento in esame l’hanno solo sentito nominare.
    Le traduzioni sono date in mano, spesso e volentieri, a cialtroni.

    Quindi tutta quella cultura, quella musica, quell’arte semplicemente è persa. Buttata. Inutile.

    Chissà quanti Guerra e Pace, quante Cenerentola e quante Aida ci sono negli archivi delle major e che non vedranno mai la luce.
    E in tutto questo gli autori, a meno che non abbiano cognomi come King, o Martin o Hawking, prendono solo le briciole.

    Ma ovviamente il Copyright è una gran cosa.

  28. Marino Voglio on maggio 1, 2012 at 18:44

    @corrado
    “sai quante opere di ottimo livello esistono che non vengono pubblicate perchè la casa editrice che ne detiene* i diritti preferisce pubblicare Licia Troisi o l’ultimo di Bruno Vespa o l’autobiografia di Cassano?”

    no, io non lo so. e tu come lo sai? le hai lette/ascoltate/viste? ti lasciano entrare nell'(ma soprattutto uscire dall’)area 51?
    e dimmi, insieme ai capolavori ci sono anche i relitti degli ufi, il motore ad acqua e la cura del cancro?

    “Chissà quanti Guerra e Pace, quante Cenerentola e quante Aida ci sono negli archivi delle major e che non vedranno mai la luce.”

    ah… non lo sai nemmeno tu… lo presumi**… in base all’assioma “le major sono cattive”…

    “Eppure io, volessi farlo a spese mie, non posso pubblicarle perchè non ne ho i diritti.”

    ma sai quanti autori si pubblicano a proprie spese? quanti musicisti si autoproducono le registrazioni? li compri, loro? avrei un migliaio di titoli da segnalarti, se non sospettassi che preferiresti rub… scaricarli da internet…

    ma ovviamente è il diritto d’autore a essere un furto…

    *se li detiene li ha comprati. ergo, è stata più munifica di te.

    **aho ‘namo… voce der verbo “chissà” accasa mia vordì boh…

  29. Marino Voglio on maggio 1, 2012 at 18:52

    “l’arte è al 2% ispirazione, e al 98% traspirazione”
    (non ricordo di chi, ma è una citazione, mi spiace violare il copyright)

    ovvero l’idea da sola non serve a un beneamato.
    almeno la traspirazione la volete pagare, o no?

  30. Corrado on maggio 1, 2012 at 19:30

    “no, io non lo so. e tu come lo sai? le hai lette/ascoltate/viste? ti lasciano entrare nell’(ma soprattutto uscire dall’)area 51?
    e dimmi, insieme ai capolavori ci sono anche i relitti degli ufi, il motore ad acqua e la cura del cancro?”
    ti ho fatto un esempio nel post precedente, senza andare lontano.
    Riguardo ai motori ad acqua non sono abbastanza informato, mentre riguardo alla medicina ti posso dire che forse non esiste la cura per il cancro, ma che molte terapie non vengono rese note o vengono osteggiate perchè conviene di più all’ospedale o alla casa farmaceutica fare una flebo di interferone da 1500€ a boccia, e te lo dico da persona che lavora nell’ambiente sanitario.

    “ah… non lo sai nemmeno tu… lo presumi**… in base all’assioma “le major sono cattive”…”
    Io so che ci sono libri che voglio leggere e che non sono disponibili, non perchè sono segreti o perchè proibiti da chissà quale legge, ma in base al calcolo di un editore che magari neppure sa di cosa trattano, ma che valuta che non valga la pena di pubblicarli. E so che se li scarico sono, secondo il tuo parere e quello delle major, un ladro. A mio parere sono loro i ladri della cultura perchè impediscono a chi vuole leggere, informarsi, accedere a determinate conoscenze, di poterne fruire senza per altro che ci sia un guadagno in questa censura da parte di chi detiene i diritti.

    “ma sai quanti autori si pubblicano a proprie spese? quanti musicisti si autoproducono le registrazioni? li compri, loro? avrei un migliaio di titoli da segnalarti, se non sospettassi che preferiresti rub… scaricarli da internet…”
    Buon per loro che si producono. E quindi? Compro un prodotto che vale la pena. Spesso ho scaricato un album, l’ho sentito a fondo e poi l’ho acquistato originale. Allo stesso modo ho letto un libro in pdf e poi sono andato a comprare tutta la saga o la collana.
    Contemporaneamente leggendo o ascoltando prima mi sono risparmiato di finanziare porcate vendute a peso d’oro.
    Oltretutto per rubare io dovrei alienare in qualche modo l’uso del bene al legittimo proprietario. Se io leggo un libro scaricato, o se me lo faccio prestare, mi spieghi quale è la differenza? sto comunque accedendo a un’opera che non ho pagato. Se poi questa dovesse piacermi, la premierò con l’acquisto. Se fa schifo, resta dove merita di essere.

    “*se li detiene li ha comprati. ergo, è stata più munifica di te.”
    Se li detiene o è arrivata prima, o ha un capitale maggiore. Ergo, se sei ricco di base, puoi permettertelo, se no ti attacchi al treno e fischi in curva.
    Quindi, estendendo, se sei ricco, puoi decidere quale cultura può andare avanti e quale comprare solo per levare dal mercato un concorrente, se non lo sei prendi quello che ti danno in pasto.

    “l’arte è al 2% ispirazione, e al 98% traspirazione”
    Citazione che posso condividere ma non nel senso che intendi tu.
    L’ispirazione non serve se non sai rendere praticamente la tua idea. Ergo: se hai una bella idea per un libro ma poi non lo scrivi, non serve che l’abbia pensato.
    La traspirazione la pago se è meritevole e se permette di apparire un prodotto decente. Tu in negozio compri un vestito senza provarlo?
    Io no.

  31. Marino Voglio on maggio 1, 2012 at 19:43

    “Tu in negozio compri un vestito senza provarlo?
    Io no.”
    ah, nemmeno io… ricordo che quando ho fatto la prima comunione ho riportato il vestito al negozio il lunedi, perché a pensarci meglio non ne avevo tutto questo gran bisogno. e al supermercato di solito apro un gelato, gli do una ciucciatina e poi se non so se mi piace lo rimetto nel frigorifero.

  32. fabristol on maggio 1, 2012 at 19:49

    “Io so che ci sono libri che voglio leggere e che non sono disponibili, non perchè sono segreti o perchè proibiti da chissà quale legge, ma in base al calcolo di un editore che magari neppure sa di cosa trattano, ma che valuta che non valga la pena di pubblicarli. E so che se li scarico sono, secondo il tuo parere e quello delle major, un ladro. A mio parere sono loro i ladri della cultura perchè impediscono a chi vuole leggere, informarsi, accedere a determinate conoscenze, di poterne fruire senza per altro che ci sia un guadagno in questa censura da parte di chi detiene i diritti.”

    Ho lo stesso problema con alcuni film o album rari. Non riesco a trovarli nel mercato, l’unico modo è affidarsi al “furto” di altre persone.
    Furto, la neolingua imposta dallo stato è entrata così tanto nella mentalità comune che è difficile perfino spiegare la differenza tra furto e scambio oggigiorno. In genere, soprattutto per quelli nati dopo gli anni del digitale, faccio l’esempio della musicassetta. Negli anni 80 ci scambiavano le musicassette e le duplicavamo tra amici. A volte le canzoni erano registrate dalla radio. Sfido chiunque a chiamarci una generazione di ladri e considerare quell’azione di scambio un furto.

    Un’altra storia che racconta, vera! è quando un mio collega mi fece due maroni così sul copyright, che non bisogna scaricare da internet ecc. Quando gli prestai il mio harddisk portatile con migliaia di MP3 che, mentendo, gli dissi che erano semplicemente copiati dai miei CD lui si copiò tutto il contenuto sul suo PC (come ai vecchi tempi con le musicassette). Fatto questo gli ho chiesto che differenza c’era tra quello che aveva fatto lui e quello che avevo fatto io scaricandoli da internet. La risposta non arrivò mai.
    Ecco la prossima volta che trovate individui del genere prestategli una pennetta o harddisk con MP3 e fate la stessa cosa.

  33. Corrado on maggio 1, 2012 at 19:49

    “ah, nemmeno io… ricordo che quando ho fatto la prima comunione ho riportato il vestito al negozio il lunedi, perché a pensarci meglio non ne avevo tutto questo gran bisogno. e al supermercato di solito apro un gelato, gli do una ciucciatina e poi se non so se mi piace lo rimetto nel frigorifero.”

    la differenza tra un gelato e un vestito mi pare sia palese. Se non la capisci, credo non ci siano le basi per discutere. 😉
    Un vestito lo provo in negozio, o anche a casa, e se non lo rovino(quindi non alieno la proprietà ad un altra persona) lo rendo senza problemi.
    Apro il gelato e lo assaggio? sto impedendo a un altro di usufruire del prodotto.
    Per lo stesso motivo in negozio non ti sostituiscono un paio di mutande dopo che le hai già provate.
    Riguardo al tuo vestito della comunione, in molti Paesi puoi farlo legalmente, basta che non stacchi l’etichetta.

  34. fabristol on maggio 1, 2012 at 19:54

    “ah, nemmeno io… ricordo che quando ho fatto la prima comunione ho riportato il vestito al negozio il lunedi, perché a pensarci meglio non ne avevo tutto questo gran bisogno. e al supermercato di solito apro un gelato, gli do una ciucciatina e poi se non so se mi piace lo rimetto nel frigorifero.”

    Anche a me capita spesso soprattutto quando non capisco la differenza tra furto e copia. Per esempio l’altro giorno ho copiato il contenuto di un intero libro di un amico a mano. Il mio amico mi ha denunciato per furto ma quando la polizia è andata a casa sua il libro era ancora là e l’hanno preso per un visionario. Infatti l’hanno denunciato per falsa testimonianza.

    Io denuncerei la Chiesa CAttolica perché i frati amanuensi hanno copiato, ops rubato, centinaia di opere classiche. Ah no è vero! Nell’antichità non esisteva il copyright quindi non esisteva la cultura. E se non esisteva il copyright NON era furto. Infatti il furto diventa tale SOLO se c’è il copyright.

  35. Marino Voglio on maggio 1, 2012 at 20:19

    “…Il mio amico mi ha denunciato per furto ma quando la polizia è andata a casa sua il libro era ancora là e l’hanno preso per un visionario. Infatti…”
    beh, spero che i libri del tuo amico non ti piacciano, perché probabilmente non ne leggerai altri*: a queste condizioni si racconterà le sue storie da solo, e la sera andrà al bar a giocare a boccette invece di stare sotto la candela col calamo in mano…

    *a meno che il tuo amico non sia pagato da qualcun altro perché tu goda delle sue storie – e dei suoi punti di vista – “gratis”; e questo è quello che già sta succedendo, in musica, in letteratura e nel giornalismo…

  36. Marino Voglio on maggio 1, 2012 at 20:31

    …guardate, aldilà delle schermaglie, su una cosa avete ragione: il diritto d’autore dovrebbe morire con l’autore stesso, e diventare poi di pubblico dominio. che si possa ereditare o comprare l’opera dell’ingegno è un obbrobrio.
    ma che un professionista, o un artista, non abbia il diritto di vivere del frutto del suo lavoro (perché questo è: LAVORO) resta un furto. indipendentemente da chi lo commetta e dal come, e dal perché.

  37. Corrado on maggio 1, 2012 at 23:51

    Come ho detto prima, è assurdo che uno possoa godere per sempre di un’idea. Ci sta che uno abbia un periodo di invulnerabilità, come la stellina di supermario, ma questo non può essere un vitalizio. Non può esserlo perchè è un limite al progresso tale che a volte non si possono aspettare 70 anni perchè il detentore schiatti. E inoltre non si tiene conto del fatto che spesso i diritti sono detenuti da entità giuridiche diverse dalle persone fisiche, quindi in teoria immortali, salvo fallimento. E in quest’ultimo caso spesso i diritti d’autore vengono venduti a un’altra azienda o rilevati in copertura totale o parziale del debito.
    I 7 anni originali, per quanto siano un’era geologia in alcuni campi, sono comunque un lasso di tempo accettabile per cui una persona che ha avuto l’idea della vita ci faccia i soldi e si costruisca la sua sicurezza, ma non così lungo da stoppare la diffusione delle idee per varie generazioni.

  38. Corrado on maggio 1, 2012 at 23:58

    Inoltre un’altra cosa: spesso chi vive dell’opera di ingegno non è l’autore, ma la schiera di avvoltoi che l’hanno preso per il collo. Cosa che succede praticamente sempre se non ad altissimi livelli. Il che significa che del tuo lavoro forse ti arriverà il 5% del profitto, FORSE, se non hai ceduto giocoforza tutti i diritti per avere la chance di diventare un po’ visibile e cominciare a farti un nome. E te lo dico per certo perchè ho seguito le fasi della pubblicazione di un gioco da tavolo ideato da due amici. Alla fine per un gioco che ora viene venduto in mezza UE e negli USA e con almeno 5 espansioni, ha ricavato qualche migliaio di euro in tutto.

  39. Claudio G. H. on maggio 2, 2012 at 23:55

    Il presupposto che i diritti di proprietà siano per prevenire il conflitto interpersonale su risorse scarse mi pare assoluta spazzatura. L’idea che la risorsa sia scarsa e quindi necessiti del diritto di proprietà è fallace perché non si fonda su un principio logico o morale o etico o “intrinsecamente strutturale” e neppure economico, ma da una *conseguenza* economica. Deriva dal fatto che se la risorsa fosse tanto abbondante nessuno sentirebbe la necessità di averne una parte in esclusiva.

    Perciò il presupposto è sbagliato, e per chiarire che la proprietà (non solo intellettuale) vada protetta per ragioni etiche, morali e intrinsecamente strutturali per ragioni logiche, evidenzio che uccidere una persona non ha generalmente conseguenze macroeconomiche, eppure converrete che è moralmente, eticamente, e logicamente non accettabile.

    Io ritengo che il diritto di proprietà derivi dalla unicità di ogni Persona, e che ogni Persona dispone di un cervello nel quale opera una mente che anima la Persona, germogliando pensieri i quali, a spese delle energie della stessa Persona, si trasferiscono in atti e fatti concreti, siano essi la raccolta di cibo, la costruzione di un utensile, il progetto di una casa, o la creazione di una musica.
    Tutto ciò che deriva dalla mente che opera nel nostro cervello, entrambi unici, a spese delle nostre energie, solo nostre, nel nostro corpo, assiomaticamente nostro e unico, è di conseguenza nostro. E’ quella la radice da cui deriva il diritto di proprietà, non dalle ragioni economiche le quali semmai ne danno un senso. Io cioè asserisco che il diritto di proprietà è una conseguenza della caratteristica intrinsecamente strutturale della proprietà di noi stessi, della nostra mente e di ciò che essa produce.

    Ora supponiamo che con il mio ingegno io abbia realizzato una macchina capace di generare energia in quantità illimitate a costi nulli. Tale energia non dovrebbe avere proprietà secondo il criterio economico, poiché l’energia a questo punto diventa una risorsa per nulla rara. L’energia prodotta è però una conseguenza della macchina, la quale è conseguenza del mio ingegno. Sempre secondo il criterio economico, la mia macchina è rara, esiste solo un esemplare, il mio. Perciò secondo lo stesso criterio la proprietà mi sarebbe assicurata. Si può fare un parallelo con il libro: il libro originale è la macchina, il contenuto (copiabile) è l’energia.
    Ora ecco: io dispongo della proprietà della macchina, ma se la spengo l’energia tanto disponibile da non avere proprietà improvvisamente ritorna ad essere una risorsa rara. La riaccendo, e la proprietà sull’energia sparisce, la spengo e la proprietà ritorna.
    Di chi è in realtà l’energia generata?
    La domanda diventa insidiosa se si aggiunge il particolare che la macchina, pur completamente automatica e senza bisogno di manutenzioni, è incomprensibile a chiunque. Solo io so come farla funzionare. La risorsa del mio pensiero, il progetto della macchina, è un bene ben visibile, perché con esso ho costruito la macchina e la dimostrazione c’è nella macchina stessa, ma è pure una risorsa rara, nessuno ha ideato una cosa simile al mondo. Ora accade che la macchina si rompe, e nessuno sa come aggiustare la macchina. Allora rifaccio la domanda: Di chi è in realtà l’energia generata? …di chi è il contenuto intellettuale?

    Qualche semplice considerazione economica.
    Ora, se io chiedessi una piccola royalty per l’energia generata, non me la sarei meritata? Inoltre se l’energia generata fosse usata senza riconoscerne la proprietà, non avrei alcun motivo di tenere la macchina accesa, né sarei incentivato a ripararla in caso di guasto.
    Ma facciamo anche una considerazione strutturale: se voi foste nei panni del costruttore di tale macchina non percepireste un senso di ingratitudine nel vedere tutta quella gente approfittarsi dei frutti generati dalla macchina senza riconoscere alcunché al suo creatore?
    Ma al di là del fattore percettivo, ne esiste uno oggettivo: per creare la macchina, o il libro, all’inventore o all’autore è occorso tempo, energia propria che ha speso e devoluto per realizzare l’opera. Quindi l’opera intellettuale in realtà contiene in sé anche una quota non indifferente di energia vitale (ovvero energia+tempo di vita), e non riconoscerne i frutti è semplicemente un furto.

  40. Claudio G. H. on maggio 3, 2012 at 00:26

    Altre osservazioni. Nei commenti ho letto cose un po’ assurde sul copyright, cioè il diritto d’autore. Salvo interpretazioni bislacche che oggettivamente alcune corti hanno sentenziato, il diritto d’autore in sé non pone limiti alla creatività, poiché è tutelata non l’idea in sé ma l’esatta rappresentazione dell’idea.
    Nei brevetti la cosa è un po’ diversa, perché si tutelano le rivendicazioni, che sono caratteristiche di una implementazione di una invenzione, cioè l’applicazione di una idea per una soluzione non ovvia.

    Ho letto (non tutto, mi manca l’ultimo terzo) il libro di Boldrin e Levine, ma finora ho trovato dimostrazioni economiche interessanti, ma nessun elemento convincente dal punto di vista morale, salvo la limitazione di libertà altrui nel caso di uso parziale di una invenzione di terzi in una propria invenzione.

    Questo mi pare il reale problema con i brevetti oggi: l’eccessiva pervasività, ma anche la ambiguità del sistema delle rivendicazioni che permettono la estensibilità di un brevetto oltre i limiti inizialmente concepiti dall’inventore.
    Se i brevetti fossero come il copyright ci sarebbero molti meno problemi, meno costi per tutti, e più giustizia tra inventori di soluzioni simili ma non uguali.

    Ci sono stati anche casi di abusi nel diritto d’autore, penso ad un artista tedesco che ha citato in tribunale un’altro autore perché secondo lui anche un solo campione di suono “disegnato” è esclusiva proprietà.

    Cioè, quando la granularità nell’analisi di un caso di plagio diventa esagerata risulta inaccettabile l’esito di una sentenza, perché si potrebbe arrivare all’assurdo che una forma d’onda, cioè una caratteristica naturale che nessuno può dire con certezza possa essere impossibile a realizzarsi in natura, possa diventare proprietà di una singola persona.

    Ecco, quelli sono gli eccessi che creano danni, ma non in sé il rispetto del diritto di chi ha realizzato un’opera o una invenzione.

  41. Corrado on maggio 3, 2012 at 00:30

    1) Nessuno chiede che i progetti di un’invenzione vengano messi in commercio. Nè si chiede che l’iventore li divulghi gratuitamente. Facendo l’esempio della tua macchina, se io però costruisco in maniera autonoma una macchina, prendendo spunto dalla tua, che so… guardandone il funzionamento, o intuendone il principio alla base, perchè devi considerarmi un ladro?

    2) Il parallelismo tra omicidio e proprietà intellettuale è fallace esattamente come quello tra vestito e gelato di qualche post fa. Se io uccido una persona, privo i suoi cari e la società della sua presenza, del suo contributo, del suo affetto etc. Se io copio una canzone o un libro, questo è ancora disponibile per tutti.

    3) mi sta bene che tu possa avere una piccola royalty sull’energia prodotta dalla macchina, non mi sta bene che siccome l’hai inventata tu, io non ne possa costruire una uguale in maniera autonoma, che questo divieto si estenda all’infinito e che se io autonomamente trovo il modo di creare una macchina uguale, io sia considerato un ladro.

    4) quindi, secondo il tuo ragionamento, se io domani mi sveglio e brevetto la coltivazione della patata nel modo tradizionale, è giusto che io e i miei eredi viviamo di rendita per sempre per sta cosa, pena l’abolizione della patata dalla dieta?
    Guarda che si sta arrivando a concetti del genere!

    5) Ultimamente ho scoperto, ad esempio, che non sono più vendibili i giochi di carte collezionabili se non da parte della hasbro che ha comprato i diritti di Magic.
    Di fatto ha brevettato il concetto secondo cui si vendono delle bustine che contengono delle carte da gioco con caratteristiche variabili e che permettano la formazione del mazzo di gioco.
    Il che significa che nessuno potrà più usare questa formula per i secoli dei secoli. Il risultato è che ottimi prodotti che venivano pubblicati sono stati ritirati dal commercio, o sono stati stravolti dovendo essere pubblicati come mazzi fissi.
    Applica questo alla scienza. Applicalo alla cultura. Vedrai quanto questo sia un limite per il progresso.
    Cosa sarebbe successo se gli amanuensi avessero brevettato i libri che avevano riscoperto e che invece sono stati tramandati gratis?
    Cosa sarebbe successo se gli Egzi o i Romani o i Greci avessero brevettato le loro conoscienze in architettura, arte, cultura, medicina?

    Rispondendo alle tue ultime considerazioni:
    “Ora, se io chiedessi una piccola royalty per l’energia generata, non me la sarei meritata? Inoltre se l’energia generata fosse usata senza riconoscerne la proprietà, non avrei alcun motivo di tenere la macchina accesa, né sarei incentivato a ripararla in caso di guasto.”
    Tu vendi l’energia della tua macchina al prezzo che vuoi. Il tuo incentivo nel tenerla accesa e nel ripararla è continuare a godere di quel ricavo. Qua si discute del fatto che però tu voglia impedire agli altri di costruire una macchina uguale, di vendere la propria energia.

    “Ma facciamo anche una considerazione strutturale: se voi foste nei panni del costruttore di tale macchina non percepireste un senso di ingratitudine nel vedere tutta quella gente approfittarsi dei frutti generati dalla macchina senza riconoscere alcunché al suo creatore?”
    Al creatore riconosco:
    1) un lasso di tempo di esclusiva(diciamo 7 anni come da principio)
    2) il ricavo dalla vendita di energia in questi 7 anni e negli anni a venire.
    3) la vendita di apparecchi esclusivi per quel tipo di rete.

    Nel mondo reale sarebbero:
    1) vedi sopra
    2) la vendita del prodotto che hai inventato
    3) la vendita di tutto quello che è correlato(per un cellulare i pezzi che montano solo col tuo attacco, ad esempio, o quelli che produti tu e che sono gli unici a supportare il software del tuo modello). In campo musicale, editoriale, cinematografico, il merchandising che costituisce la maggior parte del guadagno legato al prodotto. Io ad esempio non ho i film di Star Wars in originale, ma ho comprato circa 400€ di lego Star Wars. Non avessi visto i film, non avrei comprato quei set. Idem per le magliette o le felpe e i berretti.
    Con l’ultimo punto ho risposto anche alla parte finale del tuo discorso.

    🙂

  42. Corrado on maggio 3, 2012 at 00:37

    Ho postato prima del tuo ultimo post.
    Ecco, con i chiarimenti del tuo secondo commento, Claudio, posso dire che ci avviciniamo molto di più a una visione comune.
    Almeno per quanto riguarda la tecnologia.

    Continuo a non essere d’accordo riguardo alla musica o alla letteratura per i motivi spiegati prima, in primis legati alle opere “sequestrate”.

  43. fabristol on maggio 3, 2012 at 17:57

    “Ora, se io chiedessi una piccola royalty per l’energia generata, non me la sarei meritata? ”

    Ragazzi facciamo molta attenzione sul diritto a meritarsi qualcosa con il vero diritto ad un compenso quando si vende qualcosa. Chiunque può dire che merita di essere pagato per qualsiasi contributo alla società umana ma ciò non significa che chiunque debba ricevere un compenso automaticamente. Anch’io meriterei di essere pagato ogni giorno per quello che scrivo su questo blog. Oppure no? Ma non mi sognerei mai di chiedere alla società di pagarmi per quello che faccio. Eppure offro il mio tempo (tanto), le mie idee a tutti e tutti possono prendere, copiare quello che scrivo (e lo fanno già). A quest’ora sarei ricco per tutto quello che ho disseminato nel web ed è stato copiato dai miei blog.

  44. Corrado on maggio 3, 2012 at 19:36

    Aspè Fabri… qua si parla di qualcosa di apetibile, almeno per tot persone.
    Se nessuno trovasse appetibile, e di conseguenza nessuno scaricasse la musica di Vasco Rossi, oltre a registrare un incremento netto sulla qualità musicale media mondiale, non si discuterebbe sulla legalità o meno di scaricarla.

  45. fabristol on maggio 3, 2012 at 19:41

    Be’ si sta parlando di “meritare” qualcosa. Sinceramente non so neppure cosa significhi dal punto di vista legale il meritarsi qualcosa. RAcconto una barzelletta e questa diventa famosa in tutto il mondo e io protesto e dico: “Mi merito qualcosa.” E sti cazzi. Cosa vuoi che ti risponda la gente?
    Il meritarsi qualcosa è un giudizio soggettivo. Il merito non può essere misurato. Cioè è una protesta che muore nella bocca della stessa persona che protesta.
    E’ così soggettivo che potrei tranquillamente dire che Laura Pausini non si merita nulla perché a mio modesto parere produce aria fritta, ovvero il nulla. Ecco perché bisogna stare attenti ai termini che si usano in questa discussione.

  46. Corrado on maggio 3, 2012 at 19:51

    Vendi un prodotto che è desiderato. Chi vuole te lo paga, gli altri si attaccano.
    Il che è diverso da: ho prodotto una cosa qualsiasi, quindi voglio un vitalizio.

    La pausini merita un sacco di schiaffi secondo me, secondo un sacco di gente è un fenomeno!
    Ci sta anche che chi usa la sua musica a scopo commerciale, gliela paghi: stai facendo soldi con il lavoro di un altro. Ha senso che se vuoi premiarla comprando il supporto originale a lei arrivino i soldi, stai comprando un prodotto. Quello che è assurdo è l’eccesso a cui siamo arrivati ora, in una situazione in cui io ascoltando a tutto volume una canzone di un autore, e quindi pubblicizzandolo fattivamente, sto secondo alcuni rubando gli qualcosa di tasca. Semmai è lui a dovermi pagare per la pubblicità che gli faccio 😛

  47. Claudio G. H. on maggio 4, 2012 at 00:08

    WARNING WARNING io ho scritto quella parola, “meritare”, in modo colloquiale, intendevo in effetti dire con un po’ di eufemismo che se io volessi ricavare qualcosa dai frutti prodotti dalla mia macchina ne avrei pieno diritto, tanto quanto se tu Fabristol decidessi di ottenere una royalty da quello che scrivi. Il fatto che uno scriva (o conceda l’energia prodotta dalla macchina miracolosa) senza chiedere nulla in cambio è una SUA scelta, e non và confusa con il SUO diritto di POTERLO FARE.

  48. Claudio G. H. on maggio 4, 2012 at 00:27

    Rispondo a Corrado su alcuni punti (anche se lui poi ha detto di essere quasi d’accordo …non ne sono sicuro).

    1 – Parallellismo omicidio-proprietà intellettuale.
    Credo tu abbia frainteso, non ho affermato alcun parallellismo, ho invece sostenuto la motivazione etica-morale e logica contro quella, diciamo utilitarista economica. E’ pure una ridondanza perché la ragione che trova Kisnella è addirittura un effetto conseguente ad una motivazione economica, cioè ha costruito una tesi sulla pastafrolla.
    La motivazione etico-morale-logica è riferita alla radice da cui deriva la proprietà, sia essa materiale che immateriale.

    Prima di tutto vi chiedo quindi, quale è la motivazione che giustifica la proprietà?
    Se voi rispondete come Kisnella, siete in fallo, perché vi aggrappate a ragioni discutibili in quanto devono sostenersi con l’interazione sociale, la quale muta in funzione della composizione della società (se occorre ve ne do una prova matematica), non trovano alcun supporto sulla persona, che in quanto tale esiste immutabile fino a che ella è in vita.

    Io invece sostengo una ragione razionale che ha come radice proprio la Persona. Perché se si pensa di dare ragione a Kisnella allora si da ragione a chi, per il bene della società, decide di uccidervi, oppure semplicemente di rendervi schiavi.

    Prima di discutere di altre cose vi voglio qui, voglio capire da cosa deriva la razionalità della proprietà.
    Io affermo (rileggere il mio commento) che deriva dalla unicità della propria mente, che è il “software” che gira nel nostro cervello, ed è proprio del nostro corpo. Insomma è la unicità dell’essere umano quella che afferma un diritto precostituito di proprietà, prima della Persona per sé stessa, poi di tutto ciò che la Persona produce con i suoi mezzi (energia, tempo di vita, elaborazione del pensiero).

    Nel tuo commento numerato, Corrado, ci sono altre cose discutibili, ma come ho detto PRIMA capiamoci sulle ragioni della proprietà, poi si affronta il resto.

    Cld

  49. Corrado on maggio 4, 2012 at 12:20

    “Io affermo (rileggere il mio commento) che deriva dalla unicità della propria mente, che è il “software” che gira nel nostro cervello, ed è proprio del nostro corpo. Insomma è la unicità dell’essere umano quella che afferma un diritto precostituito di proprietà, prima della Persona per sé stessa, poi di tutto ciò che la Persona produce con i suoi mezzi (energia, tempo di vita, elaborazione del pensiero).”
    Ti faccio un esempio allora.
    Prendiamo il software Excel, diciamo che è la tua mente ed è unico e tutte le caratteristiche che hai detto tu.
    Con excel tiri giù una tabella che esamina un determinato aspetto di un determinato argomento, non importa quale sia. Ti fai la tua tabella, i grafici, le tue macro… tutto. Hai sviscerato l’argomento.

    Ora… perchè io, indipendentemente da te, senza copiare(tu hai messo una protezione al tuo foglio di lavoro tale che io possa solo vedere i risultati ma non vedere come ci sei arrivato), non posso analizzare lo stesso argomento usando LbreoOfficeMath(che è la mia mente e funziona in modo simile alla tua ma con delle differenze) e ottenere una tabella del tutto simile e giungere alle tue stesse conclusioni? Perchè mi deve essere impedito?

    Come ho detto, io non pretendo che chi crea un qualcosa debba pubblicarne i metodi, i progetti e le fasi di sviluppo. Io dico che se una persona però, senza che l’autore le abbia pubblicate, arriva allo stesso punto, ne ha diritto allo steso modo in quanto anche lui ne è autore. Ovviamente chi ha scoperto per primo ha tutto l’interesse a copire le sue tracce, e infatti secondo me vanno benissimo la criptazione dei dati etc…
    Esempio letto proprio qua, mi pare: la CocaCola… sono cent’anni che va avanti tenenedo segreta la sua formula. Tutti provano a imitarla, nessuno ci riesce. Buon per lei. Ma se io la scoprissi, non vedo perchè dovrebbe essermi imopedito di produrre la CorraCola con formulazione uguale e, quindi di fatto, gusto uguale.
    La Cocacola continuerebbe a vendere in virtù del nome, io probabilmente venderei, per stare nel mercato a un prezzo minore, e venderei a quelle persone che ora comprano la Guizzacola, o la Conadcola etc.
    A chi sto rubando qualcosa? A nessuno.

    Le motivazioni Morali, poi, di cui parli a inizio dell’ultimo post, non sono per me sufficienti. Per motivazioni morali mi impediscono la ricerca sulle staminali, tengono attaccate le persone alle macchine per 20 anni, pretendono che io paghi le tasse per mantenere gli sprechi di una casta etc…
    Le motivazioni morali, più di quelle economiche, si appoggiano alle motvazioni sociali le quali sono variabili e possono mutare draasticamente. Cent’anni fa le donne non votavano ed erano modello “Schiava-Lava-Chiava”, cent’anni fa i negri erano una sottorazza, ai tempi dei Romani esisteva ed era apprezzata la pedofilia.
    Invece la legge del mercato di domanda e offerta è sempre quella dei tempi del baratto in cui io ti davo una selce scheggiata e tu mi davi una zanna di smilodonte, se entrambi gradivamo lo scambio.

    Ti immagini cosa sarebbe successo se tutti i primitivi avessero dovuto pagare per poter non usare, ma soltanto pensare di accendere il fuoco?

  50. Claudio G. H. on maggio 6, 2012 at 15:33

    Corrado, il concetto è semplice: se riconosci che la mia mente è mia e di nessun altro, devi accettare che il PRODOTTO della mia mente sia altrettanto mio e di nessun alto, poiché non vi è giustificazione alcuna a privarmene se non scuse per RUBARE.

    Però attenzione. Tu hai fatto un esempio (quello del foglio di calcolo) che non costituisce una violazione del principio che ho enunciato, in quanto tu hai perseguito il tuo metodo e hai ottenuto il tuo prodotto che è sicuramente tuo. E’ evidente che sel il metodo però risulta identico c’è qualcosa di sospetto, perché pragmaticamente occorrerà pure trovare un modo per dirimere le controversie e quello mi sembra un metodo semplice ed efficiente: verificare se le cose sono identiche. Non simili! Identiche. Simile o con procedimenti simili non è identico e seppure non dimostri con autenticità che l’elaborazione era completamente tua, d’altra parte per le stesse ragioni pratiche non è possibile arrogarsi il potere di defraudarti di una cosa che sicuramente almeno in alcune parti non è stata copiata.
    Ciò vale a maggior ragione per l’aspetto: la musica, la poesia, la grafica, disegno letteratura, ecc. sono forme che si manifestano e quella è l’intera risltante del prodotto elaborato, è chiaro che allora il tuo foglio potrà essere realizzato con algoritmi simili ma non uguali ai miei, ma l’aspetto con cui si presenta dovrà sicuramente essere diverso.
    E infatti il copyright funziona così: nessuno ti vieta di fare una interfaccia a finestre, infatti esiste il Mac, il Windows, X-window, Ubuntu, e molti altri.

    Perciò detto questo in apparenza non abbiamo un problema di conflitto. E invece c’è, e risulta chiaro dal fatto che hai espresso un problema (l’esempio del foglio di calcolo) che non esisteva se avevi appieno compreso il senso del mio ragionamento sulla proprietà, perché il problema in cui andiamo in conflitto riguarda proprio la comprensione intima del concetto di proprietà che io ho cercato di esprimere.

    Ciò che intendo dire è che se vuoi costruire una tesi strutturale di valori, non puoi fare la bandierina che si orienta come tira il vento. O ci sei o non ci sei. Se a rigore logico assumiamo che la tesi che ho esposto è valida, non puoi soprassedervi nel momento in cui ti fa comodo cambiare le regole del gioco.
    Il punto è non tanto del fatto che tu ti sia scontrato con un problema che secondo la mia logica non dovrebbe esistere (salvo le staminali non siano a tutti gli effetti soggetti dotati di coscienza) ma perché consapevolmente o inconsapevolmente tu di fronte ad un problema che ti pare sia un ostacolo al “bene comune” (secondo la TUA interpretazione) l’avresti usata come scusa per passare sopra a un principio che invece, una volta assunto e capito, non dovrebbe mai essere travalicato.

    Altre due cose. La prima forse aiuta a capire (perché è anche colpa mia se non si capisce quello che voglio intendere).
    Il fatto che tu dica che le motivazioni morali siano legate a quelle di natura sociale, mi costringe a fare una rettifica. Ciò che intendevo con “morale” non è nel senso sociale del termine, ma esclusivamente da radici naturali e logiche. Non so come definirlo, perciò avevo usato la parola “morale” ma in effetti non è corretta.
    Infatti convengo che le motivazioni morali sono usualmente quelle stabilite da chi detiene il potere di farle valere, cioè è una giustificazione fatta passare come moralità a chi su quella si fa i suoi interessi (come minimo perché a lui piace così). Quello che intendo io invece è un qualcosa di più immutabile e profondo …purtroppo non riesco a darne una definizione migliore, al momento.

    L’ultima cosa. Il fatto che nell’antichità fossero permessi e concessi atteggiamenti oggi inaccettabili non significa che chi li subisse allora non provasse lo stesso sentimento di frode e danno che percebirebbe se accadesse oggi. Se un tempo non era capito che schiavizzare una persona è un delitto, non era perché un tempo non fosse un delitto, era perché la conoscenza e consapevolezza di ciò non era diffusa né vi era la forza di ribellarsi a ciò.

    Per via di proprietà intellettuale e abusi su essa, questo articolo mi pare pertinente: http://www.telegraph.co.uk/finance/yourbusiness/9130815/Inventor-fury-as-patents-prove-too-costly-to-defend.html

  51. Corrado on maggio 6, 2012 at 16:23

    La tua mente è tua, il suo prodotto idem. Posso anche accettare sta cosa.
    Ma il prodotto che la tua mente ottiene, spesso, non si ottiene in una sola maniera e lqa mia mente potrebbe arrivsare alle stesse conclusioni per altre strade.
    5×6=30
    90\3=30
    2+28=30
    6+4*6=30
    Come puoi tu mettere il 30 sotto copyright e dire che d’ora in poi chi lo pronuncia o lo usa in un’altra formula deve pagarti?

    Quello che tu pensi, o scopri, o crei, posso farlo anche io o spontaneamente o con il reverse engeneering o vedendo il mondo che mi circonda, oppure può essere una base per delle mie nuove scoperte, io posso concepire che TU faccia di tutto per tenerlo nascosto e tenere il tuo segreto, un po’ come ha fatto la CocaCola o come in antichità facevano le corporazioni. Quello che non concepisco è che ci sia un sistema che privilegia chi ha più soldi e non chi ha più idee e che, de facto, usa lo stato come braccio armato. Lo trovo aberrante quanto lo sarebbe imporre per legge a chi ha creato un qualcosa, di rendere pubblici i propri metodi e i propri segreti.
    Riguardo all’arte, alla musica o alla letteratura:
    ci sono alla fin fine solo una dozzina di trame possibili in letteratura, per il resto sono variazioni sul tema. Quindi a sto punto dobbiamo vedere l’ordine dei caratteri usati. Ma quanti caratteri sono il minimo per poter essere un’opera che puoi considerare tua? arrivando all’estremo puoi mettere il vincolo su una parola. Per esempio io vorrei vincolare la parola libertà, o amore. E chiunque lo scrive o dice… Taaac.. 1€cent al sottoscritto. Idem per la musica. Idem per le arti grafiche. Quella linea, descritta da quella funzione matematica, è solo tua e nessuno deve poterla usare?

    Se vedo il mio vicino che dipinge la sua casa di una combinazione di colori che mi piace, non dovrei poter fare altrettanto. Magari lui ha brevettato quel particolare accostamento.

    Riguardo all’ultimo punto che hai trattato e che riguarda l’etica: io credo semplicemente che i valori e l’etica non siano universali a parte una manciata di cose che sono da sempre biasimate in ogni cultura(tipo l’incesto). Credo sia terribilmente arrogante per l’uomo moderno pensare che la morale antica(e per estensione quella di alcune culture moderne che vi si rifanno) sia automaticamente superiore. Si tratta semplicemente di etnocentrismo di bassa lega.

  52. Claudio G. H. on maggio 6, 2012 at 20:31

    Corrado, mi sembra tu sia andato fuori dal punto. Io sicuramente non son bravo a spiegarmi, e forse è per questo che non riesci a focalizzare la questione.
    Lascia da parte per un momento la questione dei diritti intellettuali (anche perché davvero ti stai perdendo su cose che peraltro non sostengo, tipo brevettare un numero).
    Io ti chiedo solo di focalizzarti su quello che è la proprietà privata. Se o non sei d’accordo che la mente è mia (la tua è tua) e quello che essa produce materializzandosi in azioni è di quella Persona di cui fa parte? Questo è il punto.
    E se su questo punto dici no, allora ti avverto che per rigore logico in conseguenza tu non puoi nemmeno possedere i vestiti che indossi.

  53. Claudio G. H. on maggio 6, 2012 at 20:33

    Errata corrige: “Sei o non sei d’accordo”…

  54. Corrado on maggio 6, 2012 at 20:46

    Il numero, così come la tavola di excel è solo un esempio.

    La mia mente è mia, quello che produco è mio. Una volta che è fuori dalla mia mente fa parte del mondo reale e non del mio mondo privato e quindi chiunque ne può usufruire fino a che non ne aliena a me l’utilizzo.
    Se non voglio che qualcuno utilizzi la mia idea sarà mio interesse schermarla in qualche modo, se non lo faccio e un’altro la copia, buon per lui.

    La differenza tra la mia idea e i miei vestiti è che se uno copia la mia idea geniale, io continuo a tenermela e a potermela sfruttare, se uno mi ruba le mutande, io vado in giro col pacco di fuori. Se per assurdo potesse prendermi i pantaloni senza che io ne venga privato, mi starebbe benissimo che lo facesse.

  55. Claudio G. H. on maggio 6, 2012 at 21:20

    Quindi se uno clona la tua faccia (senza privarti della tua) a te và benissimo.

  56. Corrado on maggio 6, 2012 at 23:57

    Se uno clona la mia faccia lona la mia faccia, di fatto, mi impedisce i rapporti con la mia famiglia, il mio lavoro, i miei amici etc etc etc. (mia moglie potrebbe confonderci, così i miei figli, si creano una serie di situazioni surreali tali che non potrei più fare una qualsivoglia vita normale).

    Se uno copia una mia canzone la mia vita continua normalmente. Se uno copia TUTTA la mia opera, la mia vita continua normalmente.

    Si parla ovviamente di una situazione non a scopo di lucro.

    Non mi risulta che nelle case farmaceutiche si siano registrati suicidi in seguito all’introduzione dei farmaci generici, nè tra gli stilisti alla notizia dei numerosi negozi cinesi che vendono copie perfette dei loro prodotti.

    Invece sono siicuro che una persona a cui hanno clonato la faccia e quindi, verosimilmente distrutto la vita, qualche turba psichica l’avrebbe.

    Quindi no, se uno mi clona la faccia non mi va bene. Fortunatamente non è la stessa cosa che scaricare un mio mp3 da emule: nel primo fatto mi alieni o limiti o danneggi fortemente la mia possibilità di vivere una vita normale, nel secondo caso no.

  57. Claudio G. H. on maggio 7, 2012 at 00:11

    Corrado, tu fai affermazioni presuntuose. E ti perdi nelle cose. Fai un ragionamento utilitarista nel problema del clonare la tua faccia, ma io potrei dire che per il “bene comune” la tua faccia va clonata perché è particolarmente bella e tutti hanno il diritto di avere una bella faccia.
    Inoltre se la tua faccia viene clonata, non vieni privato della tua faccia (che tu asserisca di essere privato di rapporti personali, è una tua ipotesi che io contesto perché nessuno ti ha portato via la tua faccia, te l’hanno solo clonata!), non essendo privato della tua faccia, inoltre, la tua faccia diventa un bene senza valore perché è così diffusa e facile da avere per cui perdi la proprietà privata della tua faccia.

    Inoltre che dire di quello che è un tuo sosia? Non ci è arrivato da solo ad avere una faccia come la tua, e per di più senza averlo voluto!

    Le affermazioni presuntuose riguardano al discorso che nessuno si è suicidato per il furto di proprietà intellettuale degli stilisti, d’altra parte ti faccio notare che molta gente subisce furti eppure non si suicida, io ne sono un esempio.
    Anche perché il furto che gli stilisti hanno subito non li ha privati del tutto dei loro introiti.
    Allora giustifichiamo il furto solo perché non hanno privato di tutto una persona?

    Corrado, o hai un principio e lo rispetti, altrimenti la finiamo qui di discutere.

  58. Corrado on maggio 7, 2012 at 09:59

    “Fai un ragionamento utilitarista nel problema del clonare la tua faccia, ma io potrei dire che per il “bene comune” la tua faccia va clonata perché è particolarmente bella e tutti hanno il diritto di avere una bella faccia.
    Inoltre se la tua faccia viene clonata, non vieni privato della tua faccia (che tu asserisca di essere privato di rapporti personali, è una tua ipotesi che io contesto perché nessuno ti ha portato via la tua faccia, te l’hanno solo clonata!), non essendo privato della tua faccia, inoltre, la tua faccia diventa un bene senza valore perché è così diffusa e facile da avere per cui perdi la proprietà privata della tua faccia.”
    Mi spiace ma questo non è vero: salta all’occhio come la confusione che si crea nella mia vita, data da un’altra persona che si è fatta impiantare la mia faccia, o magari da molte persone, crei situazioni tali che renderanno quasi sicuramente impossibile vivere una vita tranquilla: potrebbe compiere un reato per cui poi io vengo condannato, può andare a letto con mia moglie etc etc…
    Guarda cosa si fa con una carta di identità falsa tra omonimi, immagina un po’ tra persone con la faccia clonata.
    Vai in comune con due testimoni e hai una C.I. originale con cui fare quello che vuoi a nome mio.

    Quindi, ancora una volta, mi aliena la possibilità di vivere. Ascoltare la tua musica senza pagarne le royalties, con la possibile eccezione di farlo a fine di lucro, non ti sconvolge la vita. d’altra parte, che differenza c’è se io registro dalla radio la musica che sento e mi piace, o la scarico direttamente? Nessuna. In un caso o nell’eltro sto ascoltando senza avere pagato.

    “Inoltre che dire di quello che è un tuo sosia? Non ci è arrivato da solo ad avere una faccia come la tua, e per di più senza averlo voluto!”
    Il sosia ha diritto quanto me, visto che con la faccia uguale alla mia ci è nato. Potrebbe essere lui a dire a me che gli ho rubato la faccia, o viceversa. A sto punto, salvo che uno dei due si sfiguri con l’acido, ognuno continuerà in qualche modo.

    “Le affermazioni presuntuose riguardano al discorso che nessuno si è suicidato per il furto di proprietà intellettuale degli stilisti, d’altra parte ti faccio notare che molta gente subisce furti eppure non si suicida, io ne sono un esempio.
    Anche perché il furto che gli stilisti hanno subito non li ha privati del tutto dei loro introiti.
    Allora giustifichiamo il furto solo perché non hanno privato di tutto una persona?”
    La differenza è un’altra: se io vedo una borsa di prada da 2000€ non la compro. e non la comprerei mai. Se la vedo praGa dai marocchini ed esteticamente è uguale se non per un’etichetta all’interno(quindi di fatto invisibile) e la pago 20€, magari la prendo.
    Quindi… cosa ha perso lo stilista? di cosa è stato derubato? di nulla.
    Non mi puoi chiedere soldi per un guadagno che non avresti avuto.
    Mi comprerei tutta la musica che ascolto? non credo proprio visto che non tutto un album vale la pena. O magari è una canzone che voglio ascoltare una volta e poi mai più.
    quindi se io la scarico cosa ha perso l’autore? nulla. Difatti non è stato derubato di un guadagno che non avrebbe comunque avuto, non è stato derubato di un’idea che rimane sua, nè della canzone che continua ad essere sua e che potrà vendere a chi è disposto a pagarla.
    L’esempio del furto è assolutamente capzioso: nel furto si prevede che tu venga privato di un bene. In questo caso non vieni privato di nulla perchè semplicemente tu non avresti venduto, io non avrei comprato. La tua canzone sarebbe morta là. Piuttosto è vero il contrario, ossia che ascoltando la tua musica, magari saricata, io la pubblicizzi ad altre persone le quali potrebbero decidere di acquistarla o di andare al tuo concerto, o comprare la tua maglietta alimentando il giro del merchandising il quale è il vero centro del guadagno.
    Poi, se io invece scarico la tua musica, ci faccio la cassettina e me la rivendo per soldi, allora sono d’accordo: sono da perseguire.

  59. Claudio G. H. on maggio 7, 2012 at 23:52

    [[citazione: “Quindi, ancora una volta, mi aliena la possibilità di vivere. Ascoltare la tua musica senza pagarne le royalties, con la possibile eccezione di farlo a fine di lucro, non ti sconvolge la vita. “]]

    Questo lo dici tu, se uno mi clona un programma e lo fa usare senza pagarmi le royalties mi crea gravi turbe psichiche e mi aliena la possibilità di vivere serenamente!

    Caro, con i discorsi utilitaristi si può dire tutto e il contrario di tutto, eh eh.

    E nel caso dei sosia, come vedi, hai concluso che devi scendere ad un patto con qualcuno che per vie naturali ha raggiunto lo stesso tuo risultato, allo stesso identico modo per cui dovresti scendere a patti con chi avesse raggiunto la tua stessa invenzione in modo indipendente, usando la dimostrabilità. (Per la cronaca è già accaduto che un brevetto, dopo una disputa su chi l’avesse inventato per primo, accertato che i due inventori vi erano arrivati per vie autonome contemporaneamente, fu assegnato alla pari ad entrambi gli inventori.)

    [[citazione: “La differenza è un’altra: se io vedo una borsa di prada da 2000€ non la compro. e non la comprerei mai. Se la vedo praGa dai marocchini ed esteticamente è uguale se non per un’etichetta all’interno(quindi di fatto invisibile) e la pago 20€, magari la prendo.
    Quindi… cosa ha perso lo stilista? di cosa è stato derubato? di nulla.”]]

    Ma come, prima si esalta l’utilitarismo della scarsità dei beni e adesso non và più bene? Mi spiego: se tutti comprano le borse che *sembrano* di Prada, ma non lo sono, lo stilista viene derubato perché a quel punto chi comprava la sua borsa *proprio* perché costava €2000 non le comprerà più, dirà che è una roba dozzinale, che si trova ovunque, e non vale quel prezzo, proprio per la legge economica della abbondanza/scarsità. Mi pare che il furto sia molto superiore a €20 che pensavi tu.

    [[citazione: “L’esempio del furto è assolutamente capzioso: nel furto si prevede che tu venga privato di un bene.” ]]

    Errato, il furto è anche la privazione della compensazione per un bene. Se sistemi il giardino di casa mia e non ti pago cosa hai perso? Nulla: non ti ho rubato nessun bene, no? E invece no, perché ho rubato la compensazione che TU avevi stabilito per il TUO tempo di vita e la TUA energia, e la TUA capacità di fare quel lavoro.

    Se tu non vuoi pagare per una canzone, non la ascolti, punto. Se non vuoi pagare per un album, fai a meno di prenderlo. Semplice e lineare.
    Se io metto in vendita un kit di tazze da thé tu non puoi dire, io me ne prendo una perché a me basta quella. Poiché il bene è mio, è corretto che decida io il prezzo per quel bene, e le condizioni per cederlo. E non si possono tirare in ballo ragioni economiche, perché a me potrebbe venire l’esaurimento nervoso se uno pretende di prendermi una tazza di thé e non il servizio completo, tanto quanto una canzone e non tutto l’album: o tutto o niente.

  60. Corrado on maggio 8, 2012 at 05:36

    “Questo lo dici tu, se uno mi clona un programma e lo fa usare senza pagarmi le royalties mi crea gravi turbe psichiche e mi aliena la possibilità di vivere serenamente!

    Caro, con i discorsi utilitaristi si può dire tutto e il contrario di tutto, eh eh.”
    Assolutamente tendenzioso. 😉

    “E nel caso dei sosia, come vedi, hai concluso che devi scendere ad un patto con qualcuno che per vie naturali ha raggiunto lo stesso tuo risultato, allo stesso identico modo per cui dovresti scendere a patti con chi avesse raggiunto la tua stessa invenzione in modo indipendente, usando la dimostrabilità. (Per la cronaca è già accaduto che un brevetto, dopo una disputa su chi l’avesse inventato per primo, accertato che i due inventori vi erano arrivati per vie autonome contemporaneamente, fu assegnato alla pari ad entrambi gli inventori.)”
    E chi lo dimostra? La disputa Bell\Marconi sul telefono è emblematica, oppure quella Edison\Tesla su numerose invenzioni che magari sono attribuite post mortem perchè uno edi due contendenti ha semplicemente troppo potere per essere contraddetto. E io post mortem che me ne faccio? Oltretutto post mortem perdo i diritti per cui anche i miei eredi non possono beneficiare del frutto del mio lavoro, metre quelli dell’altro l’hanno fatto.
    Che si arrivi indipendendentemente alla stesse idea e alla stessa invenzione è dimostrato, ad esempio, dal fatto che il fuoco o la ruota o l’arco siano stati scoperti ovunque nel mondo anche da popoli che non potevano essere in contatto e che quindi, in qualche modo, ci sono arrivati spontaneamente.

    “Ma come, prima si esalta l’utilitarismo della scarsità dei beni e adesso non và più bene? Mi spiego: se tutti comprano le borse che *sembrano* di Prada, ma non lo sono, lo stilista viene derubato perché a quel punto chi comprava la sua borsa *proprio* perché costava €2000 non le comprerà più, dirà che è una roba dozzinale, che si trova ovunque, e non vale quel prezzo, proprio per la legge economica della abbondanza/scarsità. Mi pare che il furto sia molto superiore a €20 che pensavi tu.”
    No perchè io che vlevo spendere 2000€ li spenderò ancora perchè la ritengo un prodotto di pregio e perchè non mi fermo alle apparenze, perchè so che ho quella originale e posso parlare male di quelli che hanno quella china. Difatti i beni di lusso del genere, sono tra i pochi che non hanno subito, anche in un periodo di crisi, una flessione degna di nota. Continua ad esistere una scarsità del bene originale anche in presenza di copie, e il bene originale vende esattamente quanto avrebbe venduto prima.
    O, invertendo, se il negozio del centro prende i vestiti cinesi e li rimarchia vendendoli come alta sartoria, non vedo perchè dovrei prendere quelli perchè l’etichetta è più figa. Ma allo stesso tempo un sacco di gente compra in centro perchè ritiene che siano degni di maggior fiducia e quindi i negozi del centro continuano a vendere.

    “Errato, il furto è anche la privazione della compensazione per un bene. Se sistemi il giardino di casa mia e non ti pago cosa hai perso? Nulla: non ti ho rubato nessun bene, no? E invece no, perché ho rubato la compensazione che TU avevi stabilito per il TUO tempo di vita e la TUA energia, e la TUA capacità di fare quel lavoro.”
    Assolutamente. Ma se tu vieni a fare il mio giardino e fai un lavoro del menga, non ti pago ma magari ti chiedo i danni perchè hai peggiorato la situazione. Se compro un dico e fa cagare, nessuno mi rende i soldi. Quindi lo scarico, lo ascolto, se merita lo compro.

    “Se tu non vuoi pagare per una canzone, non la ascolti, punto. Se non vuoi pagare per un album, fai a meno di prenderlo. Semplice e lineare.”
    Non vedo perchè… Quando me lo registro dalla radio è fondamentalmente indistinguibile da quello che ho scaricato, quindi dove sta la differenza?

    “Se io metto in vendita un kit di tazze da thé tu non puoi dire, io me ne prendo una perché a me basta quella. Poiché il bene è mio, è corretto che decida io il prezzo per quel bene, e le condizioni per cederlo. E non si possono tirare in ballo ragioni economiche, perché a me potrebbe venire l’esaurimento nervoso se uno pretende di prendermi una tazza di thé e non il servizio completo, tanto quanto una canzone e non tutto l’album: o tutto o niente.”
    Difatti tu vendi le tue tazze al prezzo che vuoi e alle tue condizioni. Ma se il tuo prezzo è fuori mercato e se io trovo uno che mi vende la stessa tazza, un filino diversa ma fondamentalmente indistinguibile, se non ad un esame specifico, per meno o addirittura gratis, la comprerò da lui. Oppure se le tue sono così migliori per qualità, materiali, confezionamento, comprerò comuque le tue perchè il tuo prezzo è copmpatibile con il prezzo di mercato o perchè la differenza tra le tue e le sue è tale che preferisco comprare comunque da te.
    Lo dimostra il fatto che Lego vende, Megablocks molto meno. Eppure è un prodotto praticamente identico che costa la metà.

  61. Claudio G. H. on maggio 8, 2012 at 13:09

    Tendenzioso? Affatto! Quello è il punto.
    E aggiungo che tu hai una idea del marketing parziale. Credi davvero che una Ferrari sia migliore di una BMW? (parlo di pari tipo di auto sportiva) La questione è che le persone identificano su un marchio e un disegno, né più né meno della tua faccia che identifica te, sia per te, sia per gli altri.
    Ho esposto solo una delle possibilità di danno che uno stilista può avere da chi contraffà il suo marchio, cioè quello della scarsità del bene che verrebbe meno (il tuo esempio non regge perché fai un confronto diverso basato sulla qualità e non sullo stile), ma si possono fare altri esempi, tra cui appunto il fatto che persone ignare dell’imitazione accusino il produttore di scarsa qualità.

    Ma il punto chiave di questo discorso dimostra, proprio grazie a tesi e controtesi che stiamo dibattendo, che il ragionamento utilitarista non funziona, perché è soggetto a interpretazioni, casi, condizioni. Non è quindi una base affidabile su cui costruire un principio di diritto.

    La proprietà privata è un diritto della Persona perché deriva dalla riconoscimento che ella stessa fa su ciò che deriva da ella, ed in ultima analisi dalla materializzazione prodotta dalla sua mente. Da ciò deriva il principio di proprietà privata di qualsiasi cosa la sua mente abbia prodotto.
    Non dico con questo (né l’ho mai affermato) che tale diritto possa restringere la facoltà di altri di pensare, e produrre materializzazioni di idee costruite su altre idee, in modo originale, né di restringere la facoltà di altri di raggiungere incidentalmente lo stesso risultato. Ma risulta un metodo chiaro ed inequivocabile per individuare la ratio della proprietà privata e di conseguenza della proprietà intellettuale.

  62. Corrado on maggio 8, 2012 at 13:51

    “Tendenzioso? Affatto! Quello è il punto.”
    Assolutamente tendenzioso. Paragoni cose di ordini di grandezza differenti e di molto. La proverbiale mosca ammazzata a cannonate.
    Una persona che ha problemi esistenziali perchè non può girarsi senza vedere la sua faccia, o che deve stare attento costantemente che qualcuno si appropri della totalità della sua esistenza sotto ogni aspetto ci sta. Uno che si fa venire l’esaurimento per un ipotetico mancato guadagno che probabilmente non ci sarebbe comunque stato, ha seri problemi di base.

    “E aggiungo che tu hai una idea del marketing parziale. Credi davvero che una Ferrari sia migliore di una BMW? (parlo di pari tipo di auto sportiva) La questione è che le persone identificano su un marchio e un disegno, né più né meno della tua faccia che identifica te, sia per te, sia per gli altri.”

    Forse è parziale la tua idea di marketing. O magari non mi sono spiegato. In sostanza però quel che dici è assolutamente vero ed è proprio quel che ho detto.

    Le conclusioni però sono altre: che coloro a cui interessa il marchio, l’articolo lo compreranno nè più nè meno. A coloro a cui non interessa non lo avrebbero comprato a quel prezzo neppure se fosse l’unico sul mercato.
    A me non interessa la ferrari. Se avessi 200.000€ d’avanzo non comprerei comunque una ferrari. Se uscisse una macchina con una linea simile a 20.000€ magari sì. Se uno fa una simil ferrari a 20.000€ con lo stemma dell’asinello rampante(simile al cavallino se non per la lunghezza delle orecchie) sta togliendo mercato alla ferrari? No. Sono semplicemente fette di mercato impermebili tra loro: il ferrarista sceglierà comunque Maranello, gli altri la Ferrari neppure l’avranno considerata.

    “Ho esposto solo una delle possibilità di danno che uno stilista può avere da chi contraffà il suo marchio, cioè quello della scarsità del bene che verrebbe meno (il tuo esempio non regge perché fai un confronto diverso basato sulla qualità e non sullo stile), ma si possono fare altri esempi, tra cui appunto il fatto che persone ignare dell’imitazione accusino il produttore di scarsa qualità.”
    Hai esposto una tua idea che io ti ho contestato e che non ha alcuna base oggettiva e certa.
    Se io mi devo basare sullo stile…. qualche tempo fa le borse erano tutte color caffellatte con la ricorsione della monografia dello stilista color caffè. Differenza di stile? Nessuna. Tutte uguali e tutte clonate. Di fatto era la stessa borsa che cambiava logo. Io non la comprerei. 1000€ per una borsa sono troppi. Poi vedo il marocchino che mi vende una borsa con la monografia di prada speculare e uguale per il resto. A 10€ la compro.
    Sto togliendo mercato a Prada? No. Non mi interessava e non l’avrei presa.
    Come vedi il discorso si può traslare dallo stile alla qualita indifferentemente.
    Quando la musica si scaricava e basta, semplicemente si ascoltava meno musica o più radio. Quando i film non si scaricava non è che si compravano più videocassette… si vedevano meno film.
    I cali delle vendite di cui le major accusano i cosiddetti pirati non sono dati da ciò che viene scaricato ma da prezzi di vendita fuori mercato(o con un’utilità marginare immaginata decisamente sballata rispetto a quella reale), dalla crisi economica che ha fatto diminuire le vendite a livello globale dall’arrivo di nuovi media che hanno occupato fette di mercato che prima erano feudo della musica e della cinematografia

    “Ma il punto chiave di questo discorso dimostra, proprio grazie a tesi e controtesi che stiamo dibattendo, che il ragionamento utilitarista non funziona, perché è soggetto a interpretazioni, casi, condizioni. Non è quindi una base affidabile su cui costruire un principio di diritto.”
    Qua si parla del fatto che una volta che l’idea è messa in giro, chiunque ne può prendere spunto e lo farà invariabilmente. Su questa base l’umo si è evoluto finora. Non vuoi che la tua idea venga copiata? vedi di criptarla, io non pretendo che tu metta a disposizione i progetti e i protocolli. Quello che non accetto è che debba intervenire un braccio armato il quale, come ti ho dimostrato, è spesso e volentieri tutt’altro che imparziale.
    Come ti ho già detto Bell vs Marconi o Tesla vs Edison sono due esempi emblematici.

    “La proprietà privata è un diritto della Persona perché deriva dalla riconoscimento che ella stessa fa su ciò che deriva da ella, ed in ultima analisi dalla materializzazione prodotta dalla sua mente. Da ciò deriva il principio di proprietà privata di qualsiasi cosa la sua mente abbia prodotto.”
    Non sono d’accordo. O meglio… sono d’accordo che tu ne abbia il merito, che ti si debba riconoscere. Non lo sono che una volta che tu hai detto “Mia” la palla non possa essere più toccata da nessuno.

    “Non dico con questo (né l’ho mai affermato) che tale diritto possa restringere la facoltà di altri di pensare, e produrre materializzazioni di idee costruite su altre idee, in modo originale, né di restringere la facoltà di altri di raggiungere incidentalmente lo stesso risultato. Ma risulta un metodo chiaro ed inequivocabile per individuare la ratio della proprietà privata e di conseguenza della proprietà intellettuale.”

    E come puoi stabilire se ci sono arrivato spontaneamente o se mi sono ispirato a te?
    Voglio fare la Cocacola… conosco gli ingrdienti base(dell’etichetta) e mi metto a mixare e aggiungere aromi naturali fino a che lo trovo.
    Oppure: provo a fare una bibita ex novo e viene fuori che a culo indovino la formula della cocacola.
    Come fai a distingere? Non puoi.
    Di conseguenza il metodo non è chiaro e non c’è modo di dirimere la questione se non: chi ha registrato per primo vince. Ma questo, favorendo solo chi ha soldi da spendere in brevetti o chi ha modo di registrare prima, non è un metodo equo e finisce, spesso, per privare il vero scopritore di quella che tu definisci come inalienabile frutto della propria mente e quindi una parte della sua essenza.

    Una chiosa su una cosa che hai detto nell’altro post a proposito di della pizza e dei pappagalli:
    “Se tu proponi un’idea, banale, di andare a mangiare la pizza dal pizzaiolopazzo, ed io poco dopo averti ascoltato dico a tutti: ho un’idea, ed è una mia idea, andiamo a mangiare la pizza dal pizzaiolopazzo, di certo penseresti “questo è uno stronzo imbecille” e lasceresti perdere perché in fondo era una idea banale, ma sono sicuro che ne saresti in qualche modo ferito o infastidito. Il perché è per il fatto che l’idea che hai enunciato porta con sé il riflesso di te stesso, essa cioè è una tua idea e tu la riconosci come tua. Tutti odiano quelli che fanno i pappagalli sui loro discorsi.”
    Se io voglio andare a mangiare la pizza in tale posto, lo propongo e nessuno mi caga, poi lo dici tu e tutti ci vogliono andare potrebbe essere che anche se l’ho fatto prima io, seguono te perchè hai più carisma, ovvero la tua idea geniale non vende un cavolo, la stessa idea proposta da me sì perchè la so incentivare(prezzo adeguato in primis).
    Secondo: se io non voglio che qualcuno proponga la stessa cosa che ho proposto io, invece di dirlo sottovoce quando gli altri non mi sentono, aspetto che ci sia il momento giusto e lo dico quando tutti mi ascoltano.
    Terzo: se io propongo di andare dal pizzaiolo da cui non siamo mai andati e la pizza ti piace, ogni volta che tu vai là con la fidanzata, devi mandarmi un messaggio per ringraziarmi? E se io lo pretendo lo fai perchè l’idea è mia ed è giusto così o mi lasci perdere? A meno che non voglia fare l’ultra specifico e dire che la mia idea non è di andare dal pizzaiolo pazzo ma “andare dal pizzaiolo pazzo mercoledì 9 maggio alle 21.00” così se vai in qualunque altro momento, l’idea è tua.
    Quarto: mi da fastidio anche quando mi sono organizzato per andare al mare con la mia fidanzata in una spiaggia nascosta e, avendo scritto sta cosa su FB, la mattina dopo me la trovo occupata. Siccome l’avevo detto prima io ho diritto di mandare via la gente? Dopotutto sono io ad averla esplicitata per primo.

  63. Corrado on maggio 8, 2012 at 16:06

    Errata Corrige:
    “ovvero la tua idea geniale non vende un cavolo, la stessa idea proposta da me sì perchè la so incentivare(prezzo adeguato in primis).”

    Diventa:
    “ovvero la mia idea geniale non vende un cavolo, la stessa idea proposta da te sì perchè la sai incentivare(prezzo adeguato, azione di convincimento, affidabilità).”

  64. […] la proprietà intellettuale- recensione agosto 7, 2012 No CommentsBy Luca Against Intellectual Property di Kinsella mi aveva convinto dal punto di vista del principio, ossia che la proprietà […]

  65. Violator on marzo 13, 2014 at 18:47

    Mi inserisco con ritardo.
    Avete mai considerato quali effetti negativi sul PIL possa avere la scadenza di un brevetto farmaceutico per lo Stato? Quello stato dove ha sede la multinazionale di turno che gode del brevetto?
    Non amo l’analisi empirica, ma ragionando sui dati è sufficiente vedere il PIL irlandese a valle della scadenza del brevetto Viagra ad esempio per ragionare..
    Dietro l’invenzione di un brevetto o della proprietà intellettuale in generale c’è interesse dello Stato in primis, altrimento non avrebbe mai legiferato a riguardo.

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