Mentre in Italia i taxisti combattono per i privilegi a Washington chiedono di rimanere liberi

marzo 2, 2012 7 Comments
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All’urlo di kill the medallion bill! i taxisti di Washington scendono per le strade della città bloccando le vie del centro. A primo sguardo sembrerebbe di vedere una versione yankee degli scioperi dei tassisti italiani. Sono arrabbiati, urlano, occupano le strade, alzano cartelli contro i politici locali. Ma ad un secondo sguardo ci accorgiamo che c’è qualcosa di diverso, molto diverso.

Pochi sanno che anche negli USA non se la passano tanto bene con le liberalizzazioni delle licenze dei taxi. In tutti gli stati è presente una medallion bill, ovvero una legge sul permesso di licenza. La licenza costa molto e in alcune città può arrivare a costare fino ad un milione (ma non ho trovato conferma ufficiale di una cifra così alta, solo voci). Ogni comune decide il massimo di licenze per taxi che possono essere rilasciate e tutto questo, secondo i difensori del medallion, è per regolare il mercato dei taxi e per evitare la corruzione. Washington DC è l’unica città americana dove i taxisiti possono girare senza medallion. Ma ora un consigliere comunale John Ray, lobbysta di professione e pagato dal magnate dell’industria dei taxi Jerry Schaeffer ha proposto l’introduzione della medallion bill. I taxisti indipendenti sono scesi subito in piazza per protestare. Quello che succederà, dicono, è quello che è già successo in tutte le altre città americane: le licenze verranno comprate dalle grandi compagnie di taxi che poi assumeranno i taxisti. I taxisti quindi perderanno indipendenza, libertà di circolazione e di decisione e ovviamente il loro salario sarà più basso. Nelle interviste che si trovano su Youtube si rimane a bocca aperta nel sentire le loro ragioni e la loro voglia di indipendenza. Si considerano private enterpreneurs (imprenditori) che si sono fatti le ossa da soli e che non devono rendere di conto a nessuno. La maggior parte di loro sono immigrati mediorientali, indiani, pakistani ma anche afroamericani e soprattutto gente delle classi più basse. Questa medallion bill potrebbe seriamente fargli perdere il lavoro o semplicemente farsi assumere da una compagnia di taxi.

E’ incredibile come Oltreoceano la stessa categoria di lavoratori abbia una cultura di libertà e indipendenza così aliena rispetto a quella dei taxisti italiani che al contrario fanno di tutto per richiedere l’intervento dello stato per non fare entrare nuovi taxisti.

Il caso del medallion bill ci ricorda ancora una volta, se non si era capito, di come un sistema di regolazione statale venga usato per favorire un gruppo o una lobby organizzata, per bloccare l’entrata nel mercato di nuovi arrivati e per sfavorire le classi più povere e meno organizzate politicamente.

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7 Comments » 7 Responses to Mentre in Italia i taxisti combattono per i privilegi a Washington chiedono di rimanere liberi

  1. Corrado on marzo 2, 2012 at 09:01

    Però aspetta… in questo caso loro vogliono essere indipendenti per lo stesso motivo per cui i tassisti italiani vogliono l’intervento statale.
    A Washington dovrebbero spendere dei soldi per tenere dei diritti acquisiti con il loro sudore.
    In Italia hanno già speso parecchio e la la loro liberalizzazione andrebbe a togliere loro i diritti per cui hanno pagato.
    Questo a prescindere dal fatto che poi al cittadino convenga di più un mercato libero.
    Se tu per lavorare avessi già speso magari 200.000€ come quota di ingresso, lavorando in perdita per anni e magari andando pure fallito perchè non sei riuscito ad guadagnare abbastanza e poi di punto in bianco chiunque potesse fare lo stesso ma senza quota di ingresso, come minimo rivorresti indietro i 200.000€ pagati, e al cambio attuale. E se proponessero di liberalizzare le licenze in USA, chi le ha pagate care, stai sicuro scenderebbe in piazza.
    Se tu per diventare ricercatore dovessi pagare tot, fare un concorso e vincerlo e poi di punto in bianco questo non fosse più, io credo vorresti in qualche modo che il tuo investimento fosse preservato perchè hai assunto dei rischi, pagato dei costi di ingresso che hanno messo a rischio la tua riuscita professionale etc.
    Ovvio che ci sono dei modi per permettere a chi ha investito di non rimetterci pur liberalizzando le licenze (ad esempio esenzione fiscale fino al pareggio di quanto la licenza è stata pagata).

  2. fabristol on marzo 2, 2012 at 09:52

    L’Istituto Bruno Leoni aveva proposto di dare una seconda licenza ai taxisti per ripagarli del danno subito dopo aver pagato per anni per la licenza. Secondo me ci sta: anche ripagare la licenza ci starebbe per poi non mettere più licenze. I taxisti avrebbero indietro i soldi e il mercato sarebbe finalmente libero. soluzioni ce ne sarebbero solo che è più comodo lo status quo!

  3. Giovanni Sanna on marzo 2, 2012 at 11:57

    Il discorso sulla diversità congenita tra l’Italia e il mondo anglosassone nell’interpretazione del concetto di libertà è cruciale. Qua da noi, libertà è sempre in funzione dello stato, libertà concessami, libertà elemosinata. Gli americani quando chiedono libertà lo fanno sempre in maniera radicale, prescindendo dalle istituzioni e pretendendo maggiora autonomia individuale. Per troppo tempo in Italia libertà è andata a spasso con termini come comunismo o cattolicesimo di stato.

  4. Alexander S. on marzo 3, 2012 at 05:39

    Ma da quando liberalizzare significa solamente raddoppiare??
    E pensi che dal 2006 (anche prima gratuitamente) se un comune o i tassisti stessi avessero solamente ipotizzato che il lavoro era il doppio per la potenzialità offerta non si sarebbero già aumentati i contingenti??
    (Come è già stato fatto da numerosi comuni vedi VERONA +10% nel solo 2010)

  5. Alexander S. on marzo 3, 2012 at 05:59

    Prima di affermare che a Washington non esistono le LICENZE vi prego di dare un’occhiata qui:
    District of Columbia Taxicab Commission
    http://dctaxi.dc.gov/dctaxi/site/default.asp

  6. fabristol on marzo 4, 2012 at 21:57

    Per Alexander

    Hai ragione. Allora, dagli articoli che ho letto io nei giorni scorsi sembrava proprio che non ci fosse alcuna licenza. Però una cosa è la licenza comunale, un’altra è questo medallion ché in effetti non esiste a Washington ma è presente nel resto degli USA. Al momento ho trovato poche informazioni però sulla differenza tra una normale licenza per guidare un taxi e un medallion. Da quanto ho capito chiunque può prendere la licenza, superando alcuni test pubblici e quindi non c’è un tetto al numero di tassisti (un po’ come prendere una licenza per aprire un ristorante). Mentre col medallion è un po’ simile alla nostra licenza con un tetto massimo di licenze.

  7. Alexander on marzo 6, 2012 at 01:27

    Non si deve commettere l’errore di partire prevenuti.
    Chiamarla licenza comunale, iscrizione all’albo, medallion o hack license non cambia.
    In qualsiasi parte del mondo i cittadini hanno il diritto alla mobilità e l’amministrazione pubblica l’obbligo di soddisfarla.
    Il trasporto taxi è parte integrante della mobilità cittadina e deve essere uno strumento controllato dalla stessa amministrazione.
    Come:
    Con regole precise che definiscono il servizio minimo (es. regolamenti comunali per turni o trasporto disabili) e limiti che stabiliscono il numero massimo di turni o di veicoli per non compromettere la viabilità.

    qui ce scritto che a Washington DC i taxi sono 6500/7000 (sembrerebbe un limite fisso): http://en.wikipedia.org/wiki/Taxicabs_of_the_United_States#Washington.2C_D.C.

    qui invece scrivono che l’esame (375$ come l’iscrizione a ruolo in italia) è sospeso a tempo indefinito (non si traduce in limite all’accesso?):
    http://dctaxi.dc.gov/dctaxi/cwp/view,a,3,q,488015,taxiNav,%7C30624%7C.asp

    Se aggiungiamo che il totale investimento di bolli, tasse e corsi si aggira sui 1000 dollari con almeno 12 mesi di esperienza di guida in area metropolitana (conoscenza del territorio), fedina penale pulita, 3 testimoni che certifichino la tua sobrietà morale (è più facile in italia!!)

    Ora cosa c’è di diverso tra contingente e accesso libero previo esame ma nessuna sessione di esame da qui in poi?
    Beh nella seconda i conducenti devono passare per l’università ed io sono favorevole.

    Nella protesta che riporti tu invece noto le stesse motivazioni che hanno fomentato i conducenti italiani, ovvero a Washington dove la maggior parte dei tassisti è proprietario del proprio veicolo si oppongono all’entrata delle società di grossi capitali..
    sbaglio o i tassinari a Roma urlavano: “una licenza, un auto, un turno”??

    Per sincerarmi ho inviato un mail di informazione alla DC Taxicab Commission (spero rispondano) ma se fosse come sostengo io, vorrei far notare che Washington DC è la città dove le tariffe sono le più basse degli states e questo potrebbe essere merito dell’esclusione dei grossi capitali.

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