Il frontaliere che si vede e il vantaggio che non si vede

marzo 13, 2012 8 Comments
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Il Canton Ticino ha una popolazione di circa 330’000 abitanti (circa il 26% dei quali sono di origine straniera). Ogni giorno poi si aggiungono circa 54’000 frontalieri italiani che lavorano in Ticino, ossia persone residenti in Italia che la mattina partono per andare a lavorare in Ticino e la sera tornano a casa loro in Italia nei comuni di frontiera soprattutto della provincia di Como e di Varese; numero di frontalieri che aumenta costantamente, basti pensare che un anno fa erano 48’000.

Questa forza lavoro massiccia proveniente dall’Italia desta molte preoccupazioni nei ticinesi, infatti 54’000 lavoratori frontalieri su una popolazione di 330’000 persone è una percentuale elevata. Il tasso di disoccupazione in Ticino è del 5.3% e molti ticinesi puntano il dito contro gli italiani frontalieri che rubano il lavoro ai ticinesi o comunque ai residenti nel Cantone (anche molti stranieri residenti hanno da ridire contro i frontalieri). Il motivo più semplicistico per il quale una mole così massiccia di lavoratori frontalieri sia impiegata nelle aziende ticinesi è il minor costo da parte delle aziende. In verità anche un altro fattore fondamentale partecipa a questo risultato; ossia le  competenze che una popolazione pari a un terzo della sola Provincia di Verona non può possedere nel suo insieme. Però ammetterete anche voi che con la disoccupazione a cinque e qualcosa per cento dire “i frontalieri italiani ci rubano il lavoro” è enormemente più semplice e più gratificante. I frontalieri costano meno dei lavoratori indigeni perché si accontentano di meno in quanto il costo della vita in Italia è più basso. Il ticinese disoccupato s’incazza e reclama la chiusura delle frontiere.

Il ticinese disoccupato e il ticinese medio però vedono solo il frontaliere con la targa italiana che tutte le mattine va a lavorare da loro e non vedono il vantaggio che questo frontaliere crea anche a loro. Le aziende che assumono frontalieri, oltre ad avere personale corrispondente alle loro esigenze, “risparmiano” e restano competitive nel mercato globale. Questo fa sì che ci siano aziende in Ticino, che vanno avanti anche grazie ai frontalieri. Queste aziende che occupano frontalieri creano ricchezza per il territorio del Cantone e indotto nel quale magari trova lavoro anche il ticinese che adesso fa parte di quel 5.3 di disoccupati. Senza i frontalieri i disoccupati ticinesi sarebbero di più. È questa la verità scomoda che il ticinese per comodità non prende in considerazione. Chiudere il mercato del lavoro è una mossa tremenda che porta inevitabilmente a una conseguenza: più povertà per tutti. Senza mercato del lavoro aperto ci sono meno aziende e quindi meno ricchezza per tutti. Capisco che sia controintuitivo ringraziare il frontaliere che magari il giorno prima è stato scelto al posto tuo per un lavoro, capisco, ma chiudere le frontiere sarebbe peggio.

Il Consiglio di Stato (il governo del Canton Ticino) cosa fa quindi di fronte a questa incazzatura del ticinese disoccupato? Il 7 marzo chiede al governo centrale di Berna di applicare il contingentamento  dei permessi di dimora per gli Stati europei e in particolare per gli italiani. A parte il sottoscritto che tira un sospiro di sollievo per avere già un permesso di dimora e a parte il fatto che Berna farà spallucce, un bel WTF?! c’entra tutto. Ci sono (secondo tanti) troppi frontalieri e tu vai a puntarti sui residenti stranieri? Cosa dovrebbe significare questa mossa? Dicono che sia

un segnale politico all’attenzione del Consiglio federale e dell’Unione Europea, in quanto localmente la situazione denota distorsioni lesive del corretto funzionamento del mercato del lavoro interno.

Sarà, ma a me sembra solo un segnale di confusione argomentativa.

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8 Comments » 8 Responses to Il frontaliere che si vede e il vantaggio che non si vede

  1. CARLO BUTTI on marzo 13, 2012 at 20:13

    I frontalieri del Comasco e del Varesotto non solo si accontentano di salari e stipendi più bassi di quelli riconosciuti ai lavoratori del Canton Ticino,compensando la differenza grazie al rapporto di cambio franco/euro favorevole (non credo invece che oggi il costo della vita sia più basso nell’Alta Lombardia che nella Svizzera Italiana), ma hanno anche competenze, capacità,tenacia mediamente superiori a quelle dei colleghi d’oltre frontiera.Il mio non è un pregiudizio: la moglie di un mio conoscente, infermiera in Italia, mi ha detto qualche tempo fa che se da noi una sua collega praticasse fasciature come quelle di cui ha avuto esperienza negli ospedfali svizzeri, rischietrebbe d’essere licenziata; un mio cugino elettricista,ex dipendente, ora in pensione, di una fabbrichetta ticinese, era tenuto in grande considerazione dal suo principale,molto più dei lavoratori locali; un mio carissimo amico, latinista e grecista di vaglia, che ho avuto il piacere di avere come compagno al Liceo Volta di Como, è da anni stimatissimo preside del Liceo di Mendrisio. Se chiuderanno le porte ai frontalieri, la produttività del sistma economico ticinese, in ogni suo ramo, subirà un vero tracollo. Ecco perchè ritengo davvero miope che i “leghisti” svizzeri se la prendano coi “Taglian” (che è il corrispondente del nostro “terroni”).

  2. Luca on marzo 13, 2012 at 20:43

    non penso proprio che i ticinesi siano scarsi al lavoro. anzi, da quello che ho visto sono decisamente “svizzeri”. poi ovviamente generalizzare non va mai bene, ma il substrato culturale qui mi sembra molto buono.
    ma forse tu ti riferisci a Lugano e al Sottoceneri, quindi potrei essere d’accordo 🙂 Sopraceneri rulez 🙂

  3. fabristol on marzo 13, 2012 at 22:44

    Comunque questo tipo di pensiero è tipicamente italiota. Qui in UK la gente si lamenta degli immigrati solo per quanto riguarda la criminalità o l’estremismo religioso; mai per questa cosa del “ci rubano il lavoro”. Credo che i brtiannici siano l’unico popolo al mondo che sia riusciti ad internalizzare il concetto di meritocrazia più di chiunque altro. Se uno straniero è più bravo di un inglese per un lavoro la società lo accetta per quello che è: una persona adatta a quel lavoro.

  4. Luca on marzo 13, 2012 at 23:02

    qui in Svizzera è un fenomeno che riguarda le aree di confine, tipo il Ticino e Ginevra. Già dove sono io, che è abbastanza lontano dal raggio dei frontalieri, le persone sono molto più rilassate 🙂
    c’è da dire che è proprio specifico contro i frontalieri, non contro i residenti stranieri. il discrimine è dove si va a dormire la notte 🙂

  5. Claudio G. H. on marzo 18, 2012 at 16:57

    …il discrimine è dove si và a dormire la notte, e infatti la questione del contingentamento delle dimore è abbastanza una opzione stupida …ma se mi dici che è una iniziativa della lega allora posso capire: non vedo grossa differenza tra Bignasca e Bossi.

  6. Claudio G. H. on marzo 18, 2012 at 17:08

    Ah, un’altra cosa. Questa storia conferma i dubbi sull’investire in Svizzera, in particolare in Ticino, perché uno che trasferisce la sua abitazione e quindi la sua vita fa un atto di fede e un serio investimento.

    D’altra parte mi viene in mente che in Veneto c’è un sacco di gente che ragionerebbe uguale, sono quelli per cui i Veneti degni di essere tali sono solo quelli da almeno qualche generazione.

  7. Luca on marzo 18, 2012 at 17:10

    ho letto più volte che bisgnasca considera i residenti stranieri come i ticinesi e chiede la priorità nell’occupazione ai residenti in ticino, siano essi ticinesi o stranieri. in questo forse è diverso da bossi. certo, non posso sondare la sua mente su cosa pensa in realtà dei residenti stranieri e di sicuro gli piacerebbe contingentare anche i permessi di dimora 🙂

    in veneto sono molti quelli che pensano “veneto fa chi veneto è” 😉

  8. Claudio G. H. on marzo 19, 2012 at 10:13

    Ma non avevi detto che era una iniziativa della Lega?

    Uh, subito non avevo notato l’inversione del tuo famoso motto …sto meditando di dichiararmi non-veneto, in fondo ho origini cimbre 🙂

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