99% schiavo o un 1% libero?

marzo 22, 2012 15 Comments
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Kemret è uno schiavo. Un giorno, quando aveva appena 5 anni, i soldati dell’impero sono entrati nel suo villaggio e hanno rapito lui e la sua famiglia non prima di aver dato fuoco a tutto quello che possedeva.

Kemret non possiede più nulla. Tutto quello che ha è di proprietà del suo nuovo padrone che lo fa lavorare nei suoi campi per coltivare il grano. Si alza alle 5 del mattino e lavora tutto il giorno fino al tramonto. Tutto quello che produce, il 100%, va al suo padrone.

Un giorno il suo padrone muore e il figlio di questi prende il potere alla fattoria. Il nuovo padrone vuole premiare i suoi schiavi per il duro lavoro e gli dice che d’ora in poi il 10% di quello che produrranno sarà loro. Potranno farne quello che vogliono, mangiarlo, venderlo, macinarlo. Per gli schiavi significa un passo avanti enorme: potranno utilizzare il 10% di quello che produrranno.

Passano gli anni e il padrone gli concede il 20% della produzione, poi 30, poi 40%. E poiché è un uomo pio gli permette perfino di sposarsi e di scegliere la schiava che preferiscono.

Anche il secondo padrone muore ma prima di morire lascia un testamento dove dà le sue ultime volontà: vuole che i suoi schiavi tengano il 50% del loro lavoro per loro e che votino per dei loro rappresentanti per tutelare i loro diritti. Kemret non può credere alle sue orecchie. Potrà tenere il 50% del suo lavoro per sé e col suo voto potrà decidere della sua sorte. Da ora in poi significherà che dal lunedì fino a giovedì mattina lavorerà per il suo padrone, mentre da giovedì sera a domenica per se stesso.

Che progresso!, dice ai suoi figli che lavorano con lui come schiavi nella stessa fattoria.

Il nuovo padrone, il figlio del pio padrone che ha concesso tanto ai suoi schiavi, non sembra tanto generoso però. In appena dieci anni ha concesso solo un 4% in più di grano prodotto per uso privato. Significa che ora Kemret darà al suo padrone il 46% del suo lavoro ma ogni cosa che comprerà o scambierà verrà tassata e entrerà nelle tasche del suo padrone. Ogni prodotto e ogni attività verranno tassate e alla fine facendo i calcoli Kemret dovrà lavorare ancor di più (il 54.5%) per poter portare a casa il frutto del suo lavoro.

Nonostante tutto Kemret si sente uno schiavo libero: infatti è come se fosse libero al 54% ma schiavo al 46%. E, soprattutto può votare. Cosa può volere di più dalla vita?

***

E voi vi sentite liberi al 54% o schiavi al 46%?

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15 Comments » 15 Responses to 99% schiavo o un 1% libero?

  1. John Galt on marzo 22, 2012 at 11:39

    Io SONO al 100% libero.

  2. Vengo dalla luna | Fabristol on marzo 22, 2012 at 20:58

    […] e dovrebbe far parte della storia barbarica che ci saremmo dovuti lasciare alle spalle insieme alla schiavitù e al […]

    [WORDPRESS HASHCASH] The comment’s server IP (72.233.61.16) doesn’t match the comment’s URL host IP (72.233.2.58) and so is spam.

  3. fabristol on marzo 23, 2012 at 23:50

    Ma John Galt, tu sei l’unico libero! 😉

  4. John Galt on marzo 24, 2012 at 16:09

    Tutti siamo al 100% liberi, basta volerlo. Siamo nati liberi e non saranno certo questi 4 socialisti che ci governano a impedirci di realizzarci. La realtà attuale è complessa e permette di fare tutto. Ricordate di essere liberi prima e, se vi costringono, poi, ribellatevi.

  5. Claudio on marzo 25, 2012 at 23:17

    Io sono realista, onestamente sono potenzialmente schiavo al 73%, ma sto facendo del mio meglio per restare sotto, e soprattutto di andarmene in un posto dove questa situazione possa cambiare.
    Inutile dire “basta volerlo”, occorre misurarsi con la realtà.

  6. massimo on aprile 25, 2013 at 08:05

    Jhon galt
    Ha ha eccone un altro…
    Finché ci saranno alcuni in grado di acquistare la vita di altri non potrà esistere alcuna libertà , ma immagino tu sia uno di quelli e perciò ti senti padrone di te stesso bella forza ha ha
    Il socialismo globale e l’obbligo a dividere equamente i profitti del lavoro in quote di emancipazione da esso sono la sola via per la libertà .
    Così ho parlato augh!

  7. John Galt on aprile 26, 2013 at 10:58

    Sai Massimo,

    uno che comincia sbagliando il nome a cui si rivolge, e chiudendo con “così ho parlato augh!” non mi dà l’idea di qualcuno che parla con cognizione, ma ti risponderò lo stesso.

    Il socialismo globale è un mostro che l’Italia sta vivendo molto bene in questa crisi. L’Europa, unita e socialista sta andando a picco, e più insiste su questa strada più va a fondo.

    La ricchezza non è fissa e immutabile, ma si crea. L’espressione preferita da Ayn Rand era “fare soldi” tipico del sogno americano.

    Ecco, se tu ti sforzassi, anche solo per un momento, di creare ricchezza, per te e per i tuoi cari, ti renderesti conto che il socialismo è il premio alla mediocrità e a chi non merita, non una equa distribuzione dei profitti.

    Una equa distribuzione della ricchezza è il sistema di mercato, che alloca le risorse in base ai desideri di tutti gli uomini, anche dei tuoi.
    Domandati: di cosa c’è bisogno? Cosa vorrei fare? e fallo. Non scaricare le tue debolezze sugli altri, e la tua mediocrità sulla collettività. Vuoi qualcosa? guadagnatelo da solo. E allora sarò lieto di stringer la mano ad un uomo di valore.

    Piacere

    John Galt

  8. Francesco on maggio 17, 2015 at 16:10

    Come non essere d’accordo con il signor Galt?
    L’esempio dell’articolo avrebbe calzato meglio se avessero evidenziato il fatto che comunque lo schiavo ha il pasto garantito per quanto misero ogni giorno, questo piccolo parallelismo rende bene se non benissimo la situazione italiana, dove ogni giovane sogna un posticino fisso senza avere arte ne parte.

  9. massimo on maggio 17, 2015 at 17:48

    Se l europa è socialista l america è sovietica.
    Certo che fila il tuo discorso, chi mai in condizione di impresario completamente autosufficiente vorrebbe pagare tasse in più per prendersi cura degli altri.
    Questa è una mentalità da borghese.
    E mi fa schifo!
    per quanto mi riguarda chi assume un dipendente che fa il suo stesso lavoro(ad esempio un meccanico o un idraulico) o accettadi avere un socio paritario che divide gli utili o rimane a fare gli interventi di riparazione lavandini!
    se definisci mediocri i lavoratori io potrò pure farmi una domanda ma tu hai bisogno di una doccia!
    😉
    Ma immagino che tu jHon (perseverare è doveroso) avrai idee migliori.

  10. Francesco on maggio 17, 2015 at 19:18

    Se assumo un dipendente questo deve essere un socio alla pari? Quanto meno ridicolo, non perché voglia pagare poco un dipendente, ma se vuoi essere mio socio alla pari allora devi anche accollarti il rischio d’impresa (e tu, mi permetto di darti del tu, neanche lo hai messo in conto, questo la dice lunga) e in ogni caso non sempre è fattibile (per esempio chi detiene i diritti? Scusami, ma il tuo è il ragionamento tipico di chi ragiona sempre con i soldi degli altri senza prendersi responsabilità reali.
    Chi ha i soldi di solito se li è fatti lavorando, nessuno ti vieta di fare lo stesso. Poi nessun libertario parla di annullare lo stato ma piuttosto di stato minimo. La Svizzera è un esempio, stato minimo, poche o nessuna menata socialista italiota ma uno dei paesi più felici al mondo, come lo spieghi?

  11. massimo on maggio 17, 2015 at 19:49

    Non credo ci sia bisogno di specificare che a diritti corrispondono doveri .
    e gli impresari vogliono sempre pagare il meno possibile la manodopera difatti la fiat va in Polonia per beneficenza?
    Se un imprenditore può per levge sfruttare vedi cooperative lo farà punto e basta

  12. Francesco on maggio 17, 2015 at 20:02

    mentre un impiegato se può fare il minimo e male lo farà… dobbiamo davvero ragionare per luoghi comuni? Andiamo… Gli imprenditori sono persone come gli operai, troverà le stessa percentuali di bastardi da una parte o dall’altra. Nessuno le vieta di aprire un’impresa, magari capirà perché le aziende se ne vanno dall’Italia, e no, nella maggior parte dei casi non è il costo del lavoro (che spesso equivale ad un alto livello di qualità manifatturiera), ma piuttosto tasse e burocrazia che gravano sul lavoro (due cose che in Italia servono a foraggiare i parassiti statali). Ah, e le tasse in Italia non solo sono alte, ma addirittura non sono commisurate al reddito reale, pensi un po’

  13. massimo on maggio 17, 2015 at 20:34

    Certo che l’impiegato lo farà, non ha alcun motivo di eccellere.
    non sono luoghi comuni, sono fatti.
    Le piccole imprese (edili ad esempio) non assumono stranieri perché hanno a cuore l’integrazione ma perché accettano paghe insulze.
    E mi spiace farle notare che no, gli stipendiati hanno detrazioni salariali direttamente in busta mentre i titolari (a volte fanno pure bene viste le iniquità delle partite iva) sono specializzati in fatturazione al ribasso o simili, o forse sono molto sfortunato ad aver incontrato sempre e solo titolari di questo tipo.

    PS ho un impresa occasionale di riparazione e costruzione di strumenti musicali tra l altro finanziata con investimenti ragionali a fondo perduto.
    Mi spiace, ma le multinazionali non vanno all estero solo perché vittime di tassazione iniqua ma solo e soltanto per lucro.

  14. Francesco on maggio 17, 2015 at 20:46

    Non ha risposto alla mia domanda:
    la Svizzera, se davvero lei ha ragione (e sono certo di no), allora dovrebbe essere un inferno, invece non solo non lo è, ma è in testa alle classifiche come felicità degli abitanti. Mi spieghi questo.
    La sua è una visione prettamente socialista/statalista, un indottrinamento che ho subito anche io ma che mi sono scrollato di dosso una volta conosciuto cosa davvero è lo stato (sopratutto quello italiano) e cosa e perché vuole i miei soldi (dandomi in cambio meno di una frazione)

  15. Francesco on maggio 18, 2015 at 10:56

    Un altra cosa, sa dov’è diretto il flusso maggiore di imprenditori che lascia l’Italia? In svizzera e in austria, dove non mi pare ci siano condizioni tali da permettere di pagare un dipendente con un tozzo di pane, o vuole affermare il contrario? Il motivo? A sentire gli intervistati sono tre i motivi che portano a lasciare l’Italia(Di Martedì ha fatto un piccolo servizio a proposito, non proprio una trasmissione di scatenati Libertari): meno tasse, meno burocrazia, fisco realmente amichevole senza i soprusi e le menate varie dell’AE.

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