Come ci si sente ad essere un libertario

marzo 26, 2012 3 Comments
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“Analisti politici spesso si chiedono cosa significhi essere un libertario. Infatti, nel 1997, Charles Murray pubblicò un breve saggio intitolato “Cosa significa essere un libertario” che fa un lavoro eccellente nel presentare i principi di base della filosofia politica libertaria. Ma quasi nessuno ha mai discusso su come ci si senta ad essere un libertario. Come ci si sente ad essere qualcuno che sostiene i principi descritti nel libro di Murray?

Ve lo dico io. Ci si sente male. Essere un libertario significa vivere quasi con un insopportabile livello di frustrazione. Significa essere i soggetti di una infinita derisione nonostante essere inevitabilmente corretti nelle proprie previsioni degli eventi. Come ci si sente ad essere un libertario? Immaginatevi quale sarebbe potuta essere la vita infernale di Cassandra e avrete un’idea abbastanza buona. Immaginatevi di aver speso due decadi avvertendo che le politiche del governo stanno portando ad un enorme collasso economico e poi, quando il collasso ariva, guardare il mondo che conclude che sono i mercati che non funzionano.

Immaginatevi di spiegare continuamente che i mercati funzionano perché hanno un meccanismo correttivo interno; che le contrazioni periodiche sono necessarie per eliminare iniziative imprenditoriali non produttive; che aumentare il credito periodicamente per evitare queste correzioni non fa altro che ritardare la valutazione e inevitabilmente porta a recessioni ancor più grandi; che questo è quello che precisamente il governo fece durante gli anni 20 che portò alla Grande Depressione; e che quando la recessione arriva viene vista come la prova del fallimento del capitalismo laissez-faire. […]

Mi ricordo di aver assistito ad una lezione alla Georgetown University verso la metà degli anni 90 tenuta da un membro del libertario Cato Institute nella quale si prediceva che, a meno di cambiamenti, la politica del governo avrebbe scatenato una crisi economica entro il 2006. Quella previsione ovviamente fu un allarmismo motivato ideologicamente. Dopo tutto, la crisi non arrivò fino al 2008.

I libertari spendono le loro vite predicendo accuratamente gli effetti futuri delle politiche del governo. Le loro predizioni sono accurate perché derivano dallo studio di Hayek sulle limitazioni della conoscenza umana, dal riconoscimento che le persone che fanno parte del governo rispondono agli incentivi esattamente come tutti gli altri e che non si trasformano magicamente in agenti del bene senza interessi solamente perché hanno accettato di essere assunti dal governo, dalla consapevolezza che il governo per dare un beneficio a qualcuno, deve prender [qualcosa] da altri, e dalla consapevolezza che i politici non possono abrogare le leggi dell’economia. Per la stessa ragione, le loro predizioni sono spesso negative e totalmente incompatibili con il pensiero utopico che soggiace nel cuore di tutti i sostenitori politici contemporanei. […]

E’ nell’umana natura di volere sparare al messaggero che porta messaggi non benvenuti. E quindi, per il suo peccato di indicare continuamente al fatto che l’imperatore è nudo, i libertari sono considerati come bastardi senza cuore privi di compassione per i meno fortunati, spregevoli sostenitori dei ricchi e degli interessi degli imprenditori, dogmatici sconsiderati che hanno fede cieca nel libero mercato o nel migliore dei casi membri di una setta di lunatici.

La maledizione di Cassandra fu sempre quella di dire la verità sul futuro ma mai di essere creduta. Se sommate a questa maledizione che lei sarebbe stata ridicolizzata, derisa e respinta per aver fatto le sue profezie avrete un’idea approssimativa di come ci si senta ad essere libertari.

Se vorreste un assaggio di come ci si senta ad essere libertari, cercate di dire alle persone che l’amministrazione Obama che sta per arrivare [questo pezzo fu scritto nel 2009, n.d.t.] sta sostenendo esattamente quegli aspetti del New Deal di Roosevelt che prolungarono la Grande Depressione per un decennio; che sostenere le iniziative fallite e fallimentari con i soldi del governo per salvare i posti di lavoro nel presente significa solamente spostare risorse dagli usi relativamente più produttivi a quelli meno produttivi, che ostacolare il processo correttivo mina la crescita economica necessaria per la ripresa e aumenta la disoccupazione nel lungo termine; e che ogni stimolo economico sarà fatto inesorabilmente per servire fini politici invece che economici e vedrete che tipo di reazione avrete.

E, fidatevi, non vi sentirete meglio fra 5 o 10 anni quando ogni cosa che avete appena detto sarà statà confermata e Obama, come Roosevelt, sarà venerato come il salvatore del paese.”

John Hasnas,

professore associato alla Georgetown University

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3 Comments » 3 Responses to Come ci si sente ad essere un libertario

  1. myself on marzo 26, 2012 at 10:27

    Secondo me la vera frustrazione del libertario è molto più semplicemente il doversi confrontare continuamente con mentalità del tipo: “Io penso che sia giusto così quindi tutti devono fare come dico io!”.

  2. Ran Tasipi on settembre 15, 2012 at 17:54

    oppure ci si rompe i coglioni a discutere sempre con tutti, si diventa apatici e si rimane a guardare il mondo che va a puttane
    ogni tanto ci si prende la soddisfazione di dire “ve l’avevo detto” e poco più, per il resto ci si trascina nell’agonia come tutti gli altri, però se non altro consapevoli del perché.
    capirai…

  3. Fabristol on settembre 16, 2012 at 12:10

    😉

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