Prima regola: imparare l’inglese

marzo 30, 2012 6 Comments
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Da quando ho cominciato questa avventura con questo sito-progetto libertario insieme a Luca mi sono reso conto che gran parte del  tempo che dedico a libertariaNation semplicemente va a tradurre dall’inglese all’italiano pezzi di autori anglosassoni, trascrivere interviste (quella di Kinsella sta per arrivare tranquilli!) e video, leggere libri in inglese e poi fare recensioni ecc. Certo faceva parte dell’idea iniziale del progetto: portare le idee libertarie ad un pubblico italiano. Ma questo può portare via molto tempo, tempo che magari potrebbe essere utilizzato per altro.

Tutto questo però mi ha fatto pensare che tutti i nostri sforzi sono INUTILI se la conoscenza media dell’inglese degli italiani e degli italofoni in generale rimane quella che è. Ogni volta che qualcuno mi chiedeva di spiegargli qualcosa che non ha compreso del libertarismo incominciavo col dire “potresti leggere il libro X e poi approfondire con quello Y; il film documentario Z affronta queste tematiche benissimo e l’autore Pinco Pallino saprà guidarti ecc.” Ma ogni volta mi sono scontrato con la realtà: spesso le persone che ho di fronte non sanno leggere l’inglese ad un livello tale per comprendere ciò che c’è scritto. O ci metterebbero troppo tempo per poi abbandonare il libro sullo scaffale della libreria. E li capisco benissimo perché anch’io ero così prima di emigrare.

Non è un caso infatti che tutti i libertari che conosco sanno leggere e parlare l’inglese fluentemente e hanno avuto esperienza all’estero. Anzi, forse sono libertari proprio perché hanno avuto accesso alle fonti in inglese. Forse tra le prerogative di un ipotetico corso su come diventare libertario ci dovrebbe essere “conoscenza ottima dell’inglese parlato e scritto”. Il fatto è che il libertarismo è una filosofia per lo più nata nel mondo anglosassone e il movimento libertario ha di conseguenza le sue radici nel mondo anglosassone. Anche se curiosamente i più grandi esponenti del movimento erano austriaci ma le loro opere sono più famose in USA che in Austria (come accadde con Bruno Leoni conosciuto più in America che in Italia). Un qualcosa di simile forse è accaduto durante l’Illuminismo francese. In Italia solo chi sapeva il francese aveva accesso alle opere degli illuministi e forse questo spiega l’enorme ritardo accumulato nel campo scientifico nel Bel Paese.

Ma non è solo la lingua, a volte è anche l’esperienza che può renderti libertario. E forse è proprio perché vivo nel Regno Unito da anni che sono riuscito a comprendere cosa significa essere libertario: la mentalità italiana è antilibertaria per antonomasia e per essere dei libertari bisognerebbe in un certo senso diluire la propria nazionalità, esporsi al mondo che sta oltre i confini nazionali.

Ovviamente queste due condizioni, lingua inglese ed espatrio, non sono necessarie per tutti e al contrario molti italiani all’estero continuano a rimanere visceralmente socialisti a l’italiana, cioè un po’ fascisti e un po’ democristiani, anche dopo decenni all’estero.

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6 Comments » 6 Responses to Prima regola: imparare l’inglese

  1. astrolabio on marzo 30, 2012 at 11:05

    per me forse è stato il contrario, ho migliorato l’inglese per leggendo roba libertaria, ma non solo, internet senza i siti in inglese farebbe veramente pena, quindi se uno ha sete di informazioni l’unica soluzione è impararselo, leggere i siti in inglese più interessanti (per esempio cominciando da wikipedia che ha le voci migliori) e sopportare la fatica finchè lo sforzo per leggere è poco o nullo

  2. Claudio G. H. on marzo 30, 2012 at 15:40

    Io ho imparato l’inglese un po’ come tutti a scuola, ma il salto di qualità l’ho avuto quando dovetti mettermi a studiare informatica, senza passare per l’università (che all’epoca per informatica intendeva qualcosa di molto diverso di quello che volevo io) importando i libri dagli USA, spesso solo a prestito perché chi li possedeva non voleva saperne di cedermeli (e vai con montagne di fotocopie!) …e poi è arrivata Internet, il migliore affare della mia vita l’avervi avuto accesso fin dai primi momenti.
    Ma per la questione del libertarismo, devo dire, no. Per quello un giorno mi dissi che dovevo trovare un qualcosa che definisse il mio modo di vedere le cose, ne definii il profilo, e scoprii il libertarismo …ovviamente tramite Internet!
    Però la cosa era già dentro di me, e devo aggiungere che forse questo era dato dal luogo in cui sono nato, un paesino del Veneto che però ha una mentalità un po’ tutta sua, dovreste conoscerlo per capirlo, un posto che un po’ odio e un po’ amo: Arzignano.
    Intendiamoci, anche là i trafficanti della politica negli anni hanno fatto le loro porcate, un po’ come è accaduto anche in USA, tanto per fare un estremo paragone at large, ma è qualcosa di diverso.
    Due cose, per aiutarvi a capire. L’ospedale, fu costruito con i quattrini dei cittadini, chi volle ci mise i soldi. Una lapide ricorda ancora oggi i nomi dei principali benefattori. Il sistema di depurazione (era una cittadina tra le più inquinate d’Europa) fu finanziato dalle imprese conciarie, nel 1968-69, quando l’Italia ancora non sapeva neppure cosa fosse un depuratore.
    Capite, c’è un profondo senso dell’arrangiarsi e dell’impresa privata “sacra”.
    Un piccolo altro mondo, che negli anni si è sbiadito sull’onda di una contaminazione italiana vista, a torto, dagli abitanti come emancipata. O almeno questa è la mia idea, che certo mi ha portato a formare una mentalità che fatica a sopportare quella che vige principalmente nella penisola.

  3. CARLO BUTTI on marzo 30, 2012 at 18:51

    Molto bene! Ma mi pare che questi discorsi facciano letteralmente a pugni con quelli di chi vede nell’esaltazione dell’identità “dialettale” il fulcro dell’emancipazione libertaria. Vorrà dire che per questi signori tradurremo Rothbard in dialetto, a patto di trovare chi sia in grado di farlo.Diluire la nazionalità? Sono d’accordo, nel senso che ciascun individuo deve costruirsi la propria,evitando di subire passivamente quella che purtroppo ci viene appioppata fin dalla nascita; senza dimenticare che l’unica vera patria è il mondo: che oggi, piaccia o non piaccia, parla inglese

  4. stefano on marzo 30, 2012 at 18:55

    Io ritengo l’inglese una lingua stupenda e affascinante, soprattutto per la musicalità della pronuncia. E per chi, come me, lavora molto con l’estero è una lingua irrinunciabile.
    Però per quanto concerne il libertarismo, grazie anche all’IBL, Liberilibri e Rubbettino, abbiamo già oggi molti libri tradotti. Adesso è stato pubblicato anche Hazlitt.
    Personalmente per me è stata una questione di pensiero politico e ideali, più che di lingua. Si tratta semplicemente di avere la volontà di avvicinarsi a un modo di pensare diverso da quello statalista, ma non richiede necessariamente, almeno agli inizi, la conoscenza dell’inglese.

  5. Boston Tea Party on aprile 1, 2012 at 20:14

    `la mentalità italiana è antilibertaria per antonomasia e per essere dei libertari bisognerebbe in un certo senso diluire la propria nazionalità, esporsi al mondo che sta oltre i confini nazionali.`

    Sono completamente d accordo.

    Se vale qualcosa vivere a Malta invece che in Uk
    anch io posso vantare una buona conoscenza dell inglese:)

  6. […] The willed future – Il futuro voluto aprile 30, 2012 No CommentsBy fabristolRiceviamo e volentieri pubblichiamo un nuovo articolo di Gian Piero de Bellis che affronta un tema, quello della conoscenza dell’inglese, che abbiamo già visto qui: Prima regola imparare l’inglese. […]

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