Spagna, Grecia e Italia: tre modi diversi di affrontare la crisi

aprile 2, 2012 4 Comments
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Tre paesi sull’orlo dell’abisso, tre reazioni diverse alla caduta. Ecco come Grecia, Spagna e Italia hanno affrontato il periodo più nero della loro storia recente e quali saranno i risultati.

La Grecia. Incominciamo con la Grecia la quale ha dovuto affrontare le misure più drastiche. Per prima cosa la Grecia ha dovuto confrontarsi con la bestia più nera della sua società, il cancro interno che l’ha divorata per  decenni: il settore pubblico. Come abbiamo visto un settore che è cresciuto esponenzialmente includendo parenti e amici degli amici. Le ultime misure decise a Febbraio si sommano a quelle dell’anno scorso e includono il taglio di 150.000 dipendenti pubblici nei prossimi tre anni, la riduzione delle spese nel settore pubblico per 6.5 miliardi di euro. Insieme a questo una riduzione del 22% del salario minimo e il congelamento degli stipendi per i dipendenti pubblici. Oltre a questo un aumento delle tasse considerevole insieme all’aumento dell’IVA al 23%. Il controllo sull’evasione si è fatto più severo e include perfino la la minaccia del taglio dell’allaccio della corrente come misura dissuasoria per chi non paga le tasse.

La Spagna. La Grecia è un caso limite però: piccolo, senza industria, corruzione e statalismo oppressivo. Vediamo come la Spagna col nuovo governo Rajoy ha affrontato la crisi invece.

L’ultimo piano di austerity di qualche giorno fa prevedeva, a meno di cambiamenti, un taglio di ben 27 miliardi di euro, il congelamento degli stipendi del settore pubblico e un taglio del 50% delle spese ministeriali. I benefit per la disoccupazione congelati e nessun aumento del’IVA. Le uniche tasse approvate dal governo spagnolo riguardano il 7% e il 5% in più per elettricità e gas e una tassa più alta per le grandi imprese.

L’Italia. Arriva il turno dell’Italia ovviamente dove ho poco da dire. Sappiamo tutti come è andata negli ultimi sei mesi con l’aumento: delle tasse, dell’IVA al 21 e ora al 23%, delle accise sulla benzina, dell’IRPEF, introduzione dell’IMU ecc. ecc. Insomma potete guardarvi il portafoglio.

Se a questo aggiungiamo le liberalizzazioni farlocche o inesistenti e la caccia alle streghe per gli evasori ormai considerati i nuovi paria della società, uno stato di polizia orwelliana abbiamo un quadro completo di quello che l’imperatore Monti ha fatto in questi ultimi mesi. Niente tagli miliardari ai ministeri, agli stipendi pubblici o ai benefit. Solo tasse.

L’intoccabile e venerato Colonnello Monti, protetto dal monarca Napolitano, dice che tutte queste misure serviranno ad evitare il baratro in cui è caduta la Grecia. Ma non esiste una analisi più sciocca e irresponsabile di questa: l’Italia è ancora uno dei paesi più ricchi e produttivi del mondo, nonostante la crisi, e lo Stato italiano vede questa ricchezza come una risorsa infinita da cui attingere. Non c’è bisogno di tagliare nel settore pubblico quando si può prelevare dal settore privato senza problemi. Qualsiasi imbecille sa alzare le tasse, ma ci vuole coraggio nel tagliare i privilegi di casta. Caro Colonnello Monti sarà proprio l’aumento delle tasse, la distruzione dellea media e piccola impresa a farci diventare come la Grecia.

p.s.

Inoltre una nota sulla reazione dei tre popoli alla crisi: mentre in Grecia è riot quotidiano e in Spagna si preannunciano scioperi generali indetti dai sindacati contro i governi e l’Unione Europea in Italia le uniche proteste arrivano dalle sinistre estreme contro… le banche e Piazza Affari.

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4 Comments » 4 Responses to Spagna, Grecia e Italia: tre modi diversi di affrontare la crisi

  1. giacomo on aprile 2, 2012 at 11:02

    La lotta all’evasione metticela anche in Italia, poi sono state fatte delle misure per ridurre i benefit dei Parlmentari sul lungo periodo e anche altro tipo le farmacie ecc… gli altri Stati non so ma la parte riguardante l’Italia liquidata in due righe con scritto tasse,tasse,tasse non mi sembra completa. Certo le tasse la fanno da padrone ma non ci sono solo quelle 🙂

  2. CARLO BUTTI on aprile 2, 2012 at 17:03

    Bisogna avere un bel coraggio a chiamare “liberalizzazioni” i pasticciacci del governo Monti, impregnati di mentalità dirigistica. Quanto alla riforma del diritto del lavoro, ho l’impressione che i ritocchi all’art. 18 siano inefficaci o addirittura controproducenti, buoni solo a fomentare contenziosi più lunghi e più ingarbugliati

  3. Corrado on aprile 2, 2012 at 18:43

    Non so cosa abbia visto tu Giacomo ma la mia impressione sono state da una parte delle liberalizzazioni finte (tipo tassisti e farmacisti) e mazzate sui commercianti evasori(ok biasimabili ma alla fin fine uno deve anche tirare avanti e aumentando le tasse in questa maniera altro non faranno che aumentare l’evasione). Poi c’è stato l’aumento delle tasse, i tagli alla scuola e all’occupazione.
    Dall’altra parte giornali, politica e tutti quei servizi in cui risiede il vero spreco non sono stati minimamente toccati e se lo sono vorrei sapere in che modo.
    Non serve una laurea in economia e commercio per capire che abbattendo le piccole e medie imprese, rendendo più difficili le assunzioni(a causa delle gravi tasse) e più onerosi i mezzi di produzione(aumento di carburanti e conseguente aumenti a cascata dall’energia al trasporto a ogni bene che usufruisce di queste cose in fase di produzione) e meno appetibile il commercio(aumento delle tasse dirette e indirette)… beh non serve un laureato per dire che in questo modo non si farà altro che paralizzare completamente il mercato, la produzione e l’economia in generale. Manca poco perchè scoppi anche la boll immobiliare: la gente non ha soldi per pagarsi le rate del mutuo e tra un po’ anche i costruttori andranno a ramengo…

    Beh dai… non ci si può lamentare della politica di Monti!

  4. fabristol on aprile 2, 2012 at 20:29

    E oggi Monti ha avuto il coraggio di dire che la crisi è passata!!

    E nessuno che dica che l’imperatore è nudo. Nessuno ha il coraggio perché ormai è diventato un’icona intoccabile. Stiamo assistendo al tipico processo di come i dittatori nascono nella storia. Non sto dicendo che Monti è o sarà un dittatore, dico che la sacralità della figura, l’intoccabilità possono portare al potere i peggiori dittatori e se Monti volesse potrebbe prendere il potere assoluto come nessun altro è mai riuscito prima.

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