Libertà di essere libertari e di essere… socialisti

aprile 4, 2012 10 Comments
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Ascoltando questo discorso di Ron Paul di un paio di anni fa ho avuto un dejà vu. Infuriava la polemica sulla Legge 40 (una diatriba che è andata via scemando negli ultimi anni) e in blog e forum si discuteva sulla laicità dello stato. Laicità dello stato significava permettere a tutti di professare la propria fede senza che gli altri fossero discriminati o obbligati a seguire le leggi della maggioranza. Facevo sempre l’esempio di due partiti che salgono al Parlamento: uno laico e l’altro cattolico o islamico. Il primo permetterebbe a tutti di professare la propria fede nei limiti della legge mentre il secondo inevitabilmente porrebbe dei paletti basati sui dogmi della fede per tutti. Inoltre nelle discussioni contro l’islam che infuriava in quegli anni cercavo di redarguire chi tra le fila cattoliche o conservatrici voleva limitare le libertà dei fedeli musulmani giocando sul fatto che il paese era cattolico. Dicevo: “Un giorno un partito musulmano salirà al potere e farà la stessa cosa con voi.”

All’epoca vedevo il problema ma non trovavo la soluzione, o non trovavo i tasselli dell’immenso puzzle: il problema che vedevo era il controllo dello stato da parte della maggioranza che poi utilizzava questo per imporre divieti e leggi su tutta la popolazione (un problema su cui ancora si scervellano molti liberali e Radicali). Ovviamente quello che non vedevo era che il problema non è chi prende il controllo dello stato o come limitare questo potere tramite il principio della laicità, il problema è lo Stato.

La laicità dello stato per me è entrata un po’ in secondo piano perché ho scoperto che anche lo Stato è un dio e lo statalismo è una religione a tutti gli effetti ma il principio sopra enunciato del rispetto della fede altrui vale ancora per me e si coniuga bene con la filosofia libertaria.

Tornando al video di Ron Paul è evidente lo stesso tipo di mentalità. Paul dice che in un’ipotetica futura società libera i libertari non si opporrebbero mai alla volontà di un gruppo di socialisti di fondare la loro società socialista dove e come vogliono perché “if they don’t hurt just leave them alone” ma la cosa non può funzionare all’incontrario (come sperimentiamo ogni giorno noi libertari) perché il socialismo si fonda sulla depredazione dei beni degli altri e i socialisti non ti faranno mai fondare una società libertaria “perché hanno bisogno di te, hanno bisogno dei tuoi soldi, della tua energia e dei tuoi beni”.

La verità è, l’amara verità, che non si può sperare di fondare una società libertaria cercando di cambiare questa società. Per il semplice motivo che non ce lo lascerebbero fare. Sarebbe come sperare che un allevatore si lasci scappare le sue preziose vacche da mungere. Vivono di noi, della nostra produttività, del nostro lavoro, ogni giorno mangiano grazie a noi.

Esiste un solo modo: fuggire e lasciarceli alle spalle perché una società libertaria può esistere solo tra libertari. Dove? Questo è un altro discorso che affronteremo un’altra volta se vi va.

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10 Comments » 10 Responses to Libertà di essere libertari e di essere… socialisti

  1. capemaster on aprile 4, 2012 at 15:13

    Dove?

    Ovviamente in Colorado 😉

  2. CARLO BUTTI on aprile 4, 2012 at 16:11

    Il discorso è di capitale importanza, coglie un problema che mi angustia da tempo e sarei veramente grato a chi sapesse indicare con chiarezza qualche tentativo di soluzione, anche se comprendo che non è per niente facile:ma non bisogna darsi per vinti, ne va del futuro dei nostri figli.

  3. fabristol on aprile 4, 2012 at 23:01

    Per Astro

    Cape intendeva il rifugio di John Galt che si trovava proprio in Colorado. 😉

    Per Carlo

    io ho qualche idea ma sono tutte idee che hanno bisgono di denaro, tipo quello che ha ricevuto la curia di Bologna (200 milioni di euro) dal proprietaro di Faac. Se solo qualche milionario ci facesse una donazione così.. 😉
    A parte gli scherzi: esiste la strategia della secessione soft, cioè chiedere sempre più indipendenza localmente in stile cantone svizzero e per fare questo bisogna però spostarsi in massa da qualche parte come stanno facendo in New Hampshire col Free State Project. Oppure esiste la strategia della fuga sul mare… la gente ride su questo ma è tecnicalmente possibile creare isole artificiali semiautosufficienti. Le crociere sono un esempio perfetto con 5000 abitanti. Ecco, invece di fare un’isola a forma di nave da crociera la fai spalmata su chilometri e chilometri quadrati di moduli galleggianti (tipo stazione petrolifere) in acque internazionali. La tecnologia esiste ed esistono progetti in corso come il Seastading Institute (vedi i link sulla colonna di sinistra), mancano i soldi. E poi in futuro c’è lo spazio, ultima frontiera. 🙂
    Comquneu mi accontenterei del modello svizzero per adesso.

  4. astrolabio on aprile 5, 2012 at 01:01

    mi sa che ho commentato sul post sbagliato 🙁

  5. Jamala on aprile 5, 2012 at 08:02

    Antartide!

  6. Fabio on aprile 5, 2012 at 21:46

    se un siciliano è costretto a fuggire dalla sicilia a causa della mafia dispiace a tutti, gli itagliani si stracciano le vesti ricordando i Falcone e Borsellino,dicono che si dovrebbe lottare, resistere.

    visto che tra Stato e Mafia non c’è differenza, perché viene così spesso buttato in faccia a chi contesta lo Stato Onnipotente “se non ti sta bene vattene” senza vergogna!!

    votare coi piedi, quando l’esercizio di tale diritto vuol dire cambiare continente, da una parte non è affatto facile: legami familiari, affetti, e non ultimo le difficoltà lavorative di ricollocarsi altrove, forse vivere da eterno forestiero, dove qualsiasi idiota può dirti a brutto muso “se non ti sta bene qui, tornatene a casa tua”…. Come spiegargli che non hai più una casa perché se la sono mangiata i politici…

  7. fabristol on aprile 10, 2012 at 22:53

    Un altro video dove Ron Paul afferma che in una soceità libertaria i socialisti sarebbero liberi di avere la loro società: http://www.lewrockwell.com/blog/lewrw/archives/109298.html

  8. Claudio G. H. on aprile 12, 2012 at 19:04

    Io ci ho pensato da tempo. Ho delle idee, e sarò felice di vedere cosa dice Fabristol, ma è mio dovere a questo punto scrivere anche le mie di idee per non fare il parassita di idee 😀

    Per via del mare, io la ritengo una cosa assurda. Lo avete mai visto il mare, quello al largo, quando è incazzato? Non si scherza con il mare, quella si che è una divinità. Pure dalle piattaforme petrolifere devono scappare quando infuriano le tempeste violente, e quelle piattaforme sono dannatamente complesse e costose da mantenere. Ma il punto fondamentale è che l’uomo ha bisogni legati alla terra. Io credo che l’esempio maggiore che possiamo avere di fuga per costruire la propria entità sia Venezia. Ma è un caso unico se ci pensate. Hanno usato una laguna, dove le onde non possono arrivare a 15 metri, ed hanno potuto sfruttare un basso dislivello tra la “terra” (cioè la piattaforma costruita sugli isolotti, sulle fondamenta) che permette un ragionevole trasbordo, e che ha reso ragionevoli le operazioni di commercio. Ora immaginate una piattaforma marina sollevata dall’oceano di 15/20 metri per resistere alle onde e alle complicazioni sia energetiche sia poi pratiche perché occorre avere la possibilità di fare commerci. Mah.
    Io poi dico una cosa. Siamo nati su questo pianeta, che è anche nostro. Nessuno può pretendere la proprietà privata su una risorsa naturale, perché essa non è frutto concepito da mente umana. Puoi avere la proprietà temporanea su una risorsa naturale che hai estratto, hai custodito, hai elaborato, ma non certo su cose che non hai raccolto e sviluppato. Qualcuno penserà che l’insediarsi sia un atto che induce una proprietà privata, è vero fino a che tale insediamento si sviluppa in un qualche modo proattivo, ma il mero accaparramento è un atto che travalica quel cerchio che limita la libertà di una persona con quella di un’altra.
    Perciò io dico, giacché questo pianeta è anche nostro, abbiamo il diritto di avere uno spazio anche per noi.
    Più pragmaticamente è possibile determinare un luogo dove fondare una colonia, e in quel luogo stabilirsi. Il come venirne in possesso dipenderà da diversi fattori. Se è terra nullis, il problema non si pone, ma molte terre definite non nullis, in realtà lo sono perché frutto di mero accaparramento. Anzi, per dirla tutta, non esiste terra emersa che non sia stata il frutto di una forma di furto o di accaparramento.
    Io so che certe affermazioni implicano che sia necessario, prima o poi, dover mostrare i muscoli, e magari dare anche qualche colpo, ma il mondo è così. Non illudersi è la prima regola.
    Anche gli amici del FSP (a parte che ormai non vedo sviluppi) se volessero secedere dallo stato federale non credo possano pensare di farlo troppo pacificamente …ma quella è gente che ha la fissa sulle armi, quindi non credo si facciano problemi 🙂

  9. fabristol on aprile 14, 2012 at 22:36

    Per Claudio

    Allora l’idea è questa: prima cosa non bisogna pensare a delle semplici stazioni galleggianti petrolifere abbandonate in mezzo al mare. Il progetto che ho in mente consiste nell’imitare la natura. In particolare creare degli anelli che possano imitare le barriere coralline del pacifico, perfetti per mantenere le onde degli oceani fuori dagli atolli! Un sistema che potrebbe funzionare potrebbe utilizzare un anello con sistema Moses come quello di Venezia o come quello sul Tamigi. FAtto questo si possono poi assemblare i moduli galleggianti all’interno dell’atollo aritificiale. Soldi, ci vogliono tanti soldi ma è possibilissimo e fighissimo. 😉 Basterebbe che un supermilionario invece di donare i soldi alle presidenziali di obama o a Scientology o alla chiesa cattolica…. vabbé sogni.

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