Il nazionalismo elvetico

aprile 5, 2012 7 Comments
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Diceva Samuel Johnson che il patriottismo è l’ultimo rifugio di un farabutto e aveva ragione da vendere. Quando il governante di turno è in difficoltà e la realtà lo chiama alla prova dei fatti, eccolo immancabilmente mettersi la mano sul cuore e richiamarsi ai Sacri Valori della Patria per farla franca. È un copione visto migliaia di volte e nel corso della storia ha causato immani catastrofi. Guerre e morti causate dall’idea di salvare o “allargare” la patria sono lì a ricordarci che i farabutti fanno molto presto a mettersi la mano sul cuore e incitare le masse. Per un libertario il patriottismo/nazionalismo è come il fumo negli occhi. È quell’idea collettivista alimentata dallo stato che cerca di erigere un muro tra te e i tuoi vicini alimentando, o anche inventando, differenze tra la massa X sotto lo stato A e la massa Y sotto lo stato B. Il patriottismo è un sentimento molto facile da far nascere e crescere perché sfrutta il comune sentire di una popolazione.

Ecco il punto. È naturale che una data popolazione su un territorio sviluppi certe affinità, vuoi per la lingua, vuoi per un certo modo di intendere la vita, vuoi per quello che vuoi. Io sono veneto e mi riconosco nell’essere veneto per il parlare veneto e per tante altre piccole e grandi cose. Il Veneto non è ancora uno stato indipendente ma l’affinità tra veneti è un fatto da secoli. Siamo libertarian e siamo quindi individualisti per definizione, ma anche la libera interazione e il libero scambio (di merci, di idee) sono un caposaldo di questa filosofia. Questo tipo di patriottismo “dal basso” non è deleterio come per esempio certe derive nazionaliste degli Usa nei quali molti cittadini pensano che il loro stato sia l’eletto del Signore e sia autorizzato a fare quello che viene chiamato “poliziotto del mondo”. Questo nazionalismo è contiguo all’ottocentesco (e novecentesco) imperialismo nel quale la Patria esaltava e armava i suoi Figli per darsi uno spazio vitale.

Poi c’è la Svizzera.

Vivendo in Svizzera posso osservare da vicino come si comportano i suoi cittadini e devo dire che gli svizzeri sono nazionalisti. Il loro nazionalismo però è strano perché non si rivolge all’esterno ma si compiace al suo interno. Gli svizzeri non hanno manie di grandezze, anzi, il loro atteggiamento in tutti gli ambiti del vivere e del lavorare è l’esatto contrario della grandeur. Non hanno mire espansionistiche e sono categoricamente neutrali dal XVI secolo. Non sono minacciosi verso l’esterno anche se non sono per nulla pacifici: sono una delle nazioni con i cittadini più armati e nel corso della loro storia se le sono date tra loro di gran gusto, l’ultima volta nel 1847. Il loro patriottismo è strano perché è l’esaltazione della diversità al loro interno. Sono una Willensnation (nazione per volontà) e ne vanno fieri; in pratica un patriottismo al contrario, che esalta la differenza al posto dell’uniformità. Forse la particolarità del nazionalismo elvetico è tutta qui: essere fieri di essere un’eccezione all’interno dell’Europa. Una nazione di Cantoni che si fanno gli affari loro a casa loro e non vengono a rompere le scatole agli altri. Sono nazionalisti, oh sì. Di bandiere svizzere è pieno in ogni dove e il 1. di Agosto (festa nazionale) ogni balcone che si rispetti ha la sua bandiera appesa. Comprano preferibilmente svizzero anche se costa di più e nei supermercati l’immancabile bandierina sulle confezioni tranquillizza il consumatore sull’origine della merce. Sono orgogliosi delle loro robe ma non rompono le scatole al resto del mondo. Se proprio deve esserci un patriottismo, penso che quello svizzero sia il preferibile.

Di recente le Ferrovie Federali Svizzere, uno dei motivi d’orgoglio degli elvetici, ha lanciato una nuova pubblicità. Non so voi, ma io ci vedo tanto patriottismo in quel Welcome home. Vai dove vuoi ma non preoccuparti ché ti portiamo a casa noi, where you belong.

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7 Comments » 7 Responses to Il nazionalismo elvetico

  1. CARLO BUTTI on aprile 5, 2012 at 15:01

    Tutto giusto, meglio il patriottismo svizzero che i patriottismi “petto in fuori”. Però l’idea di comprare svizzero anche se, a parità qualitativa, costa di più, non è segno di grande acume mentale.

  2. Luca on aprile 5, 2012 at 16:24

    per niente 🙂 ma son fatti così, si fidano di più delle robe loro 🙂 (atteggiamento psicologicamente capibile, ma non molto acuto)

  3. Fabio on aprile 5, 2012 at 22:10

    dopo questa decisione di qualche giorno fa non credo ci sarà più un grande futuro per la svizzera:

    Da oggi, la Banca nazionale svizzera non tollererà più un corso inferiore a 1,20 franchi per un euro sul mercato dei cambi. La BNS darà prova di tutta la determinazione necessaria per assicurare questo corso minimo ed è pronta ad acquistare divise in quantità illimitata
    http://www.swissinfo.ch/ita/specials/franco_forte/Un_euro_varra_ormai_almeno_un_franco_e_venti.html?cid=31075066

    le autorità elvetiche hanno deciso, senza alcuna consultazione popolare, di cedere il controllo della moneta statale al sovrano estero che stava assediando la federazione- E queste decisioni così drammatiche, gravi, inaudite, violente, lasceranno un doloroso segno.

  4. fabristol on aprile 5, 2012 at 23:15

    Se le svizzere sono tutte come quella del video viva la Svizzera!! 🙂

  5. Luca on aprile 6, 2012 at 06:51

    @fabio è da settembre scorso che il cambio è fissato a 1.20. Cioè, la BNS dice che non tollererà un cambio inferiore ma proprio ieri è andato a 1.19 a causa delle tensioni spagnole.
    Il cambio storico è 1.40/1.45 e pensa che quest’estate è andato alla parità, fatto che ha spinto la BNS a intervenire. Qui gli industriali stanno spingendo per un cambio minimo almeno a 1.30 ché la stragrande maggioranza della produzione viene esportata in UE e hanno visto calare i guadagni

  6. Claudio G. H. on aprile 12, 2012 at 18:28

    “…is swiss where we belong, welcome home, welcome home”

    …useranno l’inglese come lingua franca? 🙂

  7. Mario on ottobre 3, 2012 at 12:00

    L’ho letto solo ora e devo dire che l’articolo sul “nazionalismo svizzero” è molto interessante. Io aggiungerei che quello svizzero (3/4 della popolazione, il resto è straniero) è un popolo che vive di certezze, non ha bisogno di far notare clamorosamente i suoi successi perché vive in uno stato “vincente”, di successo, ben amministrato. Uno “stato federale” poi non basato su criteri etnici o linguistici ma su piccole cose che formano la cosiddetta “swissness” (svizzerità).

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