Chi vive nel mondo delle favole?

aprile 11, 2012 8 Comments
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Tutti i libertari prima o poi devono affrontare la classica, monotona critica che viene dall’uomo comune: vivete nel mondo delle favole.

Eppure dal nostro punto di vista libertario non esiste uomo più immerso nelle favole dello statalista. Lo statalista crede che:

1) lo Stato sia una entità sovraumana e infallibile che risolve tutti i problemi. La verità: lo Stato è un’accozzaglia di gruppi di potere che tentano in tutti i modi di ottenere privilegi e denaro pubblico a discapito di tutti gli altri. E spesso non c’è alcuna concertazione, semplicemente ognuno prende ciò che può.

2) i soldi piovano dal cielo e che più soldi vengano immessi dalle banche centrali più l’economia crescerà. La verità: i soldi prodotti dalle banche centrali sono carta straccia perché non sono più associati ad un gold standard e l’inflazione che deriva dall’immissione continua di denaro è un’altra enorme tassa nascosta.

3) che i soldi per aiutare i bisognosi vengano dal nulla. La verità: per distribuire i soldi a chi ne ha meno lo Stato utilizza la violenza contro altri cittadini innocenti e in questo passaggio da uno all’altro altri soldi vengono rubati da politici e burocrati. Solo una minima parte poi verrà ridistribuita. Ciò che si vede e ciò che non si vede, diceva Bastiat. Lo statalista vede solo la mano che dà, non quella che prende.

4) che gli incentivi per la produzione, lavoro, energia ecc. aiutino l’economia. La verità: ogni incentivo statale ruba denaro alla generazione futura e crea debito; inoltre i politici focalizzano le risorse degli incentivi verso quelle tecnologie o settori dove vi sono le compagnie o le lobby amiche.

5) che esistano servizi che solo lo Stato possa dare. La verità: qualsiasi cosa fa lo Stato può essere fatta da un privato e può farla molto meglio. Quelli che oggi per esempio dicono che la sicurezza può essere offerta solo dallo Stato sono come quelli che decenni fa pensavano che le ferrovie, la corrente e le linee telefoniche potessero essere gestite solo dallo Stato.

6) la volontà della maggioranza renda un atto immorale magicamente legittimo. La verità: un furto è un furto, un omicidio è un omicidio, un rapimento è un rapimento. Atti che i singoli individui non farebbero mai contro gli altri perché immorali nella mente schizofrenica dello statalista diventano giusti, moralmente leciti e addirittura “legano i membri della società” se compiuti da una terza parte a cui viene dato il monopolio della violenza. L’indottrinamento statalista ha ridotto talmente male la nostra capacità di ragionare, oltre che i nostri codici etici, che A è A ma a volte può essere B e questo dipende dalle circostanze.

7) che per pagare un servizio, ammettiamo l’idraulico, si debba pagare prima una terza persona sconosciuta che si terrà la percentuale. Lo chiamano servizio pubblico. La verità: i servizi costano meno se pagati direttamente (attenti, non è un’ovvietà per lo statalista) e tutti i cittadini sono costretti a pagare per servizi a cui non accesso.

***

Si possono dire tante cose dei libertari e del libertarismo in generale: spesso siamo troppo idealisti, a volte sembriamo non andare d’accordo su nulla divisi ed invidualisti come siamo, ci accaniamo sullo stato come se fosse la fonte di tutti i mali del mondo, che l’unica panacea sia il libero mercato ecc. ecc. ma se c’è una cosa che non sopporto è qualcuno che crede ai sette punti qua sopra e cerca di fare la lezioncina di logica e sventolando di fronte al nostro naso il certificato di sanità mentale.

Ad ognuno le proprie favole. Almeno con le nostre non ci stiamo impiccando da soli.

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8 Comments » 8 Responses to Chi vive nel mondo delle favole?

  1. Vincenzo on aprile 11, 2012 at 08:48

    E’ un articolo veramente interessante che andrebbe fatto circolare al di fuori della stretta cerchia dei libertari più o meno puri. Al proposito penso che ogni tanto sarebbe anche bene sottoporsi a qualche dianosi critica dal momento che la Verità non appartiene a nessuno. Potrei per esempio in questo momento entrare nel merito di ciascuno dei sette punti indicati nell’articolo e discuterne quelli che a mio avviso sono i punti deboli, ma non è questo ora il mio scopo.
    Piuttosto quello di cui voglio scrivere è la prospettiva storica in cui inquadrare il pensiero dominante in Italia, ovvero che lo Stato sia “buono” per definizione.
    Io non sono un anti-Stato per definizione (sono anti-statalista), in quanto penso che lo Stato possa essere utile quando i cittadini lo sentono effettivamente proprio e quindi partecipano alla sua vita attivamente, controllando con efficacia l’operato di coloro a cui delegano l’esercizio della sovranità e quando si rendono conto che esistono situazioni in cui il miglior vantaggio personale coincide con il miglior vantaggio per la comunità (vedasi dilemma del prigioniero per esprimerla in termini matematici).
    Tornando alla prospettiva storica penso che il mondo delle favole dello Stato “buono” sia nato da alcuni grandi inganni che ci siamo fatti. Se non usciamo da questi resteremo sempre nel mondo delle favole.
    1) Risorgimento. Il Risorgimento tutto è stato fuorché un anelito di libertà dell’oppresso popolo italiano, ma pura e semplice conquista militare da parte di uno Stato i cui vertici, re e primo ministro, neanche parlavano l’italiano ma il dialetto piemontese e il francese. Il meridione aveva il suo stato da centinaia di anni, i veneziani, prima di essere ceduti da Napoleone agli Austriaci, avevano per oltre mille anni riadattato le istituzioni della Roma repubblicana, essendo essi stessi cittadini Romani in fuga dalle invasioni barbariche. I toscani avevano nella loro storia la grandezza dei Medici, promotori del Rinascimento.
    L’unità d’Italia era necessaria storicamente e politicamente, probabilmente, e nono voglio certo io mettermi a fare il secessionista. Ma l’importante è dirsi la verità.
    2) Resistenza. Prima abbiamo creato il fascismo, quanto di peggio si sia potuto vedere in giro (senza Mussolini, ricordiamolo, non ci sarebbe stato neanche Hitler), lo abbiamo osannato e poi improvvisamente siamo diventati tutti anti-fascisti oltraggiando così pure la memoria di quei coraggiosi, pochi, che il fascismo e il nazismo lo hanno combattuto rischiando la vita
    3) Costituzione. E’ nata dal compromesso tra due partiti, DC e PCI, che servivano padroni che erano fuori dall’Italia, il Vaticano e l’URSS.

    Riflettiamo quindi prima di tutto su questi miti fondanti l’Italia repubblicana, rivisitiamoli criticamente non per demonizzarli, ma solo per dirci la verità. solo allora usciremo dal mondo delle favole

  2. CARLO BUTTI on aprile 11, 2012 at 13:55

    Gli statalisti sono sostenitori della doppia morale: quel che per il privato è truffa, furto, omicidio, per lo Stato è Etica, in quanto volto a un Bene superiore, l’integrità della Cosa Pubblica. Sarebbe ora di far scendere anche Machiavelli dal trono su cui l’hanno insediato gli apostoli del Risorgimento, a cominciare da Francesco de Sanctis.Sarà bene rileggere il saggio “Machiavelli anticristiano” di Giuseppe Prezzolini.Sì,i princìpi dello Stato moderno sono lontanissimi da Cristo, anche se si ammantano di fini umanitari.Sia ben chiaro, da Cristo, non dalle Chiese che a lui si richiamano.

  3. Cachorro Quente on aprile 11, 2012 at 15:51

    Muovo alcune critiche a questo post.

    La prima, la più banale, è che è lo statalista a cui ti riferisci è uno strawman, o comunque è una persona sostanzialmente illetterata che difficilmente arriverà a leggere questo post.

    La seconda, è che contrapponi ai miti statalisti affermazioni ugualmente indimostrate. Punto 4): la questione è controversa. Economisti ugualmente competenti si trovano da entrambe le fazioni. Non puoi essere così apodittico. Idem per il punto 5): dire che qualsiasi attività può essere fatta meglio dal privato che dal pubblico è ugualmente dogmatico di dire che questa o quella attività possono essere gestite solo dallo stato. Esiste la teoria delle esternalità. E’ possibile, secondo alcuni studiosi, che una società di puro mercato produca troppa poca ricerca di base, ed empiricamente è innegabile che la maggior parte delle grandi scoperte degli ultimi secoli sia stata pagata con soldi del contribuente. Non sto dicendo che le cose sono così, ma che ci sono motivi non dogmatici per cui si può credere che le cose non stanno come le metti tu.

    Ultima cosa: “la volontà della maggioranza renda un atto immorale magicamente legittimo.”, questo non è quello che credono gli statalisti, o quanto meno gli statalisti alfabetizzati.
    La volontà della maggioranza ha dei precisi vincoli costituzionali. E gli atti immorali possono diventare legittimi per motivi diversi dalla magia, e non solo per gli statalisti: la legittima difesa è un esempio, ma non l’unico; la pratica della professione medica è un altro. Una persona arriva in coma nel mio ospedale; io gli metto un dito nel sedere, e trovando tracce di sangue chiamo un altro medico che li infila un tubo nell’esofago, trovando un’ulcera perforata per cui un terzo medico gli apre la pancia. Praticamente molestie sessuali, violenza privata e lesioni gravi a un soggetto non consenziente; tutto legittimo (e benefico). Anche l’impiegato di una società di sicurezza privata può contenere fisicamente o ferire o, in casi estremi, uccidere un individuo.

  4. CARLO BUTTI on aprile 11, 2012 at 20:24

    Concordo su alcune crtiche al “dogmatismo dell’antidogmatrismo”, mentre non mi sento di condividere l’idea che la legittima difesa e l’intervento “violento” del chirurgo per salvasre una vita umana siano atti di per sé immorali susscetibili di diventare morali in determinate circostanze. No: sono senz’altro atti morali(l’intervento del chirurgo) o moralmente leciti(la legittima difesa). Non credo invece sia moralmente lecita l’invasione di uno Stato sovrano,per di più contro la volontà della maggioranza dei suoi cittadini, per annetterlo a un altro e formare un nuovo Stato, come fecero i piemontesi con il Regno delle Due Sicilie, anche se il fine era nobile o presunto tale.Qui non abbiamo un atto immorale (aggressione) che diventa morale(invasione militare), ma semplicemente un atto immorale che tale rimane, con buona pace di Machiavelli e anche di Platone, che nel libro V della Repubblica arriva a giustificare in alcuni casi la menzogna e l’inganno da parte dei re-filosofi. E di Ferdinando Galiani, che riteneva buona cosa “tosare” le monete d’oro e d’argento per diminuire il debito pubblico (ecco il maestro dei Draghi e dei Bernanke).

  5. alepuzio on aprile 11, 2012 at 21:02

    Per i punti (4) e (5) non conta tanto chi è il sostenitore, ma quali sono le argomentazioni. In special modo per il (5) c’è il teorema dell’impossibilità logica di gestione economica senza il meccanismo di formazione dei prezzi proprio del libero mercato. L’unico che provò a confutarlo fu Oskar Lange, il quale però riduceva il problema ad un problema di distribuzione ottimale di risorse, sorvolando su come definire innanzitutto tali risorse.
    Per le esternalità, il libertarismo ne tiene conto: uno dei lavori più importanti di Rothbard (L’etica delle libertà) è appunto concentrata sulla risoluzione di esternalità in relazione al diritto di proprietà del singolo.
    Per la ricerca di base (e non) le prove empiriche non dimostrano alcunchè, a parte il semplice fatto che gli eventi sono avvenuti perchè così dovevano andare. Riporto questo link del buon 29 Settmbre(http://ventinovesettembre.wordpress.com/?s=ricerca+di+base) per esemplificare un ragionamento di base.

    Infine, riguardo la tirannia della maggioranza, una Costituzione non è sufficiente a tutelare il singolo perchè può essere modificata dal potere politico. Il libertarismo non si propone di eliminare totalmente la violenza illegittima dal mondo (come nell’esempio che hai riportato: se si è in mano ai malfattori si può fare ben poco per evitare danno), ma di scoprire un sistema di riferimento legislativo ( per alcuni, anche etico e morale) che sia ben fondato e non contraddittorio internamente (ossia, non poggiante sulle intenzioni del singolo), come invece è accaduto in varie declinazioni del socialismo.

  6. fabristol on aprile 11, 2012 at 22:38

    Per Vincenzo

    “Al proposito penso che ogni tanto sarebbe anche bene sottoporsi a qualche dianosi critica dal momento che la Verità non appartiene a nessuno. Potrei per esempio in questo momento entrare nel merito di ciascuno dei sette punti indicati nell’articolo e discuterne quelli che a mio avviso sono i punti deboli, ma non è questo ora il mio scopo.”

    Non era mia intenzione indicare la verità con la V maiuscola. Anch’io potrei entrare nel merito dei sette punti e trovare milioni di crepe nel loro ragionamento ma… lo fanno già in tanti. Perché dobbiamo aggiungerci anche noi? Insomma, è bello fare gli oggettivi ma pgni tanto è anche bello avere alcuni punti fermi in cui credere. Altrimenti ci perdiamo nei se e nei ma.

  7. fabristol on aprile 11, 2012 at 22:54

    Per Cachorro

    “La prima, la più banale, è che è lo statalista a cui ti riferisci è uno strawman, o comunque è una persona sostanzialmente illetterata che difficilmente arriverà a leggere questo post.”

    Dev’essere che ho incontrato tanti illetterati allora. In tutte le discussioni sul libertarismo sul web ho incontrato sostenitori di queste “credenze” indimostrate.

    “Ultima cosa: “la volontà della maggioranza renda un atto immorale magicamente legittimo.”, questo non è quello che credono gli statalisti, o quanto meno gli statalisti alfabetizzati.
    La volontà della maggioranza ha dei precisi vincoli costituzionali.”

    Peccato che sia la stessa Costituzione (italiana) a consentire l’aggressione degli individui. Sempre all’interno di una cornice civile ma pur sempre aggressione. La costituzione dice espressamente che gli individui devono essere positivamente protetti e tutelati e per fare questo altri uomini devono essere aggrediti: Art 3. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
    O l’art 4: Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    E poi come si dice in inglese the constitution doesn’t enforce itself, ci sono degli uomini dietro che la interpretano.

    “E gli atti immorali possono diventare legittimi per motivi diversi dalla magia, e non solo per gli statalisti: la legittima difesa è un esempio, ma non l’unico; la pratica della professione medica è un altro. Una persona arriva in coma nel mio ospedale; io gli metto un dito nel sedere, e trovando tracce di sangue chiamo un altro medico che li infila un tubo nell’esofago, trovando un’ulcera perforata per cui un terzo medico gli apre la pancia. Praticamente molestie sessuali, violenza privata e lesioni gravi a un soggetto non consenziente; tutto legittimo (e benefico). Anche l’impiegato di una società di sicurezza privata può contenere fisicamente o ferire o, in casi estremi, uccidere un individuo.”

    Ehi, parliamo di libertarismo non di pacifismo idealista. Il libertarismo ha tra i suoi fondamenti il principio di non aggressione a parte quando vi sia autodifesa. Non contesto l’omicidio di per sé, e il libertarismo tra i suoi fondamenti non dice mica “non uccidere”. Uccidere è lecito nell’autodifesa.
    Contesto il fatto che per molti statalisti l’omicidio compiuto dallo stato non sia omicidio. O che il furto compiuto dallo stato non sia furto. Per i libertari furto è furto, omicidio è omicidio.

  8. Vincenzo on aprile 12, 2012 at 07:48

    Per fabristol

    In effetti il mio commento voleva soffermarsi essenzialmente sulle ragioni profonde che faano sì che il sistema Italia non funzioni. Non a caso in una risposta successiva sono stati citati gli articoli 3 e 4 della Costituzione, chiaro esempio di quella mistura di cattolicesimo e comunismo che ci perseguita. E anche Carlo Butti ha citato l’annessione del Regno delle Due Sicilie come esempio di chiara violenza.
    Quando c’è onestà intellettuale possono funzionare tutti i sistemi, alcuni forse meglio altri peggio.
    Una cosa che per esempio non si tiene in conto nell’analisi dell’esperienza comunista in Russia (dico Russia non a caso) è che l’ideologia comunista fornì ai Russi il collante per tenere insieme l’impero interno (Ucraina, Bielorussia, Asia Centrale, Causcaso) che altrimenti, con la sconfitta nella I guerra mondiale, sarebbe collassato già all’epoca. Per 70 anni gli ha funzionato, poi si è rotto. In fondo i Romani fecero lo stesso quando resere il Cristianesimo religione ufficiale; prolungarono di qualche decennio la vita di un Impero già scricchiolante.

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