The Hunger Games libertario?

aprile 23, 2012 No Comments
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Il grande successo mondiale dei romanzi di Suzanne Collins, The Hunger Games trilogy, e del primo film appena uscito nelle sale di tutto il mondo non poteva che interessare in parte il movimento libertario. Da più parti del mondo libertario si è assistito infatti a dichiarazioni e articoli anche di firme eccellenti che definivano The Hunger Games un film libertario. Invece mi accodo al commento di Lucy Steigerwald di Reason.com che in pratica dice che The Hunger Games è un film solo apparentemente o superficialmente libertario. Per chi non lo avesse visto, il film (il romanzo non l’ho letto quindi non posso darne un giudizio ma molti dicono che sia scritto bene per essere un romanzo per teenager) parla di un futuro distopico in cui gli Stati uniti d’America sono appena usciti da una guerra civile devastante. I vincitori dello stato centrale hanno vinto ovviamente e i 12 distretti ribelli sono stati ridotti in cenere. I sopravvissuti dei distretti vivono di stenti rinchiusi dentro riserve dalle reti elettrificate e ogni anno devono offrire due ragazzi (maschio e femmina) per i giochi che si svolgono a Capitol (una simil-Washington distopica), gli Hunger Games appunto. Da qui in poi il film ci fa vedere la protagonista che cerca di sopravvivere in una sorta di giochi senza frontiere in stile Gladiator conditi con lo show televisivo tipico dei nostri tempi: Grande Fratello, X-Factor, Isola dei Famosi. Gli abitanti di Capitol si divertono a vedere i ragazzini uccidersi a vicenda.

Ma perché The Hunger Games può sembrare libertario ma non lo è? Questo deriva dal fatto che ci sono temi in comune tra le idee e le filosofie libertarie e classiche di sinistra. Infatti il film può essere apprezzato dai sostenitori delle filosofie marxiste come dai libertari, solo che è la chiave di lettura ad essere differente. La chiave di lettura marxista vedrebbe la classica oppressione classista dei ricchi che abitano nella capitale contro i poveri che vivono nelle periferie. E l’unica soluzione al problema sarebbe quella di fare una rivoluzione contro la classe imprenditoriale oppressiva per insediare un governo del popolo per ridistribuire ricchezze e giustizia. E vissero felici e contenti.

Ovviamente la lente libertaria è molto diversa: noi nel film vediamo una classe di burocrati e politici della capitale che sfrutta attraverso il lavoro e la tassazione i cittadini di serie B dei 12 distretti. Distretti in cui non è possibile alcuna libertà di parola né di impresa visto che tutto il lavoro viene prelevato dalla capitale. Nessun governo può essere sostituito a quello presente, dev’essere solo abbattuto. Insomma almeno dal primo film non c’è stato alcun indizio di una cultura individualista, di una battaglia contro l’imperalismo per ristabilire la libera interazione dgli individui. Non c’è alcuna rivoluzione personale nella mente dei protagonisti. Non c’è alcun momento nel film in cui, vedendo dove tutti i soldi delle proprie tasse andavano a finire, i protagonisti si siano risvegliati e abbiano detto: noi viviamo per sfamare la capitale e noi come individui veniamo sacrificati agli Hunger Games per il bene collettivo. L’individuo contro la collettività, l’eterna lotta tra il sacrificio personale e la cattiveria delle masse non viene presentata del tutto. E’ solo sullo sfondo ma solo un libertario può vederla, solo un libertario ha le lenti giuste per leggere quel messaggio. Per tutti gli altri si tratta di un film dove dei poveri di un villaggio vengono sfruttati dai ricchi della capitale per il loro divertimento e tutto questo è un’ingiustizia.

In poche parole non basta essere contro il governo per essere libertario e non bisogna farsi ingannare dalle apparenze.

Ma altri hanno detto che i romanzi, soprattutto gli ultimi due, lasciano spazio ad una critica al governo di per sé, quindi una critica libertaria, quindi lasceremo il beneficio del dubbio sul resto della trilogia. E’ comunque un bene che dei romanzi che critichino il governo e la centralizzazione siano diventati dei bestseller tra i giovani. E voi l’avete visto? Cosa ne pensate?

***

Il romanzo è stato pubblicato in Italia dalla Mondadori come Hunger Games sia in formato cartaceo che in e-book. La trilogia è composta dal seguito La ragazza di fuoco e dall’ultimo romanzo della serie Il canto della rivolta. Altrimenti per chi volesse cimentarsi con l’intera trilogia in e-book qui c’è l’edizione Kindle.

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