Residuo a perdere

aprile 25, 2012 6 Comments
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Albert Jay Nock (1873 – 1945) è stato un autorevole scrittore e pensatore americano. Un padre del pensiero libertarian e un incredibile pessimista; o realista a secondo dei punti di vista. Importante nel pensiero di Nock è il cosiddetto residuo, passato alla storia quindi come residuo nockiano. Per Nock il residuo è una piccola minoranza di persone che ha chiara la natura dello stato e che non può fare nulla di concreto per cambiare il corso degli eventi. Compito dei libertari è quello di mantenere vivo questo residuo alimentandolo in attesa di (forse) tempi migliori. Non c’è modo di cambiare il corso degli eventi perché la massa, in quanto tale, è refrattaria al ragionamento e con la democrazia, ossia minoranze organizzate che comandano maggioranze non organizzate, non c’è spazio per la libertà dell’individuo.

Questo pensiero, di sicuro elitista, passa spesso per la testa di molti, o tutti, i libertarian. La prima cosa da dare per scontata è che il pensiero libertarian è quanto di più lontano ci sia dal mainstream. La difficoltà di portare avanti politiche per la riduzione dello stato nelle nostre vite è palese e sul tema sono stati scritti libri su libri. Il potere politico compra il favore di varie lobby, oggi una e domani l’altra. La democrazia è guerra di lobby che vogliono accapparrarsi privilegi attraverso la coercizione statale e agire attivamente per ridurre il potere dello stato è quanto di più lontano possa passare dalla mente del politico che campa e trae potere dalla redistribuzione.

Ci sono periodi nei quali sembra che almeno le idee liberali possano fare breccia nel grande pubblico. In Italia mi viene in mente l’inizio del berlusconismo con il suo “meno stato” e “partito liberale di massa”. Sarebbe però bastato vedere da chi era composto il partito berlusconiano, cioè ex democristiani ed ex socialisti, per capire che alle parole non sarebbero seguiti i fatti; e così è stato. Le strategie pratiche dei libertari per iniziare ad avere almeno una contrazione dello stato sono tante quasi quanti sono i libertari. La condizione attuale però mi suggerisce che nessuna di queste abbia portato qualche frutto. Gli stati avanzano sempre maggiormente e avanzando addossano paradossalmente le colpe della crisi al “mercato”. I politici hanno gioco facile nel mascherare le distorsioni causate dall’intromissione dello stato e dando la colpa alla libera interazione tra le persone aumentano sempre più la loro presenza nelle nostre vite.

Dicevamo, le strategie pratiche. Io non ho mai avuto paura nello “sporcarmi le mani” perché sono una persona pragmatica che vorrebbe in questa vita vedere dei cambiamenti in meglio. Nel mio piccolo ho fatto attività politica attiva e semi-attiva perché sono convinto che una via, appunto, pratica per la retrocessione dello stato sia frantumare i leviatani statali ottocenteschi. Sono pragmatico e insieme idealista e cerco sempre di bilanciare questi due aspetti perché non vivo nelle nuvole ma al tempo stesso non voglio perdere di vista il mio obiettivo andando per strade che non portano dove voglio andare. In questo periodo ho visto crollare il progetto per il quale mi ero impegnato fondamentalmente per una questione di mancanza basilare di cultura della libertà. La “fazione” contraria alla mia ha preso il potere completo del partito in modo molto discutibile e ha iniziato ad attuare delle purghe staliniane. Mi sono reso conto che se questo partito con questa classe dirigente dovesse arrivare all’indipendenza del Veneto si avrebbe una Little Italy ancora più invadente nella sfera privata ed economica delle persone. Capisci che non è più aria quando ti senti dire che il pensiero libertarian è “il nemico numero 1 dell’indipendentismo”.

Mi sono quindi interrogato sulla strategie e sull’opportunità di continuare questa strategia e il risultato è stato: il residuo nockiano. Penso che compito principale di tutti i libertarian sia quello di alimentare il focolare della libertà per non farlo spegnere. Sarò pessimista, ma attualmente non vedo altro. La cultura della libertà è cosa aliena e la gente ragiona per tattiche militari di conquista. Il sistema democratico schiaccia la libertà individuale e la libera interazione tra le persone e il potere politico si insinua ovunque. Ogni tanto si aprono delle finestre di possibilità. Nostro compito è mantenere in vita il focolare e provare ad alimentarlo. Già questo compito è estremamente arduo. Alimentare la cultura della libertà per darle sempre più forza e diventare una minoranza non così tanto minoranza. Diffondere la cultura libertarian con i nostri siti, con i nostri discorsi a tu per tu, con i nostri libri. Pedagogia.

Considering mankind’s indifference to freedom, their easy gullibility and their facile response to conditioning, one might very plausibly argue that collectivism is the political mode best suited to their disposition and their capacities. Under its regime, the citizen, like the soldier, is relieved of the burden of initiative and is divested of all responsibility, save for doing as he is told.
Albert Jay Nock

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6 Comments » 6 Responses to Residuo a perdere

  1. CARLO BUTTI on aprile 25, 2012 at 15:50

    Ci voleva poco a capire che le piccole patrie si possono trasformare facilmente in piccole tirannie, e che è più facile controllare il suddito dalla finestra di fronte che dall’alto di un monte, sia pur con l’aiuto di potenti cannocchiali.Frantumare l’atomo centrale va bene, a patto di non trovarci di fronte a tante altre particelle subatomiche più difficilmente distruttibili.Condivido pienamente il pessimismo di Jay Nock e sono d’accordo con la sua idea di “residuo”. D’altra parte i princìpi del liberalismo hanno sempre avuto natura aristocratica, ed è questo il motivo per cui la loro fusione con i princìpi democratici non è mai stata del tutto pacifica. Ecco perché non ho mai creduto al “partito liberale di massa”:è una contraddizione in termini, un progetto che potrebbe essere considerato ingenuamente generoso se non fosse truffaldino, come penso sia stato quello di Berlusconi.”Massa” è concetto deteriore, può piacere ai marxisti, non certo ai liberali e tanto meno ai libertari, che coltivano la religione dell’individuo come unico soggetto titolare di sovranità su se stesso,sui peropri beni e-soprattutto- sul proprio cervello.La massa è gregge eterodiretto da qualche “Unto del Signore”.Noi libertari questi unti e bisunti possiamo soltanto schifarli.

  2. fabristol on aprile 25, 2012 at 18:10

    Sì tutto giusto ma… ormai mi chiedo da anni cosa succederebbe se internet non esistesse più. Siamo veramente sicuri di esistere noi libertari.
    Io credo di no. Esistiamo solo nel mezzo virtuale ma non nella realtà (e perfino nel mondo virtuale siamo litigiosi, arrognati e divisi). In un ipotetico futuro molto vicino i nostri siti o blog saranno bloccati e allora chi o come manterremo il focolare della libertà?
    Siamo pochi e fragili, in pratica ci possono spazzare via in pochi anni senza fatica e di noi non rimarrebbe assolutamente niente.

  3. daouda on aprile 30, 2012 at 13:33

    Se si è amici e si fanno circolare le idee, noi ci saremo sempre!

    p.s. io sono apocalittico, W Nock!

  4. Claudio G. H. on maggio 2, 2012 at 22:01

    Non sono sicuro. L’esperienza persa cui fa cenno Luca era intuibile, ciònonostante esiste una possibilità. Io sono sostenitore della libertà della Persona, ma sono anche dell’idea che occorra una minima base comune che è definita per via contrattuale. Una volta definita questa permette di pianificare un’opera che è molto complessa ma che dovrebbe dare i suoi frutti: la creazione di uno spazio giurisdizionale per coloro che, per libera scelta, si sono uniti in una associazione umana definibile come popolo.

  5. Atroce on maggio 4, 2012 at 11:32

    Due Italy (una medium + una little) sono sempre meglio dell’attuale. Se il Veneto Stato sarà più statalista della vecchia Italia (lo dubito seriamente, anche se si mettono d’impegno), ci sarà comunque più concorrenza fiscale. Inoltre, credo sia più facile cercare di cambiare un neonato partito indipendentista anche da minoranza bistrattata, piuttosto cambiare lo stato italiano con un partito “migliore”. Ripartiamo dal territorio locale.
    Per chi mastica un po’ di dinamiche commerciali (tu sicuramente, Luca): se le idee indipendentiste fossero un prodotto e Veneto Stato fosse il produttore, dobbiamo passare dalla struttura della mega azienda con le varie filiali di zona, fatta di dipendenti che rispondono alla sede centrale, alla concezione più snella di una rete di liberi DISTRIBUTORI autonomi che esistono indipendentemente dall’esistenza del produttore in questione, che, tra gli altri prodotti, RIVENDONO nel territorio l’idea indipendentista. E questo si realizza partendo innanzitutto dalle quote delle tessere.

  6. Claudio G. H. on maggio 4, 2012 at 19:05

    Molti credono in queste cose, nell’idea cioè che una volta ottenuta l’indipendenza poi al limite ci si mette a combattere internamente, ma io non riesco a comprenderne la logica.

    Sicuramente nel marasma che seguirebbe una scissione del Veneto dall’Italia, avendo una organizzazione ben impostata e determinata, sarebbe possibile ritagliare uno spazio proprio (e per spazio intendo proprio quello fisico).

    L’idea dei distributori non è male, ma conoscendo la mentalità che vige in coloro che ora controllano VS dubito che sarebbero aperti ad una simile soluzione.

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