TOR va DRM-Free. Un passo enorme verso un mercato ebook più libero

maggio 2, 2012 8 Comments
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La settimana scorsa la casa editrice per libri di fantascienza più grande al mondo, la TOR, ha annunciato che tutti i suoi ebook saranno DRM-free. Cosa significa DRM-Free? Significa “senza digital rights management”, ovvero senza lucchetto digitale che gli editori utilizzano per evitare la diffusione delle opere copiate su internet.

Questo lucchetto digitale permette alle case produttrici di ebook o di musica di controllare in maniera “remota” l’uso dell’opera da parte del cliente, in effetti proibendogli di copiarla, modificarla o convertirla anche quando l’intento non è quello di fare copie per lo scambio (per esempio copie di backup o masterizzare l’opera su un CD da portare in vacanza). Inoltre il DRM spesso non permette di utilizzare un file da un apparecchio ad un altro per problemi di compatibilità (ebook comprati per Kindle non possono essere letti su Apple o Sony) e utilizza software che monitorano continuamente il vostro PC e addirittura spediscono dei report su ciò che vedono nel vostro harddisk. Ci sono vari modi per bypassare la tecnologia DRM, come sempre, quindi il DRM non fa altro che creare l’ennesima barriera al progresso e alla libera interazione tra individui. Ed è anche un potente strumento per controllare ciò che i consumatori fanno fino ad arrivare al caso incredibile della Amazon che ha cancellato dai Kindle dei suoi clienti tutte le copie di 1984 di George Orwell per un problema di copyright. L’Amazon ha poi restituito i soldi ai propri clienti ma quello che è successo ha, appunto, dell’orwelliano!

La TOR ha preso la sua decisione anche dopo le proteste di molti suoi autori tra cui Peter Hamilton e China Miéville. Il “comunistone” China, come mi piace definirlo scherzosamente, tra l’altro ha scritto uno dei libri più libertari degli ultimi anni, The Scar, in italiano La città delle navi (fuori produzione), che parla di una comunità di pseudo-libertari che trova la libertà in una città costruita sopra navi. Come nel sogno del Seasteading Institute. A breve scriveremo una recensione su questo straordinario romanzo.

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8 Comments » 8 Responses to TOR va DRM-Free. Un passo enorme verso un mercato ebook più libero

  1. vaaal on maggio 4, 2012 at 13:14

    Da libertario è interessante notare come la libertà di agire dei singoli individui porti proprio alla libertà stess. Intendo dire: io non sono contro i blocchi e i lucchetti vari. Mi sembra che chi fornisce un servizio abbia tutto il diritto di limitarlo nella maniera che preferisce, e questo supera automaticamente la discussione sulla proprietà privata delle idee.

    Ad esempio, mettiamo che io abbia una idea geniale. Da libertario (anche se come sappiamo i parerei sono discordanti), le idee non possono essere di proprietà di nessuno, perché non sono scarse. Questo vuol dire che se un altro tipo, guardando ciò che faccio, lo imita, io non ho nessun diritto su ciò che fa con la mia idea.

    Chiaro e semplice. Però al contempo io ho tutto il diritto di PROTEGGERE la mia idea, ad esempio applicando la mia idea solo in casi in cui nessuno può guardarmi o nessuno può copiarmi. Perché? I motivi possono essere diversi, e non dovrebbero neanche interessarmi. Semplicemente: posso farlo, voglio farlo, lo faccio.

    Se qualcuno riesce a superare le mie precauzioni, non penso che stia infrangendo il diritto di nessuno, e può utilizzare la mia idea senza infrangere i diritti di nessuno.

    La cosa interessante è che qui, seguendo questo concetto che sembra portare all’odiosa idea anti-libertaria di idee-private (o almeno sembra essere connesso con questo concetto), si arriva al completo opposto, e cioè alla libertà generale di utilizzo delle idee. Interessante, direi.

  2. fabristol on maggio 4, 2012 at 18:15

    Giusto commento Vaal. Infatti stavo per aggiungere un paragrafo finale in cui dicevo che comunque le compagnie hanno tutto il diritto a mettere i lucchetti. Questo non è in contrasto col libertarismo infatti. Il problema è quando le compagnie invece cercano di utilizzare lo stato e la sua violenza per gli stessi fini.

  3. Corrado on maggio 5, 2012 at 16:20

    questo commento di Val dovrebbe essere postato nella discussione sulla non liberta intellettuale!

  4. Claudio G. H. on maggio 6, 2012 at 23:58

    Ho già una discussione aperta sull’altro articolo, in tema di copyright, per cui qui non ripeto le stesse cose, ma provo a ridefinirle.

    Prima di tutto il principio, il fatto che un bene sia scarso o meno non può essere determinante per stabilire la proprietà privata.

    Seconda cosa, le idee sono parte di chi le enuncia, senza di quella persona l’idea non ci sarebbe stata, perciò è innegabilmente sua.

    Terza cosa, non banalizzare. L’idea è propria di qualcuno se essa è completamente originale. L’idea resta della persona finché a) la persona è in vita; b) non decide di cederla al pubblico dominio.
    Mi sembra ovvio che non sono proprie di nessuno le idee di pubblico dominio, cioè quelle sviluppate dalle persone ora morte, come non sono di nessuno cose che non sono idee, come un numero, un colore, la relazione matematica di un fenomeno fisico.

    E’ indubbio che le idee una volta messe in circolazione stimolano altre idee, la nuova idea dipende dalla precedente se la incorpora, non dipende dalla precedente se ha servito solo ad ispirare una idea completamente nuova. Chiunque dovrebbe essere in grado di riconoscere una scopiazzatura da una nuova creazione, seppure basata su elementi che erano di altre idee.

    Spero sia chiaro che non ho parlanto del copyright o dei brevetti come adesso esistono, ma ho cercanto di enunciare concetti astratti da questioni legali o convenzionali che siano.

  5. vaaal on maggio 7, 2012 at 00:46

    Molto interessante. Vorrei sottolineare che sono disponibilissimo a cambiare idea, assolutamente. Per ora provo a difendere la mia posizione. Nel frattempo ho data una occhiata all’altro topic, ma la discussione è ben avviata e non saprei bene dove inserirmi. Comunque

    1) la scarsità di un bene stabilisce l’applicabilità della proprietà privata o meno? Mi sembra di sì, e il mio ragionamento è che, se ci trovassimo nel giardino dell’Eden, dove i beni non sono scarsi e basta pensare di volere x per ottenere x, NON ci sarebbe proprietà privata, perché non ce ne sarebbe bisogno. E in effetti, che senso ha dire che x è mio, se sia io che te possiamo avere x in ogni istante? Può mai nascere nelle persone che vivono in questo mondo il concetto di proprietà? Come? Perché? A me sembra onestamente che la risposta non può che essere negativa: non vedo nessun modo in cui in un mondo senza scarsità possa nascere il concetto di proprietà privata.

    Siamo d’accordo su questo?
    Da ciò si deduce che il concetto di proprità si applica in un mondo in cui i beni sono scarsi, sintanto che i beni sono scarsi. Le idee non sono beni scarsi-> le idee non sono soggette a diritti di proprietà.

    2) C’è una banalizzazione che non può essere lasciata andare nel tuo ragionamento “Chiunque dovrebbe essere in grado di riconoscere una scopiazzatura da una nuova creazione, seppure basata su elementi che erano di altre idee”. Ecco, questo è un bel problema: stabilire da che punto iniziano idee originali e da che punto sono idee più o meno riciclate.
    Questo è un primo problema, ed è già immensamente difficile da risolvere. Se ad esempio io prendo il tuo posto e scambio ogni c con una q, è ancora una opera tua? E se scambio tutte le lettere con un’altra lettera a caso?

    Seconda cosa: “Seconda cosa, le idee sono parte di chi le enuncia, senza di quella persona l’idea non ci sarebbe stata, perciò è innegabilmente sua.”
    Innanzitutto, la seconda parte della frase è falsa. Due persone che non sono mai entrate in contatto possono pensare la stessa idea, quindi è falso che l’idea senza una delle persone che l’ha pensata non ci sarebbe stata. In ogni caso, non mi sembra che da ciò tu possa dedurre la prima parte della frase: “le idee sono parte di chi le enuncia”.
    Qui mi sembra di vedere più problemi: innanzitutto, “enuncia”.
    Mettiamo che X ha una idea geniale che decide di non divulgare, ma di scrivere (enunciare) su una lettera che ripone in un cassetto. Y poco dopo ha la stessa idea geniale, e la divulga e diventa famoso.
    Di CHI E’ l’idea? X l’ha chiaramente enunciata per primo, ma davvero tu diresti che l’idea E’ di X, e che di conseguenza Y non può utilizzarla?
    Qui mi sembra che il problema si ponga in maniera chiara: non ha senso rispondere alla domanda “di chi è l’idea?”. La domanda ci sembra legittima perché la confondiamo con un’altra domanda: chi ha prodotto l’idea per primo? In questo caso X. L’idea di chi E’ di X? A questo punto non vedo alcun motivo per dire sì. Non riesco neanche bene a capire cosa si intende “l’idea I è di proprietà di X”. Vuol dire che nessuno può PENSARE quewlla idea? Nessuno può enunciarla? Nessuno può costruire l’idea I2 sulla base di I1? O cosa? Come decidiamo? E, nel caso di cui sopra in cui più persone hanno l’idea I, come si fa?

  6. vaaal on maggio 7, 2012 at 00:48

    *io prendo il tuo POST*, non il tuo posto! :D

  7. vaaal on maggio 7, 2012 at 00:51

    *L’idea di chi E’ di X?* -> L’idea è di X?
    scusate i numerosi errori, giornataccia :)

  8. Claudio G. H. on maggio 7, 2012 at 22:58

    Mi pare che si stia sviluppando la discussione come nell’altro articolo. La questione và per il momento divisa tra definizione della proprietà, e proprietà delle idee. Da discutere separatamente, perché fino a che non si inquadra la questione della proprietà privata, non si può affrontare la questione sulle idee.
    Con una avvertenza. Quando si parla di idea, non intendo il pensiero, ma intendo la materializzazione dell’idea, uso la parola infatti nella accezione usata nella letteratura pertinente alla proprietà intellettuale, dove la parola “idea” sta ad indicare tale proprietà. Faccio notare che la materializzazione non è solo un oggetto fisico, ma anche un progetto per realizzarlo, o una sua descrizione, in qualsiasi forma realizzata. E per oggetto fisico non necessariamente qualcosa di materiale ma anche la manipolazione di fenomeni fisici atti a creare l’effetto progettato, quale potrebbe essere il suono di una sinfonia.

    Parliamo quindi della proprietà. Io contesto la definizione di proprietà conseguente alla scarsità perché è una visione utilitarista che muta a seconda della disponibilità o meno di un bene. Siamo nel mare, il mare è largamente disponibile e nessuno percepisce la necessità di possederne, tuttavia per quanto bizzarro possa sembrare, una persona potrebbe decidere di voler custodire gelosamente un secchiello pieno di acqua di mare, di fronte al mare. Secondo la logica della disponibilia/scarsità uno potrebbe prendere l’acqua da dentro il secchiello, perché non farebbe differenza giacché l’acqua di mare è così abbondante e disponibile, giusto ad un metro di distanza dal secchiello, anzi, no facciamo che il secchiello è proprio dentro l’acqua, ma con il bordo fuori, tale da delimitare l’acqua dentro da quella fuori.
    Si possono fare altri esempi di paradossi di questa tesi economica, e in realtà non sarebbero paradossi, perché quella è una tesi economica, non di logica etica (uso questa parola in modo improprio perché non mi viene una parola adatta).

    Io sostengo che la proprietà derivi dalla persona, per la sua unicità e per la sua capacità di coscienza ovvero di riconoscere sé stessa distinta dagli altri, e di riconoscere gli altri distinti da sé stessi, e in conseguenza di tutto ciò che quella Persona produce.
    La proprietà privata cioè è l’insieme di tre componenti: il riflesso di sé stessi nella materializzazione creata (sia essa il mero tagliare l’erba o una pittura), l’energia spesa per materializzarla, e il tempo di vita richiesto per realizzarla.

    Se tu proponi un’idea, banale, di andare a mangiare la pizza dal pizzaiolopazzo, ed io poco dopo averti ascoltato dico a tutti: ho un’idea, ed è una mia idea, andiamo a mangiare la pizza dal pizzaiolopazzo, di certo penseresti “questo è uno stronzo imbecille” e lasceresti perdere perché in fondo era una idea banale, ma sono sicuro che ne saresti in qualche modo ferito o infastidito. Il perché è per il fatto che l’idea che hai enunciato porta con sé il riflesso di te stesso, essa cioè è una tua idea e tu la riconosci come tua. Tutti odiano quelli che fanno i pappagalli sui loro discorsi.

    Nell’altra discussione ho proposto un’altro esempio. Ti clonano la faccia. La tua faccia non ti è stata tolta, ti è stata clonata semplicemente guardandoti o da una foto. Ora altri girano con la tua faccia, perché (e qui entro nell’utilitarismo) la tua è una bella faccia è “per il bene di tutti” è giusto che tutti possano avere una bella faccia esattamente come la tua. Peralro dopo che la faccia è stata clonata essa non ha più valore, e di conseguenza non avrebbe senso la proprietà privata su una cosa senza valore, risultato: la tua faccia non è più di tua proprietà.

    Io credo che dovrei scrivere un articolo completo su questo tema, perché così a bocconi può risultare non chiaro, perciò se si preferisce io resto disponibile a fare l’articolo e sospendere qui la discussione per rinviarla a quella occasione.

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