A free market for lemons and cherries.

giugno 4, 2012 No Comments
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La information economics è quella parte della microeconomia che si preoccupa di studiare come la distribuzione dell’informazione influisca sull’economia. Un suo aspetto essenziale, che è stato esplorato da svariate prospettive, è quello legato all’effetto specifico della presenza di asimmetrie informative nel mercato.
Questo fenomeno e le sue potenziali conseguenze come la selezione avversa e l’azzardo morale sono tra gli argomenti che più spesso vengono usati per giustificare e dimostrare la necessità di un intervento pubblico in economia.

Von Hayek

Uno dei primi contributi a questa disciplina, quello che suole dirsi un seminal paper, viene, peraltro, nel 1945, dalla penna di Friedrich Von Hayek su “The American Economic Review”. La ricezione di “The Use of Knowledge in Society”, questo il titolo del contributo di Hayek, fu, all’epoca, molto fredda.
Nonostante ciò, col passare dei decenni, il suo influsso e i concetti da esso espressi hanno spinto la stessa “The American Economic Review” a inserirlo tra i 20 articoli più importanti pubblicati dalla rivista nei suoi primi 100 anni.
Secondo Hayek, il sistema dei prezzi di mercato è il mezzo che si è evoluto per compensare le asimmetrie informative stesse e che consente di armonizzare gli scambi portando a una conoscenza diffusa, veicolata dal prezzo stesso di un bene, dell’indice di scarsità di un bene. In altri termini, e nel contesto del dibattito sulla pianificazione dell’economia che ha portato Hayek a scrivere le pagine di cui si parla, il sistema dei prezzi è proprio il sistema di pianificazione diffusa che consente di adeguare la produzione dei beni alla domanda che per essi si genera, garantendo la veicolazione dell’informazione necessaria.
Nelle parole di Hayek stesso:“Dobbiamo guardare al sistema dei prezzi come a un meccanismo per comunicare informazioni, se vogliamo comprendere la sua reale funzione, una funzione che, ovviamente, svolge tanto meno bene quanto più i prezzi sono rigidi. (Anche quando i prezzi dichiarati sono diventati abbastanza rigidi, tuttavia, le forze che avrebbero agito attraverso i cambiamenti di prezzo operano, invece, in gran parte attraverso cambiamenti delle altre clausole del contratto.) Il fatto più significativo di questo sistema è l’economia di conoscenza con cui opera, ovvero quanto poco i singoli attori debbano sapere per essere in grado di prendere la giusta decisione. In forma abbreviata, tramite una sorta di simbolo, solo le informazioni più essenziali vengono trasmesse e per di più solo agli interessati.Descrivere il sistema dei prezzi come una sorta di meccanismo per la registrazione di cambiamenti è più di una metafora, o come un sistema di telecomunicazioni che permette ai produttori singoli di guardare solo il movimento di alcuni indicatori, come un ingegnere potrebbe guardare le lancette di pochi quadranti, al fine di adeguare le proprie attività ai cambiamenti di cui non potranno mai sapere più di ciò che si riflette nel movimento dei prezzi. … La meraviglia è che in un caso simile alla scarsità di una materia prima, senza che sia stato emesso un ordine, e senza che, forse, più di una manciata di persone possano sapere il perché, decine di migliaia di persone, la cui identità non può essere accertata se non con mesi di indagini, sono indotte ad utilizzare il materiale o i suoi derivati con più parsimonia, cioè, a muoversi nella giusta direzione. Questo è una meraviglia, nella giusta misura, anche se, in un mondo in costante evoluzione, non tutto si accorderà in modo così perfetto da far sì che il loro profitto sia sempre mantenuto costante o a un livello “normale”.”
Un passaggio illuminante è quello in cui, citando Alfred Whitehead, Hayek osserva che proprio l’uso di questo sistema ci permette di compiere in modo semplice, inconsapevolmente, valutazioni che, eseguite, invece, in modo ponderato e consapevole, costerebbero uno sforzo immane per raccogliere e interpretare le informazioni necessarie.

George Akerlof

Un secondo articolo, di segno profondamente diverso e di fondamentale importanza, in questo ambito, è stato prodotto da un secondo premio Nobel per l’economia, George Akerlof. Così come per l’articolo di Hayek, anche il contributo di Akerlof, il cui titolo, “The market for “lemons”: quality uncertainty and the market mechanism”, parafrasiamo in quello di questo post, ha ricevuto una accoglienza inizialmente difficile ( ben 3 prestigiose riviste lo hanno rifiutato –The American Economic Review e the Review of Economic Studies lo rigettarono per il suo contenuto “banale”, mentre il Journal of Political Economy lo rigettò considerando errate le tesi sostenute). Gergalmente, negli Stati Uniti, per “lemons” e “cherries” si intendono le auto usate di scarso (lemons) e notevole (cherries) pregio. Akerlof, facendo uso dell’esempio del mercato delle auto usate, cerca di dimostrare che le asimmetrie informative nel mercato, in una prospettiva differente da ciò che Hayek sosteneva, creino un fenomeno noto come “adverse selection”, comportando una profonda inefficienza del mercato e creando le condizioni perché il mercato stesso, per il bene in questione, scompaia, nel caso peggiore, o sia, comunque, caratterizzato da profonde inefficienze. Anche in questo caso vale la pena riportare direttamente le parole di Akerlof per evidenziare un passaggio fondamentale del suo ragionamento :“Ci sono molti mercati in cui gli acquirenti utilizzano alcuni indici statistici di mercato per giudicare la qualità degli acquisti futuri. In questo caso c’è incentivo per i venditori a vendere merce di qualità scadente, in quanto i rendimenti della merce di buona qualità maturano, principalmente, in funzione dell’intero gruppo da cui la statistica è influenzata piuttosto che del venditore individuale. Di conseguenza si tende a una riduzione della qualità media delle merci e, inoltre, della dimensione del mercato. Va inoltre osservato che in questi mercati i rendimenti sociali e privati tendono a differire, e pertanto, in alcuni casi, l’intervento governativo può accrescere il benessere di tutti i soggetti. Oppure possono crearsi enti privati per approfittare dei potenziali aumenti di benessere che dovrebbero favorire tutti i soggetti. Per natura, tuttavia, questi enti sono nonatomistici, e quindi, possono svilupparsi , con le proprie conseguenze negative, delle concentrazioni di potere.” . In maniera quasi incidentale Akerlof sottolinea anche che tali inefficienze possono essere valutate quali costo da addebitare all’esistenza di venditori disonesti, la cui presenza spingerebbe fuori dal mercato i venditori onesti:“Il modello dei “Lemons” può essere usato per fare alcune osservazioni in merito ai costi della disonestà. Si consideri un mercato in cui vengano venduti beni onestamente o disonestamente, la qualità del prodotto può essere palesata, o può essere travisata. Il problema dell’acquirente, naturalmente, è quello di identificare la qualità. La presenza di persone nel mercato che sono propensi a offrire beni inferiori tende a portare il mercato ad estinguersi, come nel caso delle nostre automobili “Lemons”. E ‘questa possibilità che rappresenta i maggiori costi di disonestà, perché le transazioni disoneste tendono a spingere quelle oneste fuori dal mercato. Ci possono essere i potenziali acquirenti di prodotti di buona qualità e ci possono essere potenziali venditori di tali prodotti nella fascia di prezzo appropriata, tuttavia, la presenza di persone che desiderano trattare merci cattive come merce buona tende a annientare il commercio legittimo. Il costo della disonestà, quindi, non si valuta solo con la misura di quanto venga truffato l’acquirente, il costo deve anche includere la perdita subita per lo spingere il commercio legittimo a estinguersi.” Sebbene lo stesso Akerlof evidenzi come gli attori presenti nel libero mercato, siano essi acquirenti o venditori, agiscano in modo da contrastare questo tipo di selezione avversa – gli acquirenti possono chiedere consulenze da parte di esperti, i venditori onesti possono adottare strategie di marketing che offrano ai potenziali acquirenti una sensazione di maggiore affidabilità, tramite garanzie e branding, ad esempio – questo articolo è stato un testo fondamentale per favorire l’intervento statale nell’economia.
Il suo influsso è stato tale che le leggi promulgate con l’esplicito intento di “proteggere” e “favorire” i consumatori negli Stati Uniti vengono comunemente chiamate “Lemons Law”.
Nel modello di Akerlof, però, alcune condizioni sono date esplicitamente e, se raffrontate con la visione proposta da Hayek, si può evidenziare come esse non diano pienamente conto della funzione di veicolo d’informazione che il sistema di prezzi svolge. Per Akerlof “Si può presumere che la domanda di automobili usate dipenda maggiormente da due variabili: il prezzo dell’ automobile p e la qualità media delle auto usate in commercio, u, ovvero Qd = D (u, p). Sia l’ offerta di auto usate che la qualità media u dipenderà dal prezzo, ovvero u = u (p) e S = S (p). E in equilibrio l’offerta deve essere pari alla domanda per la qualità media data, o S (p) = D (p, u (p)). Col ridursi del prezzo, di solito si ridurrà anche la qualità . Ed è molto probabile che le merci non saranno negoziabili per qualsiasi livello di prezzo.”
Il prezzo però, ex post, potrà essere utilizzato per valutare l’appropriatezza delle decisioni prese e condizionerà l’acquirente, che tenderà a rivolgersi a quei rivenditori che avranno offerto cherries piuttosto che lemons. In termini statistici se, inizialmente, rivolgendoci a un rivenditore qualunque abbiamo una probabilità x di ottenere un lemon e (1-x) di ottenere una cherrie e se riteniamo, bayesianamente, che sia incrementalmente più probabile ottenere un’auto di scarsa qualità da un rivenditore che ci ha già deluso e, viceversa, che sia più probabile ottenere auto di qualità migliore da chi ci ha già precedentemente soddisfatto, l’effetto sarà di adeguare il prezzo alla reale qualità media delle automobili. D’altro canto, il mercato delle auto usate esiste.

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