Perché le discussioni politiche sono quasi sempre infuocate?

giugno 13, 2012 11 Comments
By

Leggendo questo pezzo di Davy sul sito di The UK libertarian mi sono finalmente reso conto perché spesso mi trovo a disagio a parlare di politica con persone che non hanno il mio stesso background libertario -per strada, a tavola, in famiglia ecc.- per il semplice motivo che non voglio finirla a discutere animatamente. Ci sono persone che adorano questo tipo di discussioni e non aspettano altro; altri come me che invece le evitano. Accenderle o evitarle, le discussioni politichetra esseri umani  spesso sono infuocate. Perché le discussioni -e solo quelle- politiche sono infuocate? Davy propone questa teoria che però estende, giustamente, a qualsiasi categoria umana, non solo l’Homo libertarius: tutte le correnti politiche odierne -a parte quella libertaria – hanno come presupposto la violenza sugli individui, l’organizzazione della collettività contro le persone. Le discussioni politiche diventano calde se non addirittura bollenti – anche tra amici che non arriverebbero a certi toni se parlassero di gusti cinematografici o culinari – perché ogni discussione politica attuale presuppone l’uso della violenza contro chi la pensa in modo diverso. In pratica se due individui la pensano diversamente su una questione politica ambedue pensano al modo più efficace di convincere altre persone (la maggioranza) a far passare una legge per limitare, bloccare o muovere violenza contro chi non la pensa allo stesso modo. Di questo processo mentale inconscio i due individui sono ben al corrente: “se le idee di questo qua avessero la meglio ciò a cui piace a me verrebbe vietato o la mia proprietà violata o rubata.” Pensano ambedue.

Questa situazione sul “chi va là” genera tensione, paura e quindi scontro.

Nel mio caso personale e in quello degli altri libertari che ci leggono avviene lo stesso quando ci troviamo di fronte a non-libertari: quello che ho di fronte sta per proporre una politica che presuppone l’esproprio del mio corpo, della mia proprietà e della mia libertà. Partiamo prevenuti sugli argomenti politici proprio per questo motivo. Qualcosa che non accadrebbe per discussioni che riguardano altre scelte, gusti o passioni nella vita di tutti i giorni.

La tensione politica nella società nasce da questo: tutti hanno paura che gli altri prendano il potere e decidano della nostra sorte. Ma la domanda è: le discussioni sarebbero altrettanto infuocate in una società libertaria una volta che sia stato eliminato il fattore coercizione? Insomma, i libertari sono esenti da questi processi mentali inconsci quando si trovano tra loro?

Tags: , ,

11 Comments » 11 Responses to Perché le discussioni politiche sono quasi sempre infuocate?

  1. Davide on giugno 13, 2012 at 08:11

    Bella provocazione. Posso testimoniare di discussioni infuocate tra libertari sul modo di trattare i fascisti (essere antifascisti militanti, e dunque censori – alla faccia del libertarismo – o tolleranti nel nome della libertà di parola? se sì, fino a che punto?).
    Credo semplicemente che il meccanismo di cui parli sia innato, biologicamente connaturato nell’uomo, e occorre una grande opera di autocontrollo e ragione per non infuocarsi.
    Comunque la politica non è l’unico ambito a generare simili contese: riprendendo il sottotitolo di una trasmissione di Luttazzi, direi che i quattro argomenti caldi sono politica, sesso, religione e morte (anche se politica e religione più degli altri; sesso e morte sono ancora parzialmente tabù).

  2. CARLO BUTTI on giugno 13, 2012 at 22:14

    Qualche osservazione a caldo, forse un po’ disordinata. Innanzitutto, non credo possa dirsi libertario, e neppure liberale, chi vuol tappare la bocca ai fascisti (altra cosa è far di tutto perché sia loro impedito di mettere in atto quanto propongono). Tra l’altro sarebbe contraddittorio invocare una tipologia di reato di stampo fascista, il reato d’opinione-assente nel codice Zanardelli dell’Italia liberale, introdotto invece durante il regime nel codice Rocco-proprio contro i fascisti. Quanto alla discussioni infocate, non dimentichiamo quelle che si svolgono fra i più fanatici tifosi di calcio: ho visto amici o parenti arrivar quasi a menar le mani per difendere la squadra del cuore;per non parlare di quello che troppo spesso capita negli stadi durante la partite.L’aggressività umana deve trovar sfogo in qualche modo, e sicuramente il dibattito politico è uno dei luoghi privilegiati, proprio perché in quell’ambito la civiltà umana, come del resto nelle competizioni agonistiche, ha escogitato espedienti per incanalare, sublimare, rendere tollerabile lo scontro, depurandolo per quanto possibile d’ogni violenza bruta.Il metodo democratico,per fare un esempio fin troppo abusato,sostituisce la conta alla spaccatura delle teste.Ma l’animale ch’è in noi ogni tanto si risveglia.Anche lo Stato è una forma di violenza sublimata, forse la più raffinata di tutte, al punto che i più non la prendono neppure per violenza ,giungendo addirittura a ritenerla una benedizione, alla stregua degli schiavi che si legano affettivamente ai loro padroni,come nell’Odissea il porcaro Eumeo alla famiglia di Ulisse.Quando però la schiavitù diventa intollerabile la violenza esplode in rivolte o rivoluzioni. Non più il porcaro Eumeo, ma Spartaco.E a questo punto, per un libertario che, sulle orme di Thoreau e di Gandhi, professa la non violenza, si pone davvero un bel dilemma…

  3. Davide on giugno 13, 2012 at 22:27

    Ecco: quello della (non)violenza è un altro ben dilemma per i libertari. Ma da queste parti si è preso il serpente a sonagli come simbolo…

  4. Luca on giugno 14, 2012 at 08:06

    @Davide per me il serpente a sonagli riassume perfettamente il mio concetto di violenza e nonviolenza: se (e solo se) mi calpesti, io ti faccio male

  5. Atroce on giugno 14, 2012 at 11:32

    E quelli che parlano di calcio, allora? Quelli che si scannano per decretare se il rigore c’era o no?

  6. Davide on giugno 14, 2012 at 15:36

    Luca, sembrerebbe una cosa ragionevole, e molto in linea con la strategia tit for tat. Poi però penso alle disavventure di quando eravamo piccoli («ha cominciato lui!»), e a come anche le controversie da adulti seguano schemi simili, e di colpo la vendetta per i danni subìti mi si rivela per quello che è: un’escalation di violenze reciproche, in cui non si riesce mai a ravvisare chi sia stato il primo provocatore.
    (Soluzioni? Non chiedetemene. I filosofi son bravi a trovare i problemi…)

  7. Fabristol on giugno 14, 2012 at 21:49

    Per Davide

    Sì ma per religione e sesso le discussioni sono infuocate per gli stessi motivi che vengono descritti nel post: voglio che tu segua i dettami del mio dio; voglio che faccia sesso con chi, quando e nel modo che voglio io. Sempre di coercizione si tratta.

    Per Atroce

    Purtroppo la passione (non il gioco) per il calcio è un’attività che non ho mai compreso. ;) Trattasi di istinti tribali traslati dalla guerra allo sport. :D

  8. Fabristol on giugno 14, 2012 at 21:54

    Per Davide

    invece non sono per niente d’accordo col tuo commento. Da piccolo appassionato di Piero Angela ti posso assicurare che un serpente a sonagli non attacca mai se non per difesa (a parte ovviamente quando deve cacciare le sue prede). Quindi il simbolo è adatto al principio di non aggressione. In alternativa se ti va puoi usare l’istrice come spieghiamo qui: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=GRh9aoR9U9w
    ;)

  9. astrolabio on giugno 17, 2012 at 11:24

    io sono daccordo con quello che dice david friedman (lo pensavo da prima ma ammanto il mio commento con un po’ di princiopio di autorità) l’uomo è dotato di istinti di appartenenza che probabilmente qualche centinaio di migliaia di anni fa erano utili in qualche modo, questo fa si che si trovi a infiammarsi per cose assai cretine, il calcio, la religione, la politica, il colore preferito, o da che lato si debba rompere un uovo alla coque (se non ricordo male era il motivo delle gurre che devastavano lilliput) in effetti spesso e volentieri si accusano le religioni di causare le tali x guerre, mentre invece la questione diventa più chiara se si pensa a questo difetto congenito dell’umanità. il libertarismo non è affatto esente, basta pensare alle diverse faide intestine tra anarchici e oggettivisiti e potrei citare un milione di esempi (rand paul che da l’endorsement a romney verrà probabilmente punito con un rogo).

  10. Gohan on giugno 17, 2012 at 14:53

    Concordo con Atroce, quando cita il calcio (ma più in generale potremmo dire lo sport) come esempio di un argomento di conversazione che ha la capacità di infiammare gli animi degli interlocutori tirando fuori il peggio di loro (arroganza, istinto di sopraffazione, maleducazione, ricorso all’invettiva e all’insulto in modo pesante e gratuito fino a degenerare in taluni casi, quando la discussione non è virtuale, in violenza di tipo fisico oltre che verbale).

    In questo lo sport assomiglia molto alla politica e alla religione.

    O, per meglio dire, in molti casi la passione sportiva e quella politica generano perverse forme di coinvolgimento emotivo talmente forti da poter essere accomunate alla forma mentis che caratterizza il fanatismo religioso.

    Ora, la domanda è: come mai un numero rilevante di individui è preda di tali beceri e deprecabili istinti?

    La risposta è complessa.

    Semplificando, io credo che tutto sia riconducibile al fatto che le persone sviluppano insoddisfazioni e frustrazioni che hanno bisogno di essere sfogate.

    Ecco quindi che esse vengono “traslate” da un piano intimo e personale a contesti “pubblici” quali appunto la religione, la politica e lo sport.

    Per chi si sente insoddisfatto, frustrato, non auto-realizzato farsi coinvolgere in modo intenso al livello emotivo offre dei vantaggi:

    1) ti distrae e distoglie la tua attenzione da ciò che è fonte di frustrazione e su cui (magari a livello inconscio) ritieni di non poter intervenire

    2) ti motiva, ti dà obiettivi

    3) fornendoti un nemico ti offre una valvola di sfogo, perchè il fatto di sopraffare/insultare/irridere/demonizzare/far passare (o credere di farlo) qualcuno per idiota e ignorante gonfiai l tuo ego e ti “ripaga” dell’insoddisfazione maturata in altre sfere della tua esistenza

    4) ti inserisce in dinamiche di gruppo, e solitamente lo spiro di gruppo (o, detta più volgarmente, il fare branco) ti esalta

    Senza poi ovviamente trascurare una componente autoreferenziale (spocchia e supponenza sono caratteristiche insite nell’essere umano).

    Concordo inoltre anche con Astrolabio quando afferma che queste dinamiche sono proprie anche della galassia libertaria (anche io ho assistito ad un’infinità di contrapposizioni tra scuole di pensiero differenti degenerate nei modi più beceri).

  11. Leonardo Pavese on giugno 26, 2012 at 05:09

    Io ho rinunciato a discutere da un pezzo. Quando lo faccio finisco sempre per litigare, (mia moglie è un’accesa “liberal”, nel senso Obamiano; e ormai è convinta che il mio libertarianesimo sia un sintomo di arteriosclerosi); non c’è intesa possibile.
    La soluzione consiste nel rendersi invisibile allo stato, e a i collettivisti che lo sostengono, e sgusciar via, silenti e mimetizzati come un serpente a sonagli.
    L.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti per ricevere i nuovi post via email


 

Iscriviti alla newsletter!

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 L'Autore, inoltre, dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore.