Criptoanarchismo e il mercato underground

giugno 19, 2012 No Comments
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Esiste un mondo quasi invisibile che vive di scambi, legali o illegali, tra individui. Questo mondo esiste sulla rete del world wide web e viene definito criptoanarchismo. Per far parte di questo mondo non c’è bisogno di essere dei geek o degli hackers professionisti. E non c’è neppure bisogno di essere degli hacktivisti con degli ideali politici come Anonymous. A guardar bene criptoanarchismo antelitteram l’abbiamo fatto un po’ tutti nella nostra vita: quando copiavamo la musica nelle audiocassette e ce le scambiavamo da ragazzini; poi con le VHS, nei CD, nelle pendrive fino a eMule e Torrent. Solo che non usavamo chiavi crittografate ma scambi volontari. Bastavano i nostri gesti e le nostre volontà per scambiarci qualcosa.Ora non più, ora il volontarismo deve per forza rimanere underground.

Criptoanarchismo è un termine coniato dallo scrittore di fantascienza Vernor Vinge per indicare quel tipo di anarchia che esiste e prolifera su internet e che fa largo uso della crittografia per questioni di privacy o per evitare di essere intercettati dai governi.

Di questi ultimi tempi bisogna stare attenti con le parole, invece di criptoanarchismo potremmo chiamarlo criptovolontarismo, visto che anarchismo e volontarismo, pur non essendo sinonimi, hanno delle basi comuni. Bisogna comunque sgombrare il campo dai sospetti e chiarire che la crittografia non è un reato e chi utilizza reti o software crittografate non è (ancora) un criminale.

Uno dei più usati network crittografati è sicuramente TOR che permette il completo anonimato sulla rete e l’irrintracciabilità degli utenti. Utilizzatissimo in tutti quegli stati in cui il controllo della rete è capillare come in Cina, Iran e altri paesi del Medio Oriente, permette a molti gruppi dissidenti di comunicare con l’esterno e scambiare file che potenzialmente potrebbero far male ai regimi.

Poi abbiamo Silk Road, un mercato anonimo che utilizza TOR e dove è possibile scambiare beni che in molti paesi sono illegali come se fosse una sorta di eBay anarcocapitalista. Su Silk Road ci si scambia di tutto e ormai è finito sotto l’occhio del ciclone dopo che durante la discussione su Stop Online Piract Acts (SOPA) al Senato degli USA è stato nominato come uno dei pochi sistemi che non potrebbero essere filtrati dal governo appunto con SOPA.

Esistono poi servizi come Cryptabite.com che permettono di utilizzare un Dropbox completamente anonimo che utilizza chiavi crittografiche per scambiarsi file in modo assolutamente sicuro e gratuito.

Non pensiate che tutti questi servizi siano utilizzati solo da “wannabe terrorists” o da ragazzini che vogliono scambiarsi funghi allucinogeni a basso costo. Questi servizi rispondono anche ad un bisogno basilare di privacy che ormai internet non può più assicurare visto che ogni messaggio, ogni bite, ogni chiamata sono monitorati continuamente alla ricerca di potenziali pericoli per i governi. Per esempio uomini d’affari, segreti industriali, oppure opposizioni oppresse in alcuni paesi ecc.

Di crittografia fa largo uso anche la nuova rivoluzione in fatto di valute virtuali, Bitcoin. Un modo totalmente nuovo di comprare e vendere utilizzando “soldi elettronici” il cui valore è indipendente dalle fluttuazioni dei mercati reali o dagli interventi statali.

Tutto questo non fa altro che darci nuove speranze -almeno fino a quando non chiuderanno internet- per una silenziosa rivoluzione culturale. Ovvero la presa di coscienza da parte delle persone che il volontarismo o anarcocapitalismo (chiamatelo come volete) funziona e vive tra noi ogni giorno. Come dico sempre il libertarismo non punta a fare una rivoluzione della società ma semplicemente a far capire alle persone che la sovrastruttura governativa è inutile. Siamo tutti anarcocapitalisti, siamo tutti volontaristi, ogni giorno in ogni nostra scelta solo che non ce ne accorgiamo perché ci fanno credere che tutto il mondo funzioni perché c’è Napolitano seduto lassù su uno scranno d’oro.

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