No taxation without representation? Taxation everywhere!

giugno 27, 2012 2 Comments
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Una delle (fallaci, ma per questa volta facciamo finta di niente) giustificazioni maggiori alla tassazione statale è che se risiedi in un posto devi contribuire al suo mantenimento;  o qualcosa di simile, non capisco bene perché io debba pagare per servizi che mi sono stati imposti ma vabbeh, avevo detto che facevo finta di niente. Una persona si trasferisce all’estero, produce ricchezza nello stato nel quale abita e viene tassato in quello stato. All’interno del monopolio coercitivo statale, mi sembra che abbia una logica, no? Io mi sono trasferito all’estero e pago le tasse qui, non posso influenzare la politica di questo stato anche se prende decisioni che mi influenzano eccome, sono quindi tassato senza avere “rappresentanza”, però va bene, è un aspetto del quale si è a conoscenza da prima del trasferimento.

Seguendo le tormentate vicende che vedono contrapposte la Svizzera e gli Usa sul fronte fiscale (in sintesi: ora con FATCA i cittadini americani che aprono un conto in Svizzera sono fottuti, con il beneplacito dei politici svizzeri, la paura del settore finaziario elvetico e con un sicuro referendum abrogativo all’orizzonte) ho scoperto che i cittadini Usa pagano le imposte sul reddito anche se risiedono all’estero. Volendo a tutti i costi trovare una logica in questo, penso che, sì, vivono all’estero ma possono votare per le elezioni americane, quindi influenzano il loro stato d’origine e quindi devono pagare le tasse. Tuttavia mi sembra una logica aberrante. Se gli italiani si lamentano di Equitalia, gli americani con l’IRS hanno un’agenzia decisamente peggiore. L’IRS rende la vita molto dificile ai cittadini statunitensi espatriati, tanto che sono sempre di più quelli in possesso di doppia cittadinanza che rinunciano a quella Usa.

Il pagare le tasse anche se si risiede all’estero per me equivale a dire che lo stato ci possiede. È così: non importa dove tu risiedi, sappi che ci appartieni e devi pagarci il tributo. Questo ente coercitivo monopolista è veramente sfacciato e il caso americano, uno stato che a parole è the land of the free, ci offre un esempio lampante. Io penso che tutto questo non abbia logica. Il romanticismo nazionalista è un facile rifugio per la canaglia statalista: con la scusa del “legame con il paese di provenienza” riescono a far passare le peggiori cose. Dobbiamo ricordarci che non è il tal stato (cioè l’ente coercitivo monopolista) il nostro luogo di origine ma la nostra famiglia, i nostri affetti, la nostra rete di relazione, i luoghi a noi cari, non un ente di parassiti! Il mio plauso quindi a quei ex cittadini americani che hanno detto ciao a zio Sam.

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2 Comments » 2 Responses to No taxation without representation? Taxation everywhere!

  1. CARLO BUTTI on giugno 27, 2012 at 15:51

    Bravo Luca, “romanticismo nazionalista”, è quello che anch’io ho sempre pensato e proclamato, facendo storcere il naso a qualche amico”indipendemtista”…

  2. astrolabio on giugno 27, 2012 at 23:51

    per lo stesso ragionamento per cui i cittadini pagano le tasse anche se vivono all’estero i green card senza cittadinanza dovrebbero essere esentasse.

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