Cosa succederebbe se lo Stato smettesse di proteggere le idee? Arduino ce lo insegna

luglio 4, 2012 3 Comments
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Spesso quando noi libertari contestiamo cose come copyright e brevetti le persone ci chiedono: “Ma che mondo sarebbe senza la protezione di brevetti e di copyright?”

A volte arrivano anche a dire che la protezione da parte dello stato della – come la chiamano loro- “proprietà intellettuale” stimoli la creazione di nuove invenzioni e opere. E’ difficile rispondere a questi tipi di argomenti perché al momento non possiamo dire cosa succederebbe se di punto in bianco togliessimo queste protezioni ma questo video ci insegna che l’esperienza di Arduino potrebbe cambiare la storia dell’umanità in pochi anni. E tutto questo grazie alla volontà dei suoi creatori di rilasciare i propri strumenti in open source. Chiunque può accedere ai disegni, progetti e programmi di Arduino e utilizzarli per qualsiasi applicazione. Forse se il mondo fosse più open source vivremmo in un mondo migliore. Forse.

hat tip: Paolo Attivissimo su Il Disinformatico.

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3 Comments » 3 Responses to Cosa succederebbe se lo Stato smettesse di proteggere le idee? Arduino ce lo insegna

  1. Atroce on luglio 4, 2012 at 09:14

    Io mi accontenterei anche che il sistema di tutela “proprietà” intellettuale sia perlomeno “coerente”. Un tizio 40 anni fa ha preso una chitarra e ha scritto una canzone e io devo pagarlo se un altro cantante esegue il suo brano ad una mia festa. Un’azienda farmaceutica investe per formulare un nuovo principio attivo e dopo vent’anni chiunque può copiarlo. WTF??!
    Spero vivamente che questa incoerenza non venga colta per estendere le durate dei brevetti farmaceutici…

  2. Claudio G. H. on luglio 4, 2012 at 21:04

    Il libertarismo che si basa sull’utilitarismo è fallace, perché si fonda su un principio che è mobile in quanto ciò che è utile oggi potrebbe non esserlo domani o viceversa.

    Tanto premesso, affermare che l’open source sia una forma di negazione della proprietà intellettuale significa non sapere o non capire nulla di diritto relativo a questa materia. L’open source esiste perché esiste la tutela sulla proprietà intellettuale, in quanto esso sfrutta la regola secondo la quale l’autore di una opera ha il diritto su di essa e affida al contrattualismo cosa intende farne, nello specifico può imporre che chi acquista un’opera open source sia a sua volta obbligato a concederlo con gli stessi termini.
    Ma qui mi fermo perché la filosofia che regge l’open source vede parti entrambe sostenitrici ma che affermano una diversa interpretazione della stessa filosofia.

    Arduino non presenta nulla di nuovo nella scena. Molte riviste di elettronica già negli anni settanta concedevano l’uso dei disegni e degli schemi per realizzazioni in proprio ed anche per scopo commerciale, si pensi ad elektor, nuova elettronica, electronics, ecc. In rete si trovavano già da anni persone che mettono a disposizione intere librerie di circuiti elettronici e che richiedono di essere solo menzionati come autori.

    Nel campo della creazione non ingegneristica, le formule Creative Commons offrono molteplici forme standardizzate di concessione d’uso del diritto di copia della propria idea creativa.
    Ma tutto questo si basa perché esiste il riconoscimento che la creazione è il frutto di una attività di una persona, della sua mente, e si riconosce alla persona il diritto di stabilire cosa farne relazionandosi con altre persone con un civilissimo mezzo che è un semplice, banale, contratto.

    Discutere che un’opera realizzata da qualcuno dovrebbe essere libera da copia è lo stesso che giustificare chi ruba per fame.

    Oggi il Parlamento Europeo ha votato contro il trattato ACTA, Anti Couterfeiting Treaty Act. Io ho fatto campagna contro questo trattato, sia come autore di software musica e film, sia come inventore (un sistema operativo che incorpora una macchina virtuale integrata con la rete per realizzare soluzioni di intelligenza distribuita, ed un sistema per la creazione di programmi a componenti configurabili autocombinabili), e sono contento che sia stato respinto con ben 400 e passa voti.
    Ne sono contrario per le stesse ragioni che sono contrario alla negazione del diritto di proprietà intellettuale: entrambi pretendono di commettere abusi usando pretesti inconsistenti.

  3. Fabristol on luglio 4, 2012 at 21:34

    “Il libertarismo che si basa sull’utilitarismo è fallace, perché si fonda su un principio che è mobile in quanto ciò che è utile oggi potrebbe non esserlo domani o viceversa.”

    Credo di non capire questa associazione.

    “Tanto premesso, affermare che l’open source sia una forma di negazione della proprietà intellettuale significa non sapere o non capire nulla di diritto relativo a questa materia. L’open source esiste perché esiste la tutela sulla proprietà intellettuale, in quanto esso sfrutta la regola secondo la quale l’autore di una opera ha il diritto su di essa e affida al contrattualismo cosa intende farne, nello specifico può imporre che chi acquista un’opera open source sia a sua volta obbligato a concederlo con gli stessi termini.”

    Il riferimento all’open source è un esempio di qualcosa di esistente per cercare di far immaginare alle persone come sarebbe il mondo se tutti potessero copiare liberamente. Poi che l’open source sia un contratto aperto ma sempre contratto… chi se ne frega. Per lo scopo del post infatti sarebbe stato impossibile trovare un esempio non legato al “contrattualismo” statale perché semplicemente viviamo in un mondo statale contrattualista.
    E’ ovvio che l’open source è un sistema imperfetto e in un mondo libertario il termine non esisterebbe perché non essendoci lo stato non ci sarebbe coercizione sulla proprietà intellettuale.

    “Discutere che un’opera realizzata da qualcuno dovrebbe essere libera da copia è lo stesso che giustificare chi ruba per fame.”

    Parallelo incomprensibile. Potresti spiegarti meglio?

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