L’opzione I

luglio 5, 2012 23 Comments
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I libertari oltre che sulla teoria, si dividono anche sul metodo. Non c’è di che meravigliarsi perché teoria e metodo sono strettamente legati, praticamente sono la stessa cosa. Io mi considero pragmatico nel mio essere radicale, ossia libertarian. Mi piacerebbe tanto vedere un aumento esponenziale della libertà nella mia vita e non immaginarlo tra duecento anni. Ecco perché reputo molto interessante la via indipendentista al libertarianismo e vi spiego il perché.

Sembra assurdo riconoscersi in una filofofia politica che vede nello stato un ente coercitivo abominevole ed essere contemporaneamente favorevole alla moltiplicazione degli stati. Hoppe, quindi non il primo pirla che passa, chiama questo processo secessione a catena, ossia il moltiplicarsi esponenziale degli stati, ossia la disintegrazione del concetto di stato-nazione che ci ha causato infinite tragedie negli ultimi due secoli.

Nel XVI secolo gli scambi commerciali internazionali andavano alla grande, il periodo era vivace e di grandi imperi non ce n’erano molti. Per dire, la penisola italiana e il territorio tedesco erano un puzzle di stati. Si può tranquillamente dire che fu un periodo non dei peggiori, basti ricordare quell’esperienza che va sotto il nome di Rinascimento; insomma, avercene di periodi così. Nel 1900, ossia in piena epoca di imperi, imperi coloniali e protezionismi, c’erano 63 stati al mondo. Questa politica imperialista e protezionista ha portato, tra gli altri disastri, a due guerre mondiali. Oggi, in un’era di maggiore libertà economica internazionale, ce ne sono più o meno 200. Oggi siamo quindi in una situazione un po’ a metà. Ossia, abbiamo una grande possibilità di commercio internazionale che porta a tutti noi ricchezza e possibilità ma certi residuati ottocenteschi, come lo stato italiano, sopravvivono.

Stato grande uguale problema grande. Stato piccolo uguale problema piccolo. Problema, ossia la difficoltà di scappare dalle sue grinfie malefiche e il rischio che provochi guerre catastrofiche. La moltiplicazione degli stati comporterebbe anche, come scritto prima la fine del sogno romantico trasformatosi in incubo della nazione. Basta retorica nazionalista, basta sentimento collettivista della patria propagandato dalla canaglia statalista; o al limite, una drastica diminuzione di questa propaganda. Stati piccoli inoltre, se non vogliono implodere, devono per forza di cose aprirsi al commercio internazionale in quanto non autosufficienti: questo comporta tutta una serie di virtuose rimozioni di ostacoli alla libertà di impresa. Ecco, pensiamo a migliaia di Liechtenstein in competizione tra loro per accaparrarsi investimenti e menti. Non sarebbe un mondo migliore? E più, per forza di cose, libertario?

Sono consapevole del fatto che nulla possa vietare a un nuovo piccolo stato di replicare o peggiorare le tradizioni stataliste di stati più grandi. Però guardando in giro per il mondo mi viene da pensare che nella realtà lo stato piccolo si comporti meglio dello stato grande. Preferireste vivere in Liechtenstein o in Sudan? A Singapore o in Italia? In Lussemburgo o in Francia? Sì, sono consapevole che non si tratta del traguardo libertario.

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23 Comments » 23 Responses to L’opzione I

  1. toscano redini on luglio 5, 2012 at 09:00

    Bravo! Chiedo il permesso di saccheggiare l’articolo citando ovviamente la fonte…

    Da quel vecchio cocciuto che sono, a chi mi chiede beffardamente se voglio tornare alla Repubblica di Lucca (spenta nel 1799 dalla soldataglia giacobina), rispondo senza tema di smentite che, se Lucca avesse ancora la sua Repubblica,
    1 : nella peggiore delle ipotesi sarebbe una felice S.Marino;
    2 : ma, conoscendo i Lucchesi, più probabilmente sarebbe una Montecarlo con due casinò: uno al mare a Viareggio, e uno in collina nel sereno verde di Bagni di Lucca; inimmaginabile confronto ora, con quel che Viareggio e Bagni di Lucca han passato in questi ultimi 200 anni…!
    3 : infine, tenendo conto del territorio e della popolazione, non è azzardato ipotizzare Lucca come un attuale Liechtenstein o addirittura un Lussemburgo, col beneficio fiscale immaginabile, eccome!, per tutto il vicinato.

  2. Luca on luglio 5, 2012 at 10:24

    Grazie.
    Saccheggia, saccheggia pure :)

  3. CARLO BUTTI on luglio 5, 2012 at 10:28

    Non facciamo del passato quel paradiso perduto che non fu. Grande l’Italia dei liberi Comuni e grande quella delle Signorie rinascimentali, ma quante guerre fratricide fra comunità politiche grandi e piccole, di cui alla fine furono le potenze straniere a trarre partito, regalandoci secoli di sottomissione! Sarà anche vero che gli staterelli sono meglio dei grandi Stati(tutto da dimostrare, però), ma a me l’idea dello “spezzatino” europeo pare un po’ indigesta.Il cancro è l’idea di “territorialità”: fin che non lo estirpiamo dalla mente e dai cuori, rimaniamo, ci piaccia o non ci piaccia,nella sudicia brodaglia statalista.Bisogna avere il coraggio di essere molto più radicali, odiare lo Stato in ogni sua forma, piccola o grande che sia.

  4. Gian Piero de Bellis on luglio 5, 2012 at 11:41

    Sono perfettamente d’accordo con Carlo Butti e sono sempre più sorpreso da questa ventata di libertarismo nostalgico che ripropone il “bel” tempo antico che forse proprio così bello non era. Invece bisognerebbe raccogliere l’invito di Carlo e parlare di territorialità o meglio di territorialismo, cioè la pretesa degli stati e degli staterelli di avere il monopolio di un territorio da essi controllato per spremere tutti gli abitanti. Fino a quando non affrontiamo tale tema, cito il commento precedente “rimaniamo nella sudicia brodaglia statalista”. È forse così difficile, anche per i libertari, immaginare una società oltre il territorialismo? Eppure siamo nel 2012 e durante le nostre giornate noi usiamo continuamente strumenti tecnologici che non hanno nulla a che vedere con il territorialismo (che viviamo anzi come una limitazione soffocante quando ci capita di voler acquistare un aggeggio in certi paesi e la cosa non è possibile per motivi assurdi di leggi sul commercio).

  5. Luca on luglio 5, 2012 at 12:49

    potete dirmi che sono un mona ma non che sono un nostalgico :)
    Io non ho mai parlato di nostalgia per i bei vecchi tempi perché STRAconcordo nel dire che l’età dell’oro non è mai esistita.
    Come ho scritto all’inizio, vedo nell’indipendentismo un metodo pragmatico per aumentare la libertà dell’individuo. Possiamo poi parlare di territorialità e a-territorialità ma io penso che a breve-medio termine sia una soluzione non praticabile.
    Si può parlare di tutto e anzi a breve penso farò un post su questa opzione che non mi vede contrario ma penso solo sia più a lungo termine

  6. Gian Piero de Bellis on luglio 5, 2012 at 14:27

    Luca, rimanere in una concezione di territorialismo dei piccoli stati, non è un metodo pragmatico, è una strategia che (personalmente) ritengo del tutto errata. Vuol dire far finta di non vedere il problema. Quello che tu proponi sono i piccoli passi alla Mario Monti: una aggiustatina qui, un taglietto là. Qui si tratta di passare ad un altro paradigma concettuale e pratico. Ho l’impressione che la tecnologia stia andando oltre l’orizzonte congegnale alla vecchia scuola dei libertari italiani. Tu stai lasciando alle generazioni future un tema che è del tutto attuale in rapporto alla tecnologia odierna. Rimango molto ma molto perplesso.

  7. Un individuo on luglio 5, 2012 at 14:29

    Salve a tutti, é la prima volta che scrivo, ma da molto ormai vi seguo ogni giorno :-)

    Sono un libertarian abbastanza radicale, forse anarchico, e anche secondo me l’indipendentismo ed il secessionismo sono la strada da intraprendere se si vuole parlare in un’ottica realista e un po’ meno fantascientifica (anche se ancora con quell’immancabile alone utopistico) di una vera alternativa alla società statalista, autoritaria e violenta, tipica di questo mondo maledettamente corrotto.

    Il mio modello ideale di società finalmente libera é un mondo dove i singoli individui decidono in che modo vivere, se in una comunità (di qualunque tipo, che faccia riferimento a un sito religioso come una parrocchia, o sociale come un quartiere, o qualunque altro tipo di comunità, basata su qualsiasi modello ideologico, che sia esso socialista o comunista o fascista o anarco-collettivista o liberal-democratica o social-democratica, insomma come si vuole) o altrimenti in modo totalmente individualista, come noi libertarian probabilmente faremo.

    Come arrivare a ciò?Ovviamente con l’indipendentismo, o meglio con una rapida reazione a catena fatta di secessioni, o all’indipendenza di una singola provincia (o di un comune volendo), a cui si vanno ad annettere i comuni che vogliono, sparsi per la penisola.Continuando così si verrebbe a formare o un territorio come l’Italia fatto di piccole realtà, che continuando a secedersi come in una mitosi tumorale, arriva a formare un puzzle di staterelli grandi come frazioni, poi nuclei abitari, poi nuclei familiari, alla fine singoli individui, oppure si viene a formare un secondo stato, che una volta incorporato l’intero territorio nazionale, si autodistrugge, lasciando ai singoli individui la libertà di scegliere se continuare a far parte dello stato, se annettersi ad altri stati, se crearne di nuovi, o semplicemente vivere in anarchia.

    Non vedo altre soluzioni, se non rivoluzioni varie (sappiamo come vanno a finire le rivoluzioni) o catastrofi o apocalissi varie (dobbiamo aspettare gli alieni per un mondo libertario?).

  8. Fabristol on luglio 5, 2012 at 18:42

    Gianpiero, hai perfettamente ragione “libertariamente” e logicamente ma la territorialità è insita nella natura umana tanto quanto il bisogno di proprietà privata o l’esigenza tribale di trovare consimili. Io, Luca o te possiamo tranquillamente vivere senza confini – io e Luca sicuramente lo facciamo non so per te- ma il 99% del resto della popolazione è incapace di concepire un mondo senza confini territoriali, istinti tribali ecc.
    Da questo punto di vista l’idea di Luca è pragmatissima. Ovviamente non deve essere un punto di arrivo come fanno gli indipendentisti non libertari ma solo un mezzo per raggiungere più libertà.
    Insomma i libertari dovrebbero essere anceh indipendentisti ma senza porsi l’indipendentismo come fine ma solo come mezzo.

    Oppure mettiamola così:: è meglio vivere in Singapore e Liecthenstein o in Cina e USA?

  9. Gian Piero de Bellis on luglio 5, 2012 at 20:37

    Fabrizio, tu lo sai benissimo che questa storia del territorialismo (non territorialità) insita nella natura umana è una bufala colossale che fa il paio con quella sulla cattiveria insita nella natura umana (per questo abbiamo bisogno di padroni che ci mettano in riga) e con quella sulla democrazia come il miglio sistema che ci sia (per questo è giusto eleggere i nostri padroni). Io credo che se i libertari continuano su questa strada non arriveranno da nessuna parte e saranno superati anche da coloro che non sanno nemmeno cosa voglia dire la parola libertario ma che sono solamente al passo con i tempi. Comunque, forse c’è bisogno di una replica un po’ più approfondita (due paginette almeno) e forse mi ci metterò nei prossimi giorni. A risentirci.

  10. Fabristol on luglio 6, 2012 at 20:44

    Mi è difficile, da biologo, negare l’enorme influenza che hanno geni e comportamenti innati nella nostra specie. La difesa di un territorio è un tratto comune a molti altri primati, e a innumerevoli specie di vertebrati e invertebrati. Non ci vedo niente di strano. Anzi mi meraviglierei del contrario vista il modello familiare-tribale della specie umana.
    Così come è impossibile una società senza gerarchia, statalista o libertaria che sia.
    O come, la scuola Diaz ci insegna, l’uso della divisa o delle maschere crea dei mostri (e ci sono degli studi 30ennali su questo argomento): uno studio interessante fu quello di una sorta di Grande Fratello antelitteram scientifico con guardie e ladri (Stanford prison experiment). Ad un gruppo di ragazzi furono date delle divise e gli fu chiesto di interpretare le guardie mentre agli altri fu chiesto di interpretare i prigionieri. Dopo alcune settimane le guardie avevano pestato i carcerati. E’ nei nostri geni.
    Vedi qua:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Stanford_prison_experiment

  11. Gian Piero de Bellis on luglio 6, 2012 at 22:32

    Domandina innocente. Se è tutto nei nostri geni, come mai nell’esperimento citato coloro che interpretavano il ruolo di carcerati non hanno risposto massacrando di botte le guardie. Questa sarebbe dovuta essere una reazione automatica programmata nei loro geni. O sbaglio? (L’introdurre la variante divisa è un aspetto culturale che distrugge del tutto l’ipotesi qui sostenuta: “è nei nostri geni” e quindi andrebbe scartata). O sbaglio?

  12. Fabristol on luglio 6, 2012 at 23:21

    Perché ci sono vari ruoli che una persona può avere e questo dipende da milioni di fattori: sviluppo, infanzia, famiglia, incidenti nella vita, ormoni ecc. In ognuno di noi ci sono la guardia, il carcerato, il dittatore e l’anarchico. Ma nell’esperimento sono stati dati dei ruoli precisi alle persone dall’alto.
    Consiglio di guardare il video per intero. Alcuni prigionieri sacrificano un prigioniero pur di avere più libertà. Essere piriognieri diventa una questione psicologica prima che fisica (le sbarre).

    Ruoli, tutta la nostra vita è fatta di ruoli che difficilmente possono essere cambiati. Un figlio non può diventare padre, un giovane non può diventare un anziano. Ci sono gerarchie da rispettare, inconsciamente.
    E’ altamente improbabile che un uomo cerchi di ammazzare un re, un papa o un presidente ma è probabile che possa uccidere una persona qualunque. Simboli, ruoli, gerarchie sono tutti meccanismi sociali e psicologici intrinseci nella nostra natura.

    Vogliamo parlare dell’esperimento di conformità di Asch?

    l’esperimento di Asch spiega il PERCHE’ esista lo stato. E’ nalla natura umana: conformismo.

  13. Gian Piero de Bellis on luglio 7, 2012 at 11:50

    Fabrizio, spero che tu ti renda conto che non hai portato nessunissimo argomento a favore della tua tesi: è nei nostri geni (tue testuali parole) e che invece tu abbia portato fin troppi argomenti a sostegno della tesi: è nella nostra cultura. Poi te ne esci fuori con l’affermazione (con cui mi trovo perfettamente d’accordo ma che è anche incompatibile con tutte le tue precedenti affermazioni): “In ognuno di noi ci sono la guardia, il carcerato, il dittatore e l’anarchico.” A questo punto non so più di cosa stiamo discutendo. Ho l’impressione che tu stia sostenendo tutte le posizioni, anche quelle incompatibili tra di loro, il che non è molto corretto scientificamente ma è, nei fatti, una strategia vincente. Dal momento che ho trattato questi e altri temi a cui tu alludi (Zimbardo, Asch, Milgram) in uno scritto breve del 2010 non posso fare altro che rimandarti a quello come espressione del mio pensiero e risposta alle tue obiezioni. (http://www.polyarchy.org/paradigm/italiano/persona.html)

  14. Fabristol on luglio 7, 2012 at 15:18

    Anch’io non so più di cosa stiamo discutendo perché pare che stiamo dicendo la stessa cosa:

    “In altre parole, l’idiota di massa seriale così caro al potere statale per la sua docilità, accettazione, conformità, è un bravo ometto, generalmente incapace di far male ad una mosca, il quale potrebbe benissimo prender parte ad atti di brutalità o a programmi di sterminio di massa, basta solo che riceva ordini da persone vestite in maniera appropriata (scienziati in camice bianco o militari in alta uniforme), i quali godono di una posizione sancita dalla legge (ad es. i burocrati statali) e sono riconosciuti e sostenuti da un consistente numero di altri ometti (cioè, individui appropriatamente manipolati). Questo è quello che è stato già qualificato come “la banalità del male”. ”

    Solo che tu insisti a dire che sbaglio qualcosa, non capisco ancora che cosa.
    Argomento a favore della mia tesi è la biologia, punto. Se non ti basta possiamo parlare all’infinito dell’iperuranio o leggere i nostri saggi chilometrici sulla storia della percezione della cattiveria umana nei secoli.
    Ricapitolando: nel pacchetto “Homo sapiens” ci sono degli schemi mentali predefiniti e che sono comuni tra gli altri primati, altri mammiferi e perfino con invertebrati. In base allo sviluppo, all’ambiente e all’esperienza uno schema prevale su qualche altro. Lo schiavo può diventare un carnefice, coem la storia della democrazia insegna. O come l’esperienza di tutti i giorni insegna sia in umani che in animali: ho visto bambini venire presi in giro ed esclusi in un gruppo e diventare magicamente dei bulli in un altro perché le condizioni erano diverse (età, ambiente ecc.). Qual è il problema con questo?

  15. CARLO BUTTI on luglio 7, 2012 at 16:23

    Il problema è che se noi libertari ci appiattiamo su schemi così rigidamete deterministici, risolvendo il problema etico sul mero piano biologico, non ha più senso stare a disquisire di libertà(che diventa un puro “flatus vocis” nominalistico, e nulla più), e non possiamo far altro che chiudere bottega dichiarando fallimento. L’anti-umanesimo è inevitabilmente anti-libertario,perché nega alla radice quella dignità dell’uomo che Giovanni Pico della Mirandola esaltò in un suo celebre discorso, agli albori d’una delle epoche più fulgide della Storia.Non dico che il determinismo biologico sia falso:dico soltanto che bisogna essere coerenti. Se lo accettiamo, dobbiamo scontarne tutte le consegueze in rapporto alle altre nostre scelte.

  16. Fabristol on luglio 7, 2012 at 16:37

    Mi dispiace ma sono un uomo di scienza prima di tutto e sono libertario PROPRIO perché sono un uomo di scienza. Non esiste alcuna distinzione tra mondo umanistico e mondo scientifico: è una distinzione obsoleta che viene ripetuta ad nauseam nelle scuole. Esiste il pensiero razionale, quello che si basa su evidenza e il resto che evidentemente non si basa sull’evidenza.
    E abbiamo tutte le evidenze che l’uomo agisce anche all’interno di schemi prestabiliti sia come individuo che all’interno della società. Ci sono dei margini di decisione dell’individuo ma sono dettati unicamente dall’uso della ragione e del pensiero razionale. Il problema è che il pensiero scientifico e razionale non è sviluppato o insegnato in tutti gli uomini: ecco perché il pensiero libertario può essere relegato ad una minuscola percentuale della popolazione. La storia del pensiero libertario è una storia di elitarismo, nient’altro. E sarà sempre così.

  17. Gian Piero de Bellis on luglio 7, 2012 at 17:28

    Fabrizio, la tua affermazione. “E sarà sempre così.” non ha alcuna base scientifica. È come se tu dicessi: io conosco il futuro. Il problema è proprio questo: alcuni fanno affermazioni deterministiche (“è nei nostri geni”, “sarà sempre così” e via discorrendo) senza nemmeno rendersene conto. Le tue affermazioni sono, come le interpreto io, in parte deterministiche-assolutistiche e in parte probabilistiche-critiche. Ecco, io sono d’accordo solo con le seconde. Carlo Butti ha chiarito, come al solito, la questione.

  18. Fabristol on luglio 7, 2012 at 18:15

    Questo non è un sito di scienza. Se vuoi possiamo incominciare a citare papers uno alla volta. Ne ho un paio sotto mano sul comportamento deterministico della Drosophila, per dire. Nel senso che qui stiamo parlando tra di noi, come se fossimo seduti al tavolo di una cena o appunto in un blog non scientifico. Se vuoi possiamo cominciare a citare pubblicazioni ma… sinceramente non ne ho voglia. Quindi evitiamo di chiedere alle persone di portare documentazioni scientifiche per frasi d’opinione.
    Questa è la mia opinione sulla natura umana, la tua è un’altra. Siamo tutti e due libertari. Perché dobbiamo stare lì a spaccare il pelo in quattro per queste stupidaggini quando i problemi sono altri.

  19. Gian Piero de Bellis on luglio 7, 2012 at 18:24

    “Questa è la mia opinione sulla natura umana, la tua è un’altra. Siamo tutti e due libertari.”
    In effetti. Ho detto che sono d’accordo con alcune tue affermazioni. Non era mia intenzione fare alcuna polemica.
    Solo chiarire alcune cose per i frequentatori del sito. È tutto. Ciao e buona serata.

  20. Fabristol on luglio 8, 2012 at 00:19

    Gian Piero, scusa per il tono. Non era mia intenzione prendermela con te. In reraltà ce l’ho un po’ con tutti noi, anche con me stesso. E’ vero, la pensiamo in modo diverso sulla natura umana. Ma questo non ci rende avversari, anzi dovremmo essere felici di appartenere ad un gruppo in cui la diversità di vedute è una ricchezza e non un’eresia.
    Noi libertari abbiamo l’orribile difetto di guardare alle nostre differenze interne ma non ci rendiamo conto di quanto (tanto) invece ci unisce. E mentre ci dividiamo tra rossi, blu, verdi e neri libertari (milioni di denominazioni, scuole e correnti) gli statalisti hanno un solo obiettivo: quello di prenderci il più possibile.

  21. [...] per essere più liberi? luglio 9, 2012 No CommentsBy FabristolIl post precedente di Luca ha stimolato un piccolo dibattito sull’importanza o meno del sentimento nazionale o [...]

  22. capemaster on luglio 9, 2012 at 08:01

    My two cents: Non so se qualcuno l’ha già detto, (ca$$o che risposte lunghe), ma il ruolo di guardia e carcerato sono codificati nella cultura, per questo l’esperimento è andato in una certa direzione.
    Io propendo per il grande effetto dell’ambiente per questi caratteri complessi, più che per l’individuazione di geni maggiori.
    Quindi la natura umana finisce con il confondersi con la sua cultura pregressa e con i ruoli che la storia ha già recitato. Lo Stato, per come la vedo, è figlio delle culture, non della natura umana.

  23. [...] sia una via molto pratica verso una maggiore libertà, per tutta una serie di motivi parzialmente già spiegati. La mossa di IV è molto interessante perché si tratta di un partito che non si limita a [...]

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