Frammentarsi per essere più liberi?

luglio 9, 2012 18 Comments
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Il post precedente di Luca ha stimolato un piccolo dibattito sull’importanza o meno del sentimento nazionale o dell’attaccamento al territorio nell’uomo. Gian Piero ha ragione da vendere a dire che l’indipendentismo non è la soluzione ma è parte del problema statale perché implica il territorialismo, ma Luca ha centrato un punto – volontariamente o involontariamente- della natura umana: l’uomo ha bisogno di identificarsi in un gruppo, un territorio, una bandiera. Noi libertari ci possiamo sforzare quanto vogliamo di comportarci come individui transnazionali culturalmente, politicamente e anche geograficamente ma il 99% della popolazione mondiale non si è mai spostata dal proprio paesino di appartenenza. Non perché non ne avesse le possibilità economiche o perché fosse costretto a starci ma perché semplicemente è attaccato ad un territorio e pensa che sia il posto più bello del mondo. E quella bandiera che ha visto fin da bambino sventolare è il simbolo di un qualcosa di più grande -una tribù- da difendere, magari anche criticare ma mai fino al limite di doverla tradire o distruggere.

E tutto questo è meccanicamente e razionalmente utilizzato da chi utilizza gli stati per i propri scopi: inno, bandiera, divise, territorio (il più delle volte sacro) sono i mezzi perfetti per mantenere il potere.

Questi elementi, mi spingo a dire senza pretesa di scientificità, sono innati nella natura umana e a mio parere devono essere messi in conto nei nostri discorsi sulla società libertaria a cui tanto agognamo. Siamo umani e dobbiamo fare i conti con la nostra natura per quanto irrazionale possa apparire. E quindi non esisterà mai una comunità umana libertaria che non veda nel confine immaginario in una mappa un segno di appartenenza, una bandiera come quella di Gadsden un simbolo di libertà, e una divisione in “noi” e “loro” dove il noi è libero, felice, migliore e il loro è tirannico, infelice, peggiore.

Che questo territorio poi venga frammentato in iù piccole proprietà private in “regime” di anarcocapitalismo non ha importanza: i componenti della società anarcocapitalista vedranno sempre un confine tra loro e gli altri, quelli che ancora vivono nel socialismo. E questa linea potrebbe a sua volta diventare sacra, inviolabile (forse).

Ben vengano quindi i microstati come Singapore, Liechetenstein, Monaco ecc. ma -almeno per noi libertari- con la convinzione che l’indipendentismo sia solo un mezzo e non il fine per raggiungere più libertà possibile.

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18 Comments » 18 Responses to Frammentarsi per essere più liberi?

  1. capemaster on luglio 9, 2012 at 08:11

    Come ho detto nell’altro post, ritengo che l’ambiente (cultura), giochi un ruolo essenziale in questo processo di formazione dello Stato.
    Nasciamo con un senso di attaccamento alle cose, probabilmente, ma la proprietà come ente giuridico è un concetto che impariamo dopo. Il concetto Stato è lontano dalla violenza e dalla socialità innata.

  2. Fabristol on luglio 9, 2012 at 08:35

    Attenzione. Non Ho detto che il concetto di stato è insito nella natura umana. L’appartenenza e la difesa un territorio lo sono, come Lo è per tutte le specie territoriali.

  3. John Galt on luglio 9, 2012 at 10:28

    L’unica cosa in cui mi riconosco è di essere un uomo libero.
    Io classifico le persone tra intelligenti e libere o stupide e schiave. Ogni altra classificazione è irrilevante ai miei occhi.

  4. capemaster on luglio 9, 2012 at 10:42

    @ John Galt: un po’ semplicistico, non trovi?

  5. Gian Piero de Bellis on luglio 9, 2012 at 10:54

    “il 99% della popolazione mondiale non si è mai spostata dal proprio paesino di appartenenza.”
    Fabrizio, sei proprio sicuro di questa affermazione? Nel paesino dove vivo, Saint Imier – 5000 abitanti, ci sono 51 nazionalità diverse. C’è anche il circolo culturale spagnolo.
    A Berlino (Dicembre 2010) abitano individui provenienti da 190 differenti paesi. Nel complesso il 25-30% della popolazione è di origine straniera.
    Dal 1876 al 1976 sono emigrati almeno 27 milioni di italiani, moltissimi di loro partendo da un piccolo paesello.
    Come la mettiamo con questi e altri dati?

  6. CARLO BUTTI on luglio 9, 2012 at 16:04

    Ci sono confini perché non ci si vuol muovere o non ci si vuole (e talora non ci si può) muovere perché ci sono confini? Ritengo vera la seconda ipotesi,perché mi risulta che la specie umana sia per natura migrante: formatasi nelle savane dell’Africa, ha invaso ogni angolo della terra. Ma poi, a dire il vero, ci si muove -e come!- nonostante i confini e a dispetto dei divieti,a costo di essere rimandati indietro alle frontiere, arrestati o presi a fucilate. Ammesso e non concesso che il 99% degli esseri umani non si siano mai spostati dal paesello natio, bisognerebbe vedere quali sono i motivi della loro scelta: non so fino a che punto pesi l’amor di patria, e quale rilievo abbiano invece altre motivazioni assai meno sentimentali, spesso di natura meramente economica.A me pare che tutto il problema sia mal posto:che nessuno, a meno che non si abbia un’anima di pietra, possa fare a meno di sentimenti d’appartenenza, è pacifico.Molto meno pacifico che questi sentimenti debbano essere imposti per legge, solo perché si è nati(per scelta di altri)e registrati(per obbligo) in un certo territorio(dai confini arbitrari),si possiede una certa carta d’identità(obbligatoria) dov’è segnato un nome (scelto da altri) e indicata una cittadinanza (imposta d’autorità), si è titolari di un codice fiscale(assegnato d’autorità,si è obbligati a usufruire di certi servizi in regime di monopolio, si è tenuti ad assoggettarsi a certe servitù.Ogni individuo,una volta divenuto capace d’intendere e di volere,dovrebbe poter scegliere la propria appartenenza(o le proprie appartenenze, o la propria non appartenenza),che per comodità possiamo chiamare patria o nazione, anche se sono termini così ambigui e screditati che preferirei evitarli… Lo “spezzatino” di staterelli proposto dagli indipendentisti non va nel senso di una società libertaria , forse va addirittura in senso contrario, per due motivi:1)esaspera quei principi di nazionalità che, maturati nell’epoca romantica e coltivati con le migliori intenzioni, hanno provocato i disastri che conosciamo;2)conduce a una moltiplicazione di confini, barriere, dogane, documenti d’identità , passaporti, polizie di frontiera, controlli, dazi ecc, ecc.che sono la negazione della libertà e la quintessenza dello statalismo oppressivo. Sarà anche vero,infine, che gli statini risultanti dallo “spezzatino” sarebbero più deboli degli statoni. Ma intanto sarebbero più numerosi. Abolire lo Stato moltiplicando gli Stati? A me pare una bizzarria.

  7. Gian Piero de Bellis on luglio 9, 2012 at 16:38

    Oppure possiamo moltiplicare gli stati ma allora devono essere comunità volontarie non territoriali. A parte questa precisazione, sono totalmente d’accordo con quanto scritto da Carlo.

  8. Fabristol on luglio 9, 2012 at 17:50

    Per Gian Piero

    Sui numeri sui migranti nel mondo: dovrebbero essere intorno al 3%, fonte http://www.nytimes.com/2010/06/27/weekinreview/27deparle.html?_r=1&ref=world

    Quindi diciamo che il 97% è rimasto nel suo paesello natio. E in quei 200 milioni quanti sono migrati forzatamente per guerre, carestie o persecuzioni? Non so dare i numeri ma siccome la migrazione involontaria mi pare più “di massa” di quella volontaria direi che meno del 3% degli esseri umani ora sono fuori dal loro paese natio per scelta.
    E i numeri dell’OMS mi pare siano abbastanza oggettivi, o no?

    Direi che questi numeri sono abbastanza tristi: danno una foto generale dell’umanità deprimente e legata al posto natio, dalla culla alla tomba nello stesso posto.

  9. Fabristol on luglio 9, 2012 at 17:56

    Per Carlo

    “conduce a una moltiplicazione di confini, barriere, dogane, documenti d’identità , passaporti, polizie di frontiera, controlli, dazi ecc, ecc.che sono la negazione della libertà e la quintessenza dello statalismo oppressivo.”

    ma non è vero!! L’europa alcuni anni prima di diventare quello che è oggi (con adozione dell’euro e potere a Bruxelles) aveva tolto i confini tra i suoi membri. Poi si è voluto fare un passo in più purtroppo. Per quanto riguarda l’Italia gli staterelli stile Rinascimento possono sempre federarsi come la Svizzera. Esistono decine di esempi di trattati multilaterali tra nazioni confinanti per far sì che i confini non creino problemi.

  10. Gian Piero de Bellis on luglio 9, 2012 at 18:39

    Fabrizio, l’articolo che tu citi mi sembra sostenga una tesi un po’ diversa dalla tua. E conclude con la frase che è un capolavoro: “Judging by the wall rising along the Mexican border, nation-states do not appear to be going away. Their people, increasingly, do.” Ad ogni modo qui si parla solo di migrazioni tra paesi. E le migrazioni interne Sud-Nord? E le migrazioni verso le città dalle campagne? Tu hai studiato unpo’ il fenomeno delle città e da dove viene la sua popolazione? Forse quello che tu affermi che le persone rimangano attaccate al loro paesello è una provocazione intellettuale più che un qualcosa a cui tu credi davvero. Qui stanno costruendo muri per non far muovere la gente e tu mi dici che la gente è del tutto stazionaria. Mussolini e Stalin introdussero i passaporti interni per bloccare il movimento verso le città. A Berlino costruirono il muro perché la gente è portata a muoversi verso luoghi dove si sta meglio e Berlino Est rischiava d diventare una città fantasma. Ubi bene, ibi patria. Altro che attaccamento al proprio teritorio. Stento a credere che la tua non sia una provocazione.

    Per quanto riguarda l’affermazione che “L’europa alcuni anni prima di diventare quello che è oggi (con adozione dell’euro e potere a Bruxelles) aveva tolto i confini tra i suoi membri.” questo non è affatto vero. Il controllo passaporti c’era eccome. E in alcuni anni non potevi uscire dall’Italia con più di centomila lire in tasca se no ti fermavano. E via di questo passo.

  11. CARLO BUTTI on luglio 9, 2012 at 19:10

    Ma che senso ha fissare confini, non si sa bene su quali basi che non siano cervellotiche (i cosiddetti “confini naturali” sono una gran bufala, fondata su principi contraddittori)e poi accordarsi per far finta che non esistano? E se uno vuol uscire dalla confederazione? E se uno neppure vuol entrarci?. La storia dell’Europa è stata per secoli storia di guerre. Gli staterelli del Rinascimento, lungi dal federarsi, si combattevano tra loro. Anche la Svizzera ha raggiunto la sua condizione di pacifica convivenza tra i cantoni dopo contrasti spesso sanguinosi. Se c’è un confine di Stato, di là c’è un nemico, lo “straniero”:epiteto abominevole, che l’educazione patriottarda , ricevuta mio malgrado nella scuola dell’obbligo, ha appioppato all’Austria, facendomi odiare per anni un Paese che ora è per me un luogo dell’anima.Vogliamo vedere cone si amavano i popoli degli staterelli italiani nell’età comunale? Apriamo a caso la “Commedia” dantesca:”Ahi Pisa, vituperio de le genti/ del bel paese là dove il sì sona”;”A Lucca/ciascuno è barattier fuorché Bonturo: del no per il denar vi si fa ita”; “E’mai gente più vana/de la sanese? Non certo la francesca sì d’assai”; “Son Vanni Fucci/bestia, e Pistoia mi fu degna tana”: Che sentimento d’amore per questi fratelli toscani!Cambiamo regione: “Ahi Genovesi, uomini diversi/d’ogni costume, e pien d’ogne magagna/perché non siete voi del mondo spersi?”. Se la memoria non mi inganna fu Einaudi(un liberale classico, non un libertario) ad affermare che le frontiere sono un residuo di barbarie.

  12. Fabristol on luglio 9, 2012 at 23:10

    PEr una volta che ti porto dei numeri a sostegno delle mie affermazioni mi contesti pure questi. chiduaimo così.

  13. Gian Piero de Bellis on luglio 10, 2012 at 09:43

    Fabrizio, i numeri mostrano solo una parte del problema. Non mostrano le migrazioni esterne che non sono mai avvenute per via delle politiche restrittive di tutti gli stati e non dicono nulla delle migrazioni interne (forse ancora più rilevanti). Volevo solo mettere in luce questi due punti. Null’altro.

  14. Gianfranco Favaro on luglio 12, 2012 at 20:07

    Bell’articolo. Apprezzo e condivido la conclusione.

  15. Leonardo Pavese on luglio 14, 2012 at 17:37

    Un vantaggio della frammentazione è che comunque un piccolo stato è meno potente e meno pericoloso di un grande stato. Il che però pone il problema della difesa, che secondo me è la questione fondamentale del nostro tempo. Cioè: come difendere la libertà individuale e allo stesso tempo difendersi da un nemico esterno, che minaccia la tua vera esistenza. (Vedi, per esempio, fondamentalisti islamici in procinto di procurarsi armi nucleari).

  16. Gian Piero de Bellis on luglio 15, 2012 at 11:52

    Certe volte rimango davvero sconcertato dall’esistenza di falsi problemi e di false domande che uno si pone. Vivendo in svizzera, cioè in un piccolo paese, mi domando (ma la stessa domanda me la porrei se vivessi a Singapore): quali sono i nemici esterni che minacciano la mia vera esistenza? E non trovo nessuna risposta perché la domanda fa riferimento un problema allo stato dei fatti inesistente. Sarebbe come chiedersi: come ci difendiamo oggi dai marziani? Forse una domanda più attuale sarebbe: come ci difendiamo adesso da questi banditi che vogliono governarci e parlano la nostra stessa lingua e si presentano come i nostri governanti democraticamente eletti ai vertici dello stato nazionale? Attendo risposte.

  17. daouda on agosto 6, 2012 at 02:58

    O fai l’eremita, o fai la lotta in tutti i sensi possibili( secondo strategia sia chiaro ), o fai finta di accettarli e li freghi.
    Tanto bastoste le prenderai sempre, ma almeno con onore, consapevole che stai in ogni caso combattendo.

    Gli italiani sono al 3 posto.Gli indipendentisti al secondo. I monaci al primo.
    Se riesci a fare simbiosi di tutti e tre, non solo resisti, ma c’è il rischio che vinci pure!!!

  18. Leonardo on agosto 11, 2012 at 17:38

    Caro Gian Piero,
    sono d’accordo con lei che difendersi dai banditi connazionali sia il problema più immediato; e lo si può solo fare rendendosi più elusivi rispetto allo stato, nei limiti del possibile: acquisendo cittadinanze diverse e “frammentandosi,” come individui, fra giurisdizioni diverse. Però, l’esistenza di nemici esterni, che sono organizzati come stati o entità armate, coese e motivate, non è un falso problema: un suicida, che si fa saltare in aria, uccide tutti, libertari, progressisti o conservatori; e il problema è che l’attentatore ha SEMPRE alle spalle uno stato,(il problema è sempre quello), che lo addestra e lo appoggia. In altre parole: noi possiamo vivere secondo il principio di non aggressione; ma non può funzionare unilateralmente; per quello dico che sì, il nostro governo è un problema, ma non possiamo escludere la possibilità che esista un governo ancora più pericoloso.
    Mi vengono in mente i pezzi che i libertari americani scrivevano durante la guerra del Viet Nam. I comunisti stavano assassinando un repubblica essenzialmente democratica, (con tutti i suoi limiti, ovviamente); avevano causato una guerra civile mostruosa in Laos, violandone i confini per portare i rifornimenti ai Viet Cong al sud; (e il Pathet Lao è ancora al potere adesso); però secondo i libertari americani il presidente Nixon (che si dimetterà a causa di un assalto mediatico che ricorda molto quelli italiani) era una specie di mostro disumano, (e prima di lui Johnson, che aveva deciso di non ripresentarsi nemmeno alle elezioni, da quel mostro che era).
    In altre parole: dobbiamo difenderci dai soprusi delle nostre autorità, però non possiamo perdere di vista il fatto che esistono minacce esterne; e non possiamo neanche dimenticarci che, come esseri umani, libertari e oserei dire Cristiani, abbiamo il dovere di difendere i più deboli e le vittime di governi e organizzazioni sanguinarie, anche se non sono i nostri.

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