Sulla crisi (reale e mentale). Seconda parte

agosto 21, 2012 1 Comment
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Pubblichiamo la seconda parte dell’intervento di Gian Piero de Bellis.

Risoluzione della crisi

Spiegare in dettaglio, caso per caso, perché è arrivata la crisi è come voler spiegare perché un palloncino gonfiato in continuazione poi alla fine scoppia o perché un castello di carta, quindi senza solide fondamenta, a un certo punto, crolla. Molto più utile invece è concentrarsi su come risolvere la crisi in modo che essa sia una opportunità per prendere decisioni benefiche per molti e non una occasione persa per continuare a salvaguardare gli interessi mafiosi di pochi.

Per fare ciò è importante smetterla di farsi manovrare come burattini dai fili costituiti da talune parole magiche e dai burattinai che le utilizzano per sviare le persone. In particolare, occorre non farsi né ammaliare né respingere da queste due coppie di parole:

  • socializzazioni – privatizzazioni
  • regolamentazioni – liberalizzazioni

Una delle caratteristiche di funzionamento dell’essere umano, per evitare un impiego continuo e logorante di energie preziose, è di rispondere in maniera automatica a determinati stimoli. Talvolta però, questa risposta automatica porta un individuo del tutto fuori strada. Il dramma sorge quando alcuni non si rendono conto di essere andati fuori strada e diventano facile preda di coloro che li porteranno, quasi a loro insaputa, per la loro strada.

Abbiamo già visto in passato che socializzazioni e regolamentazioni volute da socialisti altro non erano che statalizzazioni e imposizioni del gruppo dominante. Adesso, in tempi recenti, abbiamo visto che le privatizzazioni hanno portato sovente all’appropriazione di risorse da parte di mafie legate allo stato (il modello post-Unione Sovietica è in tal senso esemplare) e le liberalizzazioni hanno dato la possibilità ai banksters e a tutto l’apparato finanziario (Goldman Sachs in testa) di fare soldi dal nulla.

In sostanza, è doveroso riconoscere, senza nascondere la testa nella sabbia, che talune privatizzazioni industriali e liberalizzazioni finanziarie degli ultimi decenni, oltre a non liberarci dalla presenza asfissiante dello stato, hanno anche contribuito a porre le premesse per la crisi attuale. Ed è molto probabile che, per salvare nuovamente lo stato, nei prossimi mesi assisteremo, sotto la regia dello stato e di organismi internazionali, a una ripresa delle privatizzazioni camorristiche e delle liberalizzazioni gangsteristiche.

Esaminiamo allora uno scenario possibile e plausibile:

  • Lo stato (in Europa, negli USA) crea una massa monetaria gigantesca (quantitative easing) che finisce nelle tasche delle mafie di stato (fase in corso)
  • Questo denaro permette loro di comprarsi ogni sorta di beni tangibili (terreni, palazzi, isole, ecc) quando ripartirà una nuova fase di privatizzazioni.
  • Questi acquisti avverranno prima che l’inflazione riprenda a galoppare per cui questi beni saranno acquistati a prezzi stracciati.
  • A tutti gli altri toccheranno invece, nel breve-medio periodo, le conseguenze nefaste dell’inflazione e della perdita di potere d’acquisto delle remunerazioni (salari e profitti) derivanti dalla loro attività produttiva.
  • Obiettivo finale del potere: salvataggio dello stato e delle cosche mafiose ad esso associate che usciranno quasi indenni da questa crisi, almeno fino alla prossima crisi.

In altre parole, uno scenario probabile è che, per salvarsi, lo stato si venderà tutto quello che non gli appartiene (le spiagge, gli spazi pubblici, i monumenti, ecc.) e liberalizzerà ancor di più le attività finanziarie (ad esempio, allargherà il numero di coloro che possono emettere moneta a corso legale) e questo con il plauso osannante di tutti i “liberali” guidati dal loro pilota automatico che si accende d’entusiasmo al solo sentire le magiche parole “privatizzazioni” e “liberalizzazioni”, senza porsi alcuna domanda al riguardo. E, per tenere a bada la piazza di sinistra, guidata anch’essa dal pilota automatico che evita loro di porsi domande scomode quando la loro parte è al potere, probabilmente queste misure, in Italia, le attueranno i “socialisti” di stato (alla Giuliano Amato, per intenderci), come le precedenti privatizzazioni e liberalizzazioni le hanno fatte i “socialisti” di stato (alla Massimo d’Alema e Pier Luigi Bersani).

Esistono alternative a questo scenario obbrobrioso di marca liberal-socialista-statalista?

Eccome!

Una alternativa, ad esempio, consiste nel capovolgere lo scenario privatizzazioni industriali e liberalizzazioni finanziarie e battersi per:

  • liberalizzazioni industriali: chiunque può produrre qualsiasi bene e fornire qualsiasi servizio in qualsiasi parte del mondo, distribuendolo dove vuole e al prezzo che vuole;
  • privatizzazioni finanziarie: chiunque può emettere una sua moneta o mezzi di pagamento elettronici e le persone decideranno quale vogliono usare e a quali condizioni, cioè a chi vogliono dare credito.

Chiaramente questo farebbe saltare il sistema delle mafie di stato e delle loro consorterie (crony capitalismo e crony socialismo) e condurrebbe alla fine dello stato territoriale monopolistico. E, al tempo stesso, anche il teatrino delle parti, la sceneggiata fasulla tra liberali e socialisti, entrambi operanti, di fatto, sotto il mantello dello stato, non attirerebbe più spettatori o sostenitori gabbati.

Quindi il problema è sempre lo stesso: smetterla di farsi abbindolare dalle parole e dai parolai (i politicanti e gli affaristi imbonitori), analizzare i fatti e prendere decisioni sulla base della dinamica del reale. Forse a quel punto capiremo che molte delle contrapposizioni che ci sembrano insormontabili non sono altro che invenzioni del potere che applica da secoli la strategia che ha sempre funzionato per dominare tutti: divide et impera. E forse, dalle contrapposizioni fasulle (destra-sinistra, pubblico-privato, socializzazioni-privatizzazioni) così care agli intellettuali da strapazzo, saremo capaci di passare alle armonie ritrovate (care a Bastiat) e a quell’ordine spontaneo che, una volta estromesso il potere monopolistico, è nella natura delle cose.

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1 Comment » One Response to Sulla crisi (reale e mentale). Seconda parte

  1. [...] Bellis, certamente non ho colto i riferimenti non solo teorici del suo post; ugualmente questo suo Sulla crisi rappresenta quantomeno un monito a ricordarsi che in un mondo in cui l’intervento statale [...]

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