Se il mondo diventasse un’unica democrazia

agosto 30, 2012 7 Comments
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Sono rimasto molto colpito dal primo paragrafo del capitolo 4 di Democrazia, il dio che ha fallito di Hoppe perché spiega in modo semplice l’immoralità del processo democratico e esattamente quello che è successo nei nostri paesi da quando esiste la democrazia.

“Imagine a world government, democratically elected according to the principle of one-man-one-vote on a worldwide scale. What would the probable outcome of an election be? Most likely, we would get a Chinese-Indian coalition government. And what would this government most likely decide to do in order to satisfy its supporters and be reelected? The government would probably find that the so-called Western world had far too much wealth and the rest of the world, in particular China and India, had far too little, and hence, that a systematic wealth and income redistribution would be called for. Or imagine, for your own country, that the right to vote were expanded to seven-year-olds. While the government would not likely be made up of children, its policies would most definitely reflect the ‘legitimate concerns’ of children to have ‘adequate’ and ‘equal’ access to ‘free’ hamburgers, lemonade, and videos. In light of these ‘thought experiments’, is there any doubt about the consequences which resulted from the process of democratization that began in Europe and the U.S. in the second half of the nineteenth century and has come to fruition since the end of World War I? The successive expansion of the franchise and finally the establishment of universal adult suffrage did within each country what a world democracy would do for the entire globe: it set in motion a seemingly permanent tendency toward wealth and income redistribution.”

Traduzione:

“Immaginate un governo mondiale, democraticamente eletto secondo il principio di un-uomo-un-voto su scala mondiale. Quale sarebbe il probabile esito di un’elezione? Molto probabilmente, si otterrebbe un  governo di coalizione cinese-indiano. E che cosa questo governo probabilmente deciderebbe di fare per soddisfare i suoi sostenitori e per essere rieletto? Il governo probabilmente scoprirebbe che il cosiddetto mondo occidentale aveva ricchezza troppo e il resto del mondo, in particolare la Cina e l’India, ha avuto troppo poco, e, di conseguenza, che sarebbe necessari una redistribuzione sistematica della ricchezza e del reddito. Oppure immaginate, per il proprio paese, che il diritto di voto sia stato ampliato ai bambini di sette anni. Mentre il governo  probabilmente non sarebbe composto da bambini, le sue politiche sicuramente rifletterebbero le “legittime preoccupazioni” dei bambini di avere accesso ‘adeguato’ e ‘uguale’ a ‘liberi “hamburger, limonate e videogames. Alla luce di questi “esperimenti mentali”, vi è alcun dubbio circa le conseguenze che il risultato del processo di democratizzazione che ha avuto inizio in Europa e negli Stati Uniti nella seconda metà del XIX secolo ed è giunta a compimento dopo la fine della prima guerra mondiale? La successiva espansione del franchise e, infine, l’istituzione del suffragio universale ha fatto all’interno di ciascun paese quanto una democrazia mondiale avrebbe fatto per tutto il globo: è messo in moto una tendenza apparentemente permanente verso la ricchezza e redistribuzione del reddito.”

***

Esperimento mentale semplice ma efficace. Quanti sarebbero d’accordo su un governo mondiale gestito da un binomio Cina-India? Tutti denuncerebbero l’illiberalità di un tale governo ovviamente, tutti nei paesi occidentali protesterebbero per il flusso di ricchezza e risorse che dalle proprie regioni verrebbe sicuramente spartito tra i paesi emergenti. Ma non sarebbero solo i paesi ricchi a perderci. I paesi dell’Africa e del Sud America di converso, avendo una popolazione più bassa rispetto a quelli asiatici non verrebbero rappresentati e probabilmente pure le loro risorse verrebbero spostate verso Cina e India.

Questo impero democratico mondiale sarebbe perfettamente legittimo secondo i canoni del pensiero democratico visto che tutta la popolazione del pianeta ha partecipato alle elezioni. Hoppe dopo averci fatto capire l’immoralità di un tale progetto democratico futuro (che comunque arriverà prima o poi) ci spiega che quello che è successo nell’esperimento mentale è già successo nei nostri paesi. Tutti al voto, le maggioranze prendono il bottino e se lo rispartiscono nelle loro regioni o tra i loro amici imprenditori, politici e quant’altro.

Hoppe però non fa i conti con la realtà delle democrazie moderne. Infatti sappiamo bene che le democrazie non funzionano con maggioranze assolute dell’intera popolazione votante. Infatti nelle democrazie odierne poco più del 50% degli aventi diritto va al voto e solo chi è sopra i 18 (in alcuni paesi 16) anni può votare. Significa che paesi emergenti con popolazioni molto giovani potrebbero non avere tutto quel peso che si immagina.

E’ chiaro che l’esperimento mentale di Hoppe mirava a far capire in modo semplicistico quali sono i mali della ridistribuzione della ricchezza. E se ci opponiamo ad un mondo comandato da India e Cina che si prendono tutte le nostre ricchezze perché non ci fa lo stesso effetto quando a farlo sono Roma, Washington e Bruxelles?

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7 Comments » 7 Responses to Se il mondo diventasse un’unica democrazia

  1. CARLO BUTTI on agosto 30, 2012 at 08:17

    L’aveva già capito qualche mente acuta del mondo antico:anche allora non mancò chi facesse notare come la retorica democratica, tanto in voga a quei tempi come nei nostri,nasconda sotto un velo di ipocrisia egualitaria rapporti di forza per nulla equi, che possono risolversi in veri e propri atti di aggressione.Leggiamo quel che dice Alcibiade a Pericle nei “Memorabili” di Senofonte proprio a riguardo dei poveri che, democraticamente, sono in grado spogliare i ricchi dei loro averi grazie alla maggioranza numerica-un uomo, un voto!-di cui dispongono:”E quelle norme che emana il popolo al potere contro coloro che posseggono le ricchezze, senza averli persuasi,non sono forse anch’esse violenza piuttosto che legge?”. Con tutto il rispetto per Hoppe, mi convinco sempre più che noi moderni spesso proclamiamo come grandi scoperte del nostro pensiero alcune inoppugnabili verità che qualche pensatore del mondo classico aveva già intuito, magari tra l’irrisione e l’indifferenza di tutti, come capita anche oggi.Non dimentchiamo che il sistema eliocentrico era già stato sostenuto da Aristarco di Samo, ma per molti secoli, fino a Copernico e Galileo, era stato considerato una bizzarria.

  2. Matilde on agosto 30, 2012 at 21:21

    Condivido totalmente il pensiero di Hoppe, ma mi chiedevo quale alternativa al sistema democratico suggerisce l’autore nel suo libro?

  3. Fabristol on agosto 30, 2012 at 22:38

    Per Carlo

    Grazie per i riferimenti alla Grecia antica! ;) E’ vero, i difetti della democrazia eano già stati analizzati 2500 anni fa ma sembra che l’uomo non abbia ancora cpaito. Quindi ben venga Hoppe!

    PEr Matilde

    Hoppe è un anarcoindividualista che propone una private law society, società basata sulla legge privata. Significa che la legge in una società del genere è policentrica e viene accettata su un determinato territorio in base a contratti. Il territorio può essere amministrato privatamente da: singoli proprietari, compagnie private, associazioni di individui ecc.

  4. Matilde on agosto 31, 2012 at 13:51

    Grazie per il chiarimento e per lo spunto di riflessione. Ho cominciato da poco ad interessarmi a questi temi e dal basso della mia ignoranza in materia, la posizione di Hoppe mi sembra molto interessante, approfondiró l’argomento

  5. Cachorroquente on settembre 1, 2012 at 16:45

    Ho riflettuto molto su questi temi.
    Il problema di “x decide anche per y” vale per qualsiasi sistema in cui il potere venga delegato secondo un sistema totalmente o parzialmente elettivo, dal condominio anarcocapitalista di 150 anime (quando deve decidere a quale ditta affidare la risoluzione delle controversie o l’allacciamento al gas) ad un grande stato socialdemocratico.

    Evidentemente, esiste un problema di scala. L’idea che i cinesi possano legiferare sulla libertà religiosa è inquietante, ma l’esempio di Hoppe mi pare fondamentalmente un artificio retorico.
    In che contesto può esistere democrazia centralizzata (posto che comunque servono vincoli costituzionali, autorità locali con autonomia, ecc. ecc.)? Nell’ottocento si sarebbe detto: quando c’è un’identità nazionale condivisa. Io direi: quando c’è una società fortemente interconnessa.

    Il sogno dell’integrazione europea era questo: il mantenimento di identità nazionali (idealmente superiori per numero agli stati fondanti: catalani, baschi, gallesi, e perchè no sardi e veneti) all’interno di scambi commerciali e culturali tali da rendere tutti gli abitanti compartecipi delle vicende degli altri.
    Questo sogno, lo dico da europeista, è fallito… i tedeschi hanno accettato enormi sacrifici per l’unificazione con la Germania, per quanto i legami familiari e personali tra Est e Ovest ormai fossero minimi, ma non tollereranno di salvare la Grecia; e così via.

  6. Fabristol on settembre 1, 2012 at 23:04

    Per Matilde

    grazie a te per essere interessata all’argomento! Se vuoi approfondire ti consiglio i lavori di Von Mises e di Murray Rothbard, i padri del libertarismo moderno.

  7. Fabristol on settembre 1, 2012 at 23:08

    Per Cachorro

    come ho già detto nei commenti dell’altro post sul condominio, l’amministratore del condominio è un arbitro neutrale non un produttore di leggi e di certo non sposta le ricchezze da un condomino all’altro. Secondo il tuo ragionamento l’amministratore del condominio è identico al governo democratico eletto. Se fosse così dovremmo aspettarci gli amministratori di condominio dentro casa, armati fino ai denti e con l’intento di spostare i tuoi soldi dal tuo appartamento a quello di giù che ha meno soldi.

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