Accelerare il declino

settembre 3, 2012 7 Comments
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Se siete “del giro” avrete sicuramente sentito delle novità liberali agostane che coinvolgono Oscar Giannino, Michele Boldrin e Carlo Stagnaro. Se non lo siete vi raccontiamo in breve ciò che è successo all’inizio di Agosto. E’ nato un nuovo movimento politico chiamato Fermare il declino capitanato da Giannino, Boldrin e Stagnaro e che coinvolge le associazioni liberali che orbitano intorno a questi nomi come Noise from Amerika, IBL e Italia Futura. Non è un partito e i fondatori dicono di non voler candidarsi. Fermare il declino, secondo gli organizzatori, è una sorta di think tank che ha come obiettivo la liberalizzazione culturale della politica italiana.

Quello che pensiamo del progetto lo abbiamo già detto a caldo qui qualche giorno dopo l’annuncio di Fermare il declino ma ora forse c’è bisogno di metter giù qualche pensiero a freddo.

Per prima cosa il progetto ci coinvolge solo marginalmente per vari motivi: proposte, target e modi non sono libertari. Non è questione di avere puzza sotto il naso ma purtroppo, per quanto abbiamo grande rispetto personale per Giannino e Stagnaro, le loro proposte non fanno parte del nostro “mondo”. Per quanto sia stato continuamente ripetuto dai fondatori che le proposte sono solo generali e che devono essere sviluppate con l’aiuto di chi vorrà aderire al progetto, è proprio la loro generalizzazione che le rende non interessanti dal nostro punto di vista e definitivamente poco radicali come piace a noi libertarians.

Le proposte infatti non si discostano molto da quelle di un qualsiasi manifesto elettorale di un partito italiano scelto a caso, salvo poi i partiti arrivati al potere fare tutt’altro. Non c’è bisogno di essere degli anarcocapitalisti per proporre qualcosa di veramente rivoluzionario. Ci ha provato Leonardo Facco che una settimana dopo la pubblicazione del manifesto di Fermare il declino ha buttato giù dieci punti autenticamente liberali (neppure tanto libertari) che avrebbero un impatto enorme sul paese e sulla società. Con un nome forse un po’ infelice, Forza evasori, Facco ha stilato alcuni punti che forse potrebbero essere presi sul serio da Giannino e co. All’inizio pareva fosse tutto uno scherzo, una sorta di risposta goliardica a Fermare il declino, ma col passare dei giorni pare che Facco voglia veramente fondare un partito in autunno. Vedremo come andrà a finire.

La cosa che forse fa storcere il naso però di questi due progetti sono per il primo i riferimenti a tagliare con la politica del passato quando invece tra i firmatari ci sono politici che da anni siedono sulle poltrone. Basta leggere la lista dei firmatari e di quelli che collaborano attivamente al progetto come Nicola Rossi, ora direttore dell’IBL. C’è di tutto, dai portaborse ai senatori, dagli ex di partito e di ministero. Indubbia la fiducia che riponiamo in Giannino, Stagnaro e Boldrin ma se davvero vogliono tagliare col passato bisognerebbe guardare in quella lista e depennare chi è passato, presente e purtroppo futuro della politica italiana. Sul secondo progetto di Facco, crediamo che Leonardo sia troppo intelligente per capire che un partito “libertario di massa” come definisce Forza evasori non ha alcuna possibilità di riuscita. Non solo per il fatto che libertarismo e massificazione sono agli antipodi ma per la semplice considerazione che l’organizzazione e il network da “4 gatti” (siamo così pochi che ci conosciamo quasi tutti) sono nulle in confronto ai carriarmati dei partiti tradizionali e le idee proposte troppo radicali per essere lontanamente accettate.

C’è sicuramente qualcosa di positivo in tutto questo però: che i vari gruppi liberali e libertari stanno parlando, si stanno muovendo e chissà che qualcosa di più grande ne venga fuori. Ma, per carità, non parlateci di elezioni democratiche.

Se possiamo dare un nostro contributo alla discussione ci piacerebbe far modestamente notare che la sorgente di tutti i problemi è lo Stato unitario italiano e come tale un cancro non si cura, lo si elimina. Non lo si sostituisce con un qualcosa di meno canceroso né si cerca di curarlo. Lo si asporta. Ecco perché non bisognerebbe fermare il declino ma accelerarlo di modo che si possa ricominciare da capo.

In questo contesto ci sarebbe piaciuto vedere qualche riferimento all’inviolabilità sacra dell’unità italiana e della Costituzione, i veri problemi alla radice del male che ci affligge. Due dogmi religiosi di uno Stato teocratico che ha fallito e che tartassa e umilia i suoi cittadini.

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7 Comments » 7 Responses to Accelerare il declino

  1. LucaF. on settembre 3, 2012 at 16:06

    Se mi è permesso esprimere un commento all’articolo noto delle contraddizioni circa le obiezioni sollevate da Fabristol.
    In primo luogo si afferma che i “dieci punti autenticamente liberali (neppure tanto libertari)”, salvo poi affermare che “le idee proposte troppo radicali per essere lontanamente accettate”.
    Ammesso che sia vero che le idee enunciate sino ad oggi da Forza Evasori siano liberali e non libertarie miniarchiche (com’è naturale da una prassi che tenga conto della transizione graduale e di una discrepanza tra realtà italiana e teoria scritta sui libri), dunque si deduce che esse in quanto liberali siano già fin troppo radicali per questo Paese!.
    Dunque polemizzare per polemizzare perchè parlate in questo blog di privatopie e libertarismo quando, seguendo il ragionamento di Fabristol, voi stessi reputate un presunto “non-plus-ultrà sin qui enunciato” da Forza Evasori come velleitario in quanto idee “liberali”? Parlare di società privatopiche hic et nunc non lo è forse di più? O attendiamo che John Galt esca dal famoso libro di Ayn Rand e ci liberi dallo Stato, dalla Democrazia e dall’apatia disfattista?…
    Il nome Forza Evasori è provocatorio come lo fu TANSTAAFL Oltreoceano quale loro prima denominazione di partito.
    Forza Evasori è al momento il nome del progetto, non è ancora stato deciso in via definitiva ufficiale l’uso del nome per il partito, si vaglieranno i pro e i contro del suo nome nei prossimi giorni; in ogni caso conteranno i contenuti del programma e la piattaforma non solo il nome.
    Da ottobre vi sarà il lancio del partito il quale intende essere il Partito Libertario operante elettoralmente in Italia, con proposte che non si limiteranno al pentagolo dell’articolo agostano di Leo, ma anche a proposte libertarie a 360° non solo in ambito economico ma anche di libertà individuali.
    Leonardo non si candiderà ma questo non significa che egli non abbia un ruolo di primo piano nel futuro partito, il successo di Forza Evasori sarà dato dalle firme e dai voti raccolti alle urne (perché anche con le elezioni e il consenso si mandano avanti le idee cercando di divulgarle e realizzarle come dimostra Ron Paul negli Usa e i vari partiti libertari esteri in giro per il mondo, il libertarismo non è incompatibile a priori con le elezioni e con un aumento d’attenzione sui temi promossi presso gli individui votanti attraverso tale tattica).
    I rancori personali non aiutano a costruire e liberamente partecipare a tale progetto in cantiere; non mi pare granché obiettivo porre pregiudizi scontati e alquanto insultanti (“l’organizzazione e il network da “4 gatti””) sul suo esito dato che lo avete postulato ed auspicato come esito (http://libertarianation.org/2012/05/23/un-cantiere-libertario/); tal genere di reazioni sono dunque immotivate verso Leonardo (il quale ha più volte promosso questo blog sul sito del ML e su L’Indipendenza) e gli altri promotori firmatari ed aderenti.
    ML e FE non sono tra loro due soggetti antitetici ma sono semmai distinti e complementari quanto a percorsi.
    Se individualmente o come blog vorrete aderire e promuovere Forza Evasori c’è la petizione online ( http://www.petizionionline.it/petizione/petizione-a-sostegno-del-nuovo-partito-politico-liberista-libertario-forza-evasori-lanciato-da-leonardo-facco/7708 ) da firmare e il gruppo Facebook ( http://www.facebook.com/groups/427719170612760/ ), in attesa del sito ufficiale, siete i benvenuti, siamo aperti a suggerimenti e consigli dei libertari.
    Ovviamente nessuno vi obbliga a sostenere, promuovere e votare per Forza Evasori, però appare altrettanto evidente che “in confronto ai carriarmati dei partiti tradizionali” e al partito o associazione confindustriale FiD, noi siamo quanto di più prossimo alle idee di questo blog.
    Il libro ‘Democrazia il dio che ha fallito’ di Hoppe non è l’ultima parola insindacabile sul rapporto tra processo elettorale e sistema istituzionale e libertarismo, come anche Rothbard fece notare rispetto alle posizioni di Spooner e di altri anarco-individualisti a suo tempo già ne ‘L’etica della libertà’
    In ogni caso Forza Evasori non ha alcuna intenzione di dialogare con Fermare il Declino, quindi è bene che ogni ipotesi “che qualcosa di più grande ne venga fuori” la scartiate a priori.
    Quanto ai due dogmi rammento che il partito è libertario e non indipendentista in senso stretto, nelle proposte suggerite da Leonardo vi è al punto 6- “Introduzione del principio che divide il potere di spendere da quello di tassare. Come in Svizzera, ogni proposta fiscale potrà essere proposta dai diversi di livelli di potere, ma solo i cittadini con referendum (senza quorum) decideranno se la gabella va applicata.”
    Altri punti della bozza di Leo quale ad esempio il 3 e ‘Libertà di pensiero e di confessione’ pongono ulteriori colpi alla sacralità dello Stato, della Costituzione e ai suoi articoli, in ogni caso molto altro verrà proposto e presentato tra un mese.

  2. Leonardo on settembre 3, 2012 at 16:17

    Stato unitario fallito, senza dubbio; teocratico però mi sembra un po’ esagerato.

  3. CARLO BUTTI on settembre 3, 2012 at 20:13

    Sarà opportuno andare a rileggere quello che dice David Friedman,in “The Machinery of Freeedom”, a proposito dei pericoli cui si espongono movimenti libertari intenzionati a diventare partiti politici partecipando alle competizioni elettorali. Il caso di Ron Paul mi sembra significativo:il candidato libertario sceso in lizza tra le file del GOP ha suscitato tanto entusiasmo ma, come sempre,la sua generosa battaglia è finita nel nulla, schiacciata da un apparato di potere che con le idee libertarie non ha nulla da spartire.Per quel che può valere il mio pensiero-cioè meno di zero-rimango convnto che entrare negli ingranaggi dello Stato attraverso il meccanismo legittimante delle elezioni col (nobilissimo!) proposito di sovvertire il sistenma dall’interno è come affiliarsi alla mafia con la pretesa di trasformarla in una società di beneficenza.

  4. LucaF. on settembre 4, 2012 at 12:06

    @ Carlo
    Ron Paul non ha un proprio partito personale, lasciando il LP ha scelto dagli anni ’90 il fusionismo e l’ottica di fazione interna al GOP, gran parte di ciò che non è accaduto lo si deve alle logiche interne del partito di Lincoln.
    Lo Stato in sé significa poco, in primo luogo non basta lanciare un partito per entrarvi a far parte e a guidarlo, nè basta essere in Parlamento per essere nel sistema, bisogna semmai valutare come si agisce in tali ambiti evitando di far facili generalizzazioni demagogiche.
    Rothbard non riteneva che votare o partecipare alle elezioni costituisse un appoggio o condivisione del sistema Stato.
    Se uno vuole votare vota e da appoggio solo a ciò su cui pone la croce sulla scheda, ovviamente la scelta di cosa votare e se votare dipende dall’offerta politica disponibile e dalla propria coscienza.
    Anche se non si vota alle elezioni lo Stato ti obbliga comunque a pagare le tasse.
    In ogni caso non mi pare di veder rivolte di massa antistataliste o fiscali in giro nonostante l’astensionismo e i malumori dei singoli, contento tu se poi ti piace continuare a pagare in Italia le tasse all’attuale livello di pressione lamentandotene poi sul web….

  5. CARLO BUTTI on settembre 4, 2012 at 16:46

    Proprio perché non si vedono in giro sintomi di rivolte antistataliste non credo che un partito antitasse possa far molto in senso libertario:prenderà una manciata di voti magari anche consistente, facendosi ricettacolo dei molti malumori condivisi, ma poi si troverà davanti a un bivio:o chiudersi nel suo splendido isolamento o scendere a compromessi. Nel primo caso conserverà una nobile ma sterile verginità, nel secondo caso si screditerà in saecula saeculorum. Vogliamo essere rivoluzionari o semplicemente riformisti? Se soltanto riformisti, accettiamo pure il sistema, cercando di modificarlo dall’interno. Se rivoluzionari, ricotdiamoci che ogni vera rivoluzione ha combattuto il sistema dall’esterno.Anche nella Francia del 1789 il vero percorso rivoluzionasrio è cominciato con una rottura radicale: l’abbandono degli Stati Generali e la costituzione di una nuova assemblea extra-istituzionale col Giuramento della Pallacorda.Non mi piace affatto pagare le tasse all’attuale livello,né vorrei limitarmi al mugugno via web. Credo che tutti i movimenti libertari del mondo dovrebbero mettere a punto una strategia comune per erodere dall’esterno il potere dei singoli Stati, conquistando spazi aterritorial di libertà. Qui si parrà la nostra nobilitade. Se siamo uomini di poca fede, buttiamo via tutto e torniamo a Dahrendorf.

  6. LucaF. on settembre 4, 2012 at 19:54

    @ Carlo
    Proprio perché non si vedono in giro sintomi di rivolte antistataliste significa che la gente vuol rischiare per sé il meno possibile al fine di cambiare le cose nel Paese.
    Il voto è l’opzione minima contemplata da molti per operare tale cambiamento.
    Il partito non sarà solo antitasse ma libertarian.
    Se avremo i voti e il consenso, cercheremo di portar avanti le nostre proposte alle nostre condizioni, bocciando quelle da noi non condivise; non vedo alcun bivio.
    Perchè porre obiezioni fittizie prive di senso? Ron Paul ha sterilizzato il libertarismo perchè ha votato no al Congresso per 30 anni? Come mai lo hanno sempre rieletto?.
    Perchè dovremmo screditarci? E perchè chi non fa nulla per cambiare le cose dovrebbe esser un libertario più credibile di chi si candida?
    Rivoluzionari o riformisti rispetto a cosa? Sono forme mentis da socialisti…
    Ron Paul è un rivoluzionario benché si sia candidato ed è un gradualista in quanto non si può eliminare lo Stato hic et nunc…
    La prassi elettorale è inevitabilmente miniarchica ma le idee possono essere anarcocapitaliste, è una questione di pragmatismo e di sensibilità individuale.
    Ti rammento che in attesa della rivoluzione esterna nel frattempo è nel Palazzo che si alzano le tasse.
    A meno che tu non trova milioni di resistenti fiscali ben armati (non solo di buona volontà) per la rivoluzione, bisogna operare in termini accettabili dalla massa per divulgare idee.
    I movimenti libertari del mondo operano quasi tutti come think tank o partiti elettorali (molti di loro sono nell’Interlibertarians lanciata dal ML l’anno scorso), solo il FSP, il Seasteading Institute e qualche associazione volontarista, left libertarian o anarco-individualista di tipo agorista opera dall’esterno, ma i loro esiti non sono superiori nè meno contraddittori di quelli politici, anzi…
    Ad esempio il FSP vuole in NH operare la secessione dall’attuale Stato per creare un nuovo Stato basato su regole libertarie e costituzionali, altro che aterritorialità….
    Fare un partito libertario non significa promuovere Dahrendorf e i le tesi liberaldemocratiche come un qualsiasi partito da 1° repubblica.

  7. [...] un fermento da non sottovalutare sia in rete sia tra l’associazionismo come abbiamo visto qui. E perfino in uno sporco vagone della metropolitana di Buenos Aires si possono trovare chicche come [...]

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