No, la democrazia no

settembre 14, 2012 5 Comments
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Questa è una repubblica, non una democrazia.
di Ron Paul (Traduzione e adattamento di L. Pavese).

La settimana scorsa (oggi è il 12 settembre) ha segnato la fine di quelle due grandi sagre, finanziate dai contribuenti, e conosciute col nome di congressi nazionali partito. Forse è molto significativo che mentre 18 milioni di dollari erano stati concessi a ciascuno dei partiti, per queste sfarzose messinscene, sono stati necessari 50 milioni di dollari aggiuntivi, per ognuno dei congressi, per garantire la sicurezza in previsione delle inevitabili proteste. Il totale ammonta a 136 milioni di dollari di denaro pubblico, devoluti ad attività prettamente partigiane: una goccia nel mare, vista la nostra disastrosa situazione finanziaria; cionondimeno, è una cosa riprovevole. I partiti, e non i contribuenti, dovrebbero finanziare i loro party. Durante i suddetti congressi, i dirigenti di partito hanno designato, o hanno fatto finta di designare chi, secondo loro, dovrebbe governare la nazione nei prossimi quattro anni, fra inevitabili, e interminabili, odi alla democrazia. Però si dà il caso che non siamo una democrazia. E in realtà, i padri della patria consideravano la democrazia un concetto abbastanza pericoloso.

Democrazia significa il potere della maggioranza a spese della minoranza. Il nostro sistema possiede certi elementi democratici, ma i padri fondatori non hanno mai fatto menzione della democrazia nella Costituzione, nella Dichiarazione di Indipendenza e neanche nel Bill of Rights, (cioè i primi dieci emendamenti alla Costituzione). Infatti, le nostre misure di salvaguardia della libertà più importanti sono decisamente anti-democratiche. Il Primo Emendamento, per esempio, protegge la libertà di parola. Non ha nessuna importanza, o non dovrebbe averne, che il 51%, o persino il 99 %, aborra la mia parola. La parola non è soggetta all’approvazione della maggioranza. Sotto la nostra forma di governo repubblicano l’individuo, cioè la più minuta delle minoranze, è protetto dalla canaglia. Disgraziatamente, la Costituzione e le sue regole di salvaguardia vengono rispettate sempre di meno, e noi abbiamo permesso, in silenzio, che la nostra repubblica costituzionale degenerasse in una social-democrazia corporativista e militarista. Le leggi vengono violate o modificate alla chetichella, o ignorate, quando sono d’impaccio a colui che è al potere; mentre coloro che sono nella posizione di controbilanciare il potere esecutivo non fanno nulla. Le barriere che i padri fondatori hanno edificato sono sempre di più solo illusorie. È per quella ragione che viene data sempre più importanza alle convinzioni e alle idee del Presidente.

Le limitazioni, molto strette, al potere dell’Esecutivo sono delineate molto chiaramente nell’Articolo 1, Comma 8 della Costituzione degli Stati Uniti. Da nessuna parte, per esempio, si fa riferimento al potere di obbligare gli americani ad acquistare un’assicurazione sanitaria, pena il pagamento di una tassa o di una penale. Ciononostante, questa autorità è appena stata rivendicata dall’Esecutivo e confermata, in modo stupefacente, dal Congresso e dalla Corte Suprema. Ma siccome siamo una repubblica costituzionale, il semplice fatto che una politica goda di popolarità non dovrebbe avere nessuna importanza; se un’iniziativa è in palese violazione dei limiti imposti al governo, ma la gente, cionondimeno, la approva, allora l’unico modo di procedere è di emendare la Costituzione. Però, piuttosto che affrontare questo percorso politico molto arduo, la Costituzione è stata, a tutti gli effetti, ignorata; e l’obbligo di assicurazione sanitaria è stato approvato comunque. Tutto questo dimostra come nell’Ufficio Ovale (l’ufficio del Presidente degli Stati Uniti) si sia ormai raggiunto un altissimo livello di indiscussa libertà, per quanto riguarda il potere d’imporre la propria visione personale delle cose e le proprie preferenze alla nazione, a patto che il 51% della gente possa essere persuaso a votare in un certo modo. Il restante 49 % di quelli sottoposti a questo sistema, invece, ha ottime ragioni per essere adirato e protestare.

Noi non dovremmo essere disposti a tollerare il fatto che gli Stati Uniti sono diventati una nazione governata da esseri umani, secondo i loro impulsi e i loro umori giornalieri, e non da leggi. Il fatto che siamo una repubblica, e non una democrazia, non può essere mai enfatizzato abbastanza; e dovremmo insistere che il costrutto della Costituzione debba essere rispettato, e che i limiti stabiliti dalla legge non siano oltrepassati dai governanti. Questi limiti di legge al potere del governo ci assicurano che gli uomini non possano imporre la loro volontà agli individui, ma piuttosto che gli individui possano governarsi da soli. Quando si pone un freno allo stato, la libertà fiorisce.

Ronald Paul è un medico (ostetrico e ginecologo) e deputato dello stato del Texas al Congresso degli Stati Uniti d’America. Questo pezzo è apparso sul blog di Lew Rockwell il 12 settembre.
Se volete saperne un po’ di più su Ron Paul, e leggere un altro articoletto interessante, scritto da lui, date un’occhiata qui. Buona lettura. I vostri commenti saranno molto graditi. 

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5 Comments » 5 Responses to No, la democrazia no

  1. CARLO BUTTI on settembre 14, 2012 at 15:08

    Un articolo che dovrebbe essere letto, riletto e meditato a lungo da tutti i “laudatores” dei plebisciti (oggi chiamati pudicamente “referendum”, magari senza “quorum”).Posso capire che li scelgano come strumento principe delle loro lotte gli indipendentisti, molto meno i libertari (due concetti, indipendentismo e libertarismo, che solo in determinate circostanze, ed entro limiti ben precisi, possono parzialmente coincidere):questi ultimi dovrebbero ricordare che tra i loro padri va sicuramente annoverato Locke, non certo Rousseau, ispiratore, suo malgrado, delle peggiori dittature, dal Terrore robespierriano al sistema sovietico.

  2. Fabristol on settembre 14, 2012 at 19:28

    Questo della differenza tra Repubblica e Democrazia è un argomento spesso usato dai libertari, soprattutto americani minarchici. L’idea di fondo è che una democrazia dà alle maggioranze la possibilità di imporre il loro volere sulle minoranze mentre una repubblica dà alle minoranze la possibilità di difendersi dalle maggioranze.
    Ma io sinceramente non riesco a vedere alcuna differenza visto che comunque il Senato è votato a maggioranza anche nelle Repubbliche. E comunque oggi giorno democrazia e repubblica coincidono nonostante sia tanto bello dire che non dovrebbero coincidere.
    Quindi abbiamo delle repubbliche i cui governanti sono eletti a maggioranza e delle democrazie che hanno la Costituzione che garantisce dei diritti alle minoranze. Quindi dov’è il problema o la differenza?
    Io credo che sia solo una piccola giustificazione per chi come i minarchici – a la Ron Paul o Tea Party- non riesce a concepire una società del diritto privato e si rifà continuamente al mito dei padri fondatori americani. Che è poi il momento da cui è incominciato tutto il casino che oggi abbiamo con le democrazie moderne.

  3. astrolabio on settembre 15, 2012 at 10:36

    in realtà una volta il senato USA era scelto dagli stati, non era eletto direttamente, l’istanza democratica era demandata solo alla camera dei deputati, poi certo i senatori erano eletti da politici che a loro volta erano eletti, però un po’ quello e un po’ che hanno il termine di 7 anni in genere avrebbe dovuto garantire che non stessero perennemente addietro agli umori delle masse.

    La Cina comunque è una repubblica e non mi pare affatto democratica.

  4. Fabristol on settembre 15, 2012 at 13:49

    Mmm… ma c’è sempre una elezione popolare democratica di mezzo. Insomma ci sono più passaggi ma questo non è di per sé una cosa positiva. Più passaggi ci sono più lobbies, accordi, giri di denaro ci sono.

    Sulla Cina -fatte le dovute differenze culturali, politiche e storiche- mi pare il modello più vicino in termini di decisioni alla Roma repubblicana. Il politburo è formato dai membri più influenti del partito comunista mentre nella Roma repubblicana dai membri più influenti delle classi gentilizie. Invece del presidente eletto dal partito c’era un magistrato ecc. ecc.

  5. dante calzolari on ottobre 8, 2012 at 19:17

    Forse il senso è che i rappresentanti e i senatori non sono eletti per fare e imporre leggi positive nell’interesse della/e maggioranze/a. Vengono/venivano eletti per salvaguardare le libertà di ogni individuo creando e salvaguardando condizioni nelle quali tutti hanno le medesime possibilità.
    Possibile ?

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