John Galt di Marte

settembre 17, 2012 1 Comment
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John Galt è tornato e questa volta ha trovato un altro posto dove rifugiarsi insieme alle altre grandi menti del mondo. La Terra è diventata troppo piccola e pericolosa. Troppi satelliti e droni assassini che ti possono far esplodere in qualsiasi momento. Non esiste più un posto in cui nascondersi su questo mondo. John Galt allora decide di equipaggiare una missione verso Marte.

Lo sciopero libertario diventa ancora più estremo: abbandonare l’umanità e il suo pianeta natio al loro destino. Da ora in poi si ricomincia da capo ma questa volta si impara dagli errori e i nuovi coloni che viaggiano verso Marte sono tutti libertari. La nave spaziale, battezzata Atlas ,viaggia per 8 lunghi mesi, un po’ come la Mayflower nel 600 fece verso il New England. L’Homo sapiens diventa Homo libertinus e appoggia il piede sul suolo marziano. John Galt pianta la bandiera di Gadsden alle pendici del Monte Olympus e dichiara Marte di proprietà della colonia. Ogni uomo si prenderà un pezzo di terra su Marte in base al principio dell’homesteading e nessuno stato o governo potrà reclamare quelle proprietà. Finalmente un nuovo mondo! Finalmente la libertà tanto agognata! Finalmente la bandiera di Gadsden sventola più in alto di tutte le altre.

Ma… ma c’è un problema. John Galt e tutti gli altri si sono dimenticati di “sbattezzarsi” dal loro stato di appartenenza. Nel comodino della casa che si sono lasciati dietro sulla Terra c’è ancora il passaporto americano e ciò significa che il primo piede che ha toccato il suolo marziano era americano. Barack Obama al suo terzo mandato dichiara Marte il 51esimo stato degli Stati Uniti d’America. I droni sono già in viaggio verso Marte. Il serpente di Gadsden viene strappato e bruciato dai marines americani, la bandiera a stelle e strisce sventola, l’aquila ha ucciso il serpente a sonagli ancora una volta.

***

Questa storiella un po’ surreale, un po’ a la Fascisti su Marte, vuole essere uno stimolo alla discussione sul principio dell’homesteading, un principio di base della filosofia libertaria. Chi si stabilisce su un pezzo di terra di proprietà di nessun altro prima del suo arrivo e lo recinta o lo delimita in qualche modo ne acquisice ipso facto la proprietà.

L’homesteading è ormai quasi inesistente oggi a meno che non sia lo stato – l’unico proprietario del territorio- a dare concessioni di terreno vergine. Esiste teoricamente il seasteading ma siamo ancora nel mondo dei progetti irrealizzabili. Ma prima o poi l’uomo si sposterà su altri pianeti del nostro Sistema Solare e quando lo farà il problema della proprietà sorgerà immediatamente. Prendiamo Marte: gli USA potrebbero già da ora reclamarne la proprietà visto che fin dagli anni 70 le sue sonde sono atterrate sul suo suolo. Una missione umana guidata dalla NASA potrebbe piantare la bandiera a stelle e strisce e il gioco è fatto. Certo, gli altri stati protesterebbero e direbbero che Marte è di tutti, come la Luna. Ma Marte sarebbe di fatto americano.

Ma cosa succederebbe se una missione privata arrivasse su Marte, vi piantasse una colonia e lo reclamasse come proprietà privata? I nuovi coloni farebbero bene a bruciare i loro passaporti e diventare apolidi prima di partire altrimenti rischierebbero di fare la fine del nostro John Galt di Marte.

Quindi le domande che mi pongo sono: sarebbe possibile una colonia libertaria privata su Marte senza che i governi terrestri possano reclamarne la proprietà a causa della passata nazionalità dei coloni?

Se Cristoforo Colombo fosse sbarcato nelle americhe e invece di piantare la bandiera spagnola avesse piantato la sua (salvo il fatto che quelle terre erano già degli indigeni americani!) cosa sarebbe successo?

***

Sul titolo mi sono divertito a fare un gioco di parole con John Carter di Marte. Per chi non sapesse chi è John Galt potete leggere qui.

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1 Comment » One Response to John Galt di Marte

  1. Leonardo on settembre 19, 2012 at 23:26

    Però Marte è un postaccio. Mi dispiacerebbe abbandonare la Terra ai collettivisti.

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