Recensione di Anatomia dello Stato di Murray Rothbard

settembre 24, 2012 44 Comments
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Per chi come me viene da un background scientifico il titolo che Murray Rothbard ha scelto per questo suo testo può sembrare azzardato all’inizio ma già dalla prima lettura dell’indice ci si rende conto della scelta azzeccata e geniale. Anatomia dello Stato è come dice il titolo un piccolo e agile saggio che descrive a grandi linee l’anatomia e la fisiologia dell’organismo Stato. Lo Stato infatti è un organismo e come tale può essere osservato e descritto scientificamente. E come in un testo di biologia di base i primi capitoli sono dedicati a cosa è la vita e a cosa non è la vita, così Rothbard ci introduce a questa nuova scienza dedicando proprio i primi due capitoli a Cosa non è lo Stato e Cosa è lo Stato. Esatto proprio in quest’ordine: prima cosa non è e poi cosa è. Perché solo spiegando che cosa lo Stato non è possiamo comprendere l’inganno ontologico di quest’ultimo. E quindi che cosa non è lo Stato? Lo Stato, secondo Rothbard, non è noi, come ci si è sempre stato insegnato. Lo Stato è qualcun altro che tenta subdolamente di farci credere che le decisioni vengano prese dalla collettività. Lo Stato quindi è una proprietà privata e ci sono dei proprietari che detengono il potere completo sul territorio. Che questi proprietari siano re investiti dalla divinità di turno come nelle monarchie, un partito politico unico come negli stati socialisti o un gruppo di politici e grandi industriali come nelle moderne democrazie non ha importanza. Lo Stato appartiene a qualcuno e questo qualcuno non è la collettività ma una minoranza.

Rothbard poi passa allo studio della paleontologia dello stato: tra i fossili da cui discende lo Stato moderno incontriamo bande o tribù di guerrieri che prendono il controllo di un territorio appartenente ad altre popolazioni, vi impongono tributi, coscrizione, coercizione, leggi, prigione e morte per i trasgressori di queste ultime. Questi stati primigeni dimostrano inequivocabilmente che l’origine dello Stato nasce dalla violenza, dalla coercizione e dalla depredazione dei beni di un gruppo contro un altro. Tra gli eredi di questi antichi fossili vi sono le monarchie nate per il mantenimento del controllo generazionale di una banda e dei suoi futuri figli e familiari. L’evoluzione di questo secondo organismo è molto più complessa rispetto al primo fossile della linea evolutiva. Complessa nella sua organizzazione ma anche nel rapporto con altri organismi. Le prime monarchie infatti si adattarono in un ambiente in continuo cambiamento e per poter sopravvivere incominciarono ad entrare in simbiosi con altri organismi per un mutuo beneficio. Infatti è importante che l’idea che la famiglia reale sia l’unica fonte di legge e di ordine e che sia soprattutto indispensabile sia instillata con la forza nelle masse. Per fare questo lo Stato ha bisogno di una classe di intellettuali votata all’instillazione e al mantenimento di questa idea. Affianco alla classe degli intellettuali vi è quella clericale che vive di luce riflessa dallo Stato. I chierici ricevono potere, denaro e controllo in cambio del supporto allo Stato e ai suoi regnanti. Re e regine vengono incoronati in nome del dio, altre volte come nelle monarchie di stampo antico-orientale vengono incoronati essi stessi come divinità. Chi tocca il re, ovvero lo Stato, fa peccato contro il dio e deve essere punito.

Nel brevissimo capitolo Di cosa ha paura lo Stato Rothbard ci lascia con una frase che non lascia adito a dubbi: quale categoria di crimini lo Stato perseguita e punisce con più forza, quelli contro i privati cittadini o quelli contro se stesso?  Non è un caso, dice Rothbard, che i crimini contro lo Stato e contro i suoi proprietari siano puniti con le pene più severe come l’ergastolo e la pena di morte. Fate caso, dice Rothbard, a quanto zelo ci metta lo Stato nel perseguire penalmente un uomo  che ha aggredito un poliziotto e comparatelo con quello contro un privato cittadino qualunque. Lo Stato dà quindi priorità alla propria difesa prima ancora che a quella dei propri cittadini. Cade quindi la teoria secondo cui lo Stato esista per proteggere i suoi cittadini o come garante dell’ordine pubblico.

Anatomia dello Stato di Murray Rothbard è un testo a metà tra un piccolo saggio e uno spesso pamphlet. Del saggio mantiene il tono professionale, i riferimenti bibliografici e una struttura oserei dire quasi scientifica; del pamphlet mantiene le semplicità e immediatezza. Una chiarezza rara tra testi sociopolitici del genere. Anatomia dello Stato è quindi un testo per tutti, dall’esperto di economia e sociopolitica a chi è completamente a digiuno di queste materie. È sicuramente un testo che può essere utilizzato per una introduzione veloce alle tematiche libertarie perché descrive cosa lo stato è cosa non è in modo semplice e lineare.

Anatomia dello Stato è uno di quei libri che in tempi passati sarebbe stato messo all’indice e bandito dai governi. Ciò non significa che Anatomia dello Stato ora goda di una diffusione maggiore, anzi. In italiano è introvabile se non in rete come per esempio qui.

Chiudo con la frase di Rothbard in apertura del libro:

“The greatest danger to the State is independent intellectual criticism.”

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44 Comments » 44 Responses to Recensione di Anatomia dello Stato di Murray Rothbard

  1. Luigi on settembre 24, 2012 at 15:11

    Fabrizio, credo che a questo testo valga la pena di associarne un altro, di un altro autore che, così come Rothbard, è bellamente ignorato nella nostra cultura italiana: si tratta di “Our Enemy the State”, di Albert J. Nock.

  2. Fabristol on settembre 24, 2012 at 17:36

    Beh allora questa è un’opportunità per la prossima recensione! ;)

  3. Boston Tea Party on settembre 24, 2012 at 18:14

    Va bene , Rothbard ha ragione nel descrivere lo stato
    come un unione di alcuni che non si interessano a
    difendere la collettivita
    Gia da tempo conclusi che la legge che punisce la
    pirateria co pene alte e´fatta perche´ allo Stato in realta
    interessa , a ben vedere , di evitare di perdere
    l incasso dell IVA e non perche´ e interessato al diritto
    d autore dell opera .
    Eppure sono convinto che lo Stato DEBBA esistere , lo stato come unione di persone , se lo stato scomparisse
    ci sono funzioni di difesa che il singolo non puo
    affrontare , la piu´banale e´la difesa personale e
    dei beni , che svolge l esercito e la polizia.
    Sono una persona debole fisicamente , un po´ come Woody Allen . Senza le funzioni che sono assegnate allo
    Stato chiunque potrebbe entrare in casa mia e derubarmi.
    Dovrei trascorrere l intera esistenza sul chi vive,
    e cercare di difendermi .

    Cosa mi rispondete?

  4. astrolabio on settembre 24, 2012 at 20:47

    @bostonteaparty: AK47

  5. Fabristol on settembre 24, 2012 at 22:38

    Bostonteaparty:
    ti rispondo che farai la stessa cosa che fai ora: paghi per la tua sicurezza. O mi vieni a dire che i carabinieri, la polizia e l’esercito sono gratis nel modello statalista? Anzi li paghi più di quanto ti servano, infatti il 90% dell’apparato di polizia non serve ad un cazzo se non a sfamare milioni di poliziotti, soldati ecc. In un sistema senza stato la sicurezza la pagheresti molto di meno di quanto la paghi adesso e sarebbe più efficiente perché in competizione e con il solo obiettivo di proteggerti. Infatti l’esistenza delle forze di polizia statali attuali serve a far mangiare milioni di persone e in secondo luogo a difendere la popolazione.

  6. astrolabio on settembre 25, 2012 at 08:19

    in realtà difendere la popolazione non è proprio interesse delle forze dell’ordine, la mission è far rispettare le leggi, per quanto cretine esse siano. questo implica che spendiamo un botto di soldi per mandare in carcere i pusher dei centri sociali, quando invece siamo noi vittime di soprusi, guarda un po’ “non si può fare nulla”. tipico esempio sono le metro o le stazioni, per gli immigrati clandestini pattuglie, per i drogati comunisti pattuglie per i borseggiatori invece un bel cartello con la scritta “attento che ci sono i borseggiatori” grazie, bella allocazione di risorse.

  7. Matilde on settembre 25, 2012 at 14:34

    Vorrei proporre una riflessione “antropologica”: al di la di qualsiasi giudizio di merito sull’animale stato, dobbiamo prendere atto che in termini evolutivi ha avuto un enorme successo rispetto ad altre forme di organizzazione alternative; sia nel tempo che nello spazio. É plausibile pensare che lo stato sia la forma di organizzazione piú aderente alla natura umana? (il che comunque, non rende automaticamente lo stato cosa buona e giusta)

  8. Antonello Barmina on settembre 25, 2012 at 15:02

    Interessanti e per certi aspetti condivisibili i commenti, benchè io partea da presupposti radicalmente diversi dai redattori del sito e dalla gran parte dei suoi lettori. Una caduta di stile rilevo nell’associazione tra drogato e cominista

  9. Bostoneteaparty on settembre 25, 2012 at 15:41

    Ma Fabristol, io non volevo parlare del costo per il servizio di difesa . E´ una questione secondaria rispetto
    al concetto che esistono funzioni che secondo me , in fondo, vanno svolte dallo stato , gli competono necessariamente . Prova a descrivere la tua vita di tutti
    i giorni , come la vivi quotidianamente ,
    dopo aver eliminato le funzioni che in italia sono svolte
    dallo stato dalla collettivita´.
    E´un altro discorso , condivisibile, ma non pertinente
    dire che la Polizia non esiste per difendere il cittadino
    ma per dare uno stipendio al poliziotto .
    Anche se sono ai minimi livelli , se venisse abolita
    davvero la polizia , la tua casa sarebbe alla portata
    della prima banda di rapinatori che passa di la´:
    sarebbe un nettissimo peggioramento!

  10. astrolabio on settembre 25, 2012 at 19:49

    @antonello: lol, scusa ma era per identificare un tipo di consumatore di cannabinoidi notoriamente innocuo e notoriamente avversato dalle forze dell’ordine, per la mia esperienza è più facile che i cani della gdf salgano sui regionali piuttosto che sui frecciarossa.

    @bostonteaparty: perchè al difesa personale compete necessariamente allo stato? cosa ha di particolare? noi non siamo ovviamente a favore della abolizione di forze di difesa tout court, siamo come al solito contrari al monopolio forzato e al finanziamento forzato delle forze di polizia attuali.

  11. astrolabio on settembre 25, 2012 at 19:52

    @matilde: non sono daccordo sulla incredibile durata dello stato è stato sicuramente dominante negli ultimi secoli, è esistito negli ultimi secoli, ma la storia umana è molto più lunga, probabilmente è una forma dominanta date certe premesse tecniche (la cosiddetta civiltà), oppure potrebbe essere solo un caso.

  12. Antonello Barmina on settembre 25, 2012 at 19:59

    Si avevo compreso: mi sono limitato a contestare l’associazione tra consumatori di cannabis e aderenti alla dottrina marxista: mi sembra un luogo comune piuttosto tralaticio.

  13. Luigi on settembre 25, 2012 at 20:23

    @Matilde, vorrei citarti, con un possible “spoiler” una frase
    :”For 99.8 percent of human history people lived exclusively in autonomous bands and villages. At the beginning of the Paleolithic [i.e. the stone age], the number of these autonomous political units must have been small, but by 1000 B.C. it had increased to some 600,000. Then supra-village aggregation began in earnest, and in barely three millenia the autonomous political units of the world dropped from 600,000 to 157.”
    tratto da un articolo di Robert L.Carneiro, pubblicato qualche anno fa su Science e che sfata, in modo piuttosto netto, il luogo comune per cui lo stato esisterebbe da tempo “immemore”.
    In realtà, come sottolinea Astro, è una novità piuttosto recente nell’evoluzione culturale della nostra specie.
    @Antonello : TRALATICIO????
    tralaticio Agg. m.
    1.(raro) che ha origine nella tradizione, che è stato tramandato da una generazione all’altra o da un autore all’altro.
    che appartiene alla tradizione letteraria, ma anche orale;
    dicesi anche di regole di comportamento oppure di esperienza, non scritte, ma tramandate oralmente;

  14. astrolabio on settembre 25, 2012 at 21:00

    guarda antonello, dove ho vissuto da giovine io il rapporto era abbastanza 1:1 tra i coetanei, poi non ce lo vedo certo cossutta che si fa le canne, e probabilmente i comunisti che conoscevo neanche sanno che è il materialismo dialettico, era per rendere più vivida la narrazione, non mi sembra il caso di essere precisini, anche perchè il termine dorgato non era intesa a denigrare il soggetto quanto piuttosto la percezione che ne ha il finanziere tipo (personalmente ritengo la cannabis innocua quanto il caffè, anche se non ne faccio uso)

  15. Antonello Barmina on settembre 25, 2012 at 21:53

    Certamente meno nociva del tabacco, ma questo è un altro discorso. Ti ringrazio comunque per la precisazione.
    Quanto alla correzione di Luigi il termine credo che possa essere esteso fino a comprendervi tutti gli stereotipi che appunto si tramandano fino a cristalizzarsi in luogo comune: il comunista fricchettone, il genovese tirchio, il napoletano ladro, il pubblico dipendente sfaccendato…

  16. Luigi on settembre 25, 2012 at 21:54

    No, Antonello, non era una correzione, è solo che era un termine che mi era assolutamente ignoto…

  17. Fabristol on settembre 25, 2012 at 22:35

    Per antonello

    ” il comunista fricchettone, il genovese tirchio, il napoletano ladro, il pubblico dipendente sfaccendato…”

    OK non tutti i comunisti sono fricchettoni (quelli che conosco io sono dei signori) però tutti i fricchettoni sono comunisti.. ;)

  18. Fabristol on settembre 25, 2012 at 22:41

    Per Matilde

    E’ una giusta osservazione che secondo me bisogna tenere in conto. Però come diceva Luigi è una struttura recente. Io credo che sia inevitbaile per popolazioni grandi perché è come se lo stato si sostituisse alla gerarchia familiare. Nei piccoli gruppi è la famiglia il fulcro della società mentre in quelli grandi ci sono le istituzioni con capifamiglia come i monarchi o i presidenti ecc. Io credo che l’organizzazione più aderente alla natura umana sia la gerarchia familiare e lo stato sia solo una forma di qeusto tipo di gerarchia.

    E’ vero il successo è indubbio ma la sua moralità? Anche lo schiavismo è stato un successo per migliaia di anni ma abbiamo scelto di eliminarlo formalmente anche se esiste in altre forme come la tassazione coatta o la leva obbligatoria ecc.

  19. Fabristol on settembre 25, 2012 at 22:46

    Per Bostonteaparty

    il fatto è che stavo proprio scrivendo un post sul fatto che la mia vita quotidiana è astatale dalla mattina alla sera. ;)

    “Anche se sono ai minimi livelli , se venisse abolita
    davvero la polizia , la tua casa sarebbe alla portata
    della prima banda di rapinatori che passa di la´:
    sarebbe un nettissimo peggioramento!”

    Questa è una idealizzazione dello stato. Pensare che veda e provveda su tutto e in qualsiasi momento. La banda di rapinatori ti rapina comunque, con o senza lo stato. Ma il vantaggio che ti dà una sicurezza policentrica come quella privata è migliore perché più efficiente e più vicina ai tuoi bisogni. E meno costosa.

    Il rapinatore non ruba a casa tua perché ha paura dell’arrivo della polizia (una o due ore dopo) ma perché non trova vantaggioso scavalcare il tuo balcone e rischiare la vita o perché chi c’è dentro potrebbe reagire. Credo che la percentuale di ladri arrestati in fragrante mentre sono dentro una casa sia così bassa che perfino i poliziotti quando ricevono una chiamata non ci credono di riuscire ad arrestare i ladri!

  20. Luigi on settembre 25, 2012 at 23:04

    Vorrei aggiungere un commento a ciò che dice Fabrizio riguardo alla sicurezza policentrica.
    L’osservazione di Bostonteaparty secondo me è viziata dall’applicazione di un modello statico della società.
    Può anche darsi che se, immprovvisamente, lo stato venisse “abolito” e abdicasse alla sua funzione di “monopolista della violenza”, si verificherebbero episodi di saccheggio e violenza gratuita.
    Ma quale sarebbe la reazione delle persone “normali”, in questo caso?
    Ritieni che subirebbero passivamente questi soprusi?
    E’ probabile che, inizialmente, molti non sarebbero in grado di reagire. Ma dopo un tempo relativamente breve, ne sono convinto, si creerebbero le condizioni per cui queste persone si organizzerebbero e ristabilirebbero un ordine sociale.
    Vi sono almeno 2 esempi storici di genesi di questo processo.
    Il primo è quello della società medievale islandese, estremamente noto.
    Il secondo è il cosiddetto “wild west”: la frontiera degli Stati Uniti d’America, negli anni della colonizzazione della parte occidentale del continente nordamericano.

  21. Fabristol on settembre 25, 2012 at 23:52

    Io però non andrei a cercare quegli esempi Luigi. Primo perché sono esempi “viziati” da pregiudizio, soprattutto quello del far west. La gente pensa che in quel periodo ci fosse il caos più totale e che sopravvivessero solo i più forti con sparatorie continue e i deboli che soccombono. Non è così ovviamente e io e te lo sappiamo ma il pubblico generale purtroppo no. Tant’è che si usa il termine “far west” comunemente per indicare dispregiativamente e negativamente una situazione barbara, incivile e pericolosa.
    Sull’Islanda, la comunità era molto piccola e di certo non è associabile a quelle odierne.
    Credo che il modo migliore per spiegare come potrebbe essere un mondo con sicurezza policentrica sia utilizzare esempi moderni e che ci sono familiari. Basti pensare alle guardie private di negozi, università, interi quartieri. O perfino delle guardie notturne che passano per le strade a controllare che il negozio non venga rubato. Tutto questo è privato, non pubblico. Ed è una sicurezza parallela a quella pubblica. Se funziona e se ci sono privati che pagano per questo vuol dire che si può ampliare anche ai quartieri. Invece di pagare il 50% del mio stipendio allo stato per pagare quei cazzo di carabinieri che giocano col telefonino in ufficio o che vanno a farsi ammazzare in Afghanistan per pagarsi il mutuo in un paio di anni posso mettermi d’accordo con gli abitanti del mio palazzo, o del rione o del quartiere per pagare volontariamente o sotto contratto quando compro la proprietà un servizio di sicurezza. Magari i poliziotti sono dello stesso quartiere e hanno tutto l’interesse a tenerlo il più sicuro possibile. Non come adesso quando ti trovi un carabiniere lombardo in “punizione” in Sardegna o un sardo altrimenti disoccupato a Milano.

  22. Luigi on settembre 26, 2012 at 00:04

    Vero Fabrizio, ma, da un lato si devono anche sfatare i “miti” relativi a fenomeni storici che è giusto vengano riletti nella giusta prospettiva storica e che suffragano quello che stiamo dicendo, dall’altro l’esempio quotidiano viene spesso rifiutato con l’argomento che tali forze di sicurezza private possono esistere solo perché esiste la forza “pubblica” che ne limita i potenziali abusi.
    Il punto che vorrei far emergere, citando, ad esempio, l’Islanda medioevale è relativo al fatto che la forza “pubblica” non è qualitativamente diversa da quella privata.
    In altri termini, la diversità tra la forza pubblica e quella privata non consiste in altro se non nella pretesa, da parte della prima, di agire da monopolista.

  23. Boston Tea Party on settembre 26, 2012 at 13:42

    Fabristol : ah, si ? E quando vuoi fare una visura catastale
    o chiedere un documento al Comune , nella tua vita quotidiana
    o nel tuo modello di societa´ chi ti fornisce quei documenti?

    La difesa della propria abitazione dai ladri
    secondo me , penso profondamente , che debba essere
    svolta dallo stato o meglio da un ente collettivo ,
    perche´ se se vivessimo nella situazione di far west,
    io che sono debole e voglio leggere dei libri
    non potrei svolgere quel compito di difesa da solo.
    Non si adatta alla mia natura o filosofia dell esistenza
    trasformarmi in un Schwarznegger! Lo tovo volgare ,
    fastidioso. Siamo d accordo che la polizia in italia
    non difende davvero dai furti , ma sono convinto
    che DOVREBBE essere affidato allo stato la difesa delle
    persone e dei beni , non svolte da tutti noi personalmente.
    Riflettete bene su questo aspetto , e´una convinzione filosofica , la mia.

  24. binex69 on settembre 26, 2012 at 13:43

    Io credo che siamo talmente abituati a ragionare dando per scontato che certi servizi siano di competenza “statuale” che ci risulta assai difficile anche solo immaginare situazioni diverse: quello della sicurezza e della giustizia in particolare — che è poi il vero fondamento dello Stato, cioè il monopolio della violenza. D’altra parte se partiamo da diritti e doveri “universali”, in primis il diritto alla proprietà e a non essere aggrediti, risulta anche difficile non immaginare un ente il più universale possibile che faccia rispettare questi diritti: lo Stato sembra la cosa più vicina a tale universalità (lascio perdere qui come in realtà poi gli Stati si comportano nella pratica): certo si possono immaginare forze di polizia private e molteplici in concorrenza tra di loro ma resta l’universalità di alcuni principi sulla cui base qualcuno/qualcosa deve poi giudicare un atto presunto illecito. Come si concilia questo con il principio della concorrenza e della ricerca della maggior efficienza? Qui più che alla polizia pensiamo ai tribunali ed ai giudici: vi può essere una giustizia “privata”, nel senso di tribunali in concorrenza tra loro? Concorrenza su quali basi e a proposito di cosa? E soprattutto: chi “fa” la legge che va poi applicata? Solo la consuetudine e le vecchie sentenze? Non sono un esperto ma credo che il problema del diritto, cioè della definizione e della gestione della legalità sia decisamente il più cruciale per potersi immaginare una società anarchica, capitalisticamente anarchica. In mancanza di ciò resta inossidabile la vecchia affermazione di Stirner: “Io sono l’Unico e ho fatto di me stesso la mia propria legge”.

  25. Matilde on settembre 26, 2012 at 15:26

    Per Luigi

    grazie mille del link, cercavo proprio delle informazioni di questo tipo. Approfondiró di li. Del resto, alla luce dell’intervento di Fabristol, credo che la mia riflessione precedente avrebbe senso solo a consuntivo, cioé alla fine dell’umanitá (lo stato, come lo schiavismo, potrebbe rivelarsi solo una breve parentesi, per quanto oggi ci possa apparire lunga).

    Ancora per Fabristol: sulla (im)moralitá dello stato, almeno personalmente, non ci sono dubbi.

    Un’ultima riflessione, se posso: un sistema di difesa privatizzato immagino che offrirebbe enormi incentivi a comportamenti di free riding. Come contenere il fenomeno?

  26. astrolabio on settembre 26, 2012 at 15:58

    scusa boston tea party ma aldilà delle battute sui fucili d’assalto, imho stai compiendo una fallacia logica già evidenziata da bastiat, è logico che non ci si difende da soli nel limite del possibile, se voglio una casa l’alternativa non è tra costruirsela o farsela costruire dallo stato, ma tra costruirsela, comprarla o un mix delle due cose. citando bastiat quando diciamo che non vogliamo lo stato immischiato nella religione non diciamo che vogliamo abolire la religione.

  27. astrolabio on settembre 26, 2012 at 15:58

    insomma come tutte le attività umane ci sarebbe una divisione del lavoro.

  28. Boston Tea Party on settembre 26, 2012 at 16:25

    Ok,
    voglio dire pero´per chiarire , non lo intendevo come una battuta polemica : anche nella visione liberteria non si puo´fare a meno di cose che oggi sono svolte dall ente
    pubblico , rifaccio gli esempi del certificato comunale
    o catastale , quegli esempi di funzioni che adesso
    sono affidati al pubblico , da chi verrebbero gestite?
    La frase di Bastiat lancia una suggestione che capiamo ,
    ma in concreto?

  29. Fabristol on settembre 26, 2012 at 21:13

    Per Bostonteaparty

    “ah, si ? E quando vuoi fare una visura catastale
    o chiedere un documento al Comune , nella tua vita quotidiana
    o nel tuo modello di societa´ chi ti fornisce quei documenti?”

    Ma queste sono cose inutili che servono allo Stato per funzionare. In una società senza stato il catasto non esisterebbe!

    !La difesa della propria abitazione dai ladri
    secondo me , penso profondamente , che debba essere
    svolta dallo stato o meglio da un ente collettivo ,
    perche´ se se vivessimo nella situazione di far west,
    io che sono debole e voglio leggere dei libri
    non potrei svolgere quel compito di difesa da solo.”

    E daje con questo far west…
    Senti, in 31 anni della mia vita non ho mai avuto bisogno di chiamare la polizia e non certo perché ci fosse lo stato a difendermi. L’ente collettivo: va bene, chiamiamolo assemblea di condominio o di quartiere che decidono quale forza di sicurezza scegliere tra le varie nel mercato? CCosì è meglio? La sicurezza si può pagare singolarmente, se sei ricco, o in modo collettivo se sei medio-borghese o povero. Come quando si fa l’allaccio del telefono nelle zone di campagna. Tutti i vicini di casa si mettono d’accordo e chiamano la Telecom e chiedono di avere l’allaccio in una zona non servita. Ecco, faranno lo stesso con la forza di polizia, collettiva ma privata.

  30. Luigi on settembre 26, 2012 at 21:25

    finisce che devo scrivere un post sul far west…

  31. Fabristol on settembre 26, 2012 at 21:35

    Per Luigi

    Qualcuno ci ha scritto un libro: The not so wild wild west.
    E qui trovi anche un paper.

  32. Luigi on settembre 26, 2012 at 21:38

    Fabrizio, che fai mi spoileri le fonti?
    Su cosa credi che mi sarei basato, se non sull’articolo che citi e sul libro?

  33. Fabristol on settembre 26, 2012 at 21:57

    ooops scusa. ;)

  34. Luigi on settembre 26, 2012 at 22:05

    no, dai, ho trovato un altro paio di paper, e, forse, riesco a trovare anche dei dati statistici ( non prometto nulla, però)

  35. astrolabio on settembre 26, 2012 at 22:05

    beh ce lo sanno tutti che il film con will smith non è storicamente accurato, mica c’è bisogno del saggio.

  36. Boston Tea Party on settembre 27, 2012 at 13:22

    Fabristol , abolirei volentieri il catasto per quello che e´,
    ma vorrei avere il modo di dimostrare che la mia casa
    mi appartiene . Come faresti per garantirlo?

  37. Luigi on settembre 27, 2012 at 19:52

    @Boston Tea Party,

    mi sembra che ti sfugga la domanda fondamentale, cosa è “pubblico”?
    Cosa rende ciò che è “pubblico” tale, in contrapposizione a ciò che è “privato”?

  38. Boston on settembre 28, 2012 at 17:35

    Lo chiamerei collettivo, qualcosa che non e´
    individuale . Se collettivo non vi piace allora uso un altro termine : sovrapersonale , al di la e direi anche al di sopra dell individuo singolo .
    Ecco, il termine mi sembra appropriato .
    Non l avevo esplicitato , ma desso e´ chiarito
    almeno a me stesso .

  39. Luigi on settembre 29, 2012 at 11:00

    @Boston, io credo che tu stia facendo un errore molto comune, frutto di una sovrapposizione semantica.
    In realtà il termine pubblico ha diverse accezioni.
    Un primo significato è quello relativo a un bene materiale o immateriale accessibile a tutte le persone senza condizioni, in opposizione a ciò che è di proprietà di un privato.
    Un’idea, la trama dell’Iliade, e l’aria che respiri sono beni pubblici.
    In realtà gli esempi che ti ho portato sono esempi di beni non esclusivi e non rivali, che costituiscono una particolare sottocategoria dei beni pubblici.
    La caratteristica fondamentale dei beni pubblici è, in modo più fondamentale la non esclusività, ovvero l’impossibilità materiale da parte di chiunque di impedirne la fruizione a qualcun altro.
    Un discorso diverso andrebbe fatto per le cosiddette “risorse comuni”, che sono beni non esclusivi ma rivali, ovvero sono beni il cui utilizzo da parte di un soggetto comporta una sua ridotta fruibilità per qualsiasi altro soggetto.
    Questo tipo di beni sono soggetti al problema del free riding.
    E qui si può, visto lo spazio limitato, concludere la discussione relativa al primo significato.
    Esiste un secondo significato, che è quello che tu usavi nel citare il catasto. In questo secondo ambito si intende per “pubblico” si intende l’insieme delle amministrazioni gestite direttamente o indirettamente dallo Stato.
    Ciò che è “pubblico” in questo secondo significato non è pubblico, nel senso più intuitivo di “non esclusivo e non rivale”.
    E’ semplicemente “dello stato”, ovvero tu paghi per usufruirne, e puoi essere estromesso dalla fruizione ( è esclusivo), e se tu ne usufruisci ridurrai le opportunità di fruirne per gli altri ( le risorse spese per te non saranno a disposizione degli altri) e quindi è anche rivale. Un bene esclusivo e rivale è un bene privato, per sua natura.
    Ma di chi è?
    E’ dello stato. tout court.

  40. Matilde on settembre 29, 2012 at 12:54

    Luigi, dato che anche tu sollevi la questione del free riding, quali sarebbero le soluzioni per contenere il fenomeno nell’ipotesi in cui beni come la difesa siano privatizzati?

  41. Luigi on settembre 29, 2012 at 14:16

    Matilde, se un bene è “privatizzabile”, è perché è esclusivo, altrimenti non sarebbe razionale acquisirne la proprietà.
    Per le risorse comuni, ovvero per quei beni che risultino non esclusivi ma che siano rivali, credo che l’opera di Elinor Ostrom sia sufficiente a sfatare il mito per cui una loro gestione “statale” sia l’unica soluzione possibile. Osserva che una cosa può essere gestita “collettivamente” senza che lo stato, o una qualunque autorità terza sia chiamata a sanzionare i free rider.
    Come?
    Non è possibile, credo, dare delle ricette di stampo “positivo”, perché la casistica è enorme e le soluzioni “emergenti”, appunto, si sono dimostrate, anche in questo, caso un best fit.

  42. Fabrizio on dicembre 20, 2012 at 20:30

    Questo libro concordo pienamente che vada associato al grandissimo Our Enemy the State di Nock!

  43. […] posso comunque non soffermarmi sull’intuizione geniale di Rothbard che in Anatomia dello Stato si chiedeva quali sono i crimini che lo Stato perseguita di più: quelli contro la popolazione […]

  44. Rest in peace Bradley | libertariaNation on agosto 1, 2013 at 07:02

    […] Murray Rothbard […]

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