Senza discrimine non c’è libertà

ottobre 2, 2012 8 Comments
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Discriminare v. tr. dal lat. discriminare, der. di discrimen «separazione», da discernĕre «separare»

Noi discriminiamo ogni giorno, nel senso che scegliamo ogni giorno cosa fare e cosa non fare e con chi avere rapporti e con chi no in tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana. Il fatto che una parte dell’opera del discrimine sia considerata odiosa dalla società, non vuol dire che debba essere considerata fuorilegge. Se io nel mio appartamento decido di fare per esempio una festa e scelgo di non far entrare persone che portano il velo, la croce, la kippah, la tunica arancione, tifosi dell’HCL etc etc può essere visto come  un atteggiamento stupido, retrogrado e insensibile ma resta una mia scelta. Scelta che può essere benissimo esposta al pubblico ludibrio ma che nessuno può impugnare per costringermi a far entrare in casa mia un supporter della seconda squadra di hockey del Ticino.

Questo preambolo per introdurre la storia che ho letto qui. Ossia una coppia di origine turca con passaporto svizzero che a Basilea si è vista negare l’affitto di un appartamento perché lei porta il velo. A molti può sembrare una decisione ridicola e odiosa ma siamo comunque nel regno della scelta di un privato ad avere affari o no con un altro privato, ossia il discrimine.

L’amministratore ci ha detto che non ci potevano dare in affitto l’appartamento, perché mia moglie porta il velo e questo potrebbe portare a un conflitto.

A parte che, se sono andate realmente così le cose, va dato atto all’amministratore di aver detto le cose così come stanno (con conseguente polverone) senza cercare scuse ridicole, questo episodio può essere un esempio perfetto del caso “odioso ma legittimo e poveri noi se non fosse così“. La replica di molte persone a questi eventi è che così non si aiuta l’integrazione. Il fatto però è che il volersi bene tra le persone e l’accertarsi così come si è non può essere imposto per legge. I legislatori spesso hanno questa idea che sia sufficiente scrivere una legge con bellissimi intenti per far trasformare di colpo gli individui in meravigliose persone (secondo lo schema del legislatore). In Svizzera circa un quarto della popolazione è straniera (tra cui il sottoscritto) ma nonostante tutto l’integrazione e l’accettazione dello straniero sono un modello per il resto dell’Europa. Le persone con il velo possono girare tranquillamente e altrettanto tranquillamente deve essere garantita la possibilità di affittare a chi si vuole.

Se iniziamo a voler imporre per legge l’obbligatorietà di concludere affari con chi non vogliamo (per motivi validi o futili, non fa differenza) non facciamo il gioco dell’integrazione ma quello dell’illiberalità. Si possono fare campagne giornalistiche per mettere alla berlina questa società e anche boicottarla (tutte cose legittimissime che competono alla scelta personale) ma non si può obbligare a fare affari con chi non si vuole. Questo è un cardine della libertà importantissimo.

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8 Comments » 8 Responses to Senza discrimine non c’è libertà

  1. astrolabio on ottobre 2, 2012 at 18:47

    mah, io ho l’orologio del politically correct settato male, pensa che ero rimasto che i retrogadi misogini che non si integravano erano quelli che mettevano il velo alle donne, adesso èil contrario, bon, buono a sapersi, non vorrei fare brutta figura ad una cena di gala.

  2. Fabristol on ottobre 2, 2012 at 19:09

    Completamente d’accordo. E aggiungo che però per alcune “discriminazioni” si chiude un occhio per altre no. Per esempio c’era un articolo della BBC così odioso un po’ di tempo fa… Praticamente la commentatrice della BBC si lamentava del fatto che non è possibile che si continui a postare annunci di case o camere in affitto dove si scrive “solo per coppie”, oppure “solo per donne”, o ancora “solo per gay” o “solo per musulmani” ecc. E’ una cosa tecnicamente illegale già ora per la legge inglese e la giornalista chiedeva le teste di studenti e proprietari di appartamenti per questa abitudine così incivile. Sicuramente quando era studentessa lei sceglieva gli appartamenti di studenti a caso per non essere contro il politically correct…

  3. CARLO BUTTI on ottobre 2, 2012 at 20:40

    E che dire della legge, in via di approvazione nel nostro parlamento, che sancisce come illecito il divieto di detenere animali domestici stabilito in un regolamento condominiale(quindi in un atto di autonomia privata?

  4. Luca on ottobre 3, 2012 at 14:28

    @astrolabio ehh sei proprio rimasto indietro tanto. se oggi non si porta il velo si è proprio intolletanti.
    @carlo in Svizzera invece è quasi la norma quella di non accettare cani nei condomini, pensa te :)

  5. Antonello Barmina on ottobre 3, 2012 at 17:01

    Concordo con Luca fino all’ultima virgola. Devo smettere di leggervi altrimenti mi scopro libertarian…

  6. Fabristol on ottobre 3, 2012 at 18:51

    Per antonello

    guarda, col tempo mi sono reso conto che ci sono tante cose che accomunano il marxismo e il libertarismo e conosco molti libertari che erano marxisti. Con il marxismo abbiamo in comune la divisione della società tra parassiti e parassitati, sfruttatori e sfruttati, e abbiamo come nemici comuni i grandi capitalisti, le forze di polizia ecc. Il fatto è che le conclusioni a cui arriviamo sono diverse e per noi lo stato non è la soluzione ma il problema (anche se il marxismo mira al superamenteo dello stato dopo la rivoluzione prletaria ecc.).
    Una cosa che comunque spesso non è compresa dall’uomo comune o dal marxista comune è che noi siamo pro mercato, pro scambio non pro capitalismo come spiega benissimo quest’ottimo testo
    O come abbiamo spiegato bene qua http://libertarianation.org/2011/10/24/abbasso-il-capitalismo-semanticamente/

  7. Kirbmarc on ottobre 21, 2012 at 02:51

    La vera integrazione, quella spontanea, avviene faccia a faccia. Chi si vuole integrare si fa conoscere e trova delle persone con cui stabilire rapporti di fiducia e di affari.

    L’integrazione forzata spesso distrugge questi rapporti, rendendo la vita più difficile per tutti. Non è difficile capire perché: se si è obbligati a ospitare qualcuno, si è molto meno propensi a stabilire con questa persona un rapporto cordiale.

    Inoltre, l’integrazione forzata è spersonalizzante: riduce la persona a una “categoria da proteggere”. Ed è sempre più facile odiare una categoria che una persona: una categoria è sempre uno stereotipo, una caricatura della realtà. Una persona, invece, può essere giudicata per ciò che realmente è.

    Insomma la socializzazione forzata, oltre a violare diritti, crea rancore e tensione. A volte viene quasi da pensare che lo Stato crei di proposito delle “categorie protette” su cui i cittadini possano scaricare il loro risentimento e dimenticarsi dei veri responsabili dei loro problemi economici.

  8. […] libertarismo presuppone la libertà/possibilità di discriminare. A noi libertari piacciano molto le città private perché sono comunità che si autoregolano e che […]

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