Statalismo e libertarismo in Argentina

ottobre 4, 2012 4 Comments
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Un recente viaggio in Argentina, a Buenos Aires, mi ha permesso di avere informazioni di prima mano su quello che sta succedendo in Argentina con il governo Kirchner tuttora in carica. L’Argentina non è mai stato un paese stabile e ha passato vari periodi di governi autoritari e statalisti. Più di deriva destrorsa che della sinistra socialista tipica di altri paesi latino americani.

Lo statalismo argentino

Molti commentatori occidentali considerano il governo Kirchner simile ad un governo neofascista. Non ovviamente per i metodi brutali – da questo punto di vista no per fortuna!- ma per il forte protezionismo, il nazionalismo, la politica economica e soprattutto per il corporativismo. L’Argentina si sta rapidamente rimettendo a posto dopo quasi un decennio di crisi economica, svalutazione massiccia del pesos e inflazione. Il governo sta facendo quindi di tutto per riportare il paese a livelli precrisi. Il problema è che le sue politiche sono sbagliate e controproducenti come vedremo. Per prima cosa la politica monetaria. Da qualche mese a questa parte gli argentini non possono più avere conti bancari in dollari americani, una valuta che gli argentini hanno imparato ad amare negli anni passati. Questo sta creando un mercato nero parallelo con cambio indipendente da quello ufficiale (in strada ci sono decine di persone che cambiano pesos per dollari) e giusto l’altra settimana il presidente uruguayano ha detto che gli argentini stanno portando milioni di dollari in Uruguay. L’unico modo per ottenere dollari americani per turismo per esempio, possono essere comprati sotto richiesta ufficiale all’agenzia governativa AFIP e ci deve essere una giustificazione accettabile- dallo stato ovviamente.

Il proibizionismo della valuta non si ferma qui. Gli argentini vengono tassati del 15% per qualsiasi transazione con carta di credito all’estero. Questo per evitare che la gente compri all’estero. Inoltre i controlli alla dogana costringono gli argentini a comprare pochissimo all’estero altrimenti devono pagare tasse altissime. Ma gli argentini sono maestri nell’eludere lo stato e riescono comunque a comprare all’estero. Per quanto riguarda il commercio con l’estero le grandi compagnie che vogliono vendere in Argentina sono costrette ad esportare beni argentini equivalenti al valore dei beni importati. E quindi ci si trova con la situazione assurda di compagnie di tecnologia o di automobili che devono esportare la soya o la carne argentina all’estero!

Recentemente l’Argentina ha nazionalizzato delle compagnie private straniere come la spagnola YFP Repsol e anni fa ha fatto lo stesso col sistema pensionistico privato e con la compagnia aerea Aerolineas Argentinas (precedentemente privatizzata). Insomma Kirchner come un Chavez qualunque. Un socialismo novecentesco mascherato da moderna democrazia. Con cartelloni di partito stile Berlusconi dappertutto soprattutto nelle strutture pubbliche. La crisi diplomatica con il Regno Unito per le Faulklands è interessante perché coinvolge solamente il governo, ma non la popolazione o l’economia. Anche parlando con un rappresentante dell’ambasciata britannica ho avuto la conferma che si tratta di una esagerazione mediatica e della politica per avere più voti e per distogliere l’opinione pubblica dai veri problemi del paese. Gli inglesi sono ben voluti e nessuno ha pregiudizi nei loro confronti, negozi e marche britannici sono sempre lì in bella vista e non esiste boicottaggio. Insomma se non fosse per il governo Kirchner non ci sarebbe alcuna guerra diplomatica col Regno Unito.

L’Argentina è messa così male che ormai non è neppure considerata un’economia emergente e si trova al di sotto della Grecia nella classifica delle economie mondiali e tutti i grandi marchi stranieri stanno fuggendo dal paese. Ma l’importante è dare le colpe di tutto al colonialismo britannico e all’imperialismo americano. Nel frattempo, mentre l’Argentina gioca a fare la Nord Corea e la Kirchner a fare la piccola Chavez di turno, Brasile, Chile, Perù e Colombia crescono a livelli esponenziali.

Il libertarismo argentino

 Gli argentini sono fatti così: quando gli chiedi se sentono la crisi economica mondiale vi chiedono divertiti “quale delle crisi? La nostra o la vostra?”. Questo commento che ho sentito più volte riflette ciò che sta succedendo in Argentina, una crisi dentro la crisi.

Ma è anche sintomo di un atteggiamento ormai diffuso dei suoi cittadini. Le crisi arrivano, si sopravvive e si aspetta che tutto passi. Così come i governi: si sopportano, si paga qualche sacrificio e si aspetta che arrivi qualcos’altro non necessariamente positivo. In tutto questo gli argentini si ingegnano con strategie anarchiche di tutto rispetto: cambio col dollaro americano parallelo e con cambio non ufficiale, spostamento di soldi in altri paesi, ricevute fiscali quasi inesistenti, polizia che chiude un occhio su quasi tutto.

Lo stato non lo si combatte, lo si elude. Quando si può e quando non si può pazienza, siamo in Argentina!

E in un certo senso non mi sono meravigliato affatto quando ho visto questo bellissimo poster sulla metropolitana di Buenos Aires (vedi foto a lato). L’istrice del Free State Project con la famosa frase di Ron Paul “Don’t steal, the government hates competition” tradotta nello spagnolo “Prohibido robar, el estado no acepta competencia”. Fa piacere vedere un simbolo libertario come l’istrice in mezzo alla folla di un paese tanto socialista e la frase di Ron Paul con un accento più estremista -stato al posto di governo.

Una rapida ricerca su internet ci permette di contare vari siti e associazioni che possono essere collegati al libertarismo o al liberalismo. Fundacion Atlas 1853 (dove la data si riferisce all’anno della prima costituzione argentina quasi interamente basata su quella statunitense); la Fundacion Libertad; Instituto Hayek argentino; Partito Liberal Libertario).

Forse non tutto è ancora perduto. Forse dalle ceneri di questo che fu un grande paese libero e di frontiera potrà nascere qualcosa di buono.

 

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4 Comments » 4 Responses to Statalismo e libertarismo in Argentina

  1. Leonardo on ottobre 4, 2012 at 17:21

    Una speranza, per l’Argentina, è che il 54% degli argentini sono di origine italiana (ancora di più in Uruguay); e forse, chissà, si portano dietro, come eredità, una certo “senso” innato, e una certa “creatività”, per quanto il riguarda il modo migliore di fregare lo stato.
    Anzi, in quel senso, dovremmo creare una società di inter-scambio culturale, fra noi e gli italo-argentini.
    La potremmo chiamare: la Compañía Transatlántica del Puerco Espín.

  2. Fabristol on ottobre 4, 2012 at 18:08

    ” la Compañía Transatlántica del Puerco Espín.”

    Ah ah ah. ;)

    Può darsi che abbia ragione ma io invece ero a giunto a conclusioni opposte: forse tutto questo statalismo dipende anche dalla comunità italiana. Non dimentichiamoci che ci sono state due grandi ondate migratorie in Argentina. La prima del 1870-1890 e la seconda degli anni 1920-30. La seconda ondata in particolare conteneva sicuramente una mentalità molto simile a quella che si svilupperà negli stessi anni in Italia, ovvero quella fascista.

  3. Leonardo on ottobre 4, 2012 at 21:05

    Lo so. Scherzavo. Purtroppo è vero: l’individualismo italiano, piuttosto che esprimersi in forma libertaria, si incarna spesso nel caudillo.

  4. Franco GRASSI on ottobre 5, 2012 at 11:32

    Non so voi, ma fra i pochi sudamericani che ho conosciuto, gli argentini sono di gran lunga i piu’ antipatici e lamentosi, scaricano sempre le responsabilita’ sugli altri, e sembrano piu tonti di tutti gli altri, per esempio ho conosciuto alcuni colombiani, e non sono niente male. Per non parlare dei brasiliani, veramente gente spettacolosa!

    Insomma gli argentini si sono meritati Peron, e le due peronite, Evita ed Isabelita, e anche la Kirchner. Nonche i generali degli anni 70.

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