Come gli stati plasmano le nostre società, parte 1: latte affare di Stato

ottobre 22, 2012 12 Comments
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Prima che Pasteur inventasse il processo di sterilizzazione che prende il suo nome più di cento anni fa il consumo di latte liquido è stato molto raro se non addirittura inesistente in alcune popolazioni umane. Questo per due ragioni molto semplici: la prima era una questione d’igiene. Nonostante i concetti d’igiene, di carica batterica e di infezione da batteri fossero sconosciuti agli esseri umani prima di Koch e Pasteur, ci si rendeva conto che il latte liquido non era un alimento sano e poteva creare dei problemi di salute da non sottovalutare.

In secondo luogo per una questione genetica e fisiologica: in tutti i mammiferi, compreso l’uomo, la produzione di lattasi -l’enzima che aiuta a digerire il lattosio- viene bruscamente ridotta dopo lo svezzamento. Significa che il lattosio negli adulti non può essere digerito efficacemente e in certi individui può creare intolleranza. La tolleranza al lattosio però varia da popolazione a popolazione e da cultura a cultura. Le popolazioni europee del nord Europa in genere hanno una tolleranza al lattosio intorno al 70% o più grazie ad una singola mutazione (T-13919) avvenuta nel Neolitico 7000 anni fa per adattarsi ad una cultura inizialmente nomade e legata all’allevamento bovino. Le altre popolazioni europee invece storicamente hanno sempre fatto uso di prodotti caseari -anch’essi con lattosio ma in percentuali molto più basse rispetto al latte. Mentre popolazioni come quelle africane, asiatiche e amerinde indigene hanno percentuali d’intolleranza che possono raggiungere anche il 100%. Il latte e i suoi derivati quindi sono dei prodotti europei, geneticamente prima ancora che culturalmente. Anzi possiamo spingerci a dire che è un consumo tipico delle popolazioni di orgine germanica/scandinava poi “geneticamente spostatosi” nelle isole britanniche grazie all’invasione dellle popolazioni anglo-sassoni e norrene e da qui verso l’America del Nord e l’Australia recentemente. Lo stesso Giulio Cesare nel suo De bello gallico faceva notare come i Germani consumassero grandi quantità di latte e formaggi e avessero poca agricoltura. D’altro canto in Italia, e soprattutto in Sardegna e Sicilia, l’intolleranza al latte è tra le più alte in Europa e può raggiungere il 90%.
Basta guardare le due mappe qui sotto: la prima sul consumo di latte nel mondo, la seconda sull’intolleranza al lattosio nel mondo. Le mappe sono perfettamente sovrapponibili e ci mostrano come solo i paesi con popolazioni caucasiche bevano e tollerino il consumo di latte.

 

Ma anche il nostro Pasteur non è bastato a incrementare il consumo innaturale di latte nell’uomo. Per fare questo c’è stato bisogno di un aiuto ben più grande, un aiuto venuto dall’alto. Tra la prima e la seconda guerra mondiale ma soprattutto dopo la fine della guerra negli anni 50 il governo degli Stati Uniti ha incominciato un programma per la promozione del consumo di latte. Seguito poi dai paesi alleati come l’Italia. Prima sotto Roosevelt con il programma di promozione del consumo di latte finanziato federalmente e poi con Truman con il finanziamento per le scuole, immediatamente dopo la guerra.
Il consumo di latte dagli anni 50 in poi è calato leggermente ma è rimasto ad un livello abbastanza stabile grazie all’attività continua dei governi americani che si sono succeduti nei decenni per promuovere il consumo e la produzione del latte. Tanto che l’industria del latte americana è la seconda per produzione e fatturato nel comparto agroalimentare. Ben 20 miliardi di dollari vengono dalla produzione e consumo del latte, il 10% dell’intera economia agroalimentare americana.
Ovviamente sto arrivando piano piano al punto cruciale: quanto ha influito la grande industria del latte nelle decisioni dei governi americani? E quanto questo poi ha influito sul consumo mondiale del latte e sulle nostre società?

“Dairy is the number one agricultural business in California, Wisconsin, New York, Pennsylvania, Idaho, Michigan, New Mexico, Vermont, and Maine. In California alone, dairy is a $31 billion industry employing 400,000-plus people.”

Dice un comunicato della Dairy Farming Today, un’associaizone di produttori americani di latte.

Ma non è solo il paese più potente al mondo a promuovere il consumo di latte. La Cina recentemente ha incominciato il suo programma di propaganda per un uso massiccio del consumo del latte, in un paese che fino ad un decennio fa non faceva alcun consumo di latte o prodotti caseari. Il premier Wen Jiabao per introdurre il suo nuovo programma disse: “I have a dream to provide every Chinese, especially children, sufficient milk each day.”
Già, ma il programma come quello americano aveva una doppia faccia. Da una parte cercava di propagandare un maggior consumo di latte ma dall’altra dava ingenti quantità di risorse economiche alla nuova nascente industria casearia cinese che ora, dopo appena un decennio o più dall’inizio del programma è la terza industria del latte al mondo dopo USA e India. Esatto, in uno dei paesi con la più alta intolleranza al lattosio al mondo, dove il solo pensiero di mangiare formaggio o bere il latte veniva considerato disgustoso, lo stato è riuscito a realizzare un miracolo di proporzioni epiche: il terzo produttore di latte nel pianeta in poco meno di dieci anni andando contro genetica e cultura.
In Europa la cosa non è meno ipocrita d’altro canto: poca propaganda di stato sui benefici del latte ma tanti aiuti all’industria del latte continentale. Non credo che vi suoni come nuova la parola “quote latte”, giusto?
La propaganda sui benefici del latte si è affievolita negli ultimi anni grazie ai risultati di molte ricerche scientifiche. Per esempio uno dei cavalli di battaglia dei produttori di latte è il beneficio che quest’ultimo può dare contro l’osteoporosi. In realtà numerosi studi hanno dimostrato l’inconsistenza di questo mito moderno e empiricamente chiunque ha l’osteoporosi può testimoniare in prima persona che non vi è alcuna differenza. Anzi, nei paesi in cui il consumo di latte è più alto la probabilità di fratture è piu’ alta, forse a causa dell’acidità del latte che ha effetti deleteri sulla calcificazione delle ossa. D’altronde gli esseri umani hanno vissuto su questo pianeta per centinaia di migliaia di anni senza problemi di osteoporosi, una malattai moderna delle società moderne. Un grafico sulla prevalenza delle fratture del bacino paese per paese ci aiuta a sfatare questo mito (notare come paesi con alto tasso di tolleranza e consumo di latte abbiano alte percentuali di fratture al bacino rispetto a paesi come la Cina -vedremo il numero di fratture al bacino crescere in Cina dopo l’intervento dello stato? Aspettare per credere):

Non solo, ma come abbiamo visto, l’intolleranza al latte è etnicamente specifica. Per molte popolazioni asiatiche per esempio dopo i 4 anni la produzione della lattasi può diminuire bruscamente anche del 40% per poi diventare sempre più bassa. Stesso problema per le popolazioni di origine africana o amerinde o del Sud Italia e delle isole. Promuovere il consumo di latte nelle scuole multietniche come quelle americane senza tenere conto delle differenze in base all’intolleranza al lattosio significa creare non pochi problemi al metabolismo di alcuni bambini. Un cibo anglosassone e germanico che viene imposto alle altre popolazioni. Una sorta di fenotipo esteso imposto grazie allo stato. Consiglio anche questo articolo dello Spiegel che spiega come i germani abbiano dominato l’europa del nord grazie alla loro mutazione genetica vincente.

***

In conclusione, non c’è dubbio che il latte sia una fonte proteica e di zuccheri eccezionale ma il suo consumo in certe popolazioni può creare problemi che spesso vengono sopravvalutati o ignorati come l’intolleranza al lattosio o addirittura un aumento dell’osteoporosi e dell’incidenza del cancro a causa delle grandi quantità dell’ormone della crescita IGF-1 (su quest’ultimo gli studi sono discordanti).
Ma soprattutto fa male alle tasse dei contribuenti privilegiando le lobby della produzione del latte, creando e mantenendo un mito nutrizionale e scientifico che non tiente conto delle ultime ricerche scientifiche che mettono in dubbio le proprietà di questo alimento.

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12 Comments » 12 Responses to Come gli stati plasmano le nostre società, parte 1: latte affare di Stato

  1. Via lattea « oh tempo le tue piramidi on ottobre 24, 2012 at 05:48

    […] post di Fabristol su libertariaNation in stile Jared Diamond sul ruolo del latte nella storia umana. Share this:Share on TumblrMoreEmailDigg Pin ItLike this:Mi piaceBe the first to like this. […]

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  2. […] Un post che vi aprirà anche gli occhi sugli alimenti etno-specifici. Quanto è stata importante la genetica nella scelta di certi cibi per certe popolazioni? Dovremmo forse fare delle diete etno-specifiche? Da leggere. […]

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  3. Andrea Biggio on ottobre 25, 2012 at 06:28

    Una mia cara amica, di vecchia data, mi ha raccontato stamattina di essersi fratturata per la quarta volta negli ultimi anni (ne ha circa una sessantina) una costola. Oltre che doloroso è anche tanto fastidioso. Me ne dispiace proprio. La chiamerò Maria, in questo post, per tutelarne l’anonimato.

    Nei miei anni di studio e di pratica ho appreso alcune cose importanti sul problema dell’assunzione di calcio tramite il cibo e, di conseguenza, sull’osteoporosi.

    Prima però vorrei ribadire un concetto a me molto caro, perché ne ho fatto esperienza diretta, che ho espresso dettagliatamente nel mio libro. Non sono d’accordo con quei macrobiotici che reputano che sia sufficiente affrontare la malattia solo con il cambio d’alimentazione; non sono d’accordo con medici e farmacisti che credono che tutto si possa risolvere con farmaci e chirurgie; non sono d’accordo con la “scuola psicosomatica” che conosce la realtà solo attraverso l’approccio psicologico e la parola. Anche l’omeopatia e la fitoterapia, quando si ergono maestosi nel campo della cura dei malanni umani, non mi convincono quando non si fanno implementare da altre strade.

    In Cina, e alludo all’antichità spesso dimenticata da quel popolo, non esiste il dualismo – tutto occidentale – del “nutrire il corpo” e “nutrire l’anima-spirito”. Essi conoscono come concetto di nutrimento solo due ideogrammi, yang sheng, che significano “nutrire la vita”. La vita si nutre con le emozioni, le parole, i sentimenti, il cibo e tanto altro ancora: insomma alimentazione e stile di vita. Mangiare e alimentarsi bene assume, nella vita, un ruolo principale e primario, e più d’intervento immediato. Se sto male in qualsiasi modo, la prima cosa che devo fare è mettere in discussione la mia alimentazione e cambiarla. Quindi posso rivolgermi anche all’omeopata, al fitoterapista, allo psicologo, all’astrologo (di quelli buoni però!), all’agopuntore e così via, se necessario anche al farmaco e alla chirurgia, in extremis.

    Dunque se soffro di osteoporosi, il cui probabile significato psicosomatico può essere quello dell’autosvalutazione, mi chiederò immediatamente che cosa può spingermi a svalutarmi e cosa potrei fare per migliorare la mia autostima. In secondo luogo mi chiederei cosa non va nella mia alimentazione, soprattutto se mi porto appresso – caricando le mie ossa di un surplus di lavoro – svariati chili di troppo. L’unica cosa che non farei per non assassinarmi è quella di andare da un medico o un nutrizionista o dietologo, di quelli che ti consigliano di mangiare più formaggio e latticini per assumere più calcio per le ossa e ti imbottiscono di farmaci e/o di ore su piattaforme vibranti.

    Quelli che il calcio…

    La quasi totalità di medici e dietologi non sa, per ignoranza e arroganza, ciò che alcuni più illuminati di loro stanno, da qualche anno, cominciando a scoprire. Una delle principali cause dell’osteoporosi è l’assunzione di latte, latticini e formaggio. Sempre più studi scientifici (vedi rivista Le Scienze, novembre 2007, Il Paradosso Alimentare) accertano che la causa principale della carenza di calcio è il consumo attuale di proteine, il cui eccesso porta ad una consistente perdita di calcio anche nel caso in cui la fonte delle proteine stesse ne sia davvero ricca, come è proprio il caso di latte e derivati. Le proteine sono, in effetti, aminoacidi, che quando sono in eccesso (e lo sono se mangiate tutti i giorni prodotti di origine animale e cibi raffinati) vanno ad erodere le nostre riserve di calcio. Solo il 30% della popolazione mondiale consuma latte vaccino come regolare fonte alimentare; ed è proprio in questa fascia di popolazione che l’osteoporosi sta dilagando. L’elevato contenuto di calcio, associato ad un’alta quantità di acido ossalico dà origine a legami che inibiscono il processo di assimilazione di calcio da parte delle ossa.

    Lo stesso depauperamento delle ossa si verifica con l’uso di cibi raffinati che acidificano, come lo zucchero, il pomodoro, il pane bianco, la pasta non integrale, il riso bianco, e soprattutto, ciò che il dott. Berrino definisce il peggior veleno che noi si possa sorbire al giorno d’oggi, la FARINA BIANCA “00”!

    All’amica risanata

    Esistono fonti di calcio facilmente assimilabili, cara Maria, che costituiscono una validissima alternativa al latte e derivati, che devi quindi considerare come cibi unicamente di carattere voluttuario (cioè quelle cose buone che quasi sempre fanno malissimo). Le alternative si chiamano: broccoli, coste e spinaci, cavolo, cime di rapa, prezzemolo, mandorle, noci, semi di sesamo e di girasole, zuppe di pesce e pesce azzurro, legumi con particolare riferimento a soia e derivati (rigorosamente bio). Sappi che se bevi tè bancha invece dell’acqua, freddo in estate e caldo in inverno, assumerai tanto più calcio (equilibrato) di quanto tu non ne possa trovare nel latte!

    Un consiglio, infine, perché con te – dato l’affetto – me lo posso permettere: sarai indulgente nel riceverlo. In casi come il tuo è bene fare immediatamente un cambio radicale di ambiente. L’ambiente che ci circonda, a cui è difficile non conformarsi con le abitudini alimentari e gli usi consolidati che caratterizzano la nostra vita, non è tuo alleato con tutte le sollecitazioni cui ti sottopone. Prenditi 10 giorni e, anche se sei impedita dal dolore, vai a C&S e dai tempo al sangue di cambiare totalmente (il plasma cambia in 10 giorni appunto) per cambiare e mutare il “terreno” sotto i piedi della tua osteoporosi.

    Darai subito una svolta e imparerai a cucinare cose gustose che non fanno male e ti sono più adatte. Tornerai più forte a tutti i livelli e darai un grande aiuto anche a quelli “sani” che vivono con te, i quali poi ti ringrazieranno nel tempo.

  4. Fabristol on ottobre 25, 2012 at 17:47

    Già con un po’ di autostima si vince tutto, perfino il cancro!

  5. Gianluigi on ottobre 25, 2012 at 22:37

    Bel post e bel commento!

  6. cachorroquente on ottobre 26, 2012 at 18:20

    Il latte da bere è un’usanza da barbari, vedi alla voce Stati Uniti. I latticini sono molto diffusi in alcuni paesi, meno in altri, ma quelli stagionati e lo yogurt di lattosio ne contengono molto poco. Aggiungo al post di Fabristol che il latte in epoca non tanto antica veniva addirittura consigliato da pediatri e medici di famiglia per alcune patologie (tipo glomerulonefrite ed epatite)…

    @Biggio: che l’autosvalutazione possa causare osteoporosi è un’idea che preferisco non approfondire. E’ comunque probabile che una dieta iperproteica (peraltro propagandata da vari guru dell’alimentazione; non però dalle linee guida nutrizionali nazionali e internazionali) sia deleteria.
    Empiricamente, la dieta più benefica per la salute è quella mediterranea: quindi latticini (non latte fresco), molti carboidrati (prevalentemente complessi), pomodori, olio d’oliva.

  7. Andrea Biggio on ottobre 26, 2012 at 18:43

    Grazie per i vostri contributi di arricchimento della complessa ed inesauribile tematica!

  8. astrolabio on ottobre 26, 2012 at 22:00

    la diete mediterranea è basata sulla pasta, non esattamente un carboidrato complesso.

  9. Galliolus on ottobre 30, 2012 at 09:30

    Premetto di essere un grande bevitore di latte, pur alla mia veneranda età. L’articolo mi ha fatto tornare alla mente — ma è un ricordo molto vago — la serie televisiva Orzowei, nella quale il protagonista era un ragazzo bianco accolto nella tribù africana dei Masai, guerrieri-allevatori e anche loro grandi bevitori di latte. Non escludo che la mia attuale predilezione per il latte provenga da questo imprinting. Ora mi chiedo: anche i Masai hanno avuto la stessa mutazione dei Germani? O la lobby lattiero-casearia si è infiltrata tra gli sceneggiatori della Rai?

  10. Gianluigi on ottobre 30, 2012 at 11:53

    Dopo opportuna googlata: la serie televisiva del 1977 è ispirata a un romanzo antirazzista omonimo d’avventura di Alberto Manzi in stile Tarzan del 1955:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Orzowei

    Nel capitolo 4 viene citato il latte di capra

    http://hinomaru.megane.it/cartoni/Orzowei/libro/capitoli/capitolo_04.php

    non ho visto negli altri, tutti comunque liberamente disponibili

    http://hinomaru.megane.it/cartoni/Orzowei/

    A questo c’è da aggiungere il seguente passaggio dalla wiki inglese sui Masai http://en.wikipedia.org/wiki/Maasai_people

    “The emerging forms of employment among the Maasai people include farming, business (selling of traditional medicine, running of restaurants/shops, buying and selling of minerals, selling milk and milk products by women, embroideries), and wage employment (as security guards/ watchmen, waiters, tourist guides), and others who are engaged in the public and private sectors.”

    Mentre la sezione dedicata alla dieta inizia così:

    “Traditionally, the Maasai diet consisted of raw meat, raw milk, and raw blood from cattle.”

    Interessante notare come sia considerata la dieta l’origine della “salute di ferro” dei Masai.
    L’assurdo è che i Masai vivono in Kenia e Tanzania, che dalla cartina sono zone ad alta intolleranza al lattosio. Quindi la domanda si sposterebbe dalla mutazione genetica dei Masai alla composizione del latte, ovvero: ci sono differenze tra il latte africano e quello europeo che giustificano questo alto consumo (a parte la considerazione politica della trasformazione della società da nomade a stanziale)?
    Stesso discorso, se non ancora più problematico, per i Bantu di etnia Swazi diffusi in Sud Africa, anche questa zona ad alta intolleranza al lattosio.

  11. Fabristol on ottobre 30, 2012 at 18:55

    Galliolus, la tua obiezione è molto interessante. Anch’io mi sono fatto una googlata e una ricerca su Pubmed e ho trovato questo paper dove si dice che l’intollerazna al lattosio tra i Masai è intorno al 62%. Abbastanza alta per una popolazione il cui alimento di base è il latte. Ma non bisogna farsi fuorviare: i Masai bevono latte coagulato e fermentato. Lo fanno fermentare e cagliare, e così facendo il siero che contiene lattosio viene eliminato. In poche parole è come se bevessero un latte con poco lattosio perché è quasi caseificato.
    Ho letto anche che i Masai avrebbero una mutazione che li aiuta a tollerare il lattosio più dei loro vicini d’Africa (62% intolleranza contro più del 90% del resto d’aFrica) ma non è la stessa mutazione germanica. Ci troviamo quindi di fronte ad una convergenza evolutiva.

  12. Andrea on gennaio 19, 2013 at 10:35

    Articolo interessante. Piero Mozzi, medico naturopata, dice che latte e latticini sarebbe meglio evitarli del tutto (dieta gruppo sanguigno). Negli ultimi anni è diventato parecchio popolare dopo i video postati su youtube. Lui dice che tante patologie che sono emerse negli ultimi 100 anni, compreso l’aumento dei tumori dell’apparato procreativo femminile, sono correlati all’elevato consumo di latte e latticini. Non mi sembra comunque che la scelta cinese sia molto saggia. La proverbiale saggezza cinese si è persa in un … bicchiere di latte !!

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